Home | Rubriche | Parliamone | Identità e disforia di genere – Di Nadia Clementi

Identità e disforia di genere – Di Nadia Clementi

Ne parliamo con la dott.ssa Laura Mincone, psicolologa, psicoterapeuta e sessuologa

image

>
Lo scorso novembre, in occasione della Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, si è svolto, presso la sala conferenze del MUSE, un evento sull’identità sessuale «Sei sempre tu, come orientarsi tra generi e identità», ossia la dimensione individuale e soggettiva del percepirsi sessuati, esito della complessa interazione tra aspetti bio-psico-socio-culturali di ciascuno.
L’evento è stato realizzato in collaborazione con Rete ELGBTQI del Trentino Alto Adige; Associazione AGEDO Trentino; Centro Studi Interdisciplinari di Genere Università degli Studi di Trento.
Da questo evento è emerso come in questi ultimi tempi si è parlato molto di omotransfobia e disforia di genere in quanto sono tematiche portate in discussione dal DDL Zan, e del fatto che non esiste un’adeguata formazione in merito ai concetti e alle situazioni che questi termini rappresentano.
Si è discusso soprattutto del rispetto di identità sessuale e di genere, una questione spesso rivestita di stereotipi, ideologismi e tabù.
 
Un tema che invece richiede di essere affrontato con un approccio medico-scientifico, rispetto e sensibilità, per evitare inutili e pericolose divisioni e sofferenze.
Durante l’incontro sono stati affrontati altri aspetti importanti riguardanti la diversità e l’inclusione, l’identità sessuale e la libertà d’espressione.
In merito a queste tematiche, in particolare rispetto all’identità sessuale e di genere, c’è ancora troppa confusione, noi per fare chiarezza abbiamo intervistato una delle relatrici dell’evento, la dottoressa Laura Mincone consulente psicologa psicoterapeuta e sessuologa formata per la consulenza e terapia per persone LGBTQI+ (acronimo di: Lesbica, Gay, Bisessuale e Transgender) che hanno difficoltà con le tematiche riguardanti l'orientamento sessuale e le identità di genere non conformi.

 Chi è la dottoressa Laura Mincone  
Laureata in Psicologia Clinica e di Comunità presso l'Università di Bologna, sede di Cesena, nel 2005, specializzata in Psicoterapia ad indirizzo Psicodinamico presso la scuola di specializzazione «CerP», Trento.
Formata come Sessuologa Clinica al Centro Italiano di Sessuologia di Bologna. Ha seguito all’interno del percorso di specializzazione in sessuologia e segue ancora vari corsi e perfezionamenti sulle tematiche inerenti il mondo LGBTQI+ e collabora con varie associazioni del settore.

Dottoressa Mincone ci può spiegare cos’è l’identità di genere?
«L’identità di genere viene anche definita «sesso psicologico» e risponde alla domanda Io come mi sento.
«È quindi chiaro che a questa domanda non ci sarà una univoca risposta ma tante risposte che vanno da chi sente una identità di genere in linea con il proprio sesso biologico (persone definite cisgender) a chi invece esperisce una identità di genere in linea con il sesso opposto (persone transgender) a chi ancora non si riconosce in queste due categorie.
«Ovviamente non possiamo scegliere come ci percepiamo e non possiamo quindi decidere o cambiare la nostra identità di genere.»
 
Cosa significa disforia di genere e come si caratterizza?
«La disforia di genere è la sofferenza clinicamente significativa che può vivere chi si trova a percepire una incongruenza tra il genere esperito e quello assegnato alla nascita.
«Ad esempio, una persona riconosciuta alla nascita come appartenete al sesso maschile ma che sente di appartenere al genere femminile potrà provare una sofferenza anche molto forte che quando diventa clinicamente significativa viene definita disforia.
«La disforia assumere varie forme, dalla disforia corporea, a quella sociale a una sensazione di angoscia generalizzata che può compromettere anche gravemente la vita di chi ne soffre.»
 

 
Che differenza c’è tra varianza e disforia di genere?
«La varianza di genere, o non conformità di genere, è una espressione di genere che si discosta dalle forme tradizionalmente intese in una data cultura.
«Ogni cultura dice come si deve essere uomo o donna, chi vive una varianza di genere non si trova a suo agio con queste espressioni ma si trova a suo agio con espressioni differenti.
«È quindi chiaro che non stiamo parlando di una patologia né di una situazione che deve per forza creare sofferenza psicologica. Più una persona con varianza di genere o gender non conforming si trova in un contesto che accetta e accoglie ogni espressione di genere, meno probabilità avrà di vivere una sofferenza psicologica.
«La disforia invece riguarda le persone che non sentono di appartenere al genere a loro assegnato alla nascita e vivono una sofferenza significativa di chi sente di vivere nei panni sbagliati.»
 
La disforia di genere come viene diagnosticata e da chi?
«La disforia di genere viene diagnosticata da un clinico, psichiatra o psicologo, sulla base di indicatori precisi dati dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali.»
 
Una persona transgender con disforia di genere deve per forza scegliere un genere al quale appartenere ed iniziare un percorso di transizione?
«Assolutamente no. Il grande cambiamento nelle linee guida che riguardano la salute delle persone transgender è che, contrariamente a quello che si credeva in passato, la persona può mettere in atto ciò che la aiuterà a stare bene e ad eliminare la disforia.
«Per alcuni significherà una terapia affermativa che aiuti ad esprimere il genere percepito, per altri il cambio nome sui documenti, per altri ancora le terapie ormonali o gli interventi chirurgici.»
 

 
Nel caso di bambini con disforia di genere quando è il caso che i genitori si rivolgano ad un medico?
«La disforia di genere si può presentare in età evolutiva ma non ha sempre un decorso continuo né delle espressioni uguali per tutti.
«I bambini possono inoltre presentare una varianza di genere ma non significa poi avere una disforia di genere.
«I genitori dovrebbero rivolgersi a uno psicologo formato sui temi quando hanno dei dubbi o delle difficoltà.
«Il professionista aiuterà i genitori nella gestione delle loro difficoltà nel creare un ambiente che accetti il più possibile il bambino.
«In età evolutiva il lavoro è con il contesto per aiutare gli adulti a sostenere il bambino nella sua espressione di genere.»
 
In che cosa consiste il percorso di transizione di genere?
«Il percorso di transizione viene intrapreso dalle persone transgender che provano una disforia nel vivere nel genere assegnato alla nascita e viene tarato sulla singola persona e sulle sue necessità.
«Personalmente consiglio di affiancarlo a un sostegno psicologico perché è un percorso che può essere molto complesso. Lo vedrei infatti solo per sommi capi perché come si diceva ogni percorso è poi a sé stante.
«In generale si parte con una diagnosi di uno psichiatra o di uno psicologo che rileva la disforia clinicamente significativa. La persona poi inizia una terapia ormonale e l’iter per il cambio nome sui documenti.
«A questo punto c’è chi sente di aver bisogno delle operazioni chirurgiche per il seno e per la rassegnazione chirurgica del sesso (RCS).
«Ogni passaggio viene pensato e valutato in modo da rispondere alle reali necessità della persona in questione.
«Alcuni di questi passaggi sono sovvenzionati dal SSN (visita psichiatrica, farmaci seppur con restrizioni) altri sono più complessi (operazioni con liste d’attesa lunghissime ad esempio).»
 
Dottoressa Elisa Borella qual è il ruolo del fisioterapista nelle persone transgender che decidono di sottoporsi alla chirurgia: vaginoplastica, mastoplastica adittiva e falloplastica?
«La fisioterapia che accompagna le persone transgender nel pre-operatorio e post operatorio, è un’ulteriore specializzazione del fisioterapista esperto nella riabilitazione del pavimento pelvico.
«È una qualifica che ho iniziato circa un anno fa e che approfondirò a breve con uno dei migliori chirurghi italiani specializzati nella chirurgia del cambio di sesso.
«I pazienti che decidono di sottoporsi a questo delicato intervento necessitano di un supporto psicologico e fisioterapico che li accompagni dall’inizio della transizione fino all’intervento e nel periodo post operatorio.
«Con la fisioterapia pre operatoria si vanno a preparare i tessuti che andranno a subire importanti modificazioni soprattutto nelle loro funzioni. Il post operatorio è il momento più delicato per evitare aderenze e dolori neuropatici.»
 
 
Dottoressa Elisa Borella.
 
Come devono comportarsi i genitori se un figlio mostra una «disforia di genere»?
«Le indicazioni sono le stesse che abbiamo visto per i bambini, rivolgersi a degli specialisti formati che possano inquadrare nel modo corretto la tematica e che possano dare indicazioni per quello specifico ragazzo.
«La cosa più importante che possono fare i genitori di ragazzi con disforia di genere è accettare quello che il figlio sta dicendo, accogliere il suo vissuto emotivo e farlo sentire accettato come persona così com’è. Possono anche intervenire sul contesto (parenti, amici, scuola) se il figlio è d’accordo per aiutarlo nella sua integrazione sociale.»
 
Per chiudere un suo pensiero riguardo l’omotrasfobia, il termine che viene usato per indicare una paura nei confronti di persone omosessuali e transessuali.
«Il termine viene spesso usato in questo modo, ma lo chiamerei omo bi trans negatività, per indicare che non siamo davanti a una fobia clinicamente intesa ma a una negatività, una intolleranza delle persone verso chi è omosessuale, bisessuale o transgender.
«Spesso questa negatività deriva dalla non conoscenza dell’argomento e dall’utilizzo massiccio di stereotipi che poco hanno a che vedere con le persone reali.
«La conoscenza a mio avviso, sia delle varie caratteristiche dell’argomento sia delle persone con diversi orientamenti sessuali e identità di genere, potrebbe portare a un minore utilizzo di stereotipi e classificazioni. e di conseguenza a una minore negatività.»
 
Nadia Clementi - n.clementi@ladigetto.it
Dottoressa Laura Mincone - laura.mincone@yahoo.it
https://www.lauramincone.com/chi-sono.html

Dr.ssa in Fisioterapia Elisa Borella referente GIS AIFI pavimento pelvico
elisa@fisioterapiaborella.it - https://www.fisioterapiaborella.it

Condividi con: Post on Facebook Facebook Twitter Twitter

Subscribe to comments feed Commenti (0 inviato)

totale: | visualizzati:

Invia il tuo commento comment

Inserisci il codice che vedi sull' immagine:

  • Invia ad un amico Invia ad un amico
  • print Versione stampabile
  • Plain text Versione solo testo

Pensieri, parole, arte

di Daniela Larentis

Parliamone

di Nadia Clementi

Musica e spettacoli

di Sandra Matuella

Psiche e dintorni

di Giuseppe Maiolo

Da una foto una storia

di Maurizio Panizza

Letteratura di genere

di Luciana Grillo

Scenari

di Daniele Bornancin

Dialetto e Tradizione

di Cornelio Galas

Orto e giardino

di Davide Brugna

Giovani in azione

di Astrid Panizza

Nella botte piccola...

di Gianni Pasolini

Gourmet

di Giuseppe Casagrande

Cartoline

di Bruno Lucchi

L'Autonomia ieri e oggi

di Mauro Marcantoni

I miei cammini

di Elena Casagrande