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Alla ricerca del gusto, ecco l'Osterietta di Nomi

Il ristorante di Iginio Pedrotti è famoso in tutto il Trentino Alto Adige per la griglia

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L’Osterietta è un ristorante di Nomi che, in barba al nome, è grande, bello, confortevole e raffinato, dove si possono passare ore liete gustando i sapori antichi e genuini della tradizione culinaria trentina.
La sala da pranzo è costruita intorno alla cucina a vista con al centro la grande griglia, le cui braci sono ottenute esclusivamente con legno d'ulivo che garantisce un ottimo aroma alla carne durante la cottura.
Nei mesi estivi, gli ospiti hanno a disposizione anche il bellissimo giardino all'aperto che vediamo nella foto di copertina.
L'Osterietta è nota soprattutto per le sue carni grigliate, anche se di recente il ristorante ha introdotto alcuni eccellenti piatti di pesce per soddisfare anche coloro che vogliono evitare la carne.
 

 
Ovviamente il menù non propone soltanto la carne alla brace o padellate di molluschi, ma anche piatti della tradizione trentina e italiana, elaborati dallo chef che ama imprimere la propria soggettività professionale.
Per esempio c’è una preziosa selezione di bolliti misti, sapori indimenticabili ma che rischiano proprio di essere dimenticati se non fosse per quei pochi ristoranti che hanno deciso di esaltarli, magari con le salse dei nostri nonni, come la salsa verde, la mostarda di mela cotogna, la radice di rafano grattugiata e la tradizionale peverada.
Noi siamo andati a visitarla proprio per raccontare delle carni grigliate che l’hanno resa famosa, ma sicuramente  faremo un’altra spedizione per i bolliti e per il pesce.
 

 
Il ristorante si trova a Nomi, sulla Destra Adige, vicino alla provinciale, ma purtroppo è parzialmente coperto alla vista di chi la percorre per via di una nuova costruzione commerciale sorta tra il locale e la strada.
Comunque ci sono le scritte che aiutano anche i più distratti. Il posteggio è ampio e comodo.
Quando ci si porta al’ingresso, l’impressione è che si tratti della clubhouse di un circolo di golf, se questo basta a rendere l’idea dell’eleganza abbinata all'ambiente di campagna.
Chi entra in sala resterà colpito dalla vetrinetta frigo della carne che poi si vedrà servita in tavola.
 

 
Noi abbiamo immancabilmente iniziato con l’antipasto, scelto accuratamente in tema con quello che avremmo gustato.
Lo vediamo nella foto che segue. È una bruschetta fatta col ragù tipico dell’Osterietta, a base di vacca scottona tagliata a cubettini, senza alcuna verdura, il tutto su pane toscano.
Poiché la scottona la troveremo in tutto il pasto, è bene precisare che si tratta di una manza chiamata anche «mucca da erba», perché non ha ancora avuto vitelli e quindi, come si dice, è «ancora da fare».
Il pane della bruschetta che abbiamo gustato non era tostato e non era stato insaporito con l’aglio, per cui il sapore era proprio quello che ci si aspetta da un ragù.
I giovani molto probabilmente non ricordano i tempi in cui i ragù si facevano in casa e la mamma lo preparava consumandolo per tutta la mattinata a fuoco lento. I bambini verso mezzogiorno andavano in cucina a mendicare un assaggio di ragù su una fetta di pane e il piacere era davvero indimenticabile.
Ecco, la bruschetta che il titolare dell’Osterietta, Iginio Pedrotti, ha voluto mettere in tavola ai suoi clienti è proprio quel’antico sapore che riuscivamo a farci dare in attesa del pasto vero e proprio.
 

 
Di primi piatti ne abbiamo consumati tre. La tagliatelle al ragù di scottona, le tagliatelle con ragù alla bolognese e gli gnocchi di patate fatti in una rivisitazione del tutto particolare. Nelle foto che seguono, li vediamo nell’ordine.
Il ragù delle tagliatelle è fatto con la carne tagliata «a punta ci coltello», cioè a cubetti, che la cottura ha sfilacciato consumandosi, mescolati a sedano e cipolle. Un sapore che segue degnamente la bruschetta dell’antipasto.
Le tagliatelle alla bolognese sono state lo sfizio di uno di noi, che ha accampato la scusa che «non si mangiano mai». In effetti non le ricordavamo così buone, e il merito principale va alla pasta all’uovo fatta in casa e alla farina usata. Il ragù era fatto anche in questo caso con la scottona, ma senza cipolla né sedano.
Ma la sorpresa più bella è stata offerta dagli gnocchi di patate fatti in casa, con mela, speck dell’Alto Adige e noci. Si sentiva che lo gnocco era fatto in casa, ma il sapore del condimento è stato sorprendente, perfettamente equilibrato nel restituire i sapori tipici del territorio. La dolcezza della mela e il salato della noce, amalgamati nell’involto dello speck hanno dato agli gnocchi un sapore degno della più antica tradizione delle nostre valli.
 
 

 
Giunti al secondo piatto, la scelta era andata da sola sulla grigliata mista e sulla fiorentina.
La grigliata era costituita da tagliata di manzo, puntine di maiale e arista. Le puntine erano decisamente la parte migliore, croccanti al punto giusto. Il cuoco sa come cucinare le tre varietà diverse di carne, per cui le si è potute gustare insieme, boccone per boccone.
La fiorentina è il piatto forte dell’Osterietta. Chi ama gustarsi ogni tanto una costata con filetto e controfiletto, deve venire qui. Il cuoco sa girare la fiorentina sei volte di piatto e una in piedi. Poi taglia dall’osso filetto e controfiletto per facilitare il lavoro al cliente, ma poi la ricompone perché l’osso gioca una parte determinante nel gusto della fiorentina. Anzi, qualcuno dice che la ciccia attaccata all’osso sia la parte migliore. Provare per credere.
Noi non abbiamo chiesto contorni, ma lo chef consiglia - va da sé - le verdure grigliate.
 
 
 
 
 

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