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Incendi in Sicilia, un’esperienza personale – Di Maurizio Panizza

Se chi appicca il fuoco è un criminale, chi si gira dall'altra parte cosa è?

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Dai, diciamocelo francamente senza tante ipocrisie: chi appicca il fuoco saranno anche pochi, ma in compenso sono probabilmente molti quelli che si girano dall’altra parte per non vedere.
Dico questo, non per pregiudizio - perché penso che in Sicilia come altrove ci siano certamente persone a cui sta a cuore il bene comune - ma perché l’estate di tre anni fa, mentre mi trovavo nella bella isola, ho avuto un’esperienza esemplare legata appunto agli incendi.
 
Eravamo giunti ad Aci Trezza nel tardo pomeriggio, dove un’alta colonna di fumo aveva preceduto il nostro arrivo: stava bruciando la montagna sopra il paese e molti mezzi e un Canadair cercavano di contenere il fronte del fuoco.
Usciti per cena e poi rientrati verso le 23, tutta la montagna era di un bagliore impressionante.
Il fuoco si era ulteriormente esteso e non sembrava arrestarsi. Andati in camera, verso l’una di notte fui svegliato da dei rumori.
 
Aperta la finestra, incredulo notavo, al di là di uno spiazzo ad un centinaio di metri, un uomo che alla luce di un lampione armeggiava con un accendino e della carta per dare fuoco a delle sterpaglie alle pendici della montagna.
In quel momento volevo chiamare il 112, ma mia moglie mi suggerì di andare subito giù alla reception per avvisare il portiere di notte.
 
Così feci. Mi rivestii in tutta fretta e scesi trafelato. Spiegai al portiere cosa avevo visto e che temevo per eventuali danni a persone o a cose.
Si doveva secondo me chiamare immediatamente i carabinieri.
«Ma che carabinieri! – mi rispose l’uomo. – Qui si usa così per evitare di dover tagliare le sterpaglie. È più comodo. Stia tranquillo, torni a letto.»
«Ma come – risposi io – sopra il paese c’è la montagna che brucia e lei mi dice che bisogna stare tranquilli?»
«Guardi, agli incendi ci pensano le guardie forestali, non c’è da preoccuparsi. Vada a dormire. Noi ci siamo abituati.»
 
«Fanculo» - risposi mentalmente a quel tipo, fra un misto di rabbia, di amarezza e di umiliazione per aver creduto di trovare in lui quello stesso senso civico che tutti (o quasi tutti) qui in Trentino hanno nei confronti del proprio territorio.
Così me ne tornai a letto e rinunciai pure a chiamare io personalmente il 112, del tutto convinto a quel punto che avrei ottenuto la stessa risposta disarmante.
Il giorno dopo quelle sterpaglie erano bruciate, ma sul monte si continuava ancora nell’opera di spegnimento…

M.P.

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