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Giovani in azione: Alessio Marzari – Di Astrid Panizza

Chitarra e fisica, arte e scienza: due mondi virtualmente paralleli

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Ha quasi 27 anni, la passione per la musica e i sogni sempre presenti, lì nel cassetto. Tutto regolare, se non fosse che il ragazzo di cui parleremo oggi, coniuga l’impegno di una band musicale alternative rock, i «SUBCUTANEA», con quello rigoroso di una facoltà universitaria davvero impegnativa.
Alessio Marzari, questo il suo nome, sta infatti per laurearsi in Fisica alla magistrale dell’Università di Trento.
Vive in una piccola frazione del comune di Folgaria, Nosellari. È spigliato, parla senza timore e comincia a raccontarmi dei suoi inizi musicali.
 
«Ho preso in mano la chitarra alle superiori, tardi rispetto ad altre persone che suonano fin da bambini. La musica però mi è sempre piaciuta, il rock è il genere che preferisco.
«Pensandoci, mi sembra che sia stata la vita a portarmi gradualmente a immergermi nel mondo della musica: all’inizio suonavo per passione, poi più seriamente in una band che faceva cover [sostegno di altri gruppi – NdR].
«Qualche anno fa, però, quasi casualmente, dato che dovevamo cambiare batterista, venne a provare un ragazzo, Gianmaria Vicenzi, che però non si sentiva adatto a stare in un gruppo che suonava canzoni scritte da altri, perché voleva metterci del suo.
«Questo fatto – ci racconta Alessio – mi diede modo di riflettere e pensai che sarebbe piaciuto anche a me inventare qualcosa, mettere un po’di me stesso in quello che stavamo facendo.
«Alla fine il gruppo originario si sciolse e iniziammo a provare solamente io e lui. Poi, trovata una ragazza che suonava il basso, nel 2016 fondammo il nuovo gruppo rock che chiamammo Subcutanea.
«Oggi mi sento completamente immerso in qualcosa che sento mio per davvero. Negli anni, di bassisti ne abbiamo cambiati altri, ma ora è un annetto che siamo in tre ragazzi fissi: Nicola Lunelli al basso, Gianmaria Vicenzi alla batteria e io alla chitarra e alla voce.»
 

 
Da cosa nascono i vostri testi?
«La maggior parte delle volte prepariamo prima la musica, mentre i testi li scriviamo in un secondo tempo. Andare in sala prove e suonare qualcosa di tuo, non già impostato, rappresenta una liberazione, uno sfogo. Quindi secondo me, soprattutto all’inizio, i pezzi ci sono usciti senza regole, scritti di pancia e il nome del nostro gruppo, Subcutanea, nasce proprio da questo, rappresenta qualcosa che esce dalla pelle a livello istintivo.
«I testi li ho scritti tutti io, ma a volte mi sono stati suggeriti da Gianmaria. Ascoltando la musica provo ad immaginarmi quello che mi trasmette e disegno nella mia mente possibili situazioni che poi metto nero su bianco. Può capitare che in un momento in cui mi sento ispirato crei di getto il testo, oppure penso all’immagine che ho in testa, ci ripenso più tardi e lavorandoci nasce il pezzo completo.
«Per esempio, una volta, ascoltando la musica per la quale avrei dovuto scrivere il testo, mi è venuto in mente un momento in cui mi trovavo al mare. Nella mia mente ho visto un’immagine in cui c’ero io da solo su una montagna di sabbia che guardavo il tramonto ed ho quindi voluto scrivere di una persona che si sente sola e vede la sua ombra scomparire, contemplando poil’arrivo della notte che porta con sé le stelle che delineano i suoi pensieri.
«Per quanto riguarda quello che trasmetto, alcuni testi sono un po’incasinati, lo ammetto. Io so cosa voglio dire, ma non sempre desidero esplicitarlo, quindi chi ascolta può non capire il senso vero e proprio, lascio spazio alla libera interpretazione.»
 

 
Cosa provi quando suoni?
«Suonare mi piace e mi aiuta un sacco. Quando arrivo in sala prove e magari sono stanco o stressato dopo tutta la giornata passata a studiare e prendo in mano la mia chitarra, già lì mi sento rinato, come dopo aver fatto una partita di calcio o una sciata. Mi aiuta a trovare una sorta di tranquillità interiore.
«Quando sono sul palco, invece, provo un’emozione diversa. Le prime volte c’era l’agitazione, poi però ci si abitua e vedere le persone che ballano sotto al palco dà una sorta di adrenalina, felicità. Mi ricordo una volta, il concerto più bello che abbiamo fatto, in cui abbiamo aperto l’esibizione di un gruppo importante.
«Eravamo convinti che non ci sarebbe stata molta gente perché suonavamo presto e quindi il pubblico sarebbe arrivato più tardi. In realtà quando siamo usciti sul palco era già tutto pieno, quindi è stato davvero figo. Non ci conosceva nessuno, però erano tutti esaltati, saltavano al ritmo delle nostre canzoni. Ecco in momenti così, quello che penso è Tutta la fatica fatta è valsa la pena
 
Riesci a coniugare lo studio e la musica?
«Normalmente sì perché la musica produce un’azione calmante su di me, è una sorta di antistress, basta aver voglia di fare e lo si fa! Vero è, però, che preparare l’album è stato un bell’impegno, anche perché ci siamo autoprodotti, nel senso che abbiamo registrato il disco nella nostra sala prove. Poi nella postproduzione ci ha aiutato il chitarrista e cantante dei Bastard Sons of Dioniso, Michele Vicentini.
«La maggior parte delle registrazioni l’abbiamo fatta di sera, quindi ottimo, non è che si studi troppo dopo cena. Ultimamente invece ho perso un po’ di tempo perché siamo usciti con il disco sotto una etichetta discografica indipendente di Milano e quindi a livello burocratico registrare i pezzi alla Siae, depositarli, è stato molto impegnativo.»
 

 
Come ti vedi nel futuro? Cosa ti aspetti?
«Ti dirò la verità, vorrei proseguire ciò che sto coltivando da anni con lo studio della fisica e quindi mi piacerebbe insegnare nelle scuole, alle superiori magari. Mi piace molto come idea e credo di essere anche sulla buona strada.
«Ovvio che se avessi certezze con la musica andrei diretto su quello. Non è facile quel mondo, però, assolutamente, perché nei momenti di pressione è davvero dura, l’ho provato ultimamente con questo ultimo disco, figurati se lo facessi di professione, sarebbe mille volte più tosta.
«Poi di questi ultimi tempi non è nemmeno facile trovare posti dove suonare, ci sono sempre meno locali che hanno i permessi. La musica che va di moda, inoltre, è diversa da quella che facciamo noi, che è alternative rock. Non è facile, ma è bello mantenere questa passione attiva, è una valvola di sfogo.»
 
Come si chiama il vostro ultimo album? Avete intenzione di fare un tour per promuoverlo?
«L’album si chiama Non sono nuvole da pioggia e vuole esprimere la convinzione che nel caos ci sia sempre qualcosa di positivo. E’uscito in marzo e da allora abbiamo iniziato a suonarlo in vari locali di Trento.
«Fra poco partiremo per Berlino per fare un vero e proprio tour, grazie alla vincita di una call, una sorta di proposta di finanziamento ai migliori progetti del territorio, lanciata da UploadSounds, piattaforma virtuale per musicisti nella zona dell’Euregio.
«Tornati da Berlino, suoneremo in Trentino, ma anche oltre i confini regionali. Abbiamo, infatti, in programma appuntamenti a Belluno, a Treviso e a Milano. Si fa sempre qualcosa, non ci fermiamo mai.»
 
Astrid Panizza
(Puntate precedenti)
 
Cliccando l’immagine che segue si avvia il video realizzato per la canzone «Chaos» presente nel loro ultimo album «Non sono nuvole da pioggia».

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