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Giovani in azione: Serena Bissolo – Di Astrid Panizza

La sua forte ma dolce determinazione: «Lasciarsi sorprendere dalla vita»

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Serena è una ragazza molto dolce, ha 26 anni e la sua voce è così serena (nomen omen è proprio il caso di dire) che quando parla sembra racconti una bella storia, una di quelle a lieto fine, proprio come la sua.
Il suo paese natale è Legnago, in provincia di Verona, ma Serena ben presto ha preso il volo da casa per arrivare prima a Trento, laureandosi nel 2015 in Lingue Moderne, per poi migrare in Germania alla fine dello stesso anno dove, presso all’Herder-Institut dell’Università di Lipsia, ha cominciato e portato a termine l’agosto scorso, una Laurea Magistrale in Tedesco come lingua straniera e lingua seconda.

Ora che sei arrivata alla fine del tuo percorso accademico di cosa ti occupi?
«Al momento ho trovato diversi lavori nell’ambito per il quale ho studiato. Lunedì prossimo, 12 novembre, inizierò a insegnare tedesco in un corso per principianti di livello A1, cioè per ragazzi che vengono dall’estero a studiare tedesco in università. Si tratta soprattutto di ragazzi indiani e cinesi che iniziano uno studio di logistica in Germania.
«Questo lo faccio nella città di Dresda, che dista un centinaio di chilometri da Lipsia, dal lunedì sino al mercoledì, mentre invece il giovedì e il venerdì torno a Lipsia dove, presso l’Università in cui ho studiato, mi sono stati offerti due lavori come tutor di ragazzi stranieri.»
 
È stato difficile trovare lavoro?
«No, assolutamente. Il problema semmai è che con il mio diploma di laurea il lavoro che posso fare non viene pagato come fossi, ad esempio, un’impiegata di un’azienda privata o di una scuola pubblica. Il mio lavoro richiede una sorta di flessibilità e di disponibilità perché, ad esempio, non mi viene pagata l’assicurazione sanitaria né tanto meno le ferie.
«Un’occupazione provvisoria, dunque, che al momento dà poche garanzie, ma che personalmente considero semplicemente come una sorta di transizione verso qualcosa di più sicuro.»
 
Quindi, come pensi di procedere?
«Al momento ho due idee per il futuro. La prima è quella di lavorare nella scuola pubblica, per trasmettere ciò che mi è stato insegnato. Devo dirti però che quando ho cominciato la magistrale credevo che il corso di studi che avevo scelto fosse molto più pratico.
«Mi sono trovata invece a studiare molta teoria e ricerca e ben poca pratica e questo mi ha mandato un po’ fuori strada, rimanendo all’inizio un po’ perplessa riguardo al passo che avevo compiuto.»
 
E la seconda idea?
«Beh, con l’andare del tempo ho scoperto che anche questo campo mi piaceva, l’ho presa come una sorpresa che mi ha riservato la vita e alla fine ci ho preso gusto tanto che, durante la scrittura della tesi mi sono state fatte delle proposte che mi porterebbero, se io volessi, a fare un dottorato di ricerca. Questa, appunto, è la seconda opportunità che ho davanti e su cui sto riflettendo.»
 

 
Perché hai scelto la Germania come meta della tua magistrale?
«Come tanti studenti, sono figlia anch’io del progetto Erasmus e durante la triennale avevo fatto qui a Lipsia i canonici sei mesi di studio.
«Mi ero trovata molto bene, così successivamente nella scelta della magistrale ho deciso di uscire dall’Italia per poter fare un’esperienza completa. E in tal senso ho scelto di iniziare il corso in Tedesco come lingua straniera e lingua seconda per poter apprendere al meglio le varie discipline e poi tornare a casa per poter applicare i concetti studiati.
«Questa era l’idea iniziale, poi, come hai visto, le cose sono cambiate!»
 
Come ti sei trovata da italiana in Germania?
«Le difficoltà maggiori credo di averle incontrate principalmente nell’organizzazione della vita quotidiana. Io vengo da un paese piccolo e abituarmi alla vita in una città con più di mezzo milione di abitanti devo ammettere che è stato difficile.
«Poi, però, con il tempo cominci ad apprezzare anche questo stile di vita, perché qui ci sono molti eventi e possibilità che un piccolo paese non potrà mai offrire.
«Ed è così che lentamente l’impostazione di vita cambia e ci si lascia un po’ sorprendere da quello che si vede in questa nuova realtà, apprezzandola.
«Ovviamente tutto questo ha richiesto un periodo in cui io ho riflettuto tanto e ho cercato di capire quello che mi faceva stare bene e dove potevo trovarlo.
«In Italia, per esempio, passavo tanto tempo nella natura, nelle campagne e nei boschi, cosa che qui è difficile da fare a meno che tu non abbia una macchina per uscire dalla città. Ho deciso perciò di trovare un appartamento vicino a un grande parco, scelta che mi ha dato davvero un senso di benessere.
«Si può dire, quindi, che ho cercato e trovato dei compromessi alla grande città, reintegrando sotto una nuova forma ciò che mi faceva stare bene quando vivevo in Italia, a Legnago.»
 

 
Come è la gente tedesca? Cosa ti ha trasmesso?
«Mi ha dato molto, ho conosciuto davvero delle persone che mi sono entrate nel cuore. Ciò che trasmettono dipende da te se sei disponibile a dare loro il tempo di conoscerti, perché, ecco l’importante, i tedeschi magari inizialmente sono più riservati degli italiani, ma questo solo perché vogliono conoscerti bene e quando ciò accade, sono disposti veramente a darti il mondo.
«Ho trovato qui un senso dell’amicizia che mi ha spiazzata, non lo conoscevo prima. Ho stabilito rapporti bellissimi che hanno messo con il tempo radici profonde.
«Per quanto riguarda invece le generazioni un po’ più grandi della nostra, il discorso mi è sembrato diverso. Lipsia [ex Germania Est – NdR], nonostante i trent’anni ormai trascorsi, pare ancora condizionata dalla precedente divisione tra Germania Est e Germania Ovest.
«La differenza la vedi proprio nelle persone, che si rapportano in modi diversi. Per farti un esempio, quando parli con i tedeschi dell’Est, inizialmente sembrano burberi, ma questo è semplicemente un loro modo di fare, non lo intendono assolutamente in maniera cattiva.
«Sono diretti ed hanno un senso dell’umorismo diverso rispetto ai tedeschi dell’Ovest che sono invece più cauti e non si permetterebbero mai di farti una battuta se non ti conoscono bene.
«Il modo di parlare è proprio impostato diversamente ed è curioso notare questi piccoli dettagli che, se non vivessi qui, sarebbe impossibile cogliere sino in fondo.»
 
Pensi di ritornare in Italia prima o poi?
«Non te lo nascondo: penso spesso a casa, al clima e al cibo italiano, al modo di vivere. Tuttavia, al momento sono qui anche perché il mio ragazzo è tedesco e vive a Dresda e quindi io lavorando metà della settimana là, ho modo di passare molto tempo con lui. Però non escludo il fatto di tornare in Italia con lui, a cui piace molto il nostro Paese.
«Sai una cosa? Devo ammettere che i tedeschi sono molto curiosi, a loro piace conoscere culture diverse, viaggiare e imparare cose nuove e per questo il mio ragazzo ha deciso di imparare l’italiano.
«Quindi, se prima parlavamo sempre e solo in tedesco, adesso la percentuale del tempo in cui conversiamo nella sua lingua è 60%, mentre per il restante 40% parliamo in italiano!»
 
Hai già fatto dei bilanci rispetto al tuo percorso di vita e di studi?
«Guarda, voglio dirti solo due parole. A volte sai, si fanno tanti piani, si parte avendo degli obiettivi e molte ambizioni.
«La cosa importante secondo me è però lasciarsi sorprendere da ciò che ti riserva la vita, da quello che accade attorno a te, dagli avvenimenti non calcolati e dalle persone che incontri e poi prendersi il tempo per riflettere. Perchè se è vero che la tua strada deve essere cercata e se possibile costruita a seconda dei desideri personali e delle inclinazioni, può anche succedere che la vita prenda un corso diverso da quello che inizialmente avevi immaginato.
«Diverso, sottolineo, che non sempre significa peggiore, anzi. Questo per dirti che oggi, a distanza di diversi anni, le mie scelte e i risultati che sono venuti in seguito mi permettono di guardare con soddisfazione al mio percorso di vita.»
 
Astrid Panizza – a.panizza@ladigetto.it
(Puntate precedenti)

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