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Giovani in azione: Silvia Bazzanella – Di Astrid Panizza

Il lavoro, l’amicizia e l’Hygge, ovvero il senso di saper condividere la felicità: una trentina a Copenaghen

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Silvia posa con Babbo Natale in Lapponia dove è stata inviata per ispezionare gli hotel e le attività.

«Quando ero all'Università dicevo spesso a mio papà che una volta finiti gli studi avrei voluto avere in una mano la laurea e nell'altra un biglietto di sola andata per qualche posto nel mondo... forse è stato proprio questo pensiero a essere il trampolino di lancio per tutto ciò che ne è seguito.»
Silvia Bazzanella - una ragazza di 27 anni che viene da Mori, con i capelli lunghi e il sorriso che non l'abbandona mai - vive in Danimarca, a Copenaghen, ormai da due anni e lavora per un tour operator incoming, in sostanza un’agenzia che organizza viaggi in Scandinavia, Islanda e Paesi Baltici.
Lei si occupa dei clienti italiani, piccoli gruppi, in genere coppie, famiglie, sempre comunque meno di dieci persone.
Per la precisione il suo titolo professionale è «Travel designer», un’attività, cioè, attraverso la quale si occupa di pianificare viaggi turistici su misura partendo dalle richieste dei clienti.
«Noi prenotiamo tutto e forniamo un programma tecnico dettagliato. Poi sulla base di quello, i clienti fanno il loro viaggio in autonomia.
«I contatti preliminari che noi abbiamo sono con le agenzie di viaggio dove i clienti si recano. Sono quelle che poi vengono a contattare noi per la creazione del pacchetto.
«Generalmente questo è l'iter che seguiamo, – aggiunge Silvia. – Inoltre, se ci sono problemi durante il viaggio forniamo assistenza costante, quindi immagina che ho il telefono sempre vicino quando sono reperibile, anche durante i week end oppure di sera.»
 

Uno scorcio di Copenaghen.
 
Un lavoro non comune, quindi. A proposito: come hai fatto a trovare questo lavoro?
«Tramite il contatto di una ragazza che avevo conosciuto in triennale che mi passato il nominativo del tour operator dove lavoro attualmente, che si chiama V.O.S. - Vision of Scandinavia.
«Ho iniziato con un tirocinio di 4 mesi e poi mi è stato offerto un posto di lavoro fisso full-time per lavorare sul mercato italiano.»
 
E come mai questa voglia di partire per l’estero e cercare lavoro lì, anziché in Italia?
«Da quando ho fatto l'Erasmus in triennale, a Cardiff in Gran Bretagna, mi si è aperto un mondo. A me è sempre piaciuto viaggiare, conoscere persone, altre lingue, altre culture.
«Poi fin da piccola ho viaggiato molto con la mia famiglia. La Danimarca è stato proprio un caso, grazie a questo contatto che mi ha permesso di conoscere un’offerta di lavoro che mi sembrava interessante.
«Ho pensato subito: perché no? Ma sì, proviamo!»
 

Il team con cui Silvia lavora quotidianamente fianco a fianco.
 
Hai idea di rimanere a Copenaghen per sempre?
«Non lo so – mi risponde ridendo – vivo la vita giorno per giorno. E poi niente è per sempre. Il lavoro comunque, attualmente mi dà molte soddisfazioni perché mi piace, pur essendo molto impegnativo e talvolta stressante nei periodi di alta stagione in cui si lavora tantissimo.
«In agenzia, però, il clima è molto sereno con i colleghi e non si nota assolutamente il livello gerarchico che caratterizza, invece, gli ambienti di lavoro in Italia.
«Qui chiamiamo i nostri capi per nome, non si aspettano un trattamento di formalità gratuita e collaboriamo con i nostri manager senza sensi di inferiorità avendo ognuno da svolgere il proprio ruolo.
«Inoltre, come ambiente lavorativo siamo tutti ragazzi giovani, la media è sui trent'anni. Il team è internazionale e ogni giorno ci si trova a contatto proprio con persone di tutto il mondo.»
 
Quindi mi pare di capire che per il momento l’idea di tornare in Italia non è contemplata.
«No, ora come ora assolutamente no. Sto bene qui e ho bisogno di continuare la mia esperienza. A livello lavorativo ci siamo espansi e quindi sto sviluppando il mercato, sto cercando di allargare la rete con nuove agenzie e di fidelizzare quelle che già sono in contatto con noi. Non posso abbandonare ora: voglio vedere come andrà a finire il progetto che sto portando avanti.
«Anche la vita fuori dal lavoro mi piace davvero tanto, gli stipendi sono più alti che in Italia, questo è vero, ma Copenaghen è una città carissima, ciò nonostante si riesce a vivere bene e pure a mettere da parte qualcosa.»
 

Silvia mentre lavora al computer.
 
Come ti sei trovata all’inizio in una capitale del nord Europa così diversa dal nostro piccolo Trentino?
«Mi sono trovata bene fin da subito. Sono stata accolta nel migliore dei modi, sia sul posto di lavoro che nella società più in generale. Ecco, in poche parole posso dire che mi sono sempre sentita accettata in maniera positiva fin dal primo momento.
«C'è anche da dire, però, che mi ritengo una persona in grado di adattarsi facilmente, e non sempre è facile. Per quanto riguarda i danesi, per dirti, sono persone molto aperte mentalmente, ma socialmente chiuse.
«Sono molto timidi, anche i ragazzi, quando esci la sera non è facile socializzare come con gli italiani. Ma qui ci sono davvero tante persone che vengono da tutto il mondo per cui non manca la possibilità di socializzare e di avere amicizie.
«Inoltre Copenaghen è davvero una città cosmopolita e pure gli stessi abitanti, dal più giovane al più anziano, parlano correntemente l’inglese. Una favola per noi expat [espatriati – NdR], anche se questo spesso toglie la motivazione nell’imparare la lingua locale, il danese, che è peraltro una lingua difficile e molto gutturale.
«Per chi vuole, comunque, vengono organizzati corsi di lingua per stranieri che, almeno fino all’anno scorso, erano gratuiti. Io, però, per il momento non lo parlo e non ho intenzione di studiarlo.»
 
Ho una domanda che mi viene spontanea: ma il clima lì in Danimarca com'è?
«Il clima? Domanda importante perché questo è decisamente un fattore da non sottovalutare per chi ha intenzione di venire qui a stabilirsi. Da questo punto di vista è difficile adeguarsi, almeno i primi tempi.
«L'estate ci sono tante ore di luce e si arriva a un massimo di 25 gradi di temperatura. D'inverno, però - e qui sta il problema - le ore di luce sono davvero limitate: si va al lavoro che è buio e esci che è ancora buio, nonostante qui si lavori un po’ meno rispetto all'Italia, 37 ore e mezzo a settimana, a parte, per noi, l’alta stagione.
«Mancando il sole, ci sono davvero molte persone che cadono in depressione a causa del tempo atmosferico, anche i danesi stessi che qui ci sono nati e cresciuti. Il lato bello, se possiamo dire così, di avere tanto buio è che qui c’è l’usanza tenere le illuminazioni di Natale appese tutto l'anno, o quasi, e questo crea quell'atmosfera particolare per cui uscire dal lavoro con queste coreografie luminose sembra un po' meno pesante.»
 

Due colleghi di Silvia che pianificano un viaggio.
 
Si sa che le tutele sociali del cittadino nei paesi nordici sono molto più sviluppate che in Italia. È proprio così?
«Questo è vero, le leggi tutelano sia la persona che la famiglia. L’equità è un concetto importante in Danimarca. Per farti capire meglio cosa intendo dire ti faccio un esempio: sia le madri sia i padri hanno diritto alla maternità/paternità e possono decidere come gestirla.
«Per i mariti, poi, è normale aiutare nelle faccende domestiche e nella gestione della casa e dei figli: si vedono molti uomini a spasso da soli con i bambini, correre mentre spingono la carrozzina, fare la spesa alimentare.
«Inoltre i bambini sono sempre all’aria aperta, non importa che tempo faccia. Sia che piova, che nevichi, che sia nuvolo o ci sia un timido sole, l’importante è vestirli bene e assicurarsi che siano al caldo.»
 
E anche i cittadini ci mettono del loro per realizzare una convivenza serena?
«I danesi sono un popolo che ripone una gran fiducia nel prossimo, lasciano addirittura i bambini nelle carrozzine fuori dal panificio o dal piccolo negozio/caffetteria quando sanno che si tratterranno pochi minuti.
«Al lavoro, poi, non siamo tenuti a strisciare il nostro badge a inizio e a fine giornata: ognuno deve sbrigare con responsabilità il proprio lavoro e gestire il proprio tempo al meglio, lavorando almeno le ore minime previste da contratto.
«Per i danesi è molto importante affiancare al lavoro il tempo da trascorrere in famiglia con i propri affetti e pure il tempo libero da dedicare a se stessi. Lavorare troppe ore extra viene quasi malvisto poiché viene tradotto in una mala gestione del proprio tempo sul luogo di lavoro o nella scarsa capacità organizzativa negli orari e nelle mansioni.
«C'è da dire, però, che in Danimarca la tassazione è molto elevata, ma in cambio si ottengono servizi eccellenti. L'esempio eclatante è il diritto allo studio, le scuole e università sono gratuite, inoltre gli studenti universitari che affiancano allo studio un lavoro part-time [circa 40 ore al mese – NdR], ricevono un sussidio dallo Stato pari a circa 800 euro lordi mensili oltre allo stipendio. Se l’avessi saputo prima sarei venuta qui a studiare!»
 

Silvia mentre provava a galleggiare sul fiume (una delle tante attività proposte ai clienti).
 
Cosa fai nel tempo libero?
«Copenaghen è la capitale del Paese, quindi ci sono un sacco di eventi, soprattutto in estate è pieno di festival e workshops.
«Le persone hanno molta cura del proprio benessere e vanno in palestra o in piscina e anch’io cerco di uscire ogni giorno a fare una bella passeggiata o una nuotata in piscina, e magari una sauna, che qui in Danimarca è praticamente d'obbligo.
«La sauna, per i danesi, è proprio un di luogo di ritrovo dove ci si trova per socializzare. Non è come in Italia che quando entri in sauna non gira una mosca, qui si parla e ci si racconta e quando i danesi escono dalla sauna vanno poi a rinfrescarsi con una doccia fredda o con un tuffo nei canali.
«Ammetto che dopo più di 2 anni di permanenza non sono ancora riuscita a tuffarmi nei canali e non so se mai ci riuscirò! Non mi faccio, invece, mancare il rito del caffè con i miei amici internazionali che ho conosciuto qui. Alcune piccole tradizioni italiane non me le toglie nessuno, anche a Copenaghen!
«Ah, un'altra cosa: i danesi stravedono per l'Italia, soprattutto per il lago di Garda, dove ognuno qui ci è stato almeno una volta. Noi italiani e trentini siamo visti davvero bene per il cibo, la cultura, l’arte. Pensa che, quando dico che sono italiana, tutti mi chiedono cosa mai ci faccio qui in Danimarca, perché ritengono il nostro Paese un paradiso terrestre.»
 
La Danimarca quindi ti sta dando tanto, sia a livello lavorativo che umano?
«Assolutamente sì, andare via di casa è in ogni modo una crescita, e conoscere posti e culture nuove un arricchimento personale non da poco.
«Un importante concetto danese, che qui è fondamentale nella vita quotidiana e ha cambiato il mio modo di vedere la vita, è rappresentato dalla parola chiave HYGGE. Questa parola rappresenta, per i danesi, la felicità, ovvero una sensazione, un’atmosfera, creata per esempio dalla luce di una candela o da una tazza fumante di cioccolata calda da bere insieme davanti alla finestra quando fuori nevica, oppure da un momento di condivisione in famiglia o con gli amici. È la via danese per la felicità, qualcosa di semplice, ma di autentico.
«È un pensiero a cui loro tengono tantissimo e che a me piace. Col tempo trascorso devo dire che mi sembra di averlo fatto anche un po' mio e spero di poter condividere questa sensazione con tutte le persone a cui voglio bene.
«Questa è una delle tante belle cose che viaggiando puoi conoscere e che, se comprese e fatte tue, ti possono veramente cambiare la vita. Ovviamente in meglio.»
 
Astrid Panizza – a.panizza@ladigetto.it
(Puntate precedenti)
 
In bici per la città, il mezzo indispensabile per girare Copenaghen nella maniera più semplice e veloce.

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