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S.O.S animali domestici – Di Nadia Clementi

Ne parliamo con il veterinario dottor Luca Caputo, che ha dedicato la sua vita al benessere degli animali domestici – Prima parte

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Disegni e copertine sono qui riprodotti per gentile concessione dell’editore «La Memoria del Mondo».

I nostri amici domestici, sono quotidianamente esposti a sostanze tossiche, di svariata natura, reperite sia nell’ambiente domestico che all’esterno. Il contatto o l’assunzione di queste sostanze possono provocare semplici lesioni o portare a gravi conseguenze a seconda dei casi e delle sostanze ingerite.
Vi sono principi tossici che più di altri sono causa di avvelenamento, come ad esempio gli insetticidi per uso ambientale o i pesticidi, ampiamente utilizzati in agricoltura per proteggere giardini e terreni. L’ingestione può causare una sintomatologia violenta.
Altre sostanze nocive, per i nostri amici a 4 zampe, le troviamo in alcuni alimenti, quali aglio, cipolla e cioccolato, se ingeriti in modiche quantità possono comportare gravi patologie.
Ad esempio, l’ingestione di cioccolato soprattutto quello fondente, da parte di cani e gatti determina sin dalle prime ore sintomi come ipertensione, ipersalivazione e convulsioni, mentre nei casi più gravi può condurre alla morte nel giro di 24 ore.
 
Tali tipologie di avvelenamento sono assai frequenti in quanto sono ingredienti reperibili facilmente negli avanzi di cibo come sughi e pietanze composte.
Altre attenzioni vanno rivolte alle piante ornamentali e da appartamento, sembrano innocue e insospettabili eppure possono nuocere gravemente alla salute del nostro pet.
Tra queste citiamo le più note come l’azalea, il rododendro, la palma nana, la stella di Natale, il tasso e l’oleandro: possono recare sintomi come irritazioni, vomito, diarrea, ipotensione, collasso e morte.
Ma anche gli insetti e gli animali in genere, possono trasmettere malattie infettive e lesioni pericolose per i nostri animali domestici.
In caso di sospetto di intossicazione o avvelenamento, è importante non fidarsi dei rimedi fai da te bensì contattare immediatamente il medico veterinario avendo cura di descrivere le modalità e le tempistiche di ingestione del tossico o, se queste non sono note, descrivere i sintomi osservati.
Se poi si conosce con sicurezza la sostanza tossica ingerita è bene portarla dal veterinario, insieme al paziente, sarà di grande aiuto per instaurare la terapia adeguata.
 
Di tutto questo e di molto altro ne parliamo nella seguente intervista con il dott. Luca Caputo, veterinario, anestesista, esperto in medicina interna e specializzato in intossicazioni e avvelenamenti in cani e gatti. autoritratto

 Chi è dott. Luca Caputo  
Ha conseguito la laurea in Medicina veterinaria presso l’Università degli Studi di Milano con la tesi «Roditori sinantropi quali attori e vettori di noxae e bioindicatori delle qualità ambientali», istituto di Farmacologia e Tossicologia veterinaria.
Ha continuato ad aggiornarsi riguardo le intossicazioni e la medicina interna degli animali da compagnia; per 3 anni (post laurea) ha seguito il dott. Ravasio Giuliano, capo anestesista dell’istituto di Chirurgia veterinaria di Milano, per affinare le proprie conoscenze in ambito anestesiologico e ha collaborato prima come anestesista-rianimatore e poi come internista presso diverse strutture e prontosoccorsi del milanese e del novarese.
Nel 2010 apre, in società, la sua struttura a Magenta (Mi) dove svolge il ruolo di medico internista ed anestesista. Appassionato di illustrazione, nel 2017, collabora, con i suoi disegni con Fienile Animato al progetto di pet therapy in ospedali del capoluogo milanese.
Dallo stesso anno tiene corsi per proprietari di animali da compagnia nell’ hinterland milanese per sensibilizzare le persone riguardo problemi quali le malattie trasmesse da vettori (es. pulci, zecche...) e gli avvelenamenti in cani e gatti.
Tra il 2018 ed il 2021 è consulente per gli animali intossicati sulla pagina «Il gatto-SOS e consulenze per i gatti» mentre dal 2019 collabora con ENPA. (Ente Nazionale Protezione Animali) e con il portale «Animalidacompagnia.it».
È autore di 2 libri scritti per proprietari di cani, gatti ed esperti della salute animale: «S.O.S. pet. Come trattare un animale avvelenato: primo soccorso (2020)», «S.O.S. pet 2. Storie di vampiri ed affini (2021)», pubblicati da «La Memoria del Mondo».


I gatti del dott. Caputo: Agata (nera) e Ciciarampino (bianco e grigio).

Dottor Caputo, sono tanti anni che esercita la professione di medico veterinario. Può raccontarci brevemente com’è nata la sua passione per gli animali e cosa l’ha spinta ad avvicinarsi al mondo dell’editoria?
«Ho sempre amato gli animali: da bambino passavo le giornate giocando a pallone nel cortile di casa, osservando insetti e ragni o guardando i documentari del naturalista Attenborough.
«Con il tempo è cresciuta la mia voglia di conoscenza riguardo il funzionamento degli organismi viventi e di come/perché si potessero ammalare: il passo successivo fu l’iscrizione alla facoltà di medicina Veterinaria di Milano dove optai per l’indirizzo clinico degli animali da compagnia (cani e gatti).
«Una volta laureato, ho intrapreso la carriera di anestesista, ruolo allora quasi sconosciuto in campo veterinario, affascinato da tutto ciò che riguardava il dolore, sensazione che può avere un impatto estremamente negativo sulla qualità di vita del pet. Tutto ciò che ho imparato in campo anestesiologico mi è servito poi in campo clinico, la mia vera passione!
«Mi è sempre piaciuto spiegare ai proprietari di cani e gatti il perché di certi esami piuttosto che altri e la natura delle patologie che affliggono i nostri amici a quattro zampe, usando parole semplici ed evitando criptici sproloqui scientifici capaci solo di confondere le persone.
Il mezzo cartaceo è lo strumento migliore per avvicinare i non addetti ai lavori a tematiche apparentemente incomprensibili. L’opportunità mi è stata data dall’editore Luca Malini e dal padre Tino, dopo un primo momento di normale titubanza, viste le tematiche un pò fuori dal comune: i libri per gli amanti dei pets, infatti, trattano generalmente di comportamento e nutrizione e non di veleni, piante tossiche o malattie più o meno gravi trasmesse da pulci, zecche, zanzare e flebotomi!


Copertina manuale «SOS pratico»
 
Perché ha sentito il bisogno di pubblicare il libro «S.O.S. pet - Come trattare un animale avvelenato: primo soccorso»? C’è stato un episodio significativo che è stato determinante per fare scattare la scelta?
«Nel 2017 ho cominciato a tenere corsi gratuiti per i proprietari di animali domestici riguardanti argomenti strani, che esulavano dalle canoniche (e utilissime…) tematiche come il comportamento, la nutrizione o l’inserimento del pet: iniziai quindi a spiegare quali potessero essere le insidie tossiche più comuni all’interno delle mura domestiche e le diverse malattie da vettori (organismi che permettono il trasferimento di elementi parassitari come batteri patogeni, funghi, protozoi o virus, da un individuo a un altro) che possono colpire cani, gatti ed esseri umani!
«Le richieste dei comuni del milanese e novarese si moltiplicarono di anno in anno così come le domande di vedere su carta quanto spiegavo durante le serate: nacque così l’idea di creare una piccola collana di manuali per proprietari di animali domestici approvati da ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali). «S.O.S. pet. Come trattare un animale avvelenato: primo soccorso» (redatto in oltre 2 lustri!) ha avuto un buon impatto mediatico e ad un anno dall’uscita è stata già stampata la seconda edizione!
«Un episodio significativo? Anni fa, lavorando in pronto soccorso mi capitò un consulto telefonico con una signora riguardante un gatto che da poco più di un giorno, improvvisamente, presentava fenomeni di vomito incoercibile, diarrea ed un profondo abbattimento.
«Nel cercare di ricostruire la storia clinica del felino, venni a sapere, quasi casualmente, che il marito da 24 ore era ricoverato gravissimo (non rammento se per una insufficienza renale iperacuta o una patologia fulminante del fegato) in ospedale a seguito di un probabile avvelenamento causato da Amanita phalloides, fungo estremamente velenoso spesso confuso con Amanita muscaria di color rosso vermiglio, cosparso di verruche bianche o gialle, in grado di indurre sintomi simili a quelli provocati dall’L.S.D.
«Pensai che il coniuge avesse fatto assaggiare al gatto i miceti raccolti per appurarne la commestibilità, per poi mangiarli non calcolando, però, il lungo lasso di tempo che il tossico avrebbe impiegato prima di manifestare i primi sintomi.
«Non vidi mai né la signora né il suo amico a 4 zampe: seppi, qualche giorno dopo, che entrambi i pazienti erano deceduti poche ore dopo la telefonata!»


Amanita muscaria.

Può dirci quali sono le sostanze più comuni di intossicazione/avvelenamento riscontrate nei suoi pazienti a quattro zampe?
«Gli avvelenamenti più frequenti sono sicuramente quelli che riguardano l’ambito domestico: possono avvenire per ingestione, contatto o semplicemente per inalazione di sostanze nocive. In alcuni casi l’intossicazione è la diretta conseguenza della mancata conoscenza della pericolosità di talune sostanze in altri della superficialità, negligenza e pressappochismo di alcuni proprietari.
«Regola fondamentale: consultate sempre il vostro veterinario di fiducia. Meglio porre una domanda in più che ritrovarsi con l’amatissimo amico a quattro zampe ricoverato in pronto soccorso!»
 
Quali sono le insidie e i pericoli per gli animali domestici che si nascondono nelle nostre case?
«I pericoli sono davvero molti: farmaci, cibi, piante ornamentali…
«Alcuni esempi: lo xilitolo, dolcificante ed additivo alimentare molto utilizzato in marmellate, chewing gum, dessert, gelatine se ingerito in certe quantità determina nel cane una grave insufficienza epatica ed un potente rilascio di insulina cui segue un’ipoglicemia (leggi: riduzione degli zuccheri nel sangue) spinta, potenzialmente mortale se non adeguatamente trattata.
«La cipolla può provocare una grave anemia emolitica soprattutto nella specie felina con comparsa di sintomi quali pallore delle mucose, debolezza, letargia, difficoltà respiratoria ed exitus (ovvero morte) dell’animale.
«Le noci di macadamia dal sapore dolce e delicato, impiegate nella preparazione di snack, torte, gelati, torroni, se inghiottite da cani e gatti possono causare debolezza soprattutto a carico del treno posteriore, zoppia, vomito, dolore addominale, abbattimento e tremori.
«Il luppolo (fiore e pianta) è estremamente dannoso per i nostri animali domestici: a seconda della dose ingerita, della razza e della specie colpita, è possibile avere gravissimi rialzi della temperatura corporea che possono indurre convulsioni e morte del soggetto.
«È buona norma, dunque, evitare di far assaggiare, a cani e gatti, la birra!
«Purtroppo, ancora oggi, mi sento dire che dare di tanto in tanto un po’ di cioccolata a Fido non comporta alcun rischio: rispondo sempre con un semplice ed intuitivo giochino matematico.
«Uno dei principi tossici contenuti in questo alimento è la teobromina presente nella cioccolata fondente nella quantità di 600-1.800 mg in 100 grammi di prodotto.
«Considerando che si può riscontrare una sintomatologia grave (convulsioni!) nei nostri animali da compagnia con un dosaggio pari a 60 mg/kg, un ipotetico cane di 10 kg che dovesse ingerire 100 g di cioccolato fondente, potrebbe rischiare (peso del soggetto moltiplicato 60 ovvero la dose tossica potenzialmente letale) la vita!»
 


Quali sono le piante nocive per cani e gatti e quali no?
«Le piante pericolose per i pets sono tantissime: mi limiterò a citarne solo alcune. Il tasso (Taxus baccata) è conosciuta come la pianta della morte: una nomea che spiega molto bene la sua pericolosità per esseri umani e animali. Stesso discorso vale per il comunissimo oleandro: l’assunzione di 1 foglia è in grado di uccidere un uomo mentre 30-40 gr risultano mortali per i nostri amici a 4 zampe. Tulipani e gigli sono capaci di indurre in poche ore, semplicemente con l’inalazione del polline, una grave insufficienza renale nella specie felina. La comunissima stella di Natale (Euphorbia pulcherrima nota anche come Poinsettia) può dare, se mangiata, problemi cardiaci, così come l’azalea, il rododendro, il mughetto ed il narciso. Il contatto della linfa e l’ingestione di Philodendron (filodendro), Dieffenbachia, Monstera, Alocasia (detta orecchio d’elefante), Anthurium, Photos possono causare: lacrimazione, infiammazione delle mucose buccali e della lingua (glossite), ipersalivazione, vomito, diarrea, coliche, grave dispnea respiratoria. L’assunzione per via orale di qualsiasi parte della Cycas revoluta (conosciuta anche come palma nana) può procurare in un cane una gravissima insufficienza epatica dall’ esito nefasto.
La lista è davvero lunghissima ed il consiglio è sempre lo stesso: consultare sempre un professionista del settore prima di portare a casa qualsiasi tipo di pianta!
L’aneto, la lavanda, il basilico, le rose, i rovi di more (attenzione alle spine!), la menta, il fiordaliso, il camedrio maro (Teucrium marum), la gramigna, il nasturzio, le bocche di leone (Antirrhinum majus) non posseggono principi nocivi per cani e gatti.
 
Esistono farmaci e principi attivi potenzialmente letali per i nostri amici a 4 zampe?
«Il paracetamolo e l’acido acetilsalicilico (la comune aspirina che molti di noi hanno in casa) se ingeriti dal gatto possono avvelenarlo mortalmente. Le permetrine contenute in molti collari/spot on per cani sono sostanze estremamente nocive per la specie felina mentre l’assunzione di glicole etilenico (contenuto nell’antigelo per macchine) da parte dei mammiferi (uomo compreso…) può portare ad un risentimento gastroenterico, cardio-respiratorio, renale fino all’ exitus (leggi: morte) del soggetto intossicato. Non posso non menzionare i rodenticidi ad azione anticoagulante, capaci di indurre emorragie talmente gravi da uccidere il malcapitato che ne abbia ingerito anche piccole dosi (esempio: rodenticidi di terza generazione come il brodifacoum o il difetialone). Mi fermo qui per evitare d’essere additato come il piccolo Borgia dei veterinari…»


 
In caso di avvelenamento, come si riconoscono i sintomi e come si deve intervenire?
«I sintomi di un avvelenamento non sono quasi mai patognomonici (detto di segni talmente caratteristici da permettere la diagnosi certa) ed è imperativo rivolgersi sempre ad un professionista. La prima cosa da fare è contattare telefonicamente il veterinario ed informarlo riguardo: cosa ha causato l’intossicazione, come ( per bocca, contatto, per via aerea) è avvenuta, quando l’evento si è verificato ed il quantitativo assunto dall’animale.
«Spesso, purtroppo, dare un nome al tossico diviene impresa ardua (il proprietario, per esempio, non ha assistito al fatto oppure viene utilizzata la formula chimica al posto della denominazione comune del composto): in questo frangente si procederà ad una terapia prettamente sintomatica e non mirata al problema in essere.
«Qualche volta non si conosce neppure né il quando né il quanto, rendendo così ancor più arduo il compito del medico. Altra cosa che il proprietario deve comunicare al veterinario è lo stato in cui versa il fidato amico a 4 zampe, indicando: il respiro (numero degli atti respiratori al minuto), il sensorio (il soggetto è vigile o no) e la temperatura (astenersi qualora l’animale sia ipereccitato, stressato, aggressivo o dolorante in modo da evitare una visitapoco piacevole al pronto soccorso più vicino!). Tutte queste informazioni servono al professionista per affrontare al meglio e senza perdite di tempo l’urgenza che di lì a poco dovrà trattare.
«Un capitolo del manuale S.O.S. pet. Come trattare un animale avvelenato: primo soccorso indica come approcciarsi al paziente avvelenato nella maniera corretta attraverso schemi e disegni esplicativi: in pratica suggerisce cosa fare e cosa non fare prima dell’intervento del veterinario.»

Quali sono secondo lei, i comportamenti sbagliati più comuni delle persone che possiedono un animale domestico?
«Il fai da te e l’affidarsi totalmente ad internet credendo che la rete possa sostituire anni di esperienza e di studi di un professionista del settore. Altro errore è quello di sottovalutare alcuni sintomi (abbattimento dell’animale, aumento della frequenza respiratoria…) reputandoli di scarsa importanza. Socrate amava ricordare che: esiste un solo bene, la conoscenza, ed un solo male, l'ignoranza


 
Per non mettere a rischio la salute degli animali domestici, quando è opportuno informarsi tramite Internet e quando, invece, è necessario rivolgersi ad un professionista?
«Solo il medico veterinario può dare le giuste informazioni riguardo la salute dei pets: se devo costruire una casa interpello un architetto, un geometra e muratori professionisti, non cerco su internet le istruzioni su come edificare un palazzo!
«La visita ad un cane o un gatto richiede il contatto fisico con il paziente: un mio vecchio professore dell’università ricordava sempre che anche durante un semplice controllo ambulatoriale l’animale va guardato, toccato e annusato.
«Un servizio che la rete non può dare. Ricordo anche che vi sono alcune malattie di interesse veterinario che possono colpire anche l’uomo (zoonosi): la vera prevenzione la fa il medico non il web. Internet non può e non deve essere utilizzato per fare diagnosi.»

Nadia Clementi - n.clementi@ladigetto.it
Dott. Luca Caputo -  ambvetcapdec@libero.it

https://www.ambulatorioveterinariocaputodecarli.it/
Tutti i disegni sono del dott. Caputo Luca e sotto copyright

(Continua domenica prossima)

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