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Giovani in azione: Federica Gilli, secondo pilota – Di Astrid Panizza

A 24 anni è navigatrice di rally, uno sport che si sta pian piano aprendo alle donne

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Federica Gilli ha 24 anni, viene da Segonzano, in Val di Cembra, e ha una passione di quelle che si sentono raramente. È infatti navigatrice automobilistica di rally.
 
Lasciamo a lei la parola: Federica, come mai hai iniziato a fare questo sport?
«È stato quasi un gioco cimentarmi in questa disciplina sportiva. Mio papà corre da trent’anni e un giorno ho deciso che volevo fare una gara per seguire le sue orme. Tuttavia mi mancavano i soldi per pilotare, quindi ho cominciato a fare il navigatore, da autodidatta, per alcuni piloti. Tutto questo risale a due anni fa durante i quali ho avuto la fortuna di fare più di trenta gare.
«All’inizio non avevo nessun tipo di materiale, per fortuna sono riuscita a farmi prestare tutto, dalle scarpe alla tuta ignifuga, all’orologio e via dicendo. Per fare il navigatore ci vuole un abbigliamento apposta, praticamente identico a quello del pilota, solo che non si usano i guanti altrimenti non si riuscirebbe a girare le pagine del libro dove ci sono scritte le istruzioni del percorso.
«In questo periodo il mio moroso, Matteo, che fa il navigatore anche lui, mi ha insegnato molto e la mia abilità è così cresciuta nel tempo.»
 

 
È comune che ci siano ragazze a praticare questo sport?
«Ultimamente ne vedo sempre di più, anche donne mature, e mi fa molto piacere che sia data la possibilità a tutti di provare uno sport che inpassato era visto come solo maschile. Quello che non mi piace di molte ragazze che fanno le navigatrici è che lo fanno con superficialità, solo per essere al centro dell’attenzione.
«Il mondo del rally non è ancora così aperto alle donne, spesso quindi può capitare che per colpa di alcune che sono civettuole, si rovini la reputazione anche a tutte le altre.
«Per quanto mi riguarda, ho un carattere molto maschile, scherzo e rido con tutti, ma se mi fanno una battuta so rispondere per le rime. Mi sono adattata a questo mondo maschile anche perché mio papà corre da prima che nascessi io ed è meccanico. So com’è quest’ambiente, ci sono cresciuta.»
 

 
Hai mai provato a fare il pilota?
«Sì, ho avuto l’occasione di fare una gara in pista da pilota, però lì mi sono resa conto che la mia strada sarebbe stata quella del navigatore. La ragione è semplicemente il mio esser donna, mi piace comandare e facendo il navigatore si ha la situazione in mano dall’inizio alla fine.
«Questo significa che tu stabilisci i tempi e i consigli su che gomme montare, i comandi sulle strade da fare. Il navigatore è quello che gestisce la gara.
«Ovvio che se non ci fosse il pilota il navigatore non farebbe più nulla, però chi dà i comandi è il navigatore e il pilota è quello che esegue. Ho quindi continuato su quella strada e ho trovato per fortuna persone che hanno avuto fiducia in me!»
 

 
Qual è il tuo compito in pratica?
«Il mio lavoro comincia prima della gara, perché devo scrivere le note sul libro, si tratta semplicemente di elencare le curve che arrivano, com’è la loro ampiezza e dati di questo tipo. Poi con il pilota, quando è possibile facciamo un giro di ricognizione per testare il percorso e è lui che mi indica le sue preferenze sulle note, se vuole che gli ripeta che sta per arrivare una curva o basta che glielo dica una volta sola. Ogni pilota ha il suo sistema. In gara poi devo essere io quella che dice al pilota quando e come affrontare le curve.
«Bisogna avere molto feeling. Non è facile, è necessaria una conoscenza e una fiducia estrema del pilota nei confronti del navigatore, per questo di solito non si cambia spesso la coppia. Se sbaglio a dire una curva, magari leggo una nota in anticipo, o in ritardo, andiamo a sbattere. La fiducia è alla base. Il mio pilota deve fidarsi di me.
«Quando sta per cominciare la gara e si accende il semaforo verde divento un tutt’uno con la macchina e il pilota, vorrei saperlo spiegare a parole, ma è una sensazione molto forte che si può solo provare. E in quel momento so esattamente cosa fare.»
 

 
Corri solo in Trentino-Alto Adige o anche fuori regione?
«Guarda, a dire il vero in Trentino non ci sono molte gare a parte il rally di San Martino di Castrozza che si è svolto il mese scorso. Per il resto, di solito gareggio nel centro-nord Italia. Inoltre, ho avuto la grande possibilità di girare l’Europa gareggiando in Austria, Slovenia e in Croazia.»
 
Partecipando a così tante gare consideri il tuo ruolo come un lavoro o svolgi qualche altra attività?
«Premetto che mi sono laureata in luglio in Lingue e prima di allora collaboravo con la ditta di famiglia, per cui riuscivo a organizzarmi con le gare abbastanza facilmente. Adesso mi occupo invece di reception in un’altra azienda. Ho iniziato da tre settimane e quindi devo ancora vedere come organizzarmi con le gare facendo solo quelle nel fine settimana.
«Per guadagnare al punto da considerare il navigatore come un lavoro bisognerebbe essere a livelli alti e io, ti dirò, lo considero semplicemente come una passione. Non so neppure se vorrei veramente che diventasse un lavoro, perché in quel caso si creerebbero delle dinamiche per cui correndo troppo spesso, magari un giorno mi stuferei e la passione si trasformerebbe in un peso.
«Al momento, invece, passo le giornate in attesa, pensando fra me e me: Che bello, tra due settimane vado a correre.
«È proprio un desiderio forte e per questo non vedo l’ora di sentire il motore che si riaccende.»
 
Astrid Panizza – a.panizza@ladigetto.it
(Puntate precedenti)


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