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La coltura biologica e biodinamica – Di Nadia Clementi

Ne abbiamo parlato con Stefano Delugan, vicepresidente di F.T.Bio, Federazione Trentina Biologico e Biodinamico

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In questo momento ci sono molte aziende che si vogliono avvicinare al biologico, ma non c’è un sistema, o una rete, che dia supporto all’agricoltore, sia all’inizio, sia durante e sia dopo il processo della certificazione biologica, per questo dal 2021 la Federazione Trentina Biologico e biodinamico, in sigla F.T.Bio ha istituito autonomamente uno sportello d’informazione.
F.T.Bio è nata nel 2017 per colmare un gap istituzionale creando uno strumento unitario di rappresentanza per il biologico nella provincia di Trento.
Si occupa della diffusione della coltura del biologico e del biodinamico, allo scopo di contribuire ad aumentare la conoscenza e la consapevolezza dell’ECO-sistema BIO tra le imprese che ne applicano il metodo e i soggetti incaricati all’attività di controllo e sorveglianza dei consumatori.
 
La federazione è il risultato di un’attività partecipata durante la quale il comitato promotore ha organizzato numerose riunioni con le associazioni territoriali già esistenti, le imprese agricole e i portatori d’interesse per monitorarne i bisogni e progettarne lo sviluppo e l’attuazione.
La recente Assemblea dei soci fondatori ha messo in evidenza la necessità di aggregare il maggior numero di associazioni e di soci singoli (dove non esiste un’associazione) ed essere presente in tutte le aree del Trentino.

F.T.Bio opera in piena autonomia, autofinanziandosi, abbracciando e coinvolgendo chiunque condivida le finalità e gli scopi sociali, quali la salubrità e l’impronta agroecologica nelle produzioni, la sensibilità ambientale, strumenti di approccio alla valorizzazione della biodiversità e dell’ambiente.
Noi per saperne di più abbiamo intervistato il vicepresidente Stefano Delugan.
 

 
Signor Delugan cosa s’intende per «agricoltura biologica e biodinamica»?
«Innanzitutto diciamo che si tratta di due diversi metodi colturali, le differenze più distintive sono nei prodotti utilizzati: nel caso del metodo Biologico si riferiscono al dosaggio del rame, dello zolfo e da alcuni altri principi attivi e insetticidi ammessi secondo normativa Europea e Nazionale. Allo stesso si aggiungono le pratiche agronomiche dettate dai disciplinari del metodo, particolarmente sensibili alla salubrità dell’ambiente, alla coltivazione e alla salute dell’agricoltore. Il tutto rigidamente normato, controllato e sanzionabile se non utilizzato correttamente.
«Mentre il Biodinamico è un metodo che potremmo definire tradizionale popolare, paragonabile a un credo che include l’utilizzo di elementi di derivazione animale e vegetale che si aggiungono a rame e zolfo, a volte stravaganti nella preparazione.
«Ad esempio il fertilizzante corno di letame, si dice debba essere di provenienza da vacca che ha partorito, caduto naturalmente, nel quale va inserita una minima frazione di letame dinamizzato, caricato energeticamente e poi tappato con argilla. Il risultato dà origine con il tempo ad un preparato a sua volta diluito e nuovamente dinamizzato che è sufficiente a dare impulso di fertilità. Ne bastano 200 grammi su un ettaro di superficie per rendere il terreno florido.
«Questi preparati, confusi con delle pozioni esoteriche, hanno nella natura, oltre ad essere a bassissimo costo, un potenziale che attiva la coltivazione con risultati sorprendenti.
Entrambi i metodi sono soggetti a delle certificazioni di controllo, pubblico nel caso del metodo Biologico e solamente privato nel caso del Biodinamico.»
 

 
Quali sono i benefici di questo tipo di agricoltura sia per l’agricoltore che per il consumatore?
«I benefici si distinguono soprattutto dall’approccio ecologico che va nella direzione della salubrità degli ambienti, al rispetto della biodiversità e della conduzione agroecologica.
«Questo tipo di coltivazione vantaggia sia il consumatore che sappiamo essere sempre più attento all’acquisto di prodotti di origine controllata e quella del coltivatore rispettoso degli ambienti di coltivazione.»
 

 
Il biologico fa uso di fitofarmaci?
«Assolutamente no, la coltivazione biologica è interessata da alcuni prodotti di difesa non di sintesi e non sistemici, come descritto prima, questo rende sicuramente un po’ più laboriose le attività di coltivazione improntate sulla prevenzione invece che sulla cura.
«Di qui la necessità di bonificare e rendere i terreni salubri e fertili adatti alle colture e alle migliori condizioni di crescita.
«Una delle pratiche agricole importanti per migliorare le condizioni del suolo è sicuramente il sovescio, che consiste nella piantumazione e semina di specie, contenente nutrienti, quali, azoto, sali minerali, dei repellenti verso insetti nocivi e massa organica, in più la maggior parte a fioritura mellifera, dunque in grado di sostenere il fabbisogno di nettare per api e insetti utili all’ecosistema.»
 

 
Quante sono le aziende in Trentino che si occupano di coltivazione biologica e biodinamica?
«Gli operatori biologici stimati su dati di riferimento dal sito Provinciale (vedi) http://www.trentinoagricoltura.it/ sono circa 1.400 in leggera crescita e con essi le superfici certificate.
«Si tratta di dati con andamento flessibile dovuto alla variabilità tra iscrizioni e cessazioni. Altri dati sugli operatori totali biodinamici non ci è nota, così come la somma totale degli agricoltori titolari, biologici e biodinamici, essendo complicata, come spesso accade, l’interfaccia con gli uffici provinciali preposti»
 
Quali sono le maggiori difficoltà che le aziende agricole riscontrano nell’intraprendere questo settore?
«Sicuramente oltre all’assoluta necessità di aggiornamenti tecnici ed agronomici di coltivazione, uno dei maggiori ostacoli è rappresentato dai requisiti e dalla burocrazia ad esse collegata. L’aumento di certificazioni obbligatorie a pagamento e di adempimenti normativi sottraggono molto tempo alla coltivazione. Siamo giunti al punto di un’estrema necessità di innovazione amministrativa e di un affiancamento professionale per svolgere in modo efficiente le pratiche colturali, indispensabili a limare risorse sia in termini economici che in tempo-lavoro. Inoltre c’è urgente bisogno di accelerare i tempi di conversione al riconoscimento Bio, che varia in funzione del tipo di colture.»


 
L’agricoltura biologica e biodinamica sarà il futuro?
«Sicuramente vi è in atto un importante cambiamento che vede i metodi di conduzione in funzione di una coltivazione sostenibile e di una maggiore attenzione improntata alla sinergia tra società e coltivazione.
«A mio sentire il futuro vedrà una transizione verso l’agroecologia, strumento e metodo che fonde questi principi armonizzandoli alle stesse produzioni.»
 
Con quale scopo è nata la necessità di istituire una Federazione Trentina del settore biologico?
«Nasce in risposta a necessità emerse, dal coltivatore al consumatore e dalle associazioni sensibili ai temi ambientali e di salubrità.
«La Federazione Trentina raggruppa i produttori consentendo loro di essere attori del cambiamento. Organizza e partecipa ad innumerevoli progetti di sensibilizzazione e partecipa a tavoli di confronto e crescita colturale come parte attiva di questi progetti e processi.
«Collabora con le maggiori entità di ricerca sul territorio, come ad esempio, la Fondazione Mach, tramite la quale sono stati organizzati numerosi mercati e ben otto edizioni dedicate alla promozione dei prodotti biologici che includevano incontri telematici e tecnici di approfondimento.»
 

 
Chi sono e quanti sono i soci di F.T.Bio?
«F.T.Bio è formata da circa 200 soci, che spaziano dalle principali coltivazioni ma assume un occhio di riguardo a sostegno alle colture minori: orticole, officinali, varietà antiche, piccoli frutti e frutta a guscio.
«Coinvolge due biodistretti già esistenti e numerose associazioni che spaziano dal tema della ecologia a raggruppamenti di consumatori attivi come ad esempio comitati di promozione territoriale, mercati contadini, e gruppi di acquisto. La F.T.Bio è la casa comune che unisce biologici e biodinamici nella stessa direzione improntata al futuro dell’agroecologia.»
 

 
Quali sono le iniziative messe in campo da F.T.Bio?
«L’associazione F.T.Bio risiede nella struttura delle Acli Trentine, con le quali condivide alcune importanti, iniziative come ad esempio la Banca della Terra, strumento di adesione e coesione territoriale, improntata alla disponibilità di nuovi spazi coltivi da affidare a giovani agricoltori. Inoltre attraverso le reti di impresa partecipa a numerosi studi di ricerca e sperimentazione stimolando l’aggregazione tra produttori che devono affrontare sfide sempre più competitive dei mercati e delle produzioni.
«Altra importante iniziativa promossa da F.T.Bio ed Acli Terra, è quella di organizzare una serie di corsi dedicati alle coltivazioni, alle buone pratiche e alle trasformazioni dei prodotti biologici, indirizzati ad una platea trasversale, spaziante tra hobbista e quella ad indirizzo professionalizzante.
«Non per ultimo l’apertura di uno sportello d’informazione ed assistenza al produttore attivato da un tecnico specializzato in grado di rispondere alle maggiori problematiche del settore in continuo cambiamento.
«Come novità, la F.T.Bio mette disposizione dei soci alcune strutture, tra queste la propria sede aperta ogni mercoledì per svolgere le pratiche di certificazioni di gruppo, già inserite nella nuova legge ed in attesa dei decreti attuativi.
«Lo scopo sarà anche quello di rispondere alla necessità di sburocratizzazione convergendo positivamente alla transizione ecologica che è già in atto.»
 
Nadia Clementi - n.clementi@ladigetto.it
Vicepresidente Stefano Delugan - f.t.bio.trentino@gmail.com
Info.

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