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Giovani in azione: Leonardo Magnani – Di Astrid Panizza

Dalla piccola realtà della Val di Non, ora vive e lavora a Liverpool. Gira il mondo facendo progetti per la cooperazione internazionale

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Leonardo Magnani, 26 anni, viene da un piccolo paese della Val di Non, ma la realtà trentina gli è sempre stata un po’ stretta.
Ha studiato a Verona, prima, laureandosi in Lingue per il commercio internazionale, e a Padova, poi, con una magistrale in Local Development (cooperazione allo sviluppo).
Durante i suoi anni di studio ha vissuto varie esperienze all’estero, dalla Germania al Brasile, per approdare ora, finiti gli studi, a Liverpool, dove lavora per due organizzazioni che si occupano di cooperazione internazionale.


Di cosa ti occupi a Liverpool e perché hai deciso di partire?
«Dopo la magistrale sono arrivato qui con il progetto Erasmus per fare un tirocinio post-laurea. Volevo lavorare in un Paese di lingua inglese per mantenere alto il mio livello linguistico. Durante la magistrale, infatti, ero stato a fare un tirocinio in Brasile, Paese che avevo già “vissuto” in una precedente esperienza, quindi mi sentivo quasi più ferrato sul portoghese che sull’inglese. Avevo bisogno di recuperare. Dopo il tirocinio sono stato assunto dalle due organizzazioni con cui avevo fatto il tirocinio ed ora lavoro a tempo pieno.
«Il mio lavoro è fare il project manager. In un’organizzazione lavoriamo con progetti per i migranti o in ambito di salute mentale, giovani e lavoro. Ci occupiamo di progetti europei principalmente. Nell’altra, invece, operiamo a livello mondiale, sull’educazione ambientale nei parchi urbani. Abbiamo progetti in ballo a New York e a Cape Town (Sudafrica).
«Quello che faccio nella pratica è scrivere i progetti e organizzarli. Mi occupo soprattutto dell’ambito ambientale. Recentemente è stato approvato un mio progetto in Portogallo, quindi mi sto dedicando a quello e ad ottobre-novembre sarò lì per metterlo in piedi. Non vedo l’ora! A fine settembre, invece, sarò in Sicilia per un progetto sul bullismo.»
 

 
Da cosa è partito il tuo voler aiutare le persone in difficoltàcostruendo progetti per loro?
«Nel 2012 sono stato in Brasile per la prima volta. Ho partecipato ad un interscambio con l’con l'Ufficio Emigrazione provinciale, arrivando in una regione dell’Amazzonia. Lì ho visto con i miei occhi il problema della deforestazione e come le persone vivono impotenti di fronte a questi cambiamenti voluti da grandi multinazionali. Si trovano, quindi, ad essere privi di qualsiasi cosa, poveri e disposti a tutto pur di dar da mangiare ai propri figli.
«Questo è il motivo che mi ha spinto a lavorare nella cooperazione internazionale piuttosto che continuare a studiare marketing o commercio internazionale, turismo, oppure materie di indirizzo della triennale. Ho voluto seguire una magistrale nel campo della cooperazione e poi specializzarmi in ambito lavorativo.»
 

 
Come ti sembra si ponga l’Inghilterra verso i migranti a differenza dell’Italia?
«Sicuramente in Inghilterra l’atteggiamento è diverso. In Italia c’è più chiusura verso l’ignoto, verso chi o cosa non si conosce. Inoltre è più difficile per alcuni accettare che persone da altri Paesi arrivino per rimanere, lo si sente tutti i giorni al telegiornale.
«Qui, invece, vedo che le persone sono indifferenti agli stranieri, per esempio quando dico che sono italiano non mostrano nessuna reazione perché sono abituati a convivere con molte culture differenti tra loro e non mostrano nessun segno di disprezzo o dimostrazioni immediate di  amicizia.»
 

 
Com’è la vita in Inghilterra, a Liverpool?
«Onestamente, è il Paese in cui sto facendo più fatica ad ambientarmi. C’è un grande senso di isolamento delle persone, cioè, sono disponibili, per esempio se chiedi loro indicazioni per la strada ti rispondono con un sorriso, però non vogliono essere tuoi amici, capito? C’è come uno schermo difficile da rompere, infatti tante volte mi capita di sentirmi solo.
«È proprio un problema di isolamento sociale riconosciuto, ci sono persone che non hanno qualcuno con cui confrontarsi. Hai presente quando ti capita una situazione imbarazzante in cui parli con una persona e non sai che dire? Da quando sono qui mi capita almeno una volta in settimana, giusto per farti un esempio.
«Dal punto di vista economico, invece, va molto bene, la paga è buona e non c’è da lamentarsi, anzi. Tuttavia, per quanto riguarda il cibo e il meteo penso che ognuno di voi possa immaginare come sia la realtà britannica… non molto esaltante, mettiamola così!
«In fin dei conti mi trovo abbastanza bene, capisco che non è il mio Paese e non ci voglio rimanere per sempre, però sto bene e mi sono fatto anche qualche amico.»
 

 
Cosa diresti ai Trentini dopo aver vissuto all’estero?
«Fare progetti insegna tanto, che anche ciò che crediamo possa essere un ostacolo o un elemento inutile, può diventare una risorsa per realizzare i nostri sogni se sappiamo come usarla. Capisci cosa intendo?
«È un po’ come fare i canederli: puoi avere tutto il pane avanzato e la carne che vuoi, ma se non sai come combinarli fai un macello. Se invece trovi la ricetta giusta, il pane raffermo diventa la risorsa principale. Questo, usando un esempio forse banale, è quello che ho imparato dalla mia esperienza e credo si possa applicare ad ogni campo della vita.»
 
Astrid Panizza – a.panizza@ladigetto.it
(Puntate precedenti)
 
La locandina di un workshop che Leonardo sta organizzando in Portogallo.

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