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Giovani in azione: Lara Frisinghelli – Di Astrid Panizza

Tradurre. Lavorare con le parole e con le loro sfumature. Un lavoro difficile ma colmo di soddisfazioni

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Il Sud della Spagna è quel posto dove, già a pensarci, senti il sole sulla pelle e un vento caldo che ti accarezza il viso al calar del sole.
È grazie anche a queste suggestioni che Lara Frisinghelli, roveretana di 26 anni, si è innamorata di Malaga, dove lavora dal febbraio 2018 in un'agenzia di traduzione.
«Faccio sia la project manager, mi occupo cioè di gestire i progetti e di mettere in contatto i traduttori con i clienti, che la vera e propria traduttrice dallo spagnolo e dall’inglese all’italiano, perché chi lo fa per professione lavora sempre dalle lingue straniere verso la propria lingua madre.
«Faccio anche qualche traduzione in spagnolo, ma in quel caso con la supervisione della mia capa che è spagnola, ma che l'italiano lo sa molto bene.»
 

 
Lara, sorride mentre mi racconta il suo percorso di vita.
«Tradurre è la mia passione, fin da piccola mi sono piaciute le lingue straniere. Ho sempre avuto un'idea precisa di quello che avrei voluto fare dopo il liceo linguistico.
«Ho scelto l'Università di Forlì con il corso di Mediazione Linguistica. Lì ti formano sia per l'interpretariato che per la traduzione, ed è sempre lì che ho scoperto che quella poteva essere proprio la mia strada. Perciò a Forlì ho continuato con la specialistica in Traduzione.
«Mi piacciono proprio le parole, ho sempre letto tantissimo e quello è fondamentale per poter tradurre al meglio. Infatti devi conoscere la tua lingua a fondo, ogni singola sfumatura perché per scegliere il vocabolo giusto magari ci stai lì anche un'ora.»
 

Malaga.

Interessante. Quindi ti piace scrivere oltre che leggere?
«In questo caso non si tratta di scrivere direttamente perché, come ovvio, non sono io a produrre il testo. Il mio ruolo è semplicemente - ma non è semplice, credimi - quello di dare voce alle idee di qualcun altro nella mia lingua.
«È una vera sfida perché devi scavare all'interno delle parole e delle sensazioni, oltre che entrare in sintonia con l'autore. E alla fine è anche un po' l’empatia che ti guida quando riesci a trovare per quel testo la giusta risposta. Devi solo seguire il ritmo della traduzione e dare voce alla parola al fine di creare lo stesso effetto sul lettore. Un’impresa facile a dirsi e difficilissima da realizzare, soprattutto per chi non è adeguatamente preparato.
«Non è comunque questione di inserire solo le parole: quello è il lavoro del dizionario. I traduttori non conoscono per forza tutte le parole in tutte le lingue, è più che altro il riprodurre un concetto, un'idea, un'immagine del testo di partenza.
«Ci sono moltissime lingue che hanno concetti che nella propria lingua non esistono. Banalmente in spagnolo ci sono termini che usano una sola parola mentre in italiano per tradurla devi usare, invece, una perifrasi.
«Insomma, devi riprodurre le stesse emozioni facendo in modo che non si capisca che è una traduzione. La traduzione diventa buona proprio quando non si capisce che è stata tradotta. Così che alla fine il traduttore diventa, come dire, un autore invisibile.»
 

Con le amiche dell'università.

Cambiamo discorso. Dimmi, come ci sei arrivata a Malaga?
«È una storia lunga [sorride]. Beh, qui a Malaga ci sono arrivata in gran parte per amore, ma anche per lavoro. Ho conosciuto quello che è il mio attuale ragazzo quando ero in Erasmus qui a Malaga, nel 2014, ma allora eravamo solo amici.
«Poi con il tempo le cose sono cambiate, ci siamo messi assieme e per anni abbiamo vissuto una relazione a distanza. L'estate venivo sempre a trovarlo, un anno ho anche fatto un tirocinio di quattro mesi qui, insegnando italiano, quindi sono sempre riuscita in un modo o nell'altro a far combinare le cose.
«Però arriva un certo momento in cui uno dei due deve spostarsi, o io da lui o lui da me, perché a distanza le piccolezze si trasformano in problemi grandi che potresti risolvere al momento solo se vedessi il tuo partner, però è lontano e quindi non lo vedi. È una sorta di continuare a mandar giù fino a che esplodi.
«Quel momento, poi, è arrivato quando ai primi del 2018 ho cominciato a cercare lavoro. In realtà inizialmente cercavo sia in Italia che in Spagna, perché, comunque, avevo un po' di paura a vedermi nel ruolo di emigrante. Mi dicevo: Stiamo a vedere chi mi offre prima un lavoro, sarà il destino a decidere

Con Javier.

Chissà perché ho il presentimento che sia arrivata per prima l’offerta spagnola...
«A dire la verità, è stato un po' più complicato. L'agenzia dove lavoro attualmente cercava una persona spagnola che sapesse bene inglese e italiano. Quindi sarei stata scartata a priori... però quest'agenzia mi ispirava un sacco, mi sembrava così dinamica e innovativa che non volevo lasciar perdere. Quindi ho pensato di provarci comunque. La risposta della titolare è stata piuttosto secca: mi ha ripetuto che stavano cercando una persona spagnola, non italiana.
«Ci sono rimasta un po' male, però non ho mollato e ho scritto nuovamente chiedendole un colloquio. Volevo dimostrarle quello che sapevo fare. Mi ricordo che ero con le mie amiche di Università, tutte e cinque impegnate nello scrivere una mail che fosse convincente.
«Il giorno dopo ho ricevuto una sua chiamata. Abbiamo parlato in spagnolo, mi ha pure detto che avevo addirittura l'accento di Malaga! È in quel momento che lei probabilmente si è convinta e dopo un altro colloquio mi ha accettato. È stata una cosa strana perché lì ho capito che era davvero arrivato il momento di partire.
«Sono arrivata in Spagna quindi con la sicurezza di avere un lavoro.»
 

 
Adesso è un anno e mezzo che sei a Malaga. Dimmi la verità, ti manca l'Italia?
«Ma certo che mi manca! Tuttora è difficile abituarmi al cambio di luogo, di lingua e di cultura, di amicizie. Come dire che ho il cuore diviso in due tra casa, i miei genitori, i parenti, gli amici, e tutto quello che oggi rappresenta per me questa città che è comunque un luogo di cui mi sono innamorata dal primo momento: E poi qui c'è Javier, il mio ragazzo, che è la persona con cui voglio stare.
«Non torno spesso in Italia, questo è vero, e ti dirò anche che quando sono qui in Spagna sto bene. Certo, a volte ci sono momenti di crisi, come in tutti i luoghi e in tutti i tempi. Magari quando succede qualcosa a casa, in Italia, e io sono lontana mi sento un po' in colpa.
«Confesso però che il momento più brutto è quando devo rientrare a Malaga dopo un breve periodo passato a Rovereto. Ecco lì è ancor più difficile, perché come un turista in vacanza il tempo passa veloce e tornare alla routine quotidiana è poi un po' triste. Però, come dicevo, qui sto bene, mi piace un sacco.»
 

Rimani in Spagna, quindi?
«Per il momento sì, voglio pensare ad ora e non tanto al futuro perché non si sa mai che le cose non cambino in fretta. Ti dirò che ho sempre avuto il pallino per la Germania, mi piacerebbe passare un periodo della mia vita anche lì.
«Quando facevo l’università ho dovuto abbandonare il tedesco in favore dell’inglese e dello spagnolo, ma il fascino per quella lingua mi è sempre rimasto. Quindi chi lo sa.
«Il fatto che Javier non sappia una parola di tedesco lo supereremo anche quello, come tanti altri ostacoli della vita. Per ora gli sto insegnando l'italiano, al tedesco passeremo dopo, c'è ancora tempo. Poi lui è molto bravo con le lingue, quindi sono sicura che imparerà in fretta.
«Queste sono le mie idee e i miei progetti del momento. Mi piace vivermi così, per il futuro si vedrà. Sono sempre stata convinta che se una persona ha un sogno ci deve provare perché se non provi non saprai mai come sarebbe andata. E se poi va male sai di averci provato: nessun rimorso e nessun rimpianto.
«Nemmeno io ero sicura al cento per cento di quello che stavo per fare, ma stare nel limbo non serve a nulla. Se hai un sogno devi prendere quella decisione e non altre. E poi via, senza guardare troppo indietro!»

Astrid Panizza – a.panizza@ladigetto.it
(Puntate precedenti)


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