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Alla ricerca del gusto: La Locanda delle Tre Chiavi di Isera

Memorabili la pasta al ragù di lucanica fresca, le puntine a fuoco lento e il baccalà dei frati. E i dolci, tutti i dolci – Pronto il menù di Natale

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I servizi giornalistici che ci piacciono di più, guarda caso, sono quelli destinati alla rubrica «Alla ricerca del gusto».
Non c’è un titolare della rubrica, ma una fila di appassionati.
E così, quando è stato il momento di andare alla Locanda delle Tre Chiavi di Isera, tutti i nostri collaboratori si sono offerti volontari. Poi non tutti sono potuti venire, ma eravamo pur sempre in cinque.
Detto fatto, abbiamo affidato le nostre auto alle donne (che per propria ammissione avrebbero bevuto molto meno dei maschi) e siamo andati. Il lavoro ci aspettava.
La Locanda delle Tre chiavi è molto conosciuta dal mondo della cultura e dell’arte, perché è frequentata soprattutto da turisti che si recano a Rovereto per visitare il MART o a Trento per il MUSE. Infatti hanno anche tre camere B&B, sempre occupate. 
 
Non avendo annunciato la nostra visita, abbiamo scelto alla carta in ampia libertà.
La maggior parte però non ha avuto dubbi: un antipasto col tortel di patate e un primo di gigli al ragù di lucanica trentina fresca.
L’antipasto, oltre al tortel di patate, presentava del puzzone di Moena, cappucci crestani, mortandela affumicata della Val di Non, carne affumicata di cavallo di Rovereto, luganega e speck. Il tutto, senza glutine.
Il piatto, che vediamo nella foto che segue, è decisamente importante. Per chi scrive questo articolo, il tortel di patate è fondamentale in un piatto trentino. Ma, quello che abbiamo definito contorno al tortel de patate, era decisamente superbo. In primis la mortandela affumicata e la carne affumicata di cavallo, a seguire, i cappucci della Val di Cresta.
Insomma, questo antipasto potrebbe tranquillamente sedere a fianco dei secondi piatti e far bella figura alla grande.
 

 
Sul primo, come detto composto da gigli al ragù di lucanica trentina fresca, ci siano abbuffati.
A dir la verità, dato che ognuno esprime la propria soggettività anche a tavola, è stata chiesta una personalizzazione ad hoc, che lo chef ha accettato di buon grado.
Ma a farla da padrone, è stata certamente la pasta al ragù di lucanica fresca trentina.
Il piatto lo vediamo nelle foto che proponiamo di seguito.
Ma anche la sua descrizione verbale è facile: si tratta di una pasta saporita in maniera eccezionale. Tutto equilibrato. Lo chef ha saputo dare a tutti gli ingredienti il ruolo giusto per quantità e qualità.
 
 
 
Anche questo potrebbe essere un piatto unico, ma alla gola bisogna anche saper perdonare quando è il momento giusto.
È quello che hanno detto i colleghi che invece che il piatto unico hanno preferito il tris del locandiere.
Lo vediamo nella foto che segue, ed è formato dalla pasta al ragù di lucanica di cui sopra, accompagnata dai gigli e dai casonzèi.
Inutile dire che chi ha provato il tris avrebbe triplicato il tutto, cioè tre primi per tipo. Ma si sono accontentati di assaggiare e far assaggiare a tutti il contenuto del proprio piatto.
 

 
Ma non è finita qui con i primi. I più raffinati hanno preferito la «crema del priore». Una delicatissima leccornia, anche se fatta con ingredienti stoltamente ritenuti poveri. Si tratta infatti di una crema di sedano e rapa e patate, con baccalà e mousse di cipolla rossa.
La vediamo nella foto che segue. Così presentata non sembra quel che si dice un piatto da frati, dei quali peraltro conserva la necessità di soddisfare con poco. In realtà la porzione è grande e il sapore eccezionale.
Provare per credere. O chiedetelo alla nostra Daniela Larentis: non ha avuto né parole né pensieri
 

 
Quando è giunto il momento di passare al secondo, i più avrebbero anche preferito passare la mano. 
A parte Sandra Matuella che ha deciso di mantenetere la liea a tutti i costi (meglio passare direttamente al dolce...), come si fa a dire di no alle puntine di maiale nostrano cotte al forno a bassa temperatura con patate e crauti bio? Alberto Pattini non ha resistito e il maitre gli ha sussurrato «grande scelta, signore». Nulla sfgugge all’Occhio sulla società
Il nostro direttore non ha potuto fare a meno del suo piatto di baccalà, di cui si fa vanto la Locanda alle Tre Chiavi. Quando Nadia Clementi ha visto il piatto di baccalà, ha dovuto chiederne un assaggio. E' solo per poterne parlare... Accontentata.
Vediamo entrambi i piatti nella foto che segue.
 
 
Giunti a quel punto, ci si poteva dichiarare soddisfatti, ma ci è stato suggerito di dare un’occhiata alla carta dei dolci.
In verità, capita di rado che a casa ci si prepari il dolce, (a parte Daniela che ha recentemente pubblicato un bellissimo pezzo su questa tradizione). Quindi come dire di no?
Ed ecco i due che sono andati per la maggiore.
Li vediamo nelle foto che seguono. Il primo è un’accoppiata vincente di un tortino contenente cioccolata calda con a fianmco del gelato alla cannella.
Il secondo è una cialda con gelato mantecato con frutti di bosco.
 
 
 
 
Quanto ai vini, trattandosi di un locale sito a Isera, il suggerimento è andato sul marzemino. Ovviamente non avevamo dubbi e l’abbiamo accettato, perché andava bene anche con il baccalà.
Alla fine abbiamo chiesto del moscato rosa, che stavolta è stato apprezzato anche dalle signore che ci hanno poi accompagnato a casa, ampiamente all’interno della tolleranza prevista dalla legge.
Insomma, alla Locanda delle Tre Chiavi puoi lasciare il cuore, oltre che la gola.
 
 

Nella foto sopra, l'allegra coimpagnia della giuria de l'Adigetto.it. 
Ci spiace per coloro che non sono potuti venire e in particolare chi è rimasto di serizio in redazione, ma anche lo psicologo Giuseppe Maiolo (che sta a Bolzano) e il sommelier Gianni Pasolini (di servizio in altro noto locale).
Insomma, siamo stati benissimo, al punto di suggerire il menù preparato per il pranzo di Natale. Eccolo.

 NATALE 2013
Menù
Aringa con polenta.
Tartare di trota agli agrumi e miele.
Sformatino di pasta brisé e broccoli di Torbole con fondù di casolét.
Fagottino di pasta, patate, cosse e carciofi.
Risotto al radicchio rosso e ragù di coniglio nostrano.
Guanciale di manzo con scalogno in agro, con purè di patate e castagne.
Semifreddo di prugne di Dro, noci e miele.

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