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Vite, amori, emozioni nel calice – Di Giuseppe Casagrande

Angelo Peretti nel libro «Esercizi spirituali per bevitori di vino» guida il lettore alla riscoperta dei contenuti sentimentali e intellettuali del pianeta vino

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Il giornalista gardesano Angelo Peretti autore del libro «Esercizi Spirituali per bevitori di vino».

Conosco Angelo Peretti da una vita. Giornalista scomodo, talvolta irriverente, ma schietto e genuino come i vini del cuore che ama senza lasciarsi influenzare dal blasone di certe etichette.

Scomodo - dicevo - ma sincero ed onesto nei suoi giudizi. Il giornalista gardesano non conosce la cortigianeria che, ahimè, sempre più spesso alberga in molti critici enogastronomici.
 

Mario Pojer, il «Peter Pan con i baffi» di Faedo e della Val di Cembra.
 
  Un «divertissement» sorseggiare i racconti dei 90 capitoli del libro 
Un «divertissement» sorseggiare i novanta capitoli del libro «Esercizi spirituali per bevitori di vino» (Edizioni Ampelos) da pochi giorni in libreria. Un pretesto per affrontare dalla lettera «A» (Abbiccì) alla «Z» (Zapping) un percorso narrativo inedito del pianeta vino e del mondo vitivinicolo.
A cavallo tra il racconto e il saggio, Angelo Peretti guida il lettore alla riscoperta dei contenuti sentimentali e delle emozioni che un vino può regalare quando avvicinandolo al naso si percepiscono i suoi profumi e poi al primo sorso si individuano le caratteristiche peculiari delle varie tipologie.
 

Eugenio Rosi, il «vignaiolo poeta» della Vallagarina e della Vallarsa.
 
  Non è un manuale tecnico e nemmeno una guida alla degustazione 
Solitamente il tema del vino è oggetto di manuali tecnici e di guide alla degustazione, mentre è raro che costituisca, come in questo caso, la prospettiva in base alla quale interpretare i pensieri e le azioni degli esseri umani, dei loro corpi e delle loro anime.
Attraverso questi 90 brevi capitoli Peretti si pone l’obiettivo di condurre il lettore a riscoprire la spiritualità del vino, bevanda sacra agli dei. Un vero e proprio Esercizio spirituale simile, per certi versi, a quello praticato dai filosofi che riflettono sul senso dell'esistenza.
Lo fa sulla scorta di un’esperienza più che trentennale nel settore, sviluppata attraverso la redazione di centinaia di articoli, recensioni, la stesura di piani strategici per varie denominazioni di origine, la responsabilità di alcuni Consorzi di tutela.
 

Lorenzo Zadra «El Zeremia», nume tutelare del Groppello di Revò.
 
  Aneddoti, poesie, romanzi, canzoni, lettere, ricordi personali 
Ogni singolo capitolo degli «Esercizi Spirituali per bevitori di vino» prende spunto da aneddoti, poesie, romanzi, canzoni che hanno a che fare con tutt’altro rispetto al vino. Un’intervista di Playboy al fondatore di Apple, Steve Jobs, è l’occasione per parlare dei timori delle persone comuni di fronte ai mostri sacri del vino e della vita pubblica. Una lettera scritta dallo stilista Giorgio Armani durante la prima ondata di Covid fa riflettere sull’eleganza e sulla cafonaggine di certi vini e di certi individui.
 
  I falsi riti dei sedicenti intenditori, nuovi sacerdoti dell'enologia 
Il ricordo dei primi astronauti sulla luna fa comprendere come il senso di appartenenza a una comunità costituisca il fondamento sia della convivenza civile, sia della tipicità dei vini di un determinato territorio.
Le confessioni degli amanti delusi nelle rubriche online dei cuori solitari danno modo di ragionare sulla cecità dell’amore e sui difetti dei vini.
«Stappa i vini che ti piacciono - suggerisce Angelo Peretti - e guardati dai vini muscolosi e ruffiani».
Un anatema rivolto a quanti anche in Italia hanno voluto scimmiottare il vangelo enoico di Robert Parker.
Scorrendo le 288 pagine del volume si coglie l’ironia, talvolta dissacrante, dell’autore di questi «Esercizi Spirituali». Ironia che smantella, uno dopo l’altro, i falsi riti di quei sedicenti intenditori che pretendono di ergersi a sacerdoti dell’enologia.
 

Reinhold Messner brinda con un calice di rosso a Castel Juval.
 
  La confessione: «Amo soprattutto i vini che parlano il dialetto» 
Uno dei capitoli di questo breviario enoico l'autore lo dedica al dialetto. Sul finire del Settecento - scrive Angelo Peretti - il geografo tedesco Anton Friedrich Büsching spiegò che l'Italia parlava tanti dialetti quanti erano i paesi sparpagliati lungo la Penisola. Fece male i calcoli, per difetto, poichè la realtà è molto più articolata.
«Lo conferma il mio paese natale in riva al Lago di Garda dove si parlano due dialetti: il dialetto dei pescatori e quello dei contadini. Questa pluralità dei linguaggi è una ricchezza. Ecco il motivo per cui mi trovo a mio agio con i vini che parlano il dialetto».
 
  Il piacere di condividere un calice di vino con le persone care 
Angelo Peretti aiuta il lettore a godere appieno del piacere di un gesto naturale come il condividere un calice di vino con le persone care. Per chi poi volesse approfondire i propri «Esercizi Spirituali» anche a tavola, Angelo Peretti suggerisce per ciascun capitolo due vini, uno italiano e uno straniero, coerenti con il contenuto di volta in volta trattato: la scelta contempla etichette famose e bottiglie meno conosciute, per un totale di centottanta vini.
 

Emilio Bulfon, nume tutelare degli antichi vitigni friulani, con moglie figli.
 
  Tra i vini del cuore il Poiema di Eugenio Rosi, il Groppello e lo Zero Infinito 
Tra i vini del cuore di Angelo Peretti figurano anche tre etichette trentine: il Poiema di Eugenio Rosi, il Groppello del Zeremia e lo Zero Infinito Cremisi di Pojer&Sandri. Ecco come l'autore presenta il Poiema di Eugenio Rosi. In Val di Gresta non coltivano le vigne, bensì patate, carote e cavoli cappucci che diventano crauti saporitissimi.
Però per arrivarci si transita dalla Vallagarina dove Eugenio Rosi fa un vino che è «rosso come il sangue, duro come la fatica, salato come il sudore, commovente come le lacrime. Ha una tale fierezza contadina, quel vino, che non gli servono parole per suscitarci eterna riconoscenza.»
 
  Il mitico Zeremia e il Peter Pan (con i baffi) di Faedo: Mario Pojer 
Al Groppello di Revò della Cantina El Zeremia del mitico Augusto Zadra oggi guidata dal figlio Lorenzo, l'autore dedica una frase, lapidaria, ma che vale un Perù: «Vini così non si possono classificare. Vini così vanno semplicemente goduti dal primo all'ultimo sorso».
Come non condividere il giudizio? E lo stesso dicasi dello Zero Infinito Cremisi, il rosato frizzante di Pojer&Sandri
«Ti assicuro che Peter Pan esiste - scrive Angelo Peretti - ha i baffi ed è di Faedo. Si chiama Mario Pojer, fa vini giocherelloni come questo. E si diverte un mondo».
 

Luigi Veronelli, «Il vino è il canto della terra verso il cielo»
 
 Il Riesling altoatesino Castel Juval dell'alpinista Reinhold Messner 
Un capitolo, il giornalista gardesano, lo dedica al K2 e all'alpinista altoatesino Reinhold Messner, il primo a scalare tutte e quattordici le cime del mondo superiori agli ottomila metri.
«Solo a nominare il K2 e l'Everest mi vengono le vertigini» confessa Angelo Peretti che cita una frase di Messner: «In montagna comanda la lentezza, bisogna dosare il passo». Insegnamento che vale per i vini invecchiati. «Quando nel bicchiere hai un vino di 50 e anche più anni rallenta l'assaggio» dice Peretti mentre assapora a piccoli sorsi il Riesling della Val Venosta Weingarten Windbichel di Castel Juval Unterortl, vigneto gestito da Martin e Gisela Aurich.
 
  Lo Scagarün, un Lambrusco mantovano nero come la pece 
Nei suoi racconti Angelo Peretti cita molti vini del cuore. Uno di questi, ad esempio, è lo Scagarün dell'azienda Lebovitz di Governolo (Mantova) che è anche uno dei miei vini del cuore. Un Lambrusco nero come la pece. Lo assaggiai 40 e più anni fa all'Antica Locanda al Commercio di Castel d'Ario, patria di Tazio Nuvolari, per accompagnare il risotto alla pilota col puntèl. Rimasi folgorato da quel vino il cui nome è tutto un programma (scagarün in dialetto mantovano significa «sporcaccione») e a fine pranzo mi recai alla cantina Lebovitz per acquistarne due cartoni. Pellegrinaggio ripetuto per anni.
 

Robert Parker, uno dei più influenti critici enologici del pianeta vino.
 
  Altra etichetta del cuore: il Piculìt Neri di Emilio Bulfon in Friuli 
Altra etichetta del cuore di Angelo Peretti (e pure mia) è il Piculit Neri di Emilio Bulfon che mi onora della sua amicizia dagli anni Ottanta quando scrissi dei suoi vini autoctoni friulani strappati all'oblìo: l'Ucelùt, il Cjanorie, il Cividìn, Forgiarìn, lo Sciaglìn, il Piculìt Neri.
Le etichette dei suoi vini riproducono l'affresco medievale dell'Ultima Cena dipinta sulla parete della Chiesa di Santa Maria dei Battuti a Valeriano (Pordenone), paesino di poche anime a due passi da Pinzano al Tagliamento, dove Albino Armani, dopo aver riscoperto in Val d'Adige il Foja Tonda, sta realizzando analogo progetto per la valorizzazione delle «Terre di Plovia».
 
  Altre chicche: il Verdiso di Gregoletto, il Fior d'Arancio, lo Scaccomatto 
Tra le «chicche» citate da Angelo Peretti meritano una segnalazione il Verdiso frizzante sui lieviti di Giovanni Gregoletto, patron della storica cantina di Premaor (Miane) e autore di uno spassosissimo volume sulla viticultura e l'enologia: «Vite ambulante».
Un vitigno secolare il Verdiso che da tempo immemorabile cresce sulle colline della Marca trevigiana «gioiosa et amorosa». Ed ancora: il Fior d'Arancio dei Colli Euganei di Vignalta, il Lugana Riserva del Lupo di Cà Lojera, il Vino Pro Missa dell'Abbazia di Praglia, il vino frizzante Gargante dell'ex allenatore di calcio Nevio Scala, il leggendario Brunello di Montalcino Tenuta Il Greppo di Biondi Santi, vino consigliato da Luigi Veronelli per una cena romantica a lume di candela, e l'Albana passito Scaccomatto della fattoria Zerbina (Faenza) che per esorcizzare la morte Vronelli teneva sul comodino assieme ad un Picolit della contessa Giuseppina Perusini Antonini, proprietaria di Rocca Bernarda, morta all'età di 101 anni, e un Porto Quinta de Resurressi del 1926 (data di nascita del maestro di tutti noi giornalisti enogastronomici).


Angelo Peretti, Il Bardolino Chiaretto è una delle mie passioni.
 
  E tra le 90 etichette straniere non c'è che l'imbarazzo della scelta 
Il Porto amato da Veronelli mi porta a citare alcune delle 90 etichette straniere che Angelo Peretti ha accostato ai suoi racconti proponendole all'attenzione dei wine lover. I vini francesi la fanno da padrone, noblesse oblige. Ecco perchè non poteva mancare uno Champagne. E bene ha fatto a non citare le solite blasonatissime etichette. In questo caso ci propone l'Extra Brut Les Empreintes Laherte Frères che rappresenta «l'essentiel du terroir de Chavot». E poi lo Châteauneuf-du-pape Les Vieillies Vignes Domaine de Villeneuve, «una meraviglia» confessa Peretti per non parlare del Sauternes Lur Saluces Chateau de Fargues.
Ancora: in Austria lo Zweigelt Wagram Ried Marienberg Waltner che ricorda - scrive Peretti - «i rossi d'osteria che si bevevano dalle mie parti, un po' fruttati, un po' erbacei, ma sempre sinceri». E in Germania l'afrodisiaco Rheingau Riesling Spätlese Kiedrich Gräfenberg di Robert Weil.
 
  Stati Uniti (Napa Valley e Oregon), Libano, Israele, Sudafrica 
Negli Stati Uniti, il Cabernet Sauvignon Gallica della Napa Valley Oakville («mi metterei di nuovo in viaggio per poterne bere ancora»), un Pinot Meunier dell'Oregon, il The Eyrie Vineyards, «una girandola di luci e di profumi», in Medioriente lo Chateau Musar White della Valle della Bekaa in Libano prodotto durante le pause dei bombardamenti (io, invece, ero stato stregato dallo Chateau Musar rosso, strepitoso). Ed ancora: in Israele, sulle alture del Golan, il Galilee White Riesling Gamla della Heights Winery, vino che Peretti ha assaggiato in un ristorante del ghetto ebraico a Roma. In Sudafrica un vino dolce, raro, ma non irraggiungibile: il Vin de Constance di Klein Constantia.
 

L'intervento di Angelo Peretti alla festa dei 50 anni del Consorzio Bardolino.
 
 Molti i vini del cuore spagnoli: Rioja, Priorat, Ribera del Duero, Rìas Baixas 
Molto spazio Angelo Peretti ha dedicato anche ai vini spagnoli. Ne cito alcuni: il Vino de la Tierra de Castilla y Leon Albillo Lovamor di Alfredo Maestro.
«Acquistai questo vino bianco - precisa - per l'ironia del disegno dell'etichetta (Cappuccetto Rosso in tacchi a spillo che bacia il lupo sulla bocca) e per il nome simpatico dell'uva: l'albabillo. Ho finito per ricomprarlo.»
Cosiccome è rimasto affascinato dal Tallarol Alella della Celler de Les Aus. Tallalorol è il nome in lingua catalana di un uccellino che assomiglia alla capinera e che in Italia è conosciuto con il nome di occhiocotto (in latino Sylvia melanocephala). Un vino salmastro come il Mar Mediterraneo. Per non parlare dei vini della Rioja, della Ribera del Duero, di Jerez, del Priorat, della Rìas Baixas. Questi ultimi sono conosciuti dai pellegrini che si recano a Santiago de Compostela, capoluogo della Galizia.
Amarcord personale: il vino citato da Angelo Peretti, il Rìas Baixas O Rosal della Bodegas Terras Gauda, era tra i vini che ci sono stati serviti con i percebes al Parador de Los Reyes Catòlicos in Praza do Obradoiro durante il pranzo nuziale di mia figlia che, al termine di uno dei suoi «cammini» europei, aveva coronato il sogno di sposarsi in cattedrale.
 

Angelo Peretti.
 
  Gardesano purosangue, Peretti si occupa di vino da più di 30 anni 
Angelo Peretti, gardesano purosangue (è nato a Garda nel 1959 e resiede a Torri del Benàco), si occupa di vino come giornalista e critico enogastronomico da più di trent’anni. Dirige il giornale online «The Internet Gourmet». Ha collaborato con alcune delle maggiori guide italiane dei settori del vino, dell’olio e della ristorazione, ha redatto piani strategici per vari Consorzi di tutela (tra i più recenti quelli relativi al Chiaretto di Bardolino e all’Asolo Prosecco) e ha pubblicato manuali sui vini italiani e sugli abbinamenti tra cibo e vino, tra cui «Vini e Spumanti», «Il Vino», «Gli abbinamenti ideali» per Giunti Editore e altri ancora per Morganti Editore.
 
  Forbes: «Angelo Peretti è un autentico uomo del Rinascimento» 
Angelo Peretti è conosciuto anche all'estero. La Federazione dei Vignaioli storici dei territori vitivinicoli della Slovenia (Slovenska Velika Lega) cita spesso e prende come riferimento la sua definizione di terroir: «Non è la tecnica a fare il vero vino, ma è la memoria scritta nelle cose».
La giornalista americana Irene S. Levine ha scritto di recente su Forbes: «Peretti is a true Renaissance man with a deep appreciation of the history, culture, foods, and wines of his birthplace» (Peretti è un autentico uomo del Rinascimento, con una profonda passione per la storia, la cultura, il cibo e i vini dei suoi luoghi natali).

In alto i calici. Prosit!
Giuseppe Casagrande - g.casagrande@ladigetto.it


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