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Alla ricerca del gusto: il ristorante Maso Spilzi

È il ristorante del circolo di golf di Folgaria, uno dei migliori del Trentino

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Il gruppo di lavoro del ristorante Maso Spilzi. Il titolare è Alessandro Battisi, il secondo da sinistra.
 
Un luogo comune piuttosto diffuso vuole che i golfisti non siano delle buone forchette, al punto che qualcuno ritiene che il cosiddetto «menù del golfista» sia fatto per gente che vuole spendere poco.
In realtà le cose stanno diversamente. Un giro del campo da golf richiede dalle quattro alle cinque ore e i golfisti arrivano ogni 10 minuti. Anche se hanno fatto uno spuntino a metà percorso, a fine gara sono affamati come lupi.
Ma la maggior parte non arriva per ora di pranzo o di cena, quindi cercano di mangiare qualcosa che consenta loro di arrivare all'ora di mettersi a tavola. Per questo il piatto che i golfisti sognano in gara e chiedono alla cosiddetta Diciannovesima Buca (quella del bar-ristorante) è solitamente un piatto di pastasciutta.
Ma se i ristoranti dei circoli di golf devono avere sempre della pasta in pentola, devono offrire anch una cucina tra le migliori del mondo. E i golfisti lo sanno, per cui ci vanno spesso con la famiglia, magari quando non fanno un giro del campo.
 
Questa premessa era doverosa perché stiamo per iniziare una serie di servizi sui ristoranti dei campi da golf da inserire nella nostra rubrica «Alla ricerca del gusto».
Il primo ristorante che abbiamo preso in considerazione è quello ospitato nella clubhouse del Campo da Golf di Folgaria, che prende il nome dalla location del circolo. Maso Spilzi.
Si chiama infatti «Bar Ristorante Maso Spilzi» e offre un menù di assoluto rispetto, come dimostrano anche le numerose valutazioni espresse in rete dai clienti che lo hanno potuto conoscere e provare.
È possibile sedersi all’aperto perché ci sono ottimi ombrelloni che proteggono dal sole dei 1.300 metri di altezza.
Noi però abbiamo preferito cenare all’interno per poter fare il nostro lavoro in tranquillità.
 

Una delle sale da pranzo.
 
Dopo aver visto il menù, abbiamo scelto un pinot nero della Cantina Brunnenhof di Egna. Si è dimostrato perfetto per quello che poi abbiamo assaggiato. Se si è soli è possibile chiederne anche un solo calice. Magari due...
Il menù prevede una selezione per bambini che, oltre a costare meno, è proprio adatta ai più piccoli.
Inoltre una pagina del menù è dedicata alle segnalazioni allergeniche.
 
Gli antipasti sono quello che i clienti si aspettano in un ristorante di mezza montagna e vanno dallo speck ai formaggi degli altipiani e con sottili e raffinate soluzioni culinarie.
Noi non abbiano resistito alla voce «Carpaccio di cervo, cotto a 53 gradi su letto di misticanza a scaglie di ricotta fumé» e abbiamo deciso di partire da questo antipasto.
Una scelta appropriata perché la presenza di ricotta fumé dà al carpaccio di cervo un sapore delicatissimo alla selvaggina. Un piatto che ci permettiamo di consigliare.
 

Carpaccio di cervo.
 
I primi piatti, come abbiamo detto, devono soddisfare golfisti affamati che hanno poco tempo. Quindi la pastasciutta la fa da padrona, anche se pur sempre con l’impronta di montagna. Oltre all’immancabile pasta al sugo e al ragù, troviamo spaghetti al ragù di trota, spaghetti con Vezzena e scaglie di tartufo, tagliatelle ai porcini, penne alla carbonara Cimbra, gnocchi di patate col trentingrana, maccheroncini al ragù di lepre.
 
Uno di noi ha scelto tagliatelle al ragù di lepre preparata al coltello. L’altro ha optato per gli spaghetti Chitarra (a sezione con rotonda) con Vezzena e tartufo nero.
La lepre «preparata al coltello» significa che non è al ragù ma proprio con veri e propri pezzettini di lepre. Il piatto è tra i più richiesti proprio perché, con quei tocchetti di lepre, rappresenta una sorta di pranzo completo anche per il golfista che ha fretta.
La pasta col tartufo si presenta da sola. Va precisato che questa non è la stagione del tartufo trentino, per cui la sua provenienza in questo periodo è norcina. Ma il tartufo nero è pur sempre tartufo. Possiamo dire che si tratta di un piatto estremamente raffinato anche per una clientela spartana.
 

Sopra, sopaghetti al tartufo; sotto tagliatelle al ragù di lepre.

 
I secondi piatti hanno il necessario, ovvero la tagliata di manzo, il filetto di trota, il carpaccio. C’è anche il piatto vegano con verdure grigliate.
Noi, ovviamente, abbiamo optato per qualcosa non proprio scontato: le costolette d’agnello e il brasato.
Il brasato, fatto col guanciale cucinato per tre ore a bassa temperatura di forno, era di una morbidezza unica, lo si poteva tagliare con la forchetta. Sorprendente anche la polenta di patate che lo accompagnava.
Ma la sorpresa vera e propria sono state le costolette d’agnello scottadito con pané al pistacchio. Le costolette vengono scottate sulla piastra per pochissimo tempo per poi essere impanate e messe in forno. Ne esce un piatto morbidissimo, sapientemente insaporito col pané e con la carne interna poco cotta, che si scioglie in bocca.
Questo è il piatto che consigliamo a chi vuole provare qualcosa di sopraffino senza timore di abbandonare la carne tradizionale. Certamente è stata la portata migliore del pranzo.
 

Sopra il brasato; sotto le costolette d'agnello.

 
Ovviamente i dessert di Maso Spilzi annoverano lo strudel di mele con panna, la crostata di mirtilli, la sachertorte… Ma noi abbiamo voluto provare due prelibatezze della casa: il semifreddo di cioccolata (particolarmente apprezzato dai golfisti) e soprattutto il «barattolino della felicità».
Quest’ultimo è tipico della casa e consiste in una crema mascarpone con frutti di bosco, biscotto al cioccolato e una spolveratina di cacao. Crediamo che la descrizione da sola possa invitare a provarlo.
 
Insomma, la visita al ristorante Maso Spilzi è stata particolarmente apprezzata da noi e speriamo di essere stati utili ai nostri lettori, che invitiamo a sedersi a tavola in tutta serenità.

F. e G. de Mozzi
 
Il Barattolino della felicità.

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