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Il 18 maggio inaugurazione mostra e presentazione del volume

«La lista di Candido», ovvero la storia della fabbrica Collotta & Cis della valle di Ledro tra magnesia, amianto e lavoro al Museo di Riva del Garda

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La ex fabbrica Collotta & Cis - Ph Circolo Fotoamatori Valle di Ledro - NL.
 
Venerdì 18 maggio alle 18.00 al Museo di Riva del Garda avranno luogo l'inaugurazione della mostra e la presentazione del libro La lista di Candido. I lavoratori della Collotta & Cis di Molina di Ledro tra magnesia, amianto e lavoro.
Domenica 20 maggio sono previste invece due visite guidate gratuite alla mostra, alle 14.00 e alle 16.00, in occasione dell'iniziativa Palazzi Aperti.


 La lista di Candido 
I lavoratori della Collotta & Cis di Molina di Ledro tra magnesia, amianto e lavoro è frutto di una ricerca storica, socio-economica e sanitaria realizzata nel corso degli ultimi due anni dall'associazione Araba Fenice in collaborazione con il medico Giuseppe Parolari (grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto), da cui è nato un volume di oltre duecento pagine edito dal MAG che ripercorre la storia della fabbrica Collotta Cis & Figli di Molina di Ledro, attiva tra il 1900 e il 1979, e di tutto ciò che riguarda «l’epopea della magnesia» in valle di Ledro.
Data la preziosa quantità di materiali raccolti nel corso della ricerca e la disponibilità di una rilevante documentazione fotografica sia storica che contemporanea, si è voluto rendere conto di questo importante spaccato di storia industriale e umana anche attraverso una mostra, nella quale verrà esposta una parte significativa di materiali documentali e fotografici, di video interviste e reperti raccolti, affiancati da un percorso fotografico contemporaneo realizzato dal Circolo Fotoamatori Valle di Ledro e curato da Luca Chistè.
La mostra rimarrà visitabile al Museo di Riva del Garda fino all'8 luglio 2018.
 

 
 Il volume 
Curato da Alessandro Fedrigotti, Alessandro Riccadonna e Donato Riccadonna, racchiude una parte di storia dell’industria e narra le condizioni dei lavoratori in Trentino a partire dalla fine dell’Ottocento fino ai nostri giorni.
Pur se incentrato sulla cronaca della vita di una sola fabbrica, la Collotta Cis & Figli di Molina di Ledro, avviata nel 1900 e chiusa nel 1979, può essere letto come un «libro-documento» da cui emergono le origini del territorio trentino, il quale fino agli anni ’60 presentava i tratti di un’area economicamente depressa e un conseguente alto tasso di emigrazione.
La storia della Collotta Cis & Figli si aggiunge pertanto come il tassello mancante alle storie già raccontate delle grandi fabbriche che trasformarono irreversibilmente le condizioni socio-economiche del Novecento Trentino e non solo: un tassello che rivela molti tratti comuni agli altri tasselli che costituirono l'imponente mosaico dell'espansione industriale, in quanto narra di una storia e di un'epopea umana così simili nel passaggio dalla povertà al boom economico, nel mutamento di una società da emigrante a stanziale, da contadina a industriale, fino a ricordare la comunanza più drammatica, quella che consisteva nel barattare la salute e la vita con la possibilità di un lavoro.
 
L’industria della magnesia ha potuto muovere i suoi primi passi grazie al genio di Pier Antonio Cassoni della val di Ledro, che per primo nel 1816 riuscì a estrarre il carbonato di magnesio dalla roccia calcarea della Dolomia, dando avvio alla prima produzione della Magnesia fluida «Dolomina».
Grazie alla vivacità imprenditoriale di diversi personaggi ledrensi, nacque la fabbrica Collotta Cis & Figli che, nel corso della prima metà del Novecento, trasformò i prodotti di laboratorio chimico in filiera industriale, fino a realizzare una vasta platea di derivati dalla magnesia, che tra il 1960 e il 1979 furono esportati in oltre cinquanta paesi del mondo.
L’azienda rappresentò anche un’opportunità per molti abitanti della val di Ledro, che vi scorsero la possibilità di non dover emigrare per cercare un lavoro.
 

 
I lavoratori entravano giovanissimi in fabbrica, in particolare le donne. La paga serviva al difficile sostentamento della famiglia: aiuto che, talvolta, era pagato caro in termini di lavoro, di vita, di sicurezza e di salute. Ma era l’unica strada possibile per evitare il bivio obbligato tra povertà ed emigrazione. Per molti poter lavorare in fabbrica era visto come un sogno.
Quando fu fondata la Collotta Cis & Figli, infatti, la valle di Ledro era povera ed anche la terra era molto avara. Un posto in fabbrica dava sicurezza a tante famiglie.
Dopo la chiusura dello stabilimento gli strascichi del malsano lavoro si protrassero per lunghi anni sulla pelle di chi ci aveva lavorato, in termini di tumori ai polmoni e malattie derivate dalle polveri di roccia e amianto, mentre il fantasma della fabbrica rimaneva in piedi a memoria dei tempi passati.
 
Nessuno comunque condannava le condizioni passate, anche perché a quei tempi erano normali e non si conoscevano le conseguenze.
In seguito, grazie alla caparbietà della prima cittadina di Molina di Ledro, Agnese Rosa, si aprì la strada alle prime indagini di medicina del lavoro.
Un percorso che portò al totale smantellamento degli stabilimenti e al monitoraggio epidemiologico del territorio circostante.
I risultati delle analisi e degli studi di ricerca furono drammatici: molti erano i lavoratori coinvolti con uno stato di salute ad alto rischio di morte.
La bonifica fu necessaria non solo per l’area dell’ex stabilimento, ma anche per tutto il territorio circostante, perché le pericolose fibre di amianto procurarono gravissimi danni non solo alla salute degli addetti, ma, in alcuni casi ai loro familiari e alla popolazione in generale.
Gli approfondimenti sulle patologie rilevate nella zona hanno potuto portare anche un contributo import ante alle conoscenze mediche e scientifiche sugli effetti collaterali dell’amianto.

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