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Viaggio nel microbiota intestinale – Di Nadia Clementi

Ne parliamo con il dottor Tommaso Cai, urologo presso l’Ospedale S. Chiara di Trento e Segretario Nazionale della Società Italiana di Andrologia

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Sono sempre più numerosi i ricercatori che stanno studiando il ruolo del microbiota nelle varie patologie e come intervenire in termini di prevenzione e terapia.
Fino ad oggi, è noto che un microbiota sano ci protegge da diverse patologie calibrando e regolando le nostre funzioni metaboliche e immunitarie.
Diversamente un’alterata composizione dell’ecosistema intestinale può favorire l’insorgenza di patologie quali: malattie infiammatorie intestinali, diverticoli, sindrome metabolica, infezioni uro-genitali, obesità, patologie autoimmuni, intolleranze alimentari, cancro del colon-retto, diabete tipo II.
Visto che il microbiota ci accompagna per tutta la vita, noi per conoscerne i suoi meccanismi e i nuovi straordinari scenari in medicina, abbiamo intervistato il dottor Tommaso Cai urologo presso l’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento (vedi) e Segretario nazionale della Società Italiana di Andrologia (vedi).
 

 
Dottor Cai ci spiega cos’è il microbiota? A cosa serve e perché è importante studiarla?
«Con il termine di microbiota si intende una determinata popolazione di microrganismi che colonizza un determinato distretto corporeo. Questa presenza di microrganismi non deve essere considerata solo come una presenza inattiva e statica ma assolutamente interattiva con l’organismo ospitante.
«Non solo un’interazione tra i microrganismi e le cellule dei tessuti dell’organismo ospitante ma anche tra il DNA dei microrganismi stessi e l’ospite.
«Quest’ultimo punto ci dà la possibilità di far chiarezza sulla differenza tra microbiota e microbioma: microbiota si riferisce a quello di cui abbiamo parlato, cioè una popolazione di microrganismi che colonizza un determinato luogo; d’altra parte con il termine microbioma si indica la totalità del patrimonio genetico posseduto dai microrganismi che compongono il microbiota stesso.»
 
Il microbiota è in grado di modulare il sistema immunitario, ma come riesce a creare un equilibrio con il nostro organismo?
«Il microbiota, come detto, ha un rapporto di convivenza utile con l’organismo che lo ospita. Cioè il microbiota crea una sorta di alleanza con l’ospite finalizzata ad ottenere ed offrire vantaggi per la sopravvivenza di entrambi.
«Per fare un esempio, nel nostro intestino ci sono molte specie batteriche che riescono a modificare alcune vitamine e renderle facilmente assorbibili dall’organismo; senza la presenza di tali batteri non sarebbe per noi possibile utilizzare queste sostanze.
«Per poter far tutto questo, c’è bisogno di un equilibrio tra la crescita batterica e la reazione che l’organismo ospitante potrebbe avere in risposta alla presenza di questi estranei. In questo senso il sistema immunitario dell’organismo ospitante si adatta e riconosce come non ostili i batteri e crea una sorta di convivenza senza generare risposte aggressive nei loro confronti.
«Inoltre, la presenza del microbiota è estremamente importante perché insegna al sistema immunitario a relazionarsi con l’ambiente esterno (pieno di sostanze definite allergeni che potrebbero determinare gravi reazioni) attraverso sostanze chimiche che vengono chiamate citochine.»
 
Qual è a grandi linee la composizione del microbiota intestinale?
«Il microbiota intestinale è formato da oltre mille miliardi di batteri, virus, funghi e protozoi (con un peso approssimativo di un chilogrammo e mezzo) che, come detto, comunicano tra loro e svolgono funzioni importanti per l’ospite.
«Il microbiota intestinale rappresenta oltre il 70% dei microrganismi presenti nell’uomo: tra questi ritroviamo organismi proviene dai quattro phyla Actinobacteria, Bacteroidetes, Firmicutes e Proteobacteria. Questa localizzazione così preponderante del microbiota nell’intestino è molto importante per le funzioni che esercita. Infatti il microbiota intestinale forma una barriera fisica e funzionale che contrasta la colonizzazione dell’intestino da parte di microrganismi patogeni che potrebbero determinare infezioni serie.
«L’effetto barriera viene fatto con due modalità: la prima meccanica pura, cioè i microrganismi che compongono il microbiota intestinale si localizzano ed aderiscono agli enterociti (cellule dell’intestino) e non lasciano spazi ai batteri patogeni per la loro adesione e successiva possibilità di infezione.
«Inoltre, l’altro meccanismo è un meccanismo attivo, cioè i microrganismi che compongono il microbiota intestinale si difendono dall’invasione dei batteri patogeni (che utilizzerebbero le risorse nutritive) e così facendo difendono l’ospite stesso.»
 
Qual è Il ruolo del microbiota nel neonato e nel bambino e perché è così importante?
«Un recente studio ha dimostrato come lo sviluppo del microbiota nel neonato e nel bambino consta di 3 fasi: fase di sviluppo (3-14 mesi di età), fase di transizione (15-30 mesi) e fase stabile (31-46 mesi).
«Il primo contatto che avviene tra il bambino ed il microbiota è quello attraverso il canale del parto, infatti durante il passaggio vaginale, il bambino viene a contatto con alcune specie particolari e utili per la composizione finale del microbiota, Bacteroides.
«Inoltre, con l’allattamento il neonato assume altri microrganismi positivi che con la fase dello svezzamento andranno a completarsi, in numero e varietà.
«Ognuna di queste fasi è estremamente importante per l’utilità che il micriobiota avrà in seguito.
«La funzione del microbiota intestinale nei bambini è di estrema importanza in quanto contribuisce al corretto sviluppo del sistema immunitario del neonato ed agisce come barriera contro i microrganismi patogeni.
«Inoltre, nel bambino è stato dimostrato come nel caso di un’alterazione del microbiota possano essere più frequenti patologie come l'obesità, gli stati allergici, le malattie infiammatorie intestinali e le alterazioni metaboliche.»
 
In che modo i batteri del nostro intestino ci aiutano a prevenire allergie e patologie?
«Come detto il microbiota esercita molte attività, sia di tipo prettamente meccanico come l’effetto barriera che è stato discusso prima che di tipo funzionale. Quest’ultimo meccanismo è molto importante poiché riesce a prevenire alcune patologie, tra cui le allergie.
«Infatti, la colonizzazione microbica precoce svolge un ruolo importante nello sviluppo del sistema immunitario. Nonostante ci siano alcuni studi che hanno messo in evidenza una correlazione tra il microbiota gastrointestinale e lo sviluppo di asma, rinite allergica ed eczema, mancano studi specifici che esaminano il microbiota nell’allergia alimentare umana.
«Comunque, alcuni studi su animali dimostrano come il microbiota può svolgere un ruolo fondamentale nella suscettibilità alla sensibilizzazione nell’ambito dell’allergia alimentare.»
 
Che cosa accade invece nel caso di un microbiota alterato? Come e perché si crea la condizione di disbiosi?
«Come abbiamo visto il microbiota intestinale ha una funzione fondamentale per l’organismo ospite. Nel caso, invece, di un’alterazione degli equilibri tra microbiota (batteri posiviti) e batteri patogeni, si parla di disbiosi intestinale.
«Questa alterazione può essere la causa di alcune patologie importanti come infezioni ed infiammazioni intestinali, malassorbimenti o altre patologie extra-intestinali come le infezioni delle vie urinarie e le prostatiti.
«Le cause scatenanti di questa disbiosi sono varie. La prima causa e quella più importante è l’uso non corretto della terapia antibiotica.
«Molto spesso vengono assunti antibiotici senza una corretta prescrizione e senza la consapevolezza degli effetti collaterali. Una sola compressa di antibiotico, se assunta senza una corretta e sicura indicazione, può creare problemi importanti al microbiota intestinale e all’equilibrio che si instaura tra lo stesso microbiota e l’organismo ospite.
«Tra le altre cause troviamo la dieta. Una dieta scorretta e non in linea con la dieta mediterranea può causare disbiosi.
«Infine, alcune patologie possono influire negativamente sulla funzionalità del microbiota come: le malattie epatiche, pancreatiche, gastriche e delle vie biliari ed i disordini di malassorbimento (celiachia ed intolleranza al lattosio).
«Da non sottovalutare come alcuni strati di stress possano alterare l’omeostasi intestinale.»

Quali sono le patologie conseguenti la disbiosi?
«L’alterazione dell’equilibrio del microbiota può determinare molte patologie sia prettamente intestinali che di altri organi ed apparati.
«Le conseguenze principali dell’alterazione a livello intestinale sono: gonfiori e meteorismo, maldigestione, senso di nausea e disturbi dell'alvo (stitichezza e/o diarrea).
«Queste alterazioni a livello intestinale sono causate sia da uno stato di infiammazione locale intestinale che dalla presenza di batteri patogeni.
«Lo stato infiammatorio intestinale e l’alterazione del microbiota creano un’alterazione dell’effetto barriera e di conseguenza i batteri patogeni possono proliferare e raggiungere altri organi e apparati come la vescica, vagina e prostata, causando infezioni ricorrenti.»

Se vengono percepiti tali sintomi cosa è necessario fare? Quando sarebbe opportuno sottoporsi all’esame del microbiota?
«In caso di meteorismo, alterazione dell’alvo ed altri sintomi intestinali che non si attenuano nel tempo è necessario rivolgersi al medico di fiducia per una prima valutazione.
«Questi sintomi possono, infatti, essere un’espressione della disbiosi che potrebbe portare nel tempo a patologie rilevanti.
«L’esame del microbiota senza una precisa indicazione medica non è consigliabile perché mancherebbe la correlazione con la clinica e, quindi, l’utilità per il paziente stesso.»
 
Come possiamo riequilibrare il microbiota intestinale?
«Nel caso di sintomi riferibili a disbiosi è necessario, in prima istanza, valutare tutti i fattori di rischio, dalla dieta allo stile di vita. Infatti, la cosa principale da fare è valutare le abitudini alimentari. Una dieta non regolare e non aderente a quelle che sono le indicazioni della dieta mediterranea è una delle principali cause.
«Inoltre, la sedentarietà e l’obesità possono contribuire ad una disbiosi. Quindi, la prima cosa da fare è quella di regolare la dieta, fare attività fisica ed evitare l’assunzione non indicata di farmaci ed in modo particolare gli antibiotici.»
 
Esistono altri tipi di microbiota?
«Abbiamo visto l’importanza del microbiota intestinale ma tutto l’organismo umano è colonizzato da microrganismi. I principali sono quello intestinale, cutaneo ed urinario. Tutti questi apparati sono infatti colonizzati dal micriobiota e da questa colonizzazione ne traggono utilità e benefici.»
 
Ci spiega l’importanza dello studio del microbiota delle vie urinarie?
«Per anni abbiamo creduto che le urine fossero sterili (cioè che non vi fosse la presenza di batteri). Negli ultimi anni, però, abbiamo scoperto che le urine contengono molti batteri e che in molte situazioni questi sono utili all’uomo. Infatti, la loro presenza, così come succede nell’intestino, ha un ruolo protettivo nello sviluppo di alcune infezioni delle vie urinarie.
«Questo passaggio è molto importante da sottolineare. Molto spesso alcuni pazienti eseguono esami delle urine per controlli di ruotine e vi trovano dei batteri. Se ci sono i batteri nelle urine ma non ci sono sintomi parliamo di batteriuria asintomatica e questa condizione clinica non deve essere trattata.
«In altre parole, nel caso di batteri nelle urine senza sintomi non devono essere utilizzati gli antibiotici. Questo è un aspetto importante perché l’uso della terapia antibiotica porterebbe ad un’alterazione importante del microbiota con conseguenti infezioni successive.»
 
Il microbiota rappresenta la nuova frontiera per le patologie dell’apparto genitale?
«Come detto, il microbiota rappresenta, davvero, nuova frontiera per le patologie dell’apparto genitale sia per le infezioni ricorrenti nella donna che nelle prostatiti croniche nel maschio.
«La modulazione del microbiota stesso, infatti, è risultata molto efficace nel trattamento delle cistiti ricorrenti e nelle prostatiti croniche batteriche.
«Questi concetti sono stati acquisiti di recente nella letteratura medico-scientifica e trovano, ad oggi, ampio spazio nella ricerca.»
 
Possiamo chiarire che cosa intendiamo con probiotici, prebiotici e simbiotici?
«I tre termini, seppur usati in modo spesso indistinto, identificano tre concetti diversi:
- con il termine probiotici si identifica un: «microrganismi vivi che, se somministrati in quantità adeguate, conferiscono un beneficio per la salute all'ospite» (definizione dell’International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics). Inoltre ed a completamento l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dato questa definizione: un probiotico è un microorganismo vivente che, ingerito in quantità sufficiente, produce effetti benefici sulla salute di colui che li assume. Questa definizione introduce il concetto di prodotto terapeutico, cioè il probiotico deve essere considerato come un vero e proprio farmaco da selezionare, studiare e somministrare in modo adeguato.
- con il termine prebiotico si identifica un: «substrato che viene utilizzato selettivamente dai microrganismi dell'ospite conferendo un beneficio per la salute» (definizione dell’International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics). La differenza, quindi, con il probiotico è importante.
- con il termine simbiotici si identifica: «una miscela composta da microrganismi vivi e substrato/i selettivamente utilizzati dai microrganismi ospiti che conferiscono un beneficio per la salute all'ospite» (definizione dell’International Scientific Association for Probiotics and Prebiotics). In questo caso, quindi, si identifica una miscela di probiotici che prebiotici.»
 
Qual è oggi il potenziale applicativo dei probiotici? In che modo modulano il sistema immunitario?
«Le applicazioni terapeutiche e di ri-equilibrio dei probiotici sono oggi molteplici. Per fare solo alcuni esempi possiamo dire: un primo effetto terapeutico è quello legato alla loro capacità di creare una competizione con i germi patogeni e prevenire le infezioni.
«L’altro effetto è quello di modulare il sistema immunitario. Molti studi hanno dimostrato come alcuni ceppi di probiotici hanno delle caratteristiche peculiari che consentono loro di ridurre lo stato infiammatorio intestinale e ridurre i danni che le sostanze nocive possono determinare sulle cellule intestinali stesse.»
 
Il probiotico è parte integrante di una terapia farmacologica, in quali casi è necessario e quali sono gli effetti positivi?
«Il probiotico, quindi, deve essere considerato come parte integrante di una terapia farmacologica, non solo per evitare gli effetti collaterali di alcuni farmaci, come gli antibiotici ma per dare un apporto terapeutico specifico.
«Per fare alcuni esempi, i pazienti con patologie infiammatorie intestinali vengono trattati con successo con alcuni ceppi di Lattobacilli e tali effetti sono stati ben dimostrati dalla ricerca medico-scientifica.
«Inoltre, alcuni studi recenti hanno dimostrato che la terapia con Lattobacilli DG in associazione e somministrati successivamente alla terapia antibiotica sono efficaci nei pazienti con prostatite cronica batterica nel ridurre le recidive sintomatiche.»
 
I probiotici farmacologici sono tutti uguali?
«Non tutti i probiotici sono uguali. Questo deve essere ben chiarito. Infatti, molti probiotici differenziano tra loro non solo in termini di produzione ma soprattutto in termini di efficacia clinica.
«La prima cosa da considerare è la capacità del probiotico di raggiungere la sede di azione. Se un probiotico viene distrutto a livello dello stomaco non sarà in grado di agire correttamente nell’intestino.
«Inoltre, dobbiamo utilizzare solo i probiotici che hanno dimostrato un’efficacia certa negli studi clinici. Non tutti i probitici sono, quindi, uguali e non tutti hanno gli stessi effetti.
«Ogni probitico ha peculiarità specifiche che devono essere considerate prima dell’assunzione.»
 
Perché è necessaria la prescrizione dello specialista?
«La prescrizione non è formalmente richiesta per l’assunzione dei probiotici ma è necessario seguire i consigli dello specialista o del medico di famiglia per la scelta del tipo di probiotico.
«Non possiamo farci consigliare dall’amico o assumere il probiotico che abbiamo in casa. Come detto, ogni probiotico è peculiare e necessita di una valutazione specifica prima dell’assunzione, pena il fallimento terapeutico.»
 
Perché è importante l’uso corretto degli antibiotici?
«Come detto precedentemente, la terapia antibiotica deve essere assunta solo su indicazione del medico. Questo perché non solo può portare ad effetti collaterali importanti ma anche perché può determinare resistenze batteriche ed alterazioni dannose del microbiota.
«Parlando di resistenza batteriche dobbiamo ricordarci che se non cambiamo rotta e non smettiamo di assumere gli antibiotici in modo non corretto nel 2050 in Europa ci saranno oltre 300.000 morti per infezioni batteriche dovute a germi resistenti.
«È l’ora di cambiare il nostro modo di comportarsi. È necessario assumere antibiotici solo su indicazione del medico.»
 
In conclusione, dottore, che consiglio si sente di dare alle famiglie che ci leggono?
«I consigli da dare sono:
• attenersi alla dieta mediterranea,
• fare attività fisica costante;
• evitare comportamenti a rischio (come il fumo di sigaretta);
• rivolgersi al medico in caso di sintomi intestinali che non tendono a passare;
• evitare in ogni modo l’autoprescrizione e l’assunzione senza indicazione medica di qualsiasi antibiotico;
• utilizzare solo probiotici che hanno un’evidenza scientifica chiara;
• e infine, vaccinarsi contro COVID-19»

Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it
dr. Tommaso Cai - tommaso.cai@apss.tn.it
U.O. Multizonale di Urologia - Ospedale Santa Chiara (Trento) e Santa Maria del Carmine (Rovereto)
Segreteria 0461903306
Altre info vedi sito: http://www.prevenzioneandrologica.it/

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