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Alla ricerca del gusto al Grand Hotel Imperial di Levico Terme

Una serata passata nell'atmosfera vellutata e romantica della Principessa Sissi

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Lo scorso 14 maggio avevamo dedicato un servizio alla riapertura del Grand Hotel Imperial di Levico Terme (vedi), alla cui cerimonia avevano partecipato non solo le autorità ma anche gruppi artistici solitamente ispirati al periodo dell’Impero Austro Ungarico in cui la principessa Sissi rappresentava la figura storica più significativa e romantica.
In una ricca dependance dell’Imperial Hotel, infatti, veniva ospitata l’imperatrice consorte di Francesco Giuseppe.
E la gestione Levicofin, che è passata alla Patrimonio del Trentino SpA e di seguito affidata alla Holding tedesca Solutions Holding con sede in Germania, vuole rilanciare la struttura termale e alberghiera orientandosi all’illustre passato.
Noi, che siamo sempre «alla ricerca del gusto», non abbiamo perso l’occasione e siamo andati a conoscere la cucina dell’Hotel per raccontare ai nostri lettori se è all’altezza delle aspettative.
Come abbiamo già detto in occasione dei servizi fatti per il Grand Hotel Terme di Comano e del Grand Hotel Trento, la cucina dei grandi alberghi internazionali deve da una parte offrire i prodotti tipici locali e dall’altra rispettare uno standard apprezzabile dai clienti di tutto il mondo.
Anche per l’Imperial Hotel di Levico Terme lo chef ha mantenuto questo principio guida.
 

 
Dobbiamo dire subito che gli antipasti sono i migliori che abbiamo mai trovato in un Grand Hotel, per cui consigliamo di privilegiarli assolutamente.
Ci sono state portate un’insalatina di farro con primizie di stagione e una piccola parmigiana di melanzane.
L’insalatina di farro ricorda alla vista l’orzotto trentino, col quale però non ha nulla a che fare. È un insieme di farro, piselli, carotine e altra verdura, il tutto cotto a vapore e servito freddo. Il risultato è di una delicatezza tale per cui non sarebbe stato male avere una entrée vera e propria di solo farro.
Stessa cosa per la parmigiana di melanzane. È più un prodotto mediterraneo che trentino, ma la gente del nord Europa gradisce trovare subito la cucina italiana a menù. Anche in questo caso si tratta di una «caponata» rivisitata per essere adatta a tutti i palati. Cosa che è riuscita benissimo dato che una caponata di per sé rappresenterebbe un pasto completo e non proprio leggero.
 

 
Come primo piatto ci sono stati serviti cinque «canederloti» a testa, al burro e salvia.
Le dimensioni erano circa la metà dei canederli trentini, ma cinque sono una quantità comunque sopra la media. Chi fa un pasto completo può fermarsi a tre canederloti.
La pasta era tritata e non tagliata a cubetti come si usa in Trentino e in Alto Adige, per cui era difficile vedere se fosse stato usato salame o speck.
Ovviamente lo abbiamo chiesto e ci è stato confermato che erano stati usati entrambi i salumi.
Sopra ai canederloti vi è depositata una sottile fetta di banana fritta. Non male.
Nell’insieme è stata una entrée delicata, abbondante e adatta più a un pubblico internazionale che a gente trentina.
 

 
Anche la seconda portata era un pasto internazionale, trattandosi di un filetto di maiale in manto di erbette aromatiche.
Era cucinato al forno con birra e verdure, servito con della polenta. Quest’ultima è un prodotto tipico trentino, ma non era la polenta di Storo, che nessun ospite dell’albergo sarebbe in grado di distinguere e apprezzare.
La birra e le verdure hanno dato alla carne un sapore più trentino che mediterraneo.
Bisogna aggiungere che lo chef ama mettere in tutte le portate dei germogli di varia natura e il filetto di maiale non ha fatto eccezione. Merita provare tutti i germogli e farsi dire quali sono.
 

 
Come dessert ci è stata servita la torta «Linzer», in onore della illustre ospite di Casa Asburgo di un tempo.
La torta di Linz è infatti una torta austriaca che appunto prende il nome dall'omonima città di Linz (Linzer Torte).
La torta ha un impasto friabile di farina, burro classico, tuorli d'uovo, scorza di limone, cannella e succo di limone e nocciole.
Nel nostro caso sono state portate delle porzioni individuali, ognuna ricoperta da marmellata di prugne, anche se nella versione originale sono previste sia marmellate di ribes rosso che lampone duro o albicocca.
Un dessert austriaco dunque, che per via delle prugne, possiamo definire «rivisitato alla trentina».
 

 
A fine pasto siamo andati dal barman, che è la figura che non può assolutamente mancare in un hotel di rango.
Il barman dell’hotel, che si chiama Carlo, è di origini campane e vive a Caldonazzo, ci ha spiegato che i turisti del nord preferiscono tendenzialmente il Prosecco al Trentodoc. Il primo è conosciuto in tutto il mondo, il secondo è una chicca che deve promuovere lui personalmente spiegando di cosa si tratta.
Non dimentichiamo poi che i più gradiscono bevande a base spumante ma mescolate con altri ingredienti.
Dei prodotti alcolici locali che vanno di più, peraltro, c’è in testa la grappa di mirtilli, le famose «giasene», con tanto di frutti in fondo al bicchiere.
In tutti i casi, una visita dal barman Carlo merita assolutamente, chiedendo i cocktail più ricercati. È un maestro.

Lo chef Devis Cameli e il baman dell'Imperial Hotel Carlo D'Angiò.

 

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