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Giovani in azione: Francesca Busato Danesi – Di Astrid Panizza

Inversione di tendenza: il coraggio di tornare in Italia. Grazie anche all’amore

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Francesca Busato Danesi, 26 anni, è una ragazza a cui stanno strette le omologazioni. Mentre tutti (o quasi) i laureati d’Italia fanno le valigie per andare all’estero (e chi non ha il coraggio, perlomeno sogna di farlo) lei, che ha lasciato il Bel Paese ormai da qualche anno e che ha trovato un buon lavoro al di là della Manica, cosa fa? Sceglie di tornare. Strano, no?
Francesca viene da un paesino del Veneto, precisamente da Cogollo del Cengio, comune con poco più di tremila anime. Dopo aver frequentato la facoltà di Lingue all’Università di Trento, decide di prendere il volo per l’Inghilterra.
 
«Conclusa la triennale avevo le idee poco chiare su cosa avrei voluto fare dopo. L’unica cosa certa è che volevo migliorare l’inglese e quindi decisi di fare un’esperienza all’estero. In poche parole volevo andar via, forse anche per respirare aria nuova.
«Sono arrivata a Dover, in Inghilterra, nel gennaio del 2015, come ragazza alla pari.
«All’inizio mi sono occupata di due bambini per sette mesi, tuttavia alla fine di quel periodo non ero molto sicura se rimanere o meno.»
 

 
«Di sicuro volevo ricominciare a studiare, perché con la sola triennale in Inghilterra non avrei trovato un lavoro in linea con i miei studi, ma al contempo non consideravo neppure di tornare in Italia perché il mondo anglosassone mi affascinava e mi stavo via via integrando.
«Quindi mi sono iscritta a un Master in International Business all’Università di Oxford Brooks.»
 
«Nel 2016, una volta finito il Master, dato che avevo trovato un impiego adeguato alle mie aspettative, mi buttai nel lavoro a capofitto mettendolo al primo posto.
«A Oxford mi occupavo di creare newsletter commerciali, ma l’orario a dire la verità era piuttosto pesante. Iniziavo ogni giorno alle 5 del mattino e finivo alle due del pomeriggio. Nove ore per un lavoro inusuale che consisteva nell’informarmi in rete sui fatti del mondo e redigere per la multinazionale con cui collaboravo una newsletter mirata, cioè un notiziario da trasmettere ai propri clienti.
«Dopo un anno e mezzo, però, mi sono resa conto che quello non avrebbe potuto essere il lavoro della mia vita. Infatti, quando alla lunga l’orario ha cominciato a diventare insostenibile e troppo invasivo ho deciso di cambiare.»
 

 
È stato difficile lasciare un lavoro sicuro per cercarne uno nuovo?
«Sì e no. Bisogna avere il coraggio di buttarsi, prendere tutto quello che trovi. E in Inghilterra le occasioni non mancano di certo. Sono andata a un sacco di colloqui, molti di più rispetto a quanti avrei potuto farne in Italia.
«È molto diversa la situazione. Per spiegartelo in una battuta: è come se ti tirassero addosso il lavoro.
«E alla fine è stato molto semplice: dopo avere fatto tutti questi colloqui, ho accettato l’offerta di lavoro che mi piaceva di più, quella che mi sembrava la più interessante. Stavolta si trattava di un’agenzia di fotografia e mi occupavo inizialmente di assistenza ai clienti, mentre più tardi, quando si è liberato un posto nel dipartimento delle news, sono passata in quel settore.»
 

 
Quando hai deciso di tornare in Italia e perché?
«È stata una scelta un po’controcorrente, lo so. Nel momento in cui avevo trovato un lavoro che mi dava soddisfazione ho deciso all’improvviso di rimettere in discussione la mia vita. Un anno fa non avrei mai pensato di tornare e invece ora, dopo soli tre anni dalla partenza, sono nuovamente qui, in Italia. Ad agosto ho messo le mie cose in valigia e sono partita.
«Perché sono tornata? Credo che sia perché a lungo andare mi sono resa conto di alcune cose. Certo, è vero che avevo un bel lavoro, però poi quando tornavo a casa a dover convivere in un appartamento con gente che non avevo scelto e con cui non mi trovavo… Beh, alla fine ho aperto gli occhi e non sono più riuscita a vedermi in futuro in quel posto e in quella situazione. Perché è da dire che in una città come Oxford difficilmente con uno stipendio normale puoi permetterti un appartamento tutto tuo.
«Ci ho messo un po’ a realizzarlo e fino a un certo punto mi andava bene così, poi ho raggiunto il limite. Chissà, forse più semplicemente il sogno era svanito.»
 
E cos’è successo allora?
«È stato un travaglio interiore, ma per decidere è servita anche la spinta di Dario, il mio ragazzo italiano che ho conosciuto mentre vivevo in Inghilterra. Lui aveva deciso di tornare, io ho colto l’occasione e l’ho seguito.»
 

 
Allora si è trattato di una fuga per amore?
«No, no, non è così, o almeno non sta tutto lì. Avevo ancora un sacco di dubbi e l’idea di tornare indietro mi faceva tanta paura.
«Per settimane non ci dormivo la notte, e se fosse stata la decisione sbagliata? Sarebbe stata una sconfitta. E se rimanevo? Forse altrettanto: probabilmente avrei perso il mio ragazzo.
«Da una parte non volevo pentirmi, ma temevo ancora di prendere una decisione sbagliata. Poi, però, alla fine mi sono detta che non si può sapere finché non si prova.
«Mi sembrava il momento giusto e quindi ho trovato il coraggio che mi serviva.»
 
Dove ti trovi in questo momento?
«Una volta tornata sono passata a casa, a Cogollo, per radunare le mie cose e le mie idee, poi sono arrivata a Parma, da Dario. Non ero mai stata in questa città.
«Il rientro dall’Inghilterra alla fine ha chiuso un importante capitolo della mia vita, ma ha segnato anche l’inizio, qui a Parma, di una nuova avventura che mi sta riservando grandi gioie.»
 

 
È passato un mese e mezzo da allora. Ti sei pentita della tua scelta?
«No, mai, per fortuna. Ammetto che mi manca a volte la mia vita inglese, l’indipendenza che avevo là, i grandi supermercati con tante cose, la gente multicolore. Mi piaceva non dover rendere conto a nessuno, potevo fare quello che volevo, secondo i miei ritmi e le mie intenzioni.
«Rientrare è stato per me un cambiamento radicale perché oltre ad essere tornata in un Paese dove tutti parlano italiano, sono anche andata a vivere con il mio ragazzo. E non è poco. In più, ho cominciato da un po’ di tempo a lavorare per un ufficio stampa. Mi piace molto e devo dire che in tal senso l’esperienza che ho fatto in Inghilterra mi ha aiutata di sicuro.»
 
Quindi una storia a lieto fine?
«Direi di sì. Dal momento in cui si ha al proprio fianco una persona che ti vuole bene, tutti i cambiamenti diventano più facili.
«E la paura si scioglie e se ne va. Certo alla fine sei tu che scegli, ma credo che in ogni situazione della vita bisogna provare, provare sempre, prendere decisioni anche rischiose, se necessario, ma buttarsi dentro.
«Perché alla fine, non sai mai come può andare e non sarebbe affatto piacevole guardare al passato e avere dei rimpianti per non aver voluto provare.»
 
Astrid Panizza – a.panizza@ladigetto.it
(Puntate precedenti)

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