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Giovani in azione: Laura Lorenzi – Di Astrid Panizza

«Tango o danza contemporanea? per me tutti e due» – Laura Lorenzi, ragazza trentina da otto anni ballerina a Londra

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È il sogno di tanti, quello di andare via di casa anche per lungo tempo, di viaggiare e di immergersi in una cultura nuova e diversa, magari di costruire casa e famiglia altrove.
Il desiderio espresso da molti di «partire» è un fenomeno importante che pone sempre alla base una domanda: perché?

Purtroppo al quesito non pare sia possibile dare una risposta univoca, anche perché se per tanti questo è semplicemente un sogno che rimarrà tale per sempre, per alcuni, invece - quelli più concreti e «coraggiosi» - diventa sul serio una vera e propria impresa da costruire giorno dopo giorno.

Così è stato anche per Laura Lorenzi, classe 1992, che balla fin da quando è piccina, ma che ha deciso di specializzarsi in danza contemporanea a Londra, dove vive ormai da quasi otto anni.
Una grande capitale, una città metropolitana con più di otto milioni di abitanti, con mille etnie e mille culture che, come accaduto per Laura, offre molte più possibilità di lavoro che in Italia, soprattutto per professioni, come la danza, che fanno parte del mondo delle arti.


Jack Williams Photography.
 
Laura, di cosa ti occupi nello specifico?
«Sono freelance [libero professionista – NdR], lavoro a progetto come danzatrice e insegno sia danza contemporanea che tango argentino. Due specialità totalmente diverse. La danza contemporanea è stato il mio primo amore, ho cominciato a muovere i primi passi a tre anni d’età. Il tango argentino, invece, si è aggiunto più recentemente ai miei interessi.
«Sono partita dall’Italia, precisamente da Trento, nel 2011 per perfezionare la danza contemporanea e a questo scopo ho frequentato per tre anni un’accademia qui a Londra, conseguendo una laurea in danza contemporanea che in Inghilterra è riconosciuta legalmente come tale.
«La passione del tango mi è venuta più tardi quando, viaggiando in Sudamerica, ho avuto modo di provare anche questa danza e ne sono rimasta affascinata. Una volta tornata nel Regno Unito ho così deciso di continuare a praticarla e a farla entrare nella mia vita anche da un punto di vista professionale.
«Sicuramente il fatto di essere già danzatrice mi ha aiutato parecchio nel progredire velocemente, perché non è affatto comune che una persona si cimenti nel tango con immediato profitto e per di più arrivi a insegnarlo dopo così poco tempo. Per davvero, però, il saper ascoltare il mio corpo è stato un punto in più affinché ciò accadesse in maniera naturale. Ormai sono quattro anni che insegno entrambe le discipline.
«Quest’anno, inoltre, sto muovendo i miei primi passi come coreografa: è questa per me la novità più importante del 2019, un progetto da portare avanti, come sempre, con grinta e senza paura.»
 

 
Come fai a organizzarti e a muoverti avendo così tanti interessi, per di più in una città enorme come Londra?
«Guarda, è un continuo incastrare impegni l’uno nell’altro. Ogni giorno, poi, spuntano sempre nuove cose da fare. Confesso che è abbastanza complicato riuscire a far combaciare tutto nella maniera migliore, però è anche molto stimolante perché se da un lato c’è una sorta di insicurezza (ad esempio, non so ancora che tipo di lavoro mi troverò a fare fra quattro mesi), dall’altro questa è una carriera che riserva sempre molte sorprese.
«Sicuramente ci vuole impegno e organizzazione in modo tale da far quadrare le cose e dare una direzione a quello che più interessa, altrimenti è facile, soprattutto per una professione così a portfolio, fare cose molto diverse e poi perdere di vista quello che conta veramente.»
 
Parlando di tappe di vita, quali sono stati per te i momenti determinanti per arrivare agli attuali livelli nel mondo della danza?
«Come ti dicevo, ho iniziato da piccolina con la danza contemporanea. Poi, una volta finite le medie ho deciso di iscrivermi al liceo coreutico, che apriva a Trento proprio quell’anno, quindi da lì ho cominciato via via a imparare e a migliorarmi sempre di più.
«Una volta finito il liceo ho provato diverse audizioni per varie accademie sparse in giro per l’Europa e alla fine quella di Londra, come detto, è stata la scuola che mi ha accolto. Ho preso quindi armi e bagagli e mi sono trasferita nel Regno Unito. Ed eccomi ancora qui, dopo quasi otto anni. Un tempo passato davvero in fretta perché è sempre così che succede con le belle esperienze.»
 

Laura&Filippo Tango - Andreea Vaidean Photography.
 
Come vivi la danza a Londra?
«Londra è un mercato della danza piuttosto vasto. Come città è decisamente internazionale e quindi si hanno molte possibilità di incontrare coreografi che provengono da varie parti del mondo.
«Per quanto riguarda in particolare la danza contemporanea c’è un filone che riguarda il teatro, quindi piccole compagnie che si dedicano alla danza teatrale, oppure quello più commerciale che include video musicali o eventi, come per esempio feste o sfilate in cui ultimamente la danza sta prendendo sempre più piede.»
 
Come consideri l’ambiente italiano da un punto di vista artistico? Pensi sia meglio per te rimanere ancora a Londra per crescere professionalmente?
«Da un punto di vista lavorativo devo dire che in Italia non ho potuto fare molto, anche perché studiando qui mi sono formata una rete di conoscenze che mi hanno permesso di lavorare a pieno regime quasi senza interruzioni.
«L’estate scorsa, però, ho lavorato in Italia con due giovani compagnie. È stato bello tornare nel mio Paese per un po’, soprattutto per via dei luoghi incantevoli che l’Italia sa offrire. Ho lavorato a Catania, che è bellissima, poi a Civitanova, e poi ancora nei pressi di Reggio Emilia, in un parco stupendo.
«Ci sono dei paesaggi e delle suggestioni in Italia che mi fanno sentire molto a casa, ma a dirti la verità non vedo il mio futuro lì né da un punto di vista professionale, né per altri motivi.
«Ormai la mia vita è a Londra, magari non rimarrò per tutta la vita in centro città, perché è molto caotica e costosa, ma comunque all’estero mi ci vedo bene. Però, chissà, mai dire mai.»
 
C’è stato qualche volta un momento in cui ti sei sentita in difficoltà?
«Sì, c’è stato. Tra la fine delle superiori e il trasferimento qui a Londra è passato un anno in cui ho fatto molte audizioni un po’ in tutta Europa per entrare in qualche accademia, come ti dicevo poco fa. Ho ricevuto molti NO e sembrava che quella strada non potesse funzionare.
«Essendo io a quel tempo una diciannovenne inesperta in un mondo a me ancora sconosciuto, ecco pensavo che sarei morta di crepacuore perché non potevo fare quello che veramente desideravo per la mia vita. Poi, per fortuna, la situazione ha finalmente preso a muoversi in senso positivo e alla fine tutto è funzionato nel migliore dei modi.
«Anche da quando ho cominciato a lavorare, sia chiaro, non è che sia sempre stato rose e fiori. Ogni volta che c’è un progetto a cui intendo partecipare, bisogna andare a fare le audizioni, provare assieme ad altre decine, centinaia di persone per pochi posti di lavoro. Rispetto a un lavoro cosiddetto normale, il mio è un esame continuo.
«In più è un ambiente molto competitivo che mette in gioco te stesso come persona e a volte è facile confondersi, pensare che non prendi quel certo lavoro perché non sei abbastanza brava, perché non sei all’altezza. In realtà, invece, è perché coloro che hai di fronte e che stanno per valutare la tua performance, seppur esperti del mestiere sono persone come tutte le altre, con propri gusti, preferenze, simpatie.
«Questo per dire che non possiamo andare bene a tutti. Per me, comunque, ciò che è vitale è avere delle persone che mi vogliono bene e mi sostengono sempre, comunque vada, come il mio ragazzo, anche lui danzatore, oppure come i miei colleghi e amici: tutte persone che conoscono l’ambiente e possono supportarmi nel viaggio e continuare a darmi fiducia.
«Credo che il circondarmi di persone come queste, che mi spingono sempre a credere in me stessa, sia stata per me la chiave per capire che bisogna guardare avanti senza mai arrendersi. Nei momenti difficili che immancabilmente ci sono nella vita di tutti, quando incontri sulla tua strada una porta che sbatte e si chiude davanti a te, il pensiero che deve prevalere in ogni caso è quello che ti fa dire tu vali. Se così sarà, stanne certo che quella porta prima o poi si aprirà di nuovo, o forse si apriranno scenari addirittura migliori.»
 
Astrid Panizza – a.panizza@ladigetto.it
(Puntate precedenti)

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