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Giovani in azione: Manuela e Davide – Di Astrid Panizza

Sempre più in alto, a passo di danza: lei 27, lui 24 anni, una coppia da podio

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Arrivo a casa di Davide Moscatelli e Manuela Grigolli con loro due che mi accolgono sorridenti sulla porta.
Nell’appartamento tutto è in ordine, niente è fuori posto.
Sono una coppia di Mori, lei 27, lui 24 anni, entrambi impiegati, due ragazzi che hanno trovato l'amore ballando sulle note di una musica, non però in discoteca, come accade spesso ai giorni nostri.
Loro, infatti, sono una coppia affermata a livello nazionale nella categoria dei balli standard.
 
Com'è iniziata questa vostra passione che a quanto pare vi sta portando a livelli di eccellenza?
Manuela: «Abbiamo cominciato perché a lui è sempre piaciuto il ballo e i suoi genitori ballavano già da tempo. In casa mia, invece, nessuno si era mai dedicato a quest'arte. Per la verità, in famiglia mi hanno detto che mio nonno materno era uno dei ballerini più bravi della zona, ma l'ho scoperto solo dopo aver già iniziato a ballare.
«Chissà, forse il ballo ce l’ho proprio nel DNA. Tutto è cominciato così per caso, semplicemente perché un giorno a Davide, che ballava già, mancava la ballerina. Fino a quel momento le sue partner erano state solo delle vecchiette – dice ridendo (e Davide conferma).
«Essendo vicini di casa è successo così: ha suonato al campanello e mi ha chiesto se volevo fare un corso di ballo.»
Davide: «E lei ha accettato solo perché voleva provare il tango...»
Manuela: «È vero, pensa che adesso il tango è il ballo che tra tutti mi piace meno!»
Davide: «Abbiamo iniziato a ballare insieme nel 2008 e dopo due o tre corsi di base ci siamo dedicati a fare un anno di preparazione per le prime gare.
«Nel 2009 abbiamo cominciato a fare gli allenamenti veri e propri per poi gareggiare sul serio nel 2010 nel ballo liscio e di sala in combinata nazionale.
«Sempre lo stesso anno abbiamo provato i campionati italiani e siamo arrivati secondi. L'anno prossimo sono dieci anni che facciamo gare… Come vola il tempo, sembra ieri!»
 
Qual è il vostro tipo di danza?
«Gareggiamo delle danze standard. Sono cinque balli: valzer lento, tango, valzer viennese, slow fox e quick step.
«Dei cinque balli l'unico che si differenzia è il tango, perché gli altri fanno parte dei balli di swing, il che significa che è presente un'oscillazione del movimento, mentre il tango è molto più lineare, piatto.
«A noi per adesso piacciono molto i balli di swing, ma è una continua evoluzione: chi lo sa, magari un giorno apprezzeremo di più il tango.
«Su questo punto devo dire che ci troviamo d'accordo, ma in gara si devono portare i cinque balli, quindi che ci piaccia o meno bisogna studiarli tutti allo stesso livello. Non è facile, ci vuole tanto, ma tanto impegno.»
 
Mi rendo conto che l’impegno è notevole: non avete mai avuto la tentazione di mollare tutto e utilizzare il vostro tempo libero in altro modo?
Davide: «Da quando abbiamo cominciato abbiamo sempre gareggiato senza interruzioni a parte l'anno in cui ho preso la maturità perché facevo il serale e non riuscivo a conciliare lavoro, studio e pure la danza. Poi però, passato quell'anno, abbiamo ricominciato alla grande.»
Manuela: «Esatto, siamo stati inseriti da subito nella categoria che va dai 19 ai 34 anni, pur avendo io 18 anni e Davide non ancora 16. Gareggiavamo con persone di 30 e all'inizio dobbiamo dire che la differenza si sentiva, eccome.
«Con il tempo, poi, siamo saliti di livello. Per farti capire, quando si comincia si parte dalla B3, il livello più basso in cui si guarda solo alla tecnica. I livelli successivi sono B2, B1, e poi A2, A1 e AS, che è la classe internazionale.
«L’estate scorsa siamo passati di livello alla fine della stagione e ora siamo in A2. Il passaggio di categoria avviene ogni stagione se arrivi in finale ai campionati nazionali. Quindi ci si allena sempre per dare il meglio di noi.
«Negli ultimi anni siamo sempre passati, quindi adesso manca poco: puntiamo a arrivare al livello più alto senza mai mollare. A mano a mano che si va su, però, è sempre più difficile.»
 
Un impegno così grande e costante quanto tempo richiede per raggiungere i risultati attesi?
«Moltissimo. Abbiamo cominciato che facevamo due allenamenti a settimana, adesso ne facciamo almeno cinque. Ci segue un preparatore atletico che ci aiuta nella prestazione fisica e abbiamo fatto anche un anno di preparazione mentale con una psicologa dello sport.
«Facciamo un corso di danza classica, inoltre c'è un insegnante che ci accompagna solo per la tecnica e un altro per la parte artistica, cioè l'interpretazione, l'atteggiamento quando balli. Insomma, il tempo che dedichiamo al ballo è pressoché tutto quello del nostro tempo libero.
«Vogliamo dare il massimo e cercare di ottenere il massimo. La categoria dove puoi avere risultati maggiori è quella dove siamo noi, 19-34, semplicemente per il fatto che sei giovane e prestante.
«Si può ben andare avanti a livello agonistico anche passata quella soglia d'età, ma la nostra idea, per ora, è quella di cercare di arrivare all’eccellenza entro i 34 anni e da lì in poi eventualmente cominciare a insegnare. Già ora disponiamo di un primo livello di insegnamento che si chiama Diploma Trainer, che ci permette di insegnare a persone che vogliono imparare per divertimento.
«Ci sono poi vari livelli da ottenere, fino a quello di maestro che ti consente di insegnare senza più gareggiare, o meglio, facendo competizioni solo nella classe dei maestri.
«L'idea è proprio quella di continuare a formarci con insegnanti di livelli sempre più alti, di imparare sempre di più per poi essere noi stessi quelli che vanno a trasmettere la passione e l'insegnamento ad altri.»
 

 
Come funzionano le gare?
«Si entra in pista a batterie di circa 12 coppie contemporaneamente e ogni coppia viene giudicata con un giudizio a vista. I giudici, in pratica, se apprezzano il modo di ballare ti danno una crocetta per passare al turno successivo.
«Fanno quindi una somma e chi ha più crocette passa, gli altri no.
«È un po' complicato da raccontare con poche parole, le gare nazionali durano intere giornate. È comunque più semplice da vedere che da spiegare.»
 
Vi è mai capitato di litigare prima di entrare in gara?
Manuela: «Come ti ho detto, noi ci alleniamo almeno cinque volte a settimana, se non di più, quindi succede spesso, molto spesso che ci siano dei disaccordi. L'idea è che ognuno deve capire fino a che limite può arrivare. Non puoi sprecare tempo solo perché uno dei due si ostina.
«Ovvio, è facile che succeda perché due persone che lavorano assieme capita che si scontrino. Sta proprio nel rendersi conto che anche se non si è d'accordo su qualcosa si va avanti comunque.
«Bisogna aver la pazienza di dire ok, lasciamo perdere e andiamo avanti. In gara normalmente non ci succede mai, durante gli allenamenti sì. Ma se tu sentissi qualsiasi altra coppia ti direbbe la stessa cosa.
«Il problema che si presenta di solito è che i balli che facciamo sono fisici, quindi siamo a stretto contatto l'uno con l'altra, la cosa più difficile nel ballo è muoversi all'unisono e per perfezionare la tecnica ci vogliono anni e anni di esperienza, non finisci mai di imparare.
«La cosa più complicata è che lui ha una risposta di quelli che sono i suoi movimenti e io dei miei, poi abbiamo una sensazione di movimento complessiva. Normalmente però, è più forte la propria sensazione, quindi per esempio, se sento che mi tira un po’ di più con il braccio, è facile dire mi stai tirando, piuttosto che pensare che ci possa essere qualcosa che non va nel complesso e siamo andati un po' fuori equilibrio.
«Non so se mi sono spiegata. E quindi da lì di solito iniziano le litigate più comuni, da un mi stai tirando no, non è vero, ma sì, invece, e così via. Davide sorride e annuisce.»
 

 
C'è nella coppia uno dei due che guida nel ballo?
Davide: «In tutti i balli guida l'uomo, ma la donna è quella che poi lo sviluppa, quindi il lavoro è al cinquanta per cento.
«Per le direzioni, per le figure, la donna si basa sull'uomo, abbiamo dei programmi stabiliti, ma in gara se per esempio una coppia si piazza dove avremmo dovuto fare la figura, è compito dell'uomo guidare la coppia verso un'altra direzione, in quel caso lei deve solo ascoltare e seguire quello che faccio.
«La donna ha più il compito della parte artistica, anche dovuto alla posizione. Se l'uomo rimane dritto in verticale, la donna è più aperta sulla sinistra, ci sono dei movimenti di testa da fare, delle figure in cui si danno dei calci, delle estensioni della schiena.»
Manuela: «Davide, quindi, mi dà sempre l'input e poi tocca a me fare qualcosa. È un continuo collaborare, spostare il peso dei corpi tra l'uno e l'altra per cercare di capire cosa lui vuole farmi fare e cosa io faccio in risposta a quello che fa lui.
«Quindi, in pratica, non c'è solo uno che guida oppure, come pensano alcuni, che la donna è passiva, assolutamente no. Bisogna equilibrarsi in tutto, l'unico dato fisso è la musica e soprattutto il tempo, su quello non puoi sbagliare.
«Il resto dev'essere costruito tra ballerino e ballerina.»
Davide: «Attualmente il ballo standard è considerato dal CONI uno sport a tutti gli effetti, ma non è una disciplina olimpionica proprio perché sembra non esserci un metro di giudizio obiettivo, nel senso che i dati obiettivi sono, come dicevamo, il tempo, la musica e anche la tecnica.
«Ci sono, però, tanti altri parametri che dipendono da cosa pensa il giudice, dal tipo di danza e da quante coppie ci sono in gara, perché se si devono giudicare una decina di coppie in un minuto e mezzo capisci bene che il tempo che possono dedicare a coppia è estremamente limitato e non sono tante le cose che possono vedere.
«Quindi, devi farti un'idea immediata su chi hai davanti. Non è facile perché non hai parametri, non è un dato scritto, non come la corsa in cui chi ci mette meno tempo è il vincitore.»
Manuela: «Proprio per questo motivo quindi il CONI non può portare la danza sportiva alle olimpiadi. Ma ci stanno lavorando, nel futuro si spera che si riesca ad arrivare anche a quel traguardo, perché la danza è uno sport rispettabilissimo, simile al pattinaggio artistico, per farti un paragone con uno sport che invece accede alle Olimpiadi.
«È necessario riuscire a trovare un compromesso tra quanto c'è di tecnico e quanto c’è di artistico.»
«Nel frattempo noi aspettiamo, e in gennaio abbiamo partecipato ai Campionati Italiani Assoluti per la prima volta.
«Andiamo sempre avanti, con grinta, con coraggio e con tanto allenamento, solo così si raggiungono gli obiettivi più alti, insieme, senza mai arrendersi.»

Astrid Panizza – a.panizza@ladigetto.it
(Puntate precedenti)

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