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«Mai abbassare la guardia» – Di Nadia Clementi

Intervista esclusiva al Col. t.ST Roberto Ribaudo, Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Trento

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Il Colonnello Ribaudo nel suo ufficio di Trento.
 
La sicurezza dei cittadini italiani e di tutte le persone che vivono in Italia è garantita dalla Polizia di Stato, dalla Polizia Penitenziaria, dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza che unite costituiscono le Forze dell’Ordine.
La Polizia di Stato ha il compito principale di garantire la sicurezza dei cittadini e di mantenere l’ordine pubblico ed è suddivisa in varie specializzazioni che coprono vari aspetti della sicurezza nazionale (postale, delle comunicazioni, ferroviaria, stradale), mentre la Polizia Penitenziaria ha il compito principale di garantire l’ordine e la sicurezza nelle carceri.
 
L’Arma dei Carabinieri è una forza di polizia a carattere generale che a seguito della riforma del comparto della sicurezza, avvenuta nel 2016, ha anche assorbito i compiti del disciolto Corpo Forestale dello Stato [in Trentino il Corpo Forestale rimane competenza della Provincia – NdR], specializzato nella tutela del patrimonio naturale e paesaggistico. L’Arma è anche una delle quattro Forze Armate ed opera nell’ambito del Ministero della Difesa per assolvere i propri compiti di carattere militare, dipendendo poi funzionalmente anche dal Ministero dell’Interno per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica.
 
La Guardia di Finanza è uno speciale Corpo di Polizia che dipende direttamente dal Ministro dell'Economia e delle Finanze, è organizzato secondo un assetto militare e fa parte integrante delle Forze Armate dello Stato oltre che della Forza Pubblica: il suo compito è prevenire, ricercare e denunciare il mancato rispetto delle regole dell’economia e della finanza e concorre al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica, oltre che alla difesa politico-militare delle frontiere.
 

Il Col. Ribaudo assume il Comando della Guardia di Finanza di Trento, 8 agosto 2017.
 
A seguito dei nostri precedenti articoli dedicati all’operato delle forze dell’ordine ci occuperemo nella seguente intervista di un altro cambio importante nel mondo militare Trentino: stiamo parlando del trasferimento, avvenuto un anno fa (era l’8 agosto 2017) del Colonnello Roberto Ribaudo a capo della Guardia di Finanza della Provincia di Trento.
Il lavoro della Guardia di Finanza è delicato e complesso; gli uomini e le donne di questo corpo militare infatti si occupano di sicurezza ad un livello che oggi è sempre più importante: parliamo di interventi che riguardano soprattutto le frodi e l’utilizzo illecito di denaro.
 
In questa macro-categoria si trovano le tipologie criminali più disparate: la lotta all’evasione fiscale, uno dei temi più caldi e radicati nel nostro Paese, le frodi pubbliche, la lotta alla criminalità organizzata, il mercato dei falsi, comprese banconote e atti pubblici, il mercato invisibile dei giochi d’azzardo illegali e il contrabbando di sigarette e infine, ma non da ultimo per importanza e portata del fenomeno, la lotta al traffico di stupefacenti.
 
Quest’ultimo fenomeno è certamente tra i più diffusi e uno dei primi che vengono in mente quando si pensa al lavoro delle fiamme gialle.
È recente la notizia di un’imponente operazione di contrasto al traffico di droga, denominata «Alba Bianca» (vedi nostro sevizio), di cui è stato protagonista il comando della Guardia di Finanza di Trento.
L’operazione è stata davvero massiccia e ha condotto a trenta arresti in tutto il Nord Italia, in Germania e in Albania, con il sequestro di 120 chili di droga per un valore sul mercato illecito di oltre 20 milioni di euro.
 
L’attività si è caratterizzata anche per l’eccellente lavoro di squadra non solo tra Finanzieri delle varie province d’Italia interessate dall’operazione, ma soprattutto con i colleghi belgi e olandesi con i quali le Fiamme Gialle di Trento si sono coordinate per bloccare svariati trasporti di droga che passavano dal Brennero e provenivano dal Nord Europa.
Un altro delicato compito della Guardia di Finanza è quello del contrasto agli illeciti nel settore della spesa pubblica, con una forte lotta agli sprechi e alla corruzione. Un male quest’ultimo che purtroppo caratterizza l’Italia da molto tempo e che ormai sembra endemico di un certo modo di fare impresa e politica.
 

Uno dei tre cani antidroga della Guardia di Finanza di Trento.
 
L’amministrazione trentina ha da tempo adottato una serie di provvedimenti di trasparenza e la nostra è senza dubbio una delle regioni dove si può dormire sogni tranquilli da questo punto di vista, anche se, ovviamente, non bisogna mai abbassare la guardia e per questo è importante un corposo lavoro di prevenzione e di controllo anche da parte delle Fiamme Gialle; per poter approfondire al meglio questo corpo militare molto articolato ma al tempo stesso indispensabile per la sicurezza nazionale, abbiamo incontrato il Colonnello Ribaudo, ormai da oltre un anno a capo della Guardia di Finanza trentina.
 
Il Colonnello Ribaudo è originario di Merano, classe 1973, ha frequentato l’Accademia della Guardia di Finanza dal 1992 al 1997, laureato in Giurisprudenza e in Scienza della Sicurezza Economico-Finanziaria presso l’Università di Tor Vergata di Roma ed è titolato di Master universitario in Diritto tributario dell’impresa presso l’Università Bocconi di Milano; parla correntemente il tedesco, l’inglese e lo spagnolo.
 
Nel corso della carriera, ha comandato vari Reparti del Corpo, in Alto Adige (San Candido e Prato alla Drava) e in Friuli-Venezia Giulia (Trieste) svolgendo servizi di verifica fiscale e doganale e indagini anticontrabbando nel settore dei tabacchi lavorati e degli stupefacenti.
Ha poi svolto per sette anni, presso il II Reparto Informazioni dello Stato Maggiore della Guardia di Finanza di Roma, attività di cooperazione e interscambio informativo a livello nazionale ed internazionale con le principali agenzie europee e mondiali di lotta alle frodi e al crimine e con gli ufficiali di collegamento doganali e di polizia esteri in Italia.
 
Dopo aver frequentato due anni di corso di alta formazione economico-finanziaria presso la Scuola Tributaria della Guardia di Finanza di Roma, nel 2010 è stato destinato a Venezia, dove per cinque anni si è occupato di verifiche tributarie a gruppi societari di rilevanti dimensioni, internazionali e multinazionali, partecipando in particolare a una complessa indagine antievasione fiscale e anti-corruzione nei confronti del gruppo dirigente e dei vertici del consorzio e delle società costruttrici del MOSE, la controversa opera tecnologica che dovrebbe limitare il fenomeno dell’acqua alta nella città di Venezia.
 
Dal 2015 al 2017 ha comandato il Gruppo Investigativo Antiriciclaggio del Nucleo Speciale di polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma, reparto a competenza nazionale, dirigendo importanti indagini di polizia giudiziaria nel settore del contrasto alla criminalità organizzata, al riciclaggio, all’usura, ai reati contro la pubblica amministrazione, giungendo da ultimo, nel 2017, a sequestrare il patrimonio dell’ex capo della «Mala del Brenta», Felice Maniero, pari a oltre 17 milioni di euro, intestato a un prestanome residente in Toscana.
 

Soccorso alpino della Guardia di Finanza.
 
Colonnello Ribaudo, quali sono i principali punti di attenzione della Guardia di Finanza nella nostra provincia?
«Per quanto riguarda l’osservanza delle norme tributarie, il Trentino è ai vertici delle classifiche nazionali stilate annualmente dai tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze; il nero stimato in rapporto al prodotto interno lordo della provincia rispetto al gettito fiscale effettivamente riscosso è percentualmente il più basso: nel 2015, ultimo dato disponibile, era circa del 12%, ben al di sotto della media nazionale che viaggia sul 16-17%.
«Ciò non significa che l’attenzione al contrasto all’evasione fiscale non sia elevata, e lo provano gli ottimi risultati che il Corpo ottiene annualmente, in collaborazione stretta con l’Agenzia delle Entrate, in termini di segnalazione e recupero di imposta evasa; la base imponibile evasa scoperta nei primi dieci mesi dai reparti delle Fiamme Gialle del Trentino è più che raddoppiata rispetto a tutto il 2017, passando da 63 milioni a 135 milioni di euro, segno che l’attenzione è sempre elevata e sacche di non corretta applicazione delle norme esistono sempre; le denunce penali per reati tributari si mantengono stabili, viaggiando su una media di una decina al mese.
«Va ricordato poi che le norme che regolano l’autonomia trentina consentono alla provincia di mantenere sul territorio il 90% delle imposte riscosse, dunque il rispetto delle norme tributarie ha qui il significato ancora più importante, riscontrabile e diretto di fare il bene del proprio territorio.
«Se quindi il lato delle entrate di bilancio è ben presidiato, sia dall’elevato senso civico dei trentini, sia dall’attività di prevenzione e controllo dell’Amministrazione Finanziaria, la Guardia di Finanza di Trento ha un occhio particolarmente vigile sull’altro capitolo del bilancio: le uscite. Il controllo della spesa pubblica non è di secondaria importanza, poiché come spiego sempre ai ragazzi delle scuole superiori quando ho l’occasione di essere invitato a tenere delle lezioni di legalità economica, è bene che tutti concorrano a riempire le casse dell’Erario, che sono il tesoro su cui si fondano il presente e il futuro del Paese, ma è ancor più importante non sperperare quel denaro e controllare attivamente che sia utilizzato in maniera corretta.
«Ecco perché la Guardia di Finanza in generale e quella trentina in particolare ha da tempo concentrato molto l’attenzione sui controlli di tipo erariale, collaborando attivamente con la Procura della Corte dei Conti con la quale il Corpo ottiene risultati importanti.
«Non meno preoccupanti sono poi gli aspetti legati, ad esempio, al fatto che il territorio provinciale si trovi geograficamente sull’asse del Brennero, porta storica dei traffici commerciali tra Nord e Sud Europa attraverso cui transitano – oltre ai milioni di tonnellate di beni leciti - anche droga, sigarette, merci di contrabbando e prodotti illeciti di ogni genere.
«Perciò, se già quando esistevano i controlli alla frontiera non era possibile verificare fisicamente ogni singolo transito, a maggior ragione oggi la necessità di velocizzare i commerci e l’impossibilità di effettuare controlli continui ai valichi rende necessario raffinare le tecniche di indagine, puntando sull’analisi dei fenomeni e sulla selezione dei controlli sulla base di indicatori di rischio, piuttosto che affidarsi ai controlli fisici permanenti delle merci.
«In ogni caso, proprio a contrasto del fenomeno dei traffici illeciti di droga, la Finanza di Trento dispone nel capoluogo di tre unità cinofile particolarmente apprezzate, che vengono impiegate a Trento e, a rotazione, nelle città e nelle valli del Trentino e che contribuiscono a sequestrate notevoli quantità di stupefacente: dall’inizio dell’anno, indipendentemente dalla maxi-operazioni come Alba Bianca che ha citato, i nostri tre cani antidroga hanno già fatto sequestrare oltre sessanta chili di droga destinata allo spaccio.
«Sempre la collocazione del Trentino, terra a vocazione turistica e di esaltazione delle risorse del territorio, tra province a industrializzazione spinta (Brescia, Verona, Vicenza), dove fortissimi sono gli investimenti e le iniezioni di capitali, fa sì che il Trentino possa essere preda di infiltrazioni di capitali illeciti, anche da parte di organizzazioni criminali.
«L’attività di monitoraggio costante che tutte le Forze dell’Ordine locali e in particolare la Guardia di Finanza, per la sua vocazione di polizia economica e finanziaria, svolgono sul territorio, in coordinamento con la locale Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Trento, non fa mai abbassare l’asticella dell’attenzione su questo fenomeno.
«Da ultimo, ma proprio per dargli maggior risalto, ricordo un aspetto importante su cui il Corpo si concentra: la sicurezza in montagna. Nata come guardia doganale e di frontiera, la Guardia di Finanza ha sempre esaltato il suo ruolo di vedetta del confine alpestre, che si esplica ora attraverso le proprie Stazioni di Soccorso Alpino distribuite sul territorio nazionale.
«In Trentino ve ne sono due, una a Tione di Trento e una a Passo Rolle, con un totale di circa quaranta uomini, cui si affiancano sei unità cinofile da ricerca e salvataggio, che negli ultimi tre anni hanno svolto oltre cinquecento interventi di soccorso, il 10% dei quali con elisoccorso, sia sulle piste da sci dei vari comprensori sia in alta montagna.»
 

Attività di servizio della Guardia di Finanza.
 
In che modo il cittadino può aiutare il lavoro della Guardia di Finanza?
«Allo stesso modo in cui può aiutare il lavoro delle altre Forze dell’Ordine: approcciandosi con fiducia al nostro personale, che è al servizio di tutti, segnalando nelle nostre Caserme sparse sul territorio ogni fatto utile, chiamando il numero di pubblica utilità 117, che è attivo 24 ore su 24. Ma mi piace anche dire che il mio impegno è che le mie Fiamme Gialle questa fiducia se la guadagnino ogni giorno, operando correttamente e assistendo i cittadini ogni volta che se ne presenti l’occasione.»

L’ultima notizia riguardante l’operazione di traffico internazionale di stupefacenti, che ha visto coinvolto il suo reparto, è stata certamente imponente nei numeri e nelle modalità: il fenomeno del traffico di droga è in aumento nella nostra provincia?
«Parto da un dato nazionale, che riguarda tutte le Forze di Polizia, contenuto nell’ultima relazione annuale della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga: rispetto al 2016, nel 2017 i sequestri di stupefacente sono aumentati del 60%, arrivando a 115 tonnellate complessive; in calo i sequestri di cocaina e hashish, mentre sono cresciuti molto i sequestri di eroina e di droga sintetica.
«Ho già detto come la nostra provincia si collochi sull’asse del Brennero, dunque in un potenziale luogo di transito della droga da e per il nostro Paese: in Trentino-Alto Adige nel 2017 le operazioni antidroga complessive sono state oltre 500, il 56% delle quali in Trentino, e hanno portato a sequestrare 1,7 tonnellate di sostanze stupefacenti, con un aumento rispetto al 2016 del 530%. Si è segnalato quindi un conseguente aumento delle denunce, che in sei casi su dieci hanno riguardato persone di nazionalità straniera.
«La maggior parte dei sequestri è avvenuta in provincia di Bolzano (95%), poiché ovviamente molti fermi sono stati effettuati a ridosso del Brennero, ma ricordo che nel settore della droga la Guardia di Finanza ha a Trento un reparto, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, che opera a livello regionale. Infatti le denunce per droga cui accennavo sono per il 63% radicate presso la Procura di Trento.
«In generale, coerentemente col dato nazionale, nelle due Province autonome vi è stato un aumento significativo dei sequestri di hashish, marijuana e droghe sintetiche, mentre sono in calo nel 2017 i sequestri di cocaina. Un dato confortante, pur nella sua tragicità è costituito, nel 2017, dall’assenza di decessi per droga in Trentino.»
 
Un altro importante tema di cui fate carico è quello della corruzione, come sono cambiate le regole negli ultimi vent’anni?
«In Italia, checché se ne pensi, il fatto che si legga sul giornale di inchieste giudiziarie e di condanne per corruzione è proprio indice del fatto che le istituzioni non sono affatto distratte e questi illeciti vergognosi, che ledono l’immagine del paese, vengono stroncati in maniera severa.
«L’Italia poi si è data delle norme puntuali in materia, inasprendo le pene, e da qualche anno si è avuta la creazione e il potenziamento del ruolo dell’Agenzia Nazionale Anticorruzione, con la quale la Guardia di Finanza collabora in maniera costante, la quale ha portato a un controllo preventivo più forte dei grandi appalti e di tutte le situazioni, micro o macroscopiche, che sono potenzialmente luogo ove si annidi la corruzione.
«Da quattro anni a questa parte la volontà di essere interlocutore di primaria importanza dell’ANAC, che proprio nei controlli di natura economico-finanziaria e contabili trova il suo punto di forza, ha portato la Guardia di Finanza a creare delle speciali Sezioni Anticorruzione in ogni Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria presenti nei capoluoghi di provincia, che si occupano prioritariamente di indagini della specie.
«La corruzione ha in sé un costo sociale altissimo: distorce la concorrenza e il mercato, impedisce lo sviluppo delle imprese, crea disaffezione nei confronti delle istituzioni e contribuisce negativamente all’immagine del Paese, con danni incalcolabili sull’attrattività del Sistema Italia per gli investitori stranieri.
«Ecco perché leggi più severe servono senz’altro dal punto di vista della repressione del fenomeno, ma per unanime convinzione ciò che più serve è un’opera costante di prevenzione e, soprattutto, di educazione alla legalità di cui devono farsi carico, con i propri comportamenti quotidiani, i rappresentanti delle Istituzioni, per dare credibilità al proprio agire.»
 
Lei si è occupato a lungo delle indagini legate all’evasione fiscale e alla corruzione in merito alla costruzione del MOSE: in che modo queste grandi opere sono più a rischio di corruzione e infiltrazione criminale?
«Quell’indagine è stata un grande lavoro di squadra tra Guardia di Finanza, Magistratura, Agenzia delle Entrate e Corte dei Conti, a dimostrazione del fatto che uniti si vince. Le grandi opere sono finanziate con ingenti finanziamenti pubblici perché coprono settori infrastrutturali strategici per il paese, ed é quindi possibile che qualcuno tenti di lucrare sulle commesse gonfiando i costi o corrompendo qualche funzionario pubblico per distorcere la concorrenza e vincere illecitamente un appalto.
«Anche la criminalità organizzata ha questo specifico interesse, per far vincere appalti ad aziende amiche introducendole nel settore, allo scopo di creare fondi neri attraverso false fatture e, soprattutto, usando come manodopera personale affiliato o del proprio territorio di origine, dove c’è grande disoccupazione, creando quindi consenso e riconoscenza.»
 

A Venezia, con la squadra investigativa.
 
Anche il gioco d’azzardo illegale e le truffe fanno parte del vostro lavoro quotidiano, in che modo internet ha reso più semplice compiere questi reati? E qual è il modo migliore per proteggerci da ciò che troviamo tutti i giorni sul web?

«Internet è come il mondo reale: senza educazione, senza strumenti critici, senza la capacità di discernimento una persona può essere preda di chiunque. Come nella vita reale siamo circondati da meraviglie e orrori, così internet rispecchia quest’ambivalenza. Dunque ci sarà sempre, anche su internet, chi si approfitterà dell’ingenuità altrui tentando di effettuare furti di identità, di carpire dati personali, foto, immagini, informazioni sensibili per lucro personale o, peggio, per ricattare ed estorcere denaro anche con l’aggravante del reato sessuale.
«Internet però crea dei legami virtuali, non fisici, quindi si é portati a credere che nella propria stanza, davanti a uno schermo, navigando in rete, si sia protetti dalle proprie mura domestiche, ma così non è e il rischio è quindi quello di essere portati ad abbassare la guardia nei confronti di chi si approccia a noi via chat o navigando su siti web di dubbia certificazione; il consiglio è quindi quello di avvicinarsi anche a internet con attenzione, ricordandosi che lo schermo del computer non è una barriera di protezione ma semplicemente la finestra cui ci affacciamo per entrare in un mondo che non è diverso dal nostro.
«Cautela quindi, non diffidenza. Leggere sempre cosa si clicca e a cosa si dà il consenso, non fornire alcun dato o informazione privata a siti strani, mascherati da siti ufficiali di banche, istituzioni o altro, magari con testi pieni di errori grammaticali, cosa che già di per sé dovrebbe mettere sul chi vive circa l’attendibilità di quei siti; al primo segni di pericolo, rivolgersi alle Forze dell’Ordine.
«La recente legge di ridistribuzione delle competenze tra Forze di polizia ha equiparato il web al mondo reale, perciò le competenze della Polizia di Stato, dell’Arma e della Guardia di Finanza rimangono le stesse anche per le minacce che viaggiano quotidianamente su internet, anche se perseguire gli autori potrebbe non essere sempre agevole perché molto spesso i server dei siti sono collocati all’estero e quindi, anche oscurando un sito con un provvedimento giudiziario, c’è sempre il rischio che dopo poco ne nasca un altro. Ma proprio per questo bisogna che nessuno si arrenda e si continui a interessare le Forze di Polizia.»
 
Al suo arrivo a Trento quale situazione ha trovato? E quali i margini di miglioramento?
«Per quanto riguarda i rapporti istituzionali, ho trovato un clima cordiale e collaborativo a tutti i livelli, con il Prefetto, i colleghi della Questura e dell’Arma dei Carabinieri e con tutte le autorità civili e militari. Per quanto attiene al tessuto sociale ed economico, ho trovato una Trento più attiva di come la ricordassi, con un’economia in lenta ma costante ripresa dopo le difficoltà degli ultimi anni, da cui il Trentino - seppur con fatica - ha saputo rialzarsi.
«Grande effervescenza c’è nel settore dell’innovazione dello sviluppo, con poli di eccellenza a Trento e Rovereto riconosciuti e apprezzati a livello internazionale: il miglioramento costante viene da lì, dalla capacità di essere attrattivi da un punto di vista tecnico e tecnologico. Per il resto la grande vocazione agricola e turistica del Trentino ha grandi margini di crescita e un pungolo costante nella vicina Bolzano, che da anni ha investito in maniera sinergica in quei settori.
«Il segreto è quindi, come dappertutto, saper agire sempre più come una squadra!»
 
Nadia Clementi - n.clementi@ladigetto.it
Col. t.ST Roberto Ribaudo - Ribaudo.Roberto@gdf.it

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