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I primi cinque anni (d’oro) del MUSE – Di Nadia Clementi

A 5 anni dall’inaugurazione il museo mantiene mezzo milione di visitatori all’anno. Ne parliamo con direttore Michele Lanzinger

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Quando venne inaugurato nel 2013, le aspettative per il MUSE erano molto alte, ma di difficile definizione.
Trento meritava un museo progettato da un architetto dalla fama mondiale come Renzo Piano? Rischiava di divenire una cattedrale nel deserto? Quale era il numero di visitatori che ne avrebbe sancito il successo o la condanna a ennesimo errore di prospettiva urbana?
Vale la pena di ricordare che l’idea di quel nuovo Museo della Scienza a Trento - il MUSE - che si andava a inaugurare nell’estate 2013, era l’esito di una decisione presa dalla Provincia Autonoma di Trento qualche anno prima sulla scorta delle indagini e delle proiezioni di uno studio di fattibilità realizzato nel 2003.
Studio sulla base del quale tutto il progetto del museo venne approvato e finanziato con una prospettiva prudente di 160mila visitatori l’anno come obiettivo strategico da raggiungere.
Oggi, a cinque anni dall’inaugurazione, il MUSE si sta consolidando attorno al mezzo milione di visitatori all’anno, con un risultato dunque tre volte superiore al target individuato in sede di previsioni e di approvazione del progetto: numeri che lo collocano al dodicesimo posto tra i musei più frequentati a livello nazionale.
 

 
Il Muse non nasce dal nulla. Fino al suo trasloco del 2013 era ubicato in un prezioso palazzo del centro storico di Trento, ora divenuto sede del Rettorato dell’Università e si chiamava Museo Tridentino di Scienze Naturali.
Un museo che per tutto il periodo dagli anni novanta fino al trasferimento nel nuovo quartiere delle Albere aveva dimostrato, grazie ad una sempre più consistente attività di ricerca scientifica ed educativa, di mostre temporanee e di eventi che la vecchia sede non era più adatta ad ospitare.
Proprio la buona reputazione e l’attivismo del vecchio Museo è stato il motivo per il quale la Provincia ha pensato che il Museo delle Scienze avrebbe potuto essere un’ottima opportunità per dare qualità al nuovo quartiere in corso di progettazione.
 

 
La scommessa era fortissima ma, grazie al progetto di Renzo Piano, è stato possibile dare vita a una vera e propria meraviglia della scienza: il MUSE.
Un edificio che si fonde con le montagne circostanti in uno straordinario equilibrio tra spazio e ambiente, ideato come una grandiosa «casa per la scienza».
Costruito secondo criteri di eco-sostenibilità, si sviluppa in un’ex area industriale di 19mila mq su cinque piani che ricalcano gli strati geologici delle Alpi (e qui è innegabile l’influenza del direttore-geologo) più uno interrato e una serra tropicale.
E per realizzarlo sono stati scelti materiali di origine naturale e utilizzati sistemi di trigenerazione che sfruttano le energie rinnovabili.
Per queste sue innovative caratteristiche, è l’unico museo italiano che ha avuto una menzione d'onore all'European Museum of the Year Awards nel 2015.
 

 
Oggi, il MUSE è una struttura mozzafiato che da sola merita una visita, dall’esposizione avveniristica ai giochi interattivi e tecnologici per i più piccoli, ai seminari, i workshop e i laboratori di ricerca aperti al pubblico.
Un successo che ovviamente va attribuito a diversi fattori: il lavoro di squadra di centinaia di dipendenti, volontari, ragazzi in servizio civile e consulenti, ma innegabilmente anche il coinvolgimento personale del direttore Michele Lanzinger che si è dimostrato un «buon direttore d’orchestra che ne sa di musica e lo sa fare assieme ai suoi orchestrali» e oggi non si può non notare nel sorriso che solca il suo viso un’ombra di soddisfazione e forse di sberleffo nei confronti di tutti i «gufi» che nel lontano 2013 non avrebbero scommesso nulla sulla riuscita di questo progetto.
 

 
Ma è bene ribadire che il MUSE, da sempre, ha avuto l’ambizione di non essere solo un museo, bensì un centro di riflessione sul rapporto uomo e natura, che fa dello «storytelling» il segreto per raccontare a grandi e piccini le meraviglie dell’ambiente alpino, della scienza e della biodiversità, dell’innovazione e della tecnologia, intervenendo al contempo nel dibattito scientifico sui grandi temi locali e planetari, come lo sviluppo sostenibile e il rispetto ambientale.
 

 
Per capire meglio i segreti di questo traguardo, che non accenna a rallentare, con l’estate alle porte e in arrivo dei primi cinque anni di attività (il 27 luglio 2013- 2018), abbiamo intervistato proprio Michele Lanzinger anche per farci spiegare dove vuole portare questa macchina perfetta che, ormai, sembra essere inarrestabile.
Come noto la sua direzione ha segnato una svolta radicale nella vita del museo, registrando un drastico aumento in termini di spazi, personale e visitatori, tale da porlo in vetta alla classifica dei musei più visitati d’Italia.
 

Michele Lanzinger dal 1992 è Direttore del Museo Tridentino di Scienze Naturali ora MUSE - Museo delle Scienze.
Laureato in Geologia con PhD in Antropologia, dal 1988 al 2013 è stato curatore prima di Geologia e Paleontologia del Museo Tridentino di Scienze Naturali (l’antenato del MUSE), per poi diventarne il direttore.
Presidente per due mandati di ANMS, e membro del CdA di Ecsite dal 2011 al 2017 (L’associazione europea dei Science Center), è membro del consiglio direttivo nazionale di ICOM.

Dottor Lanzinger, in molti si domandano quale sia il segreto del successo del MUSE. Fortuna? Il richiamo della firma di Renzo Piano? Le esposizioni di qualità? Un buon ufficio marketing? Qual è la ricetta?
«Escluderei la fortuna, dato che parliamo di un sistema culturale complesso, in quanto la vera ricetta è stata orientata più all'esperienza dei visitatori che alla nostra soddisfazione di esporre il sapere attraverso le nostre collezioni.
«Il Muse è aperto ai visitatori in un contesto di spazio abitativo, rilassante, piacevole, interattivo e dialogante senza creare un altare su cui collocare i nostri saperi nei confronti dei visitatori.
«Per chi osserva i musei come istituzioni culturali in senso stretto, cioè con un orientamento rivolto a illustrare o presentare solo dei contenuti, non troverà nel Muse un soggetto limitato alla dimensione estetico cognitiva perché qui è stata fatta una scelta diversa.
«Mi rendo conto che si tratta di una posizione che potrebbe essere anche criticata. Infatti sento talvolta parlare del Muse come un non museo e come uno spazio che si avvicina di più all'idea di parchi a tema, come per esempio Gardaland.
«A mio giudizio questi sono però errori di valutazione sul compito delle istituzioni culturali oggi e soprattutto le istituzioni culturali aperte al pubblico e con il compito di essere democraticamente aperte a tanti segmenti sociali.
«La bellezza dell'edificio di Renzo Piano, le esposizioni molto aperte e interattive (con pochi vetri di separazione) e l'attenzione alla comunicazione hanno creato una formula nuova e complessa ricca di tanti aspetti che fanno sì che il Muse sia costantemente visitato dalla sua inaugurazione ad oggi e che sia osservato come un caso culturale di grande interesse.
«Si sono create infatti le occasioni per cui questo museo sia visitabile e rivisitabile poiché ogni giornata succede qualcosa di diverso e questo ha permesso l'accesso a più di 500mila visitatori dalla sua apertura.
«È un luogo legato alla città di Trento meritevole di essere visitato in quanto esperienza vincente per tutta la famiglia e interessante per le scuole con l’80% che proviene da fuori provincia e questo non perché le scuole trentine snobbano il MUSE ma perché quelle che vengono dalle regioni limitrofe sono tantissime.
«È quindi questa formula nuova di museo che ci permette di parlare di unicità a livello sia italiano che europeo.»
 

 
Qual è il traguardo più importante di questi 5 anni?
«Desidero considerare due fattori significativi alla base del nostro traguardo.
«Il primo sicuramente è l'incredibile interesse da parte del pubblico. Non possiamo negare che la prima valutazione che si fa sul successo di un museo è basata sul numero delle persone che lo visitano in un anno. Da questo punto di vista il Muse, è un successo incredibile.
«Il secondo è il fatto che, grazie al suo successo, il MUSE è una risorsa locale in termini di occupazione di qualità. Grazie ai finanziamenti della Provincia Autonoma, le tariffe di ingresso, l’affitto degli spazi, le entrate da commesse di ricerca e il sostegno di affezionatissimi sponsor, il museo offre lavoro stabile a più di 200 persone di cui oltre 160 sono laureate.
«Questo è un altro grandissimo risultato. Mi piace ricordare che quando iniziai a lavorare come conservatore nel vecchio Museo Tridentino nel 1988, eravamo in 23 di cui solo tre erano i laureati in discipline naturalistiche.»
 

 
Quale invece - se c’è - un rimpianto?
«In questo momento non posso dire che ci siamo posti obiettivi che non abbiamo raggiunto, poiché la scelta degli obiettivi è stata sempre fatta in modo ponderato. E ciò mi permette di non avere né rimpianti né recriminazioni.»
 

 
Come si può vedere il futuro del museo a fronte di uno scenario politico diverso da quello in cui è stato generato?
«È bene ricordare che il museo nasce come evento di riqualificazione di un'area urbana chiamata ex Michelin per la quale è stato chiamato l'architetto Renzo Piano. È stato scelto il museo delle scienze rispetto ad altre possibilità come centri commerciali, cinema multisala perché nel decennio precedente abbiamo saputo dimostrare la capacità di creare situazioni culturalmente significative e rilevanti per i pubblici.
«In assenza di un progetto di riqualificazione urbana di Renzo Piano, ciò non sarebbe stato possibile. Il fatto che si sia realizzato un grande investimento urbanistico con un museo che funziona non può che farci ritenere soddisfatti.
«Desidero precisare che il MUSE è un’entità che produce impatti positivi sul territorio. Abbiamo fatto delle specifiche indagini a questo scopo e abbiamo dimostrato che l’attività del Museo, oltre alla dimensione occupazione sopra ricordata, genera un impatto positivo sugli esercizi commerciali della città pari a circa 50 milioni di euro all’anno. Possiamo affermare inoltre che il MUSE contribuisce positivamente al numero di visitatori degli altri musei, e non, come talvolta capita di sentire, di averne portati via.
«Quindi se le politiche future avranno interesse a mantenere un Muse con queste performance, e mantenere questi elementi di impatto positivo sul contesto locale, potrà bastare mantenere i criteri di sostegno attualmente adottati che, possiamo dirlo, presenta un un finanziamento annuale che è grossomodo analogo a quello del MART.»
 

 
Sotto la direzione del MUSE troviamo moltissime strutture museali distribuite su tutto il territorio trentino: dalle Viote del Bondone, alle Palafitte di Ledro, dal Museo Caproni al Museo geologico di Predazzo per un totale di 9 musei. Monopolio culturale o straordinaria opportunità di rete?
«Si tratta di un'opportunità di rete costruita negli anni, strutture che operando a livello di comunità locale contribuiscono sia allo sviluppo di conoscenza e di senso di appartenenza identitario, sia allo sviluppo economico in quanto perfettamente inseriti nelle logiche della promozione del territorio.
«A questo proposito siamo fortemente connessi alla promozione e di ospitalità turistica messe in atto dalla Provincia tramite Trentino Marketing Spa con la sua Guest Card.»
 

 
Quali sono a suo parere le sfide più importanti per il MUSE nei prossimi 5 anni? E quali le sfide per il mondo della cultura e della scienza in Italia?
«Noi possiamo contribuire a una società che necessità di essere sempre meglio connessa con una contemporaneità in costante trasformazione.
!La mostra Genoma Umano di quest'anno è un chiaro esempio di mostra non facile, ma di grande attualità e importanza per comprendere quanto la scienza ci stia aprendo a un mondo dove la sola conoscenza scientifica, se non sufficientemente sostenuta da una robusta riflessione etica, non potrebbe da sola darci gli indirizzi su cui puntare per un futuro equo e rispettoso delle persone.
«Certo, sarebbe più facile puntare su mostre su dinosauri o sui gladiatori, ma il museo è un luogo culturale, non è un semplice spazio di intrattenimento e questo va sempre tenuto presente.
«Il museo può essere anche un luogo dove si costruisce nuova cittadinanza e nuova idea di futuro. E la nostra sfida è continuare a essere un luogo dove i cittadini e i visitatori trovano uno spazio gradevole dove rinforzare la loro conoscenza e la loro opinione del mondo.»
 

 
Il successo di questo museo è innegabile, si deve attribuire soprattutto alla sua brillante direzione? Un orgoglio personale certo, ma anche una grossa responsabilità: quando verrà il momento come farà a passare il testimone?
«Il Museo, per seguirla in questo ragionamento, è il risultato delle persone che ci lavorano. Secondo questa accezione questo museo è indubitabilmente un concentrato di intelligenza, di creatività, di fantasia e di grandi professionalità e il suo successo è un risultato di squadra eccellente. Come si diceva prima, una splendida orchestra che si esprime con voci diverse ma in armonia.»
 

 
Le lodi del MUSE ormai si tessono in tutt’Italia, e anche oltre, eppure questo museo non può essere perfetto. Ci dica un difetto sul quale si impegnerà a lavorare nei prossimi 3 anni.
«Accidenti, qui vorrei rispondere solo con una battuta e con una certa dose di ironia: la modestia.»
 
Nadia Clementi - n.clementi@ladigetto.it
Muse Contatti: http://www.muse.it


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Fabio 11/06/2018
IL MUSE è l'icona di Trento, complimenti all'operato del suo Direttore e del suo staff
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