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Farmacisti «eroi» dimenticati – Di Nadia Clementi

Ne abbiamo parlato con il presidente di Federfarma dott. Paolo Betti

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Nella lotta al coronavirus, fra gli «eroi», spesso dimenticati dai media e dal governo, ci sono anche i farmacisti.
Professionisti in prima linea, che affrontano con coraggio le paure e le necessità salutistiche di tanti cittadini.
Ad accendere i riflettori in merito al grave deficit di interesse della politica e delle istituzioni nei confronti di questa categoria è Federfarma, che ha deciso di scendere in campo a tutela della Farmacia e dei farmacisti, rimasti senza risposte, almeno fin qui, nonostante la richiesta di istanze più che legittime a tutela della loro salute e del loro servizio per la salute pubblica.
Nella seguente intervista, il dott. Paolo Betti in qualità di Presidente di Federfarma Trento, ci spiegherà la situazione dei suoi colleghi farmacisti in questo delicato momento di emergenza sanitaria.
L’appello più preoccupane è la mancanza di mascherine e dispositivi di protezione individuale, più volte richiesti all’Azienda Sanitaria senza però ottenere ad oggi una data di consegna del materiale.
 
Dott. Betti com’è la situazione nelle farmacie trentine sulla questione Coronavirus?
«Non credo che i farmacisti si sentano degli eroi; sicuramente sono dei professionisti sanitari che hanno ben chiaro il loro ruolo all’interno del Servizio Sanitario Nazionale e come tali si impegnano a lavorare quotidianamente a stretto contatto con il pubblico per tutelare la salute del singolo e della comunità.
«Come per le altre figure professionali, pensiamo ai medici, agli infermieri, a chi lavora negli ospedali o nelle case di riposo, ma anche alle forze dell’ordine o agli addetti del settore alimentare, i farmacisti mettono a rischio la propria incolumità e quella delle proprie famiglie, per puro spirito di servizio e senso del dovere, consapevoli del loro ruolo sociale ed istituzionale.
«Le farmacie trentine hanno risposto all’unisono alle esigenze lavorative ed organizzative imposte da questa situazione di emergenza sanitaria ed hanno continuato ad erogare il servizio farmaceutico alle comunità, cercando di adottare il più possibile misure di protezione sia per i propri addetti che per gli utenti che vi si recano, compatibilmente alle risorse disponibili.
«In queste ultime settimane abbiamo provato ad elaborare soluzioni concrete che semplifichino la distribuzione del farmaco alla comunità e che evitino spostamenti inutili e potenzialmente pericolosi. Le nostre istanze, purtroppo, sono state inascoltate, ancora una volta, non siamo considerati dalle autorità competenti a cui imputiamo una mancanza di coinvolgimento attivo, di pianificazione, di programmazione, e di collaborazione con la categoria che rappresento per assicurare un servizio omogeneo e di alto livello.»
 
 Cosa La preoccupa di più? 
«In questo momento la cosa che più mi preoccupa è la salute dei colleghi. Spesso senza dispositivi di protezione individuale, introvabili anche per noi, tutti i giorni siamo al banco delle nostre farmacie per fronteggiare le richieste dei cittadini, per rispondere alle tante domande, per rassicurare e dare conforto, per diffondere informazioni sui comportamenti corretti da adottare.
«Soprattutto nei paesi o nelle piccole realtà di valle, la farmacia è il primo e spesso unico presidio a cui i cittadini si rivolgono per i loro problemi di salute; qui le farmacie solitamente sono piccole, condotte da un solo titolare e con poco personale. Se il farmacista di queste realtà dovesse ammalarsi si rischierebbe l’interruzione del servizio con un chiaro disagio e danno alla comunità.»
 
Il personale nelle farmacie teme di ammalarsi?
«Indubbiamente sì. Anche noi, come i medici e gli infermieri degli ospedali, siamo in prima linea e i dispositivi di protezione individuale scarseggiano ancora.
«Ognuno di noi si è arrangiato come meglio ha potuto, provando a recuperare disperatamente le ultime mascherine disponibili, o improvvisando con fogli di plastica trasparente a mo’ di visiere, quelli che si usano per i lucidi delle lavagne luminose, per mettere se stessi ed i collaboratori nella condizione di operare nella maggior sicurezza possibile.»
 
Quali provvedimenti sono stati presi all’interno delle farmacie a tutela dei lavoratori e dei clienti?
«Professionalmente i farmacisti sono dei sanitari competenti ed attenti ai problemi di salute, sia propria che della collettività. Cerchiamo di indossare guanti e mascherina, quando le abbiamo ovviamente!
«Evitiamo il contatto ravvicinato con i clienti, dispensiamo i farmaci attraverso protezioni in plexiglass posizionate sui banconi.
«Ognuno di noi ha dovuto arrangiarsi ed ingegnarsi velocemente ed autonomamente per trovare soluzioni sufficienti ed efficaci.
Nelle farmacie abbiamo adottato misure di distanziamento, abbiamo esposto cartelli che esortano a mantenere una distanza di sicurezza, abbiamo regolato l’accesso a pochissime persone per volta in relazione agli spazi della singola farmacia ed alle postazioni attive.
«Provvediamo ad una sanificazione quotidiana accurata dei locali e delle superfici a contatto con il pubblico. All’entrata è presente una postazione con gel disinfettante a disposizione dei clienti. Il tutto, ancora una volta, a tutela della salute degli utenti e degli stessi operatori.»
 
Quali sono le misure che Federfarma metterà in atto per difendere la categoria?
«Federfarma Trento è in contatto costante con le singole farmacie ed è al loro fianco per supportarle nei problemi logistici quotidiani. Le mascherine, per esempio, sono ancora contingentate, arrivano con il contagocce: Federfarma Trento, anche attraverso il distributore di zona Unifarm, sta lavorando incessantemente per procurarle il più velocemente possibile.
«Le abbiamo chieste ripetutamente anche all’Azienda Sanitaria e alla Protezione Civile, ma non siamo riusciti ad ottenerle, neppure per i colleghi e per gli addetti che lavorano in prima linea nelle farmacie. Da questo punto di vista siamo molto delusi e sconfortati perché siamo un presidio del Servizio Sanitario Nazionale completamente abbandonato a se stesso.»
 
Veniamo ai clienti, invece: sono stati tanti negli ultimi giorni. Cosa cercano?
«Nei primi giorni dell’emergenza abbiamo assistito ad un aumento degli accessi in farmacia: le persone hanno fatto incetta di medicine per la gestione delle patologie croniche, hanno fatto scorta per essere sicuri di non restare senza le loro terapie.
«È seguita la corsa ai disinfettanti, soprattutto sotto forma di gel. Il mercato nazionale è andato provvisoriamente fuori stock e molti colleghi si sono adoperati per allestire nei laboratori delle loro farmacie tali preparati per far fronte alle impellenti richieste.
«Oggi la situazione si è quasi normalizzata; le industrie hanno implementato ed accelerato le produzioni ed i disinfettanti sono nuovamente disponibili per il pubblico. Situazione opposta per le mascherine, ancora oggi praticamente introvabili su tutto il territorio nazionale. Visti i grandi sforzi messi in campo, confidiamo fiduciosi che nei prossimi giorni siano finalmente disponibili anche presso le farmacie trentine.»
 
In ottemperanza alle norme decretate dal governo rispetto agli spostamenti, vi siete attivati per la consegna a domicilio?
«Si, ci siamo subito attivati a tal fine, in modo da ridurre gli spostamenti delle persone, soprattutto di quelle più fragili, suscettibili ed a rischio. Sono stati istituiti vari numeri di telefono a cui rivolgersi per farsi portare le medicine a casa grazie al contributo delle associazioni di volontariato, della Croce Rossa, degli Alpini e delle comunità di valle.
«Seppur incontrando molte difficoltà ed una scarsa resilienza, stiamo provando a dialogare con l’Azienda Sanitaria Provinciale per superare il maggior numero possibile di cavilli burocratici; stiamo infatti cercando di ottenere il prolungamento della validità dei piani terapeutici e delle autorizzazioni per la dispensazione dei farmaci e dei presidi per le patologie croniche, in modo tale che le persone debbano recarsi negli ambulatori medici e nelle stesse farmacie il meno possibile, in ottemperanza delle norme sugli spostamenti decretate dal governo.»
 
Quali sono stati sinora i medicinali più richiesti dai cittadini?
«Oltre ai soliti farmaci per la cura delle sintomatologie invernali come gli sciroppi per la tosse, gli spray nasali per il raffreddore ed il paracetamolo, e al di là dei disinfettanti e delle mascherine di cui abbiamo parlato prima, le persone cercano soprattutto integratori immunostimolanti che aiutino ad aumentare le difese dell’organismo, come prodotti a base di Echinacea, Uncaria, Astragalo. Molte le richieste anche per i prodotti contenenti le vitamine C e D.
«Ricordiamo che questi prodotti possono aiutare ad avere qualche difesa immunitaria in più, ma non possono assolutamente essere considerati risolutivi o curativi in caso di patologie influenzali o para influenzali stagionali e tanto meno nei casi di infezione da covid-19.»
 
Che messaggio vuole lasciare ai colleghi farmacisti?
«È la prima volta dai tempi della seconda guerra mondiale che i farmacisti sono chiamati ad affrontare una situazione così emergenziale; siamo anche noi in trincea e rappresentiamo il presidio sanitario di più facile accesso, capillare su tutto il territorio provinciale.
«Mai come in questo momento stiamo dando il nostro fondamentale contributo per garantire un servizio primario e fondamentale alla comunità, un lavoro quotidiano profuso per garantire l’assistenza farmaceutica sul territorio, per informare con puntualità e precisione i cittadini e per promuovere i corretti comportamenti volti ad arginare il contagio.
«Ciò fa parte del nostro ruolo istituzionale, della nostra missione, è il senso profondo della nostra professione a tutela della salute della comunità.
«Voglio quindi ringraziare tutti i colleghi per il lavoro che stanno facendo e per l’impegno, la dedizione e lo spirito di servizio che stanno dimostrando in una situazione così drammaticamente delicata. Uniti ce la faremo.»
 
Nadia Clementi – n.clementi@ladigetto.it
Dott. Paolo Betti - associazione.trento@farmarete.it - https://www.trento.federfarma.it/

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