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Chirurgia, cuore pulsante di un ospedale – Di Nadia Clementi

Ne parliamo con il dottor Giuseppe Tirone, direttore dell’unità di Chirurgia, la cosiddetta «chirurgia generale», dell'ospedale Santa Chiara di Trento

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Una volta tanto l’Italia è al primo posto in una classifica. Siamo infatti il Paese con la popolazione maggiormente in salute e sana a livello mondiale, e questo nonostante la situazione economica difficile.
A sancirlo è la classifica Bloomberg Global Health Index su 163 Paesi.
Infatti, un bambino nato in Italia ha una aspettativa di vita che supera gli 80 anni e nella classifica dei Paesi «più in salute», dopo l’Italia, figurano Islanda, Svizzera, Singapore, Australia.
Gli Stati Uniti, tanto per capirci, sono al 34esimo posto.
 
Questo indice così positivo è ovviamente il risultato di un insieme di fattori che gli statistici, ma anche i medici e gli addetti ai lavori, stanno analizzando per capire che ruolo gioca il nostro sistema sanitario.
Sicuramente possiamo citare la dieta mediterranea tra gli elementi che rendono gli italiani sani come pesci, ma l’alimentazione lo sappiamo non basta, c’è bisogno anche di uno stile di vita sano, controlli medici regolari e fiducia nel proprio medico di base.
Un ruolo importante va anche al sistema sanitario nazionale, tanto vituperato negli anni e in alcune zone d’Italia sicuramente arretrato ma che, tutto sommato, deve avere un qualche merito per aver portato gli italiani in cima alla classifica della salute.
 
Se andiamo poi a guardare il comportamento dei trentini nei confronti della propria salute le sorprese in positivo aumentano: i nostri conterranei infatti rispetto alla media italiana fumano di meno, mangiano più frutta, prestano maggiore attenzione alla forma fisica e si affidano con fiducia al proprio sistema sanitario che, tra gli altri record, vanta il minor numero in Italia di morti per malasanità.
Ovviamente non è tutto oro quel che luccica, l’invecchiamento anche da noi in Trentino avanza mentre diminuisce la natalità, i tumori sono purtroppo in aumento e nonostante la tanta prevenzione e diagnostica a nostra disposizione molte persone non conoscono i rischi di questa malattia.
 
Il tumore d’altra parte è la paura del nostro tempo; non si muore più come una volta, è vero, e molti tumori un tempo incurabili ora sono tra quelli con il più alto numero di guarigioni, come nel caso della mammella e della prostata.
Da questo punto di vista il sistema ospedaliero trentino è sempre stato all’avanguardia e l’ospedale S.Chiara di Trento una vera e propria fucina di tecnologie, tecniche e sperimentazioni per curare il brutto male che tanto colpisce anche nella nostra provincia.
Che l’ospedale dei trentini sia un’eccellenza non è certo una novità e l’investimento fatto da APPSS e Provincia lasciano di stucco soprattutto a fronte del fatto che, a cantieri ancora aperti, il S. Chiara dovrà presto cambiare sede.
 
Molti trentini storcono il naso alla sola idea e, nel nome della sobrietà e parsimonia che contraddistingue da sempre il nostro popolo, questa prospettiva lascia perplessi anche alla luce degli oltre 12 milioni investiti negli ultimi 5 anni per «manutenzione straordinaria» e i 61 milioni stanziati per l’area di via al Desert dove potrebbe sorgere il nuovo polo sanitario.
Per conoscere più da vicino la nostra realtà ospedaliera, ci siamo recati dal dr. Giuseppe Tirone, direttore dell’Unità operativa di Chirurgia dell’Ospedale S. Chiara di Trento e da oltre nove anni dipendente della Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari.
 
L’unità di Chirurgia, o la cosiddetta «chirurgia generale», è un po’ il cuore pulsante di un ospedale, da qui infatti passano tutti coloro che vengono operati per varie tipologie di tumore, ma anche per problemi toracici, endocrini, del fegato e del pancreas, dell’esofago, lo stomaco e l’intestino.
Qui inoltre sono in azione i robot che compiono operazioni delicate sulla tiroide, il colon-retto, la colecisti e i reni.
L’unità di chirurgia di Trento è inoltre il centro di riferimento nazionale per la laparoscopia, ovvero quella raffinata tecnica che permette di operare nella parte centrale del corpo (in particolare addome e intestino) senza utilizzare il bisturi ma praticando dei forellini entro i quali si vanno ad inserire degli strumenti azionati dai chirurgi.
 
Si tratta di una tecnica nella quale il Trentino è da anni capofila e che ha permesso nel tempo di effettuare operazioni sempre più delicate e di precisione senza andare a tagliare la parte addominale del paziente eliminando tanti piccoli e grandi problemi del post operatorio e non solo.
Il dottor Giuseppe Tirone, classe 1955, prima della direzione dell’Unità operativa (U.O.) di Chirurgia al S. Chiara ha lavorato per un anno con lo stesso ruolo nell’Ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto mentre nei dieci anni precedenti è stato direttore e dirigente medico nelle Marche, in Veneto e, agli inizi della sua carriera, proprio a Trento nell’Ospedale S. Chiara.


 
Dr Giuseppe Tirone, quali sono le grandi sfide della chirurgia moderna?
«Innanzitutto un caro saluto a Lei e a tutti i suoi lettori.
«La chirurgia negli ultimi anni sta affrontando un processo di evoluzione tecnologica molto importante. Stanno nascendo, grazie alla spinta tecnologica, nuove tecniche chirurgiche sempre più avanzate e innovative.
«Lei ha parlato di robot, di laparoscopia e di chirurgia mini invasiva, queste tecnologie ci aiutano a trattare molte patologie con un approccio mini invasivo che comportano un breve tempo di ricovero e un rapido recupero delle condizioni fisiche del paziente.
«La sfida della chirurgia credo debba andare verso un ulteriore sviluppo dell'utilizzo tecnologico allo scopo sia di migliorare la diagnosi precoce di molti tumori sia per un ulteriore approccio mini invasivo sul paziente.»
 
Ci può dire quali tumori potrebbero essere evitati grazie alla prevenzione?
«Non è proprio corretto parlare di evitare i tumori con la prevenzione ma è meglio dire ridurre il tasso di incidenza. Sicuramente adottare un corretto stile di vita può aiutare a ridurre il tasso di incidenza di tumori come quelli più diffusi dello stomaco, del colon-retto e del polmone.
«È bene sapere che per i tumori del colon-retto è in atto il programma di screening che ha permesso negli ultimi anni di riscontrare tumori allo stadio iniziale e quindi con una migliore prognosi e possibilità di guarigione completa.»
 

 
Quali sono gli interventi più frequenti nella U.O. di Chirurgia da lei diretta?
«Nella nostra U.O. di Chirurgia, 1 divisione, che mette a disposizione 32 posti letto ed è composta da 1 direttore, 9 dirigenti medici, 2 specializzandi, 25 infermiere, 9 operatrici sanitarie e 2 segretarie, sono stati eseguiti nel 2017 circa 2.000 interventi chirurgici di cui 400 in regime di urgenza-emergenza.
«Circa il 25% sono interventi chirurgici eseguiti per il trattamento di patologie della mammella, il 15% per il trattamento di neoplasie dell'apparato gastroenterico (stomaco, colon, retto), il 7% per il trattamento di patologia della tiroide, un altro 7% per il trattamento delle patologie benigne e maligne del polmone, il 6% per i trattamenti dei difetti di parete (difetti complessi ed ernie in laparoscopia) e il 3% per il trattamento dell'obesità patologica.
«Per quanto riguarda quest' ultima patologia nel 2012 è stato istituito un gruppo di trattamento multidisciplinare MUSTO che coinvolge vari professionisti (chirurgo, internista, dietologo, endocrinologo, psicologo/psichiatra) e dal 2014 abbiamo ottenuto l'importante riconoscimento come centro affiliato S.I.C.OB società italiana di chirurgia dell'obesità.
«E comunque tutti i nuovi casi di neoplasie sia dell'apparato digerente del polmone della mammella vengono discussi in gruppi multidisciplinari (chirurghi, gastroenterologi, oncologi, internisti ecc).»
 
Quali sono i casi di successo che ricorda di più?
«Tutti i casi, anche i più semplici, che si concludono positivamente sono motivo di soddisfazione.
«Penso che tutti i chirurghi abbiano ricordi più o meno netti di molti pazienti che hanno operato.»
 
I Trentini tutto sommato sono in buona salute. Ma che cosa si può ancora migliorare a livello di diagnostica e prevenzione?
«Certamente una cosa fondamentale è cercare di aumentare l'adesione dei trentini ai programmi di screening che sono già in atto nella nostra A.P.S.S. in modo da ottenere una maggior diagnosi precoce.
«Altro importante punto credo consista nell'aumentare l'integrazione tra ospedale e territorio al fine di coinvolgere i medici di medicina generale con i medici ospedalieri.»
 

 
Il reparto che lei dirige rappresenta un po' il cuore dell’ospedale, quali sono le tecniche per le quali è maggiormente conosciuto?
«La laparoscopia rappresenta il nostro cavallo di battaglia, infatti, circa il 70% dei nostri interventi vengono eseguiti con un approccio mini invasivo. In Italia siamo stati tra i primi ad eseguire interventi di tiroidectomia con l'utilizzo del robot.
«Da circa tre anni, nella nostra unità operativa stiamo portando avanti un’importante e innovativa ricerca scientifica sull'applicazione della tecnica del Linfonodo Sentinella (già ampiamente utilizzata per la cura dei tumori della mammella e nei melanomi) nel cancro del Colon, mediante l'utilizzo di un tracciante fluorescente.
«I risultati della ricerca, terminata di recente, dimostrano che la tecnica, particolarmente sui tumori a stadio precoce, è affidabile e sicura oltre a ogni iniziale aspettativa (Valore Predittivo Negativo 94%, complicanze correlate alla metodica dello 0%).
«Qualora i risultati finali del nostro studio venissero confermati da ulteriori ricerche, l'esame del Linfonodo Sentinella potrebbe rivoluzionare l'approccio terapeutico dei tumori del colon consentendo una più precisa stadiazione patologica e guidando, di conseguenza, la scelta di successivi trattamenti.
«Ad esempio, i polipi cancerizzati del colon ad oggi trattati con asportazione di metà del colon potrebbero essere sottoposti a una sola biopsia laparoscopica del Linfonodo Sentinella evitando, nel caso di negatività della metodica, un intervento chirurgico resettivo e pesanti chemioterapie.»
 

 
Quali sono le vostre attività scientifiche e i riconoscimenti ricevuti fino ad oggi?
«Dal 2012 fino a dicembre del 2017 sono stato coordinatore regionale della società scientifica Associazioni Chirurghi Ospedalieri italiani (ACOI) per il Trentino Alto Adige, carica che in questi anni mi ha permesso di ricevere numeri riconoscimenti e che ora è ricoperta dal dottor Alessandro Carrara. Sempre nell'ambito della stessa associazione il dottor Michele Motter è referente per il Trentino Alto Adige del gruppo giovani.
«In merito alla ricerca scientifica, ogni anno viene organizzato dalla nostra U.O. il congresso trentino di chirurgia che coinvolge molti tra i più importanti chirurghi italiani e internazionali.
«In questi ultimi 5 anni, oltre allo studio sul Linfonodo Sentinella del colon, sono state prodotte 8 pubblicazioni internazionali, 44 presentazioni di lavori a congressi nazionali e internazionali con 6 premi vinti di cui 3 a livello internazionale, nello specifico:
1. premio miglior presentazione orale dei chirurghi under 40 dott. Carrara al 29° congresso nazionale ACOI a Peastum (Salerno);
2. miglior poster del Congress durante l'European Colorectal Congress a St Gallen in Svizzera;
3. premio migliori tre video tra i chirurghi under 40 al 21° congresso nazionale ACOI di Video-chirurgia a Cernobio (Como);
4. migliore presentazione orale del congresso a Lorenzo Capussotti Award durante il 4° World Congress IASGO a Bangkok;
5. migliore presentazione orale del congresso al 9° European Federation for Colorectal Cancer a Vienna;
6. miglior video-tecnica chirurgica under 30 durante il congresso ACOI nord est a Tavagliacco in Provincia di Udine.
Infine, sempre in collaborazione con l'ACOI sono state prodotte le linee guida nazionali per la chirurgia laparoscopica dell'appendicite acuta, della calcolosi biliare e delle occlusioni intestinali.»
 
Quanto è importante la squadra per dirigere un'equipe di vera eccellenza chirurgica?
«Il segreto è nel team di colleghi e collaboratori con cui ti trovi a svolgere il tuo lavoro. Per raggiungere risultati eccellenti bisogna essere uniti dallo stesso entusiasmo e dalla stessa voglia di mettersi in gioco ogni giorno. E noi, oggi siamo una vera squadra che vuole vincere insieme le sfide del futuro.»

Nadia Clementi - n.clementi@ladigetto.it
Dott. Giuseppe Tirone - giuseppe.tirone@apss.tn.it
Ulteriori informazioni: https://www.apss.tn.it/-/chirurgia-generale-i


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Antonella 14/02/2018
Ottima squadra.....io ringrazio tutti per l'ottimo lavoro. Bisognerebbe che tutti commentassero la positività. Io personalmente devo dire grazie d'aver risolto il mio problema e.......siete fantastici
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Roby 13/02/2018
Complimenti all'equipe del dr Tirone, sono davvero tutti molto bravi, ottimo reparto.
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Fabio 12/02/2018
FINALMENTE UN'ARTICOLO POSITIVO, PARLIAMONE DELLE NOSTRE ECCELLENZE, GRAZIE NADIA
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