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Giovani in azione: Beatrice Pedrotti – Di Astrid Panizza

«Il tennis, sogno della mia vita» – Intervista a una campionessa paralimpica che ha raggiunto alti livelli grazie alla tenacia sua e della sua famiglia

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La Fisdir (Federazione Italiana Sport paralimpici degli Intellettivo Razionali) è una federazione sportiva che fa veramente del bene perché cura l’organizzazione e lo sviluppo dell’attività sportiva per gli atleti con disabilità intellettiva e relazionale. Infatti, ha il compito di promuovere la diffusione dell’idea paralimpica fra i ragazzi e il loro proficuo avviamento alla pratica sportiva.
Beatrice Pedrotti, 25 anni di Rovereto, conosce molto bene questa realtà in quanto è tesserata Fisdir e pratica tennis proprio con questa Federazione.
Il suo è stato un percorso un po’ particolare perché fino al febbraio 2019 mancava in Trentino una società tennistica tesserata Fisdir e quindi Beatrice risultava iscritta in Piemonte.
Poi, finalmente, il Nuovo Circolo Tennis Rovereto ha compiuto questo passo e Beatrice può dirsi ora a tutti gli effetti atleta portacolori Fisdir in Trentino.

A livello provinciale, Beatrice al momento è l’unica sportiva della sua categoria, mentre nel resto d’Italia ci sono solo due altre ragazze.
Ma Beatrice non è comunque da sola. Al suo fianco c’è sempre stata mamma Simonetta e il suo ruolo è stato fondamentale durante tutti gli anni di pratica sportiva.
È stata lei a fare pazientemente da tramite con i maestri di tennis che hanno seguito Beatrice, al fine di interpretare il suo comportamento e spiegare loro le modalità più opportune perché poi lei riuscisse a cogliere al meglio quanto le insegnavano.

Quando arrivo a casa sua, Beatrice mi accoglie fin dalla strada e mi indica dove parcheggiare. Il suo deficit cognitivo potrebbe farla sembrare una ragazza fragile e indifesa, ma posso assicurare che nel raccontarmi la sua storia ha mostrato una grinta non comune. È infatti un po’ timida all’inizio, ma è solo il primo approccio perché non appena iniziamo l’intervista comincia a parlare senza più fermarsi del tennis, il suo grande amore.
 
«Ma durante il giorno lavoro in una Cooperativa sociale che si chiama Amalia Guardini - ci tiene a precisare - poi una volta finito di lavorare, il pomeriggio per tre volte in settimana raggiungo i campi di tennis.
«Faccio anche altre attività, canto in un coro e a volte vado a cavallo, però il tennis è proprio la mia passione.»
 

 
Quando hai iniziato a praticare questo sport?
«Avevo 9 anni e per la prima volta ho provato il tennis a scuola e mi è piaciuto. Da lì ho deciso di iscrivermi ad una società e ho cominciato così con l’Happy Tennis Mori assieme al maestro Cristian Campolongo e saltuariamente Alberto Cestarollo.
«Poi nel corso degli anni ho cambiato diversi bravi insegnanti che hanno via via contribuito ad aumentare la mia voglia di andare avanti e di mettermi in gioco, come Samuele Carraro, Stefano Benedetti (preparatore atletico) e ora Fabrizio Senatore.»
 
E quindi?
«Beh, grazie a loro ho continuato a crescere dal punto di vista sportivo fino a quando, nel 2014, ho iniziato a fare le mie prime gare fuori regione.
«Il 2016 è stato l’anno fatidico in cui mi sono tesserata con la Fisdir entrando quindi nel circuito Nazionale. Durante la stagione 2017/2018 sono riuscita a vincere la medaglia d’argento assoluto nei Master Finali.
«Lo scorso anno, poi, ho cominciato a fare sul serio con un allenamento personalizzato assieme al preparatore atletico Stefano Benedetti, che ancora oggi mi mette a dura prova per fare in modo che riesca a dare il massimo sul campo.»
 

 
Grandi soddisfazioni, ma anche grandi fatiche, immagino. Una carriera che ti porta sempre più in alto…
«È proprio vero, tanta fatica, ma tanta gioia. E poi una continua crescita di livello che mi ripaga dei tanti sacrifici, sia miei che della mia famiglia. Dalle prime gare fuori regione, gli Special Olympics, sono passata nel 2018 alla convocazione in Nazionale partecipando nel mese di luglio ai Summer Games di Parigi per la disciplina del tennis, prova valida come Coppa del Mondo.
«Pensa – mi dice Beatrice con un sorriso d’orgoglio – che per andare a Parigi ho preso l’aereo per la prima volta e non c’era la mia famiglia con me; ero con gli altri atleti e con i tecnici. Ho avuto un po’ di paura però è stato proprio bello.
«Poi quando sono arrivata là e abbiamo cominciato a fare le gare è stato un sogno.
«L’incontro che mi ricorderò per tutta la vita è stato quello che ho vinto contro un’atleta francese.»
 
Come ti senti quando vinci?
«Mi sento più contenta del solito, sono comunque sempre tranquilla. Esulto, quello sì, mi dico: Evvai, ce l’ho fatta!.
«Il brutto è quando perdo. In quei momenti cerco di non abbattermi, magari un po’ piango, poi però vedo di superare anche le sconfitte. Può capitare, non si può sempre vincere.»
 

«Il brutto è quando perdo… Ma ho capito che non sono sola.»
 
Ci sono stati dei momenti in cui ti sei sentita giù e pensavi di mollare?
«Ogni tanto mi è capitato di trovarmi in difficoltà e di pensare di non farcela. Credo sia normale per ogni cosa importante della vita. Ma di mollare tutto e abbandonare il tennis, questo no, non l’ho mai pensato.
«Capita, come ti dicevo, che se perdo un incontro mi sento un po’ giù, ma cerco comunque di continuare a dare il massimo e di lottare. Poi c’è la mia famiglia che mi sta vicina e la mamma che mi accompagna sempre agli allenamenti e mi segue nello sport. Con le sue parole mi tira su quando mi sento sconfitta.
«Mi dice: Vedrai che andrà bene la prossima volta! e così mi tranquillizzo. E poi ci sono anche mio papà e mio fratello che non mi lasciano mai sola. Mi sento fortunata, loro mi danno la forza di superare i momenti difficili sia nella vita che nello sport. Io ci metto del mio perché la forza deve partire da dentro di sé. L’importante, l’ho capito nelle competizioni, è non darsi mai per vinti.»

Astrid Panizza – a.panizza@ladigetto.it
(Puntate precedenti)


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