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Il bianco e nero del Brasile, parte prima – Di Nadia Clementi

Un paese meraviglioso dalle mille contraddizioni, il paese del carnevale e delle favelas, delle grandi metropoli e della foresta amazzonica

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Oggi non è possibile costringere in un'unica definizione le tante facce che un Paese come il Brasile offre ai suoi visitatori.
Le immagini per le quali il Brasile è conosciuto in tutto il mondo, come il Carnevale di Rio, la foresta Amazzonica, le favelas, le spiagge dorate, per citarne solo alcune, non sono altro che ritagli di una realtà ben più complessa, briciole incoerenti di un Paese pieno di contrasti, che non bastano per coglierne l’essenza e darne un profilo preciso.
L’immensa estensione del territorio brasiliano si riflette in una eterogeneità e in una ricchezza di climi, territori, patrimonio ambientale e di biodiversità, che hanno contribuito a costruire l’immagine di una terra dei sogni, ambita da molti.
Una terra promessa che ha fatto credere, sognare e soffrire anche molti Italiani alla ricerca di una ricchezza sperata ed evocata.
 
Risulta estremamente difficile descrivere un Paese dalle mille sfaccettature, con oltre 190 milioni di abitanti dalle eredità etniche e culturali diversissime tra loro che vanno dagli indios dell’Amazzonia fino ai discendenti dei coloni portoghesi, e che ancora oggi hanno ricadute sociali, politiche ed economiche non trascurabili.
Anzitutto rimane ancora un enigma la sua posizione economica: non è chiaro se il Brasile sia da considerarsi un Paese in via di sviluppo, un paese industrializzato o addirittura post-industriale.
Il Brasile è in realtà un po’ di tutto questo, un insieme di mondi diversi che ne rende impossibile un inquadramento nitido e preciso. È un Paese diviso dalla convivenza tra il benessere sfrenato e la povertà assoluta, dominato dalla corruzione imperante nella politica, nell’economia, nella polizia, nel vivere quotidiano.
È un Paese dalla sanità pubblica fatiscente, dagli ospedali abbandonati, dalle scuole inadatte e dalle favelas in mano ai trafficanti, dove la vita non vale nulla.
 

 
Negli ultimi due anni l’attenzione del mondo si è concentrata sul Brasile perché teatro delle tre manifestazioni sportive più importanti del pianeta: la Coppa del Mondo di Calcio, le Olimpiadi e la Copa America.
Ma oggi il Brasile vive un momento difficile, pagando il prezzo di una politica corrotta, dissennata e sprecona, e di una cultura fortemente consumistica che porta le famiglie a spendere più di quanto guadagnano.
È un Paese che non ridistribuisce la ricchezza, lasciando ampie aree urbane nella povertà assoluta, spesso in intima convivenza con aree ricchissime, generando malcontento, criminalità, disagio e insicurezza.
Un luogo dove anche la libertà di espressione e i diritti umani sono principi spesso in pericolo: le elezioni di Jair Bolsonaro, presidente del Brasile dal 1° gennaio di quest’anno, hanno confermato una forte tendenza verso la destra xenofoba e omofoba, destando la preoccupazione e l’allarme di O.N.G. come Amnesty International che denunciano l’aumento di violenze contro oppositori politici e attivisti per i diritti umani, sfocianti anche nell’omicidio come nel caso di Marielle Franco (sociologa attivista brasiliana), o come Greenpeace che invece denuncia le devastanti politiche ambientali che mettono a serio rischio il già fragile ecosistema del polmone verde del nostro pianeta: la foresta Amazzonica.
 

 

 
Le profonde disuguaglianze che caratterizzano la società in Brasile si riflettono nella distribuzione degli spazi urbani da parte della popolazione.
Il contrasto tra le favelas e i grandi quartieri residenziali è reso ancora più evidente dalla loro vicinanza; inoltre le enormi disparità sociali ed economiche tramandate dalla storia condizionano non solamente il carattere urbanistico dei centri abitati ma anche e soprattutto la struttura delle abitazioni.
Il Brasile da 500 anni è dominato da una élite bianca che non fa nulla per emancipare la popolazione di colore, i meticci e gli indigeni (che sono poverissimi ma rappresentano la maggioranza della popolazione), perché vuole continuare a mantenere ben saldo il potere.
C'è qualcosa di cui si parla molto poco: in generale il Brasile, ma soprattutto Rio de Janeiro, è il luogo al mondo dove ci sono più omicidi a sfondo razziale. Una vera e propria guerra etnica, a bassa intensità, ma pur sempre una guerra.
A Rio domina un corpo di polizia violento e un governo locale che non troppo velatamente avvalla il narcotraffico anziché combattere il traffico delle armi e attuare programmi di redistribuzione del reddito, di inserimento sociale per le fasce più deboli e di riqualificazione del territorio.
 

 

 
La violenza è sicuramente l’aspetto più sconvolgente per chi è abituato a vivere in Italia e nei paesi occidentali. Rappresenta un aspetto sociale allarmante, soprattutto per chi vive nelle grandi città e lo si nota dai piccoli particolari che messi insieme dipingono un quadro sconcertante di una società in equilibrio precario.
Ad esempio la maggior parte delle macchine ha i vetri oscurati per evitare che, da fuori, i rapinatori riescano a capire se nell’abitacolo ci sia qualcuno oppure no. Così come è consigliato non aprire i finestrini delle auto per scongiurare qualsiasi tipo di aggressione.
Gli edifici, per motivi di sicurezza, sono circoscritti da muraglie, inferriate e filo spinato e le notizie di bande di rapinatori che fanno razzie in bar e ristoranti sono all’ordine del giorno.
Senza dimenticare le sparatorie nelle quali molto spesso rimangono uccisi degli innocenti la cui unica colpa è quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato come il caso più recente della turista spagnola, uccisa accidentalmente dalla polizia di Rio de Janeiro mentre stava visitando una favela della città.
 

 

 
Oggi il Brasile sta vivendo il peggior scandalo di corruzione della sua storia, che coinvolge direttamente i principali attori politici del Paese, senza distinzione di partito.
Il governo attuale di ultradestra guidato dal Presidente Bolsonaro ha promesso di cambiare il destino del Paese, scivolato negli ultimi anni in una profonda crisi dopo gli anni del boom e degli scandali della sinistra di Lula e Rousseff.
Ma per fare questo il governo ha annunciato misure di riduzione della spesa pubblica preoccupanti, a scapito soprattutto delle politiche sociali, che nell’ultima decade erano state invece favorite assieme allo sviluppo umano ed economico della popolazione brasiliana.
In pratica sono stati soppressi importanti ministeri, come quello dello sviluppo sociale e della lotta contro la fame, dello sviluppo agricolo, della cultura, delle donne, dell’uguaglianza razziale, della gioventù e dei diritti umani.
I ministri nominati dal nuovo governo sono tutti uomini bianchi appartenenti all’élite dei pochissimi che detengono la maggior parte delle ricchezze del Paese.
Sono state notevolmente ridotte le politiche pubbliche di distribuzione del reddito ed è in atto una riforma di matrice conservatrice del sistema della previdenza sociale e di educazione superiore, con una forte riduzione degli investimenti nelle università pubbliche federali.
 

 
Nonostante i grandi eventi come i Mondiali di calcio del 2014, le Olimpiadi del 2016 e la Copa America, che avrebbero dovuto rilanciare il paese carioca, le cose in Brasile sono andate molto diversamente da come si sperava.
E ogni giorno questo paese deve ancora fare i conti con una serie di problemi serissimi ed endemici che solo politiche di lunghe vedute e generazioni di nuovi amministratori illuminati, potranno sperare di risolvere.
 

 
La povertà.
Il Brasile ha una popolazione di quasi 210 milioni di abitanti, di questi, il 4,9% vive con meno di 2 dollari al giorno, secondo i dati della Banca mondiale.
Quindi, circa dieci milioni di persone non possono permettersi niente, a mala pena il cibo necessario per sopravvivere.
 
Le favelas.
È il nome con il quale s’indicano gli immensi slum, o baraccopoli, che sono sorti a ridosso delle principali città brasiliane.
Rocinha e Cidade de Deus sono due delle più grandi favelas di Rio de Janeiro ma ce ne sono anche a Belo Horizonte, San Paolo, Recife, Olinda, Salvador de Bahia, etc.
Nelle favelas, dove vivono centinaia di migliaia di persone, mancano tutti i servizi di base, come elettricità, acqua, corrente e rete fognaria, e sono spesso terreno di scontro tra bande criminali e polizia.
 
La terra.
Solo il 3% della popolazione brasiliana possiede campi coltivabili. Mentre 4 milioni di famiglie sono senza terra. Altre non hanno alcun diritto sui terreni dove vivono e lavorano da generazioni.
 
La sicurezza alimentare.
Il cibo è uno dei diritti fondamentali per l’uomo, ma non in Brasile, dove il sistema di produzione dello stesso è messo costantemente in crisi da due fenomeni: la deforestazione e un’agricoltura basata sulle monocolture.
 
La sanità.
È un altro dei diritti negati in Brasile: gli ospedali pubblici sono spesso inaccessibili e le strutture private troppo care.
La situazione è ancora peggiore nelle favelas, dove i centri sanitari sono in pessime condizioni e non c’è personale qualificato.
 
L’analfabetismo.
Non sapere né leggere né scrivere significa precludersi qualsiasi possibilità di avere un futuro migliore. Questa è la condizione di 12 milioni di adulti e 1 bambino su 7 non può andare a scuola.
 



 
Tra i tanti problemi, i brasiliani sembrano però avere quella marcia in più, perché affrontano la vita con un entusiasmo e una passione incredibili, anche nelle situazioni più difficili.
La resilienza sembra essere dunque una delle caratteristiche più importanti del popolo brasiliano, e in qualche modo che ci avvicina a loro: anche l’Italia, seppur in misura minore, è un Paese diviso e pieno di contraddizioni, ma il nostro popolo è riuscito sempre a cavarsela anche quando tutto sembrava perduto.
Non è un caso dunque che il Brasile sia da sempre una nazione molto vicina all'Italia, in particolare se si considera il gran numero di connazionali emigrati tra il 1877 ed il 1903 (circa 71.000 persone all'anno), e che ben il 35% degli abitanti di una città come San Paolo è di discendenza italiana.
 

 
Durante un breve viaggio in Brasile è possibile farsi un’idea dello stile di vita nelle diverse città e conoscere le contraddizioni della società brasiliana tra cui le differenze del suo popolo unite ad un inguaribile spirito di libertà ed allegria, nonché le bellezze naturali e culturali.
 
Il nostro viaggio in Brasile inizia da Rio de Janeiro, una delle metropoli più pericolose e affascinanti del mondo, per poi proseguire verso le cascate di Iguaçu una delle 7 meraviglie naturali patrimonio UNESCO che si trovano al 70% sul lato argentino e al 30% su quello brasiliano.
Di seguito raggiungeremo il cuore verde della Foresta Amazzonica, considerata la più grande foresta equatoriale del pianeta per poi terminare il nostro viaggio a Salvador de Bahia la città del Brasile Nero, della tratta degli schiavi ricca di storia, cultura ed emozioni.
 

Nadia Clementi - n.clementi@ladigetto.it
Fine prima parte
(Continua domenica prossima)


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Roberto 12/08/2019
Confermo sono stato in Brasile è proprio così come descritto in una parola: resiliente.
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Piera Marchiori 11/08/2019
Mentre leggevo il tuo articolo mi sono lasciata trasportare in quella realtà come quella brasiliana che non conoscevo propriamente ... solo piccole schegge dell'identità di questo Paese mi sono arrivate attraverso sporadiche conversazioni tra persone e/o messaggi dei mass media.
Catturi sempre l'interesse di chi legge: grazie Nadia!
A presto, Piera
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Giulio 11/08/2019
Brava Nadia
fai sempre bei viaggi in posti meravigliosi è bello leggerti attendo la seconda parte ...
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Carlo 11/08/2019
Il Brasile è tutto e niente, complimenti per l'articolo davvero esaustivo, attendo il seguito ciao Carlo
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Tiziana Colò 11/08/2019
Grazie Nadia per questo tuo articolo che fedelmente descrive questa Terra, come dici tu, piena di contraddizioni, ma di una bellezza infinita.Ti ringrazio, anche perchè con la tua grinta ed intraprendenza mi hai dato l'opportunità di visitare insieme un Continente al di là dell' Oceano.
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