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Cartoline di Bruno Lucchi, dalla Cascata del Lupo

Si presenta davanti ai nostri occhi un inno alla natura, un luogo selvaggio dove il rombo dell’acqua copre il sussurro del vento tra gli alberi e il canto degli uccelli

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Ho sempre avuto un’attrazione particolare per l’acqua, come tutti, credo.
Noi siamo fatti principalmente di acqua, l’ottanta per cento del nostro corpo lo è, forse è per questo che la psiche umana risponde positivamente all'acqua. Il nostro cervello è composto per tre quarti di acqua; sarà per questo che il mio colore preferito è l’azzurro, il colore del mare, la tinta del rilassamento e dell’armonia.
L'acqua attrae.

Vivo in una regione – il Trentino – che ha fatto dell'ambiente e dell'acqua la principale fonte di ricchezza: sorgenti, torrenti, cascate, fiumi e laghi oltre alle montagne, sono l'immagine della mia valle.

L’acqua contribuisce a ritrovare l’equilibrio nella vita e nel lavoro. C’è un legame particolare, con questo elemento liquido, che abbiamo fin dal primo giorno di vita: noi nasciamo nel buio e nella liquidità.
La vita sulla Terra dipende interamente dall’acqua; è in assoluto la risorsa naturale indispensabile per il mantenimento e lo sviluppo di ogni specie vivente.
 
L’acqua mi rilassa, mi libera la mente, forse è per questo che spesso la cerco.
Avevo visto delle splendide immagini invernali della cascata del Lupo, una cascata di ghiaccio impressionante. Mi ero ripromesso di andarci alla prima occasione, ma il tempo comanda e, come sempre, è sempre la fotografia che mi guida.
Lo stimolo di incamminarmi e raggiungere questo luogo incantevole, è sorto infatti per merito di alcune foto realizzate dal caro amico fotografo Aldo Gabbana.

Abbiamo - Graziella ed io - lasciato la macchina nel posteggio della chiesa di Piazze, un paesino del comune di Bedollo, in Trentino, vicino all’omonimo lago.

Ci siamo incamminati per una stradina asfaltata, dopo pochi minuti, un sentiero sterrato, in discesa, si addentra nel bosco.
 
A zig zag siamo scesi nel ripido sentiero, della valle del rio Regnana, guidati dal suono-rombo provocato dalla cascata. A passo tranquillo, in trenta minuti abbiamo raggiunto la forra.
Scalini di pietra, rocce ricoperte di muschio e disegnate dalle radici degli alberi. C'è da prestare molta attenzione.
È un sentiero da percorrere con molta prudenza, facendo attenzione ai numerosi sassi scivolosi.
 
«La salita sarà impegnativa», pensiamo.
Risaliamo il rio per un breve tratto, costeggiando le alte pareti di porfido, ed eccoci giunti al cospetto della Cascata del Lupo.
Alta ben 36 metri, incastonata fra scure pareti verticali di porfido, rivestite da muschi e licheni dai colori sgargianti.
La cascata anticamente chiamata in dialetto: Bót del Lóf.

La tradizione racconta che molto tempo fa, nei pressi della cascata, vi morì un grosso lupo che viveva nella zona.

Ma storie a parte, quello che si presenta davanti ai nostri occhi è un inno alla natura. Un luogo selvaggio dove il rombo dell’acqua copre il sussurro del vento tra gli alberi e il canto degli uccelli.
 
Mi piace il consiglio di Margaret Atwood ad una bambina, facciamolo nostro:
«L’acqua non oppone resistenza. L’acqua scorre. Quando immergi una mano nell’acqua senti solo una carezza. L’acqua non è un muro, non può fermarti.
«Va dove vuole andare e niente le si può opporre. L’acqua è paziente. L’acqua che gocciola consuma una pietra.
«Ricordatelo, bambina mia. Ricordati che per metà tu sei acqua. Se non puoi superare un ostacolo, giragli intorno. Come fa l’acqua.»
 
Bruno Lucchi



























 Bruno Lucchi 
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