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Il grande caos del 3 settembre 1967 – Di Maurizio Panizza

In quella data in Svezia la circolazione stradale delle auto passava da sinistra a destra

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Questa immagine di copertina rappresenta un po' (ma solo un po') il grande disorientamento di oggi.
Una fotografia emblematica che può dare spunto a molti ragionamenti in fatto di circolazione, compresa quella, tristissima, del coronavirus.
Tuttavia, lasciando da parte la trasmissione di un contagio che speriamo stia per concludersi, il consiglio in questi giorni è sempre quello di dare un senso, uno scopo al nostro tempo di libertà condizionata.
 
Oggi lo possiamo fare cercando di conoscere meglio la storia di questa strana fotografia che ci riporta al 1967, quando la Svezia fu la penultima delle nazioni europee (l’Islanda l’anno successivo) a cambiare il lato di circolazione sulle proprie strade.
Lo fece, è da dire, per ragioni di vicinanza con paesi, come la Danimarca, la Norvegia e la Finlandia, dove già si guidava a destra, ma anche perché le auto in vendita, provenienti dall’Europa, erano ormai quasi tutte con guida a sinistra.
Ma nel tempo non tutti i Paesi del Mondo si sono comunque adeguati. Oggi sappiamo, ad esempio, che in Giappone, nel Regno Unito e in Australia si guida ancora al contrario, ma non tutti sono invece a conoscenza del fatto che in tre dei cinque Paesi più popolosi del mondo (India, Indonesia e Pakistan) si viaggia ancora sul lato sinistro della carreggiata.
 

 
Ma perché si è scelto di circolare proprio a destra? Pare che tutto abbia avuto inizio nel Medioevo quando i cavalieri circolavano sul lato sinistro della strada per avere la destra libera nel caso in cui avessero dovuto sguainare la spada e difendersi da eventuali briganti.
Nel 1600, poi, comparvero le prime carrozze, che come ormai d’abitudine continuarono a circolare a sinistra, obbligando i pedoni a camminare sul lato destro della strada.
 
Ma non fu così per sempre, perché via via che aumentava il traffico, aumentavano anche le disparità di vedute e quindi di circolazione.
Arrivando al Novecento, l’anarchia sulle strade d’Italia era all’ordine del giorno, anche perché un Regio decreto del 28 luglio 1901 aveva confermato il diritto di ogni provincia a redigere il proprio codice stradale, imporre o abrogare i limiti di velocità e scegliere (appunto) la direzione di marcia dei propri veicoli.
Per fare un esempio, chi all’inizio del secolo circolava a Milano, a Roma o a Verona teneva regolarmente la sua «mano sinistra», ma se per caso lo stesso viaggiatore arrivava poi a Vicenza, a Ravenna o a Lecco, doveva necessariamente concludere il viaggio alla «mano destra». Insomma, un caos generale.
 

 
Con la Prima Guerra Mondiale, il Comando Supremo Italiano conscio della necessità di regolamentare la viabilità nelle zone di operazione, impose la guida a sinistra senza ottenere, peraltro, che tutti si uniformassero immediatamente alle nuove regole.
Pare anzi (così racconta qualche cronaca dell’epoca) che durante la ritirata di Caporetto a causa di tale inosservanza si verificò un ingorgo senza precedenti che costò la vita a migliaia di soldati intrappolati nelle strette valli alpine e decimati dalle artiglierie nemiche.
 
Sei anni dopo, finita la guerra, fu Mussolini a prendere la definitiva decisione di far guidare tutti gli italiani alla stessa mano, naturalmente quella a destra.
Prima però di arrivare al Decreto legge, il governo fascista aveva chiesto alle prefetture informazioni dettagliate sul traffico locale.
Le risposte arrivate erano le più diverse e a dir poco sconcertanti: nelle varie province d’Italia c’era chi viaggiava a destra, chi a sinistra, indifferentemente.
Soprattutto agli incroci e nelle aree urbane regnava un’enorme confusione e numerosi erano stati gli incidenti. Come un caso accaduto nell'aprile del 1923, e narrato dai giornali, in cui un automobilista milanese, fascista della prima ora, finì in ospedale in circostanze analoghe.
Ripresosi dalla convalescenza e presa carta e penna, l’uomo descrisse a Mussolini la sua disavventura scongiurando il Duce di prendere provvedimenti.
 

 
Fu così che ad appena un anno dalla Marcia su Roma (foto a pié di pagina), dove le auto degli squadristi avevano percorso le vie del centro tenendo la sinistra, Mussolini sottopose al Re un decreto che fu controfirmato il 31 dicembre del 1923.
La legge impose così al Paese la «mano destra unica», ma accordò la proroga di due anni alle amministrazioni cittadine per approntare la nuova segnaletica.
Cosa, per la verità, che andò per le lunghe ancora per qualche anno, perché non tutte le province e i comuni italiani diedero a quella decisione l’importanza che meritava.

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