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«Onda de amor», a Trento la mostra di Cassia Raad – Di D. Larentis

Curata dal critico e storico dell’arte Maurizio Scudiero, è stata inaugurata il 19 settembre e sarà visitabile a Torre Mirana fino al 3 ottobre 2020 – L’intervista

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Maurizio Scudiero, curatore della mostra, e Cassia Raad all'inaugurazione della mostra.

Lo scorso sabato a Trento, negli incantevoli spazi espositivi di Torre Mirana è stata inaugurata «Onda de amor», la personale di Cassia Raad. Apprezzata artista brasiliana di adozione trentina, conta al suo attivo numerose esposizioni sia in Italia che in Brasile.
L’evento è stato accompagnato dalle splendide musiche del duo Federica Miorandi (arpa) e Giulia Di Leo (violino).
Curata dal critico e storico dell’arte Maurizio Scudiero, la mostra allestita presso Sala Thun di via Belenzani è visitabile dal 19 settembre fino al 3 ottobre 2020 nei seguenti orari di apertura: dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19, chiuso lunedì mattina.
Quando si pensa al mosaico antico spesso viene in mente quello greco, quello romano o quello bizantino; è una tecnica millenaria, recuperata nel secolo scorso da artisti come Klimt, Gaudì e Severini, Sironi, nel Novecento sono in molti a utilizzarlo, Casorati, Depero, citando alcuni nomi, poi Vedova, Licata e tantissimi altri.
 

Cassia Raad, Dentro il cuore, mosaico in marmo, vetro di Murano, vetro con foglia d'oro e conchiglie, 60x13,5.

Cassia Raad si serve di questa tecnica interpretandola in chiave contemporanea, unendo la suggestione della fotografia, in una fusione innovativa sviluppata da lei stessa nel 2013.
I suoi mosaici sono realizzati in vetro di Murano e marmo utilizzando diversi tipi di basi come legno, ferro, sughero.
Sono opere che stimolano il pensiero, indirizzano lo sguardo trasmettendo positività.
La sua è un’arte che esprime emozioni positive, attraverso un’esplosione di colori cattura l’attenzione dell’osservatore, invitandolo a una profonda riflessione su temi di grande attualità, fra i quali la guerra, la solitudine e l’indifferenza umana, il fenomeno dell’immigrazione con le sue implicazioni.
Alcune note biografiche prima di passare all’intervista. Cassia Raad nasce in Brasile nella città di Juiz de Fora, dal 2007 vive e lavora a Trento.


Cassia Raad, Onda de amor, marmo, vetro di Murano e con foglia d'oro, 50 X 22 cm.
 
Per quanto riguarda la sua formazione, si laurea in Arte presso l’Università Federale di Juiz de Fora nel 1994 e intraprende la sua carriera artistica come pittrice.
Nel 1996 si specializza in Design Grafico e nel 1997 ottiene un Master in Marketing presso la Facoltà Machado Sobrinho.
Il 1998 segna l’inizio del suo lavoro con il mosaico, quando, ispirata alle opere dell’architetto catalano Antoni Gaudì, sperimenta l’uso di ceramica e maiolica innamorandosi di questa forma d’arte.
Agli inizi degli anni 2000 consegue il titolo di Mosaicista Posatore a Ravenna, dove approfondisce ancora le sue conoscenze avendo l’opportunità di studiare con grandi maestri del mosaico moderno.
Sviluppa il suo lavoro in modo molto personale, mescolando l’esperienza brasiliana con quella maturata a Ravenna. Esplora numerose possibilità di accostamento tra le tessere e altri materiali, come il ferro, il legno e il sughero e la fotografia. È stata vice presidente della FIDA, Federazione Italiana degli Artisti / Trento - Bolzano dal 2015 al 2020.
Abbiamo avuto il piacere di porgerle alcune domande.
 

Cassia Raad, Amazing paradise, disegno a china con mosaico, 50 X 50 cm.

«Onda de amor», quando è nata l’idea della mostra e come mai ha scelto questo titolo per rappresentarla?
«L’idea è nata prima del lockdown, il titolo è stato scelto in un secondo momento, mano a mano che procedevo con il lavoro avvertivo l’esigenza di voler veicolare un messaggio che potesse trasmettere al visitatore emozioni positive.
«Ho iniziato ad occuparmi di mosaici quando ero ancora in Brasile, una ventina di anni fa, poi sono venuta in Italia dove ho frequentato un corso di mosaico a Ravenna. Una volta ritornata in Brasile ho incominciato ad esporre, all’epoca mi dedicavo all’arte nel tempo libero.
«Dapprima i miei lavori erano più decorativi, poi ho assecondato il desiderio di comunicare, di stimolare il pensiero critico riguardo a molte situazioni che si verificano nella quotidianità; ho approfondito il lavoro con il mosaico in Italia, nel 2013 ho sviluppato una tecnica personale, trovando un connubio con la fotografia.»
 
In che modo?
«Ho incominciato a inserire il mosaico all’interno di stampe fotografiche. Unire i due approcci mi ha dato la possibilità di esprimermi artisticamente in maniera diversa, la fotografia è immediata e permette una comunicazione diretta.
«Le mie opere nascono con il proposito di stimolare una riflessione su temi contemporanei, sulla pace e la necessità di lottare per essa in modo pacifico, tramite un cambiamento culturale e comportamentale. Cito alcuni esempi, la mostra del 2017 intitolata Um grito contra o mal e quella del 2015 intitolata Paz, um ideal necessario; i visitatori furono particolarmente colpiti dalle opere esposte e anche dalle frasi di Martin Luther King scelte per accompagnarle e renderle più dirette dal punta di vista comunicativo.»
 
Quante sono le opere esposte?
«In mostra sono esposte una trentina di opere.»

Come è diviso il percorso espositivo?
«Il percorso espositivo è diviso in tre aree. Nella prima sono esposti solo mosaici; nella seconda parte sono esposti i lavori fotografici, in particolare tre fotografie di immigrati, provenienti da tre contesti diversi, che richiamano il concetto di amore nelle sue diverse declinazioni: la prima foto ritrae una ragazza pakistana condannata nel suo Paese, dove faceva l’infermiera; è dovuta scappare con il suo fidanzato per sfuggire alla morte; quando ho avuto occasione di intervistarla era al nono mese di gravidanza.
«Il secondo ragazzo che ho fotografato è del Burkina Faso, lui è stato infilato in un barcone dieci anni fa e ha vissuto esperienze molto difficili anche solo da raccontare, l’ho fotografato di spalle.
«La terza persona è un pastore evangelico pakistano, condannato nel suo Paese, accusato di blasfemia. Ho fotografato la sua Bibbia in Urdu. Sono tre persone che ho conosciuto e che mi hanno raccontato la loro storia.
«Per una questione di privacy le foto non mostrano il loro volto, mi hanno chiesto di rimanere nell’anonimato perché hanno ancora oggi paura di rivelare la loro esperienza. Il pastore evangelico è dovuto scappare con la sua famiglia dal Pakistan, là era insegnante di musica.
«Per quanto riguarda le altre fotografie, ne cito alcune: una ritrae la divisa di un soldato, uno scatto realizzato al Museo della Guerra di Rovereto, un’altra del filo spinato nel quale è impigliato un lembo di stoffa insanguinata, vi è infilato un mosaico con un ramo di fiori, suggerendo il pensiero che dopo l’orrore della guerra sia possibile finalmente far nascere qualcosa di buono, infatti il titolo dell’opera è Dopo la guerra.
«L’ultima parte della mostra riguarda una produzione recente, sono lavori legati alla grafica.»


Cassia Raad, For Love, 100 X 42 cm.
 
Fino a quando sarà visitabile la mostra?
«La mostra è aperta al pubblico fino al 3 ottobre 2020.»
 
L’Italia è ancora alle prese con la gestione della pandemia di Covid-19. Da artista come sta vivendo questa situazione?
«Ho avuto la fortuna di poter dedicarmi all’arte, ho cercato di immergermi nel lavoro, fra l’altro ho realizzato un’opera che ritrae delle persone con la mascherina, ognuna con uno sguardo che tradisce emozioni differenti. Il titolo è Scegli il tuo atteggiamento.
«Durante il lockdown ognuno poteva scegliere come viverlo, abbandonandosi alla paura o alla speranza… Ho lavorato tanto, uno dei lavori esposti nella prima parte della mostra è stato realizzato durante il lockdown ed è composto da dieci mosaici, appesi in modo tale da dare vita a un’unica grande onda.
«Ogni tessera è tagliata a mano, è stato davvero un lavoro impegnativo.»
 
Quando è nata la passione per l’arte e in particolare per il mosaico?
«La passione per l’arte è nata fin dalla tenera età, da piccola mi piaceva molto disegnare anche se il mio sogno era quello di diventare ballerina classica.
«Come ho accennato prima, in Brasile alla fine degli anni Novanta ho incominciato ad interessarmi al mosaico, ispirata alle opere di Gaudì, ho sperimentato l’uso di ceramica e maiolica innamorandomi di questa forma d’arte. Agli inizi degli anni 2000 ho poi conseguito il titolo di Mosaicista Posatore a Ravenna, dove ho avuto modo di approfondire le mie conoscenze, cogliendo anche l’opportunità di studiare con grandi maestri del mosaico moderno.»
 
Quali sono i tempi di realizzazione di un’opera?
«È una tecnica che richiede molto tempo, è molto impegnativa. Il processo di lavorazione è lungo, prima di inserire i singoli pezzi del mosaico devo compiere tutta una serie di azioni che necessitano di tempo e pazienza, se sbaglio una sola fase devo buttare via tutto. I tempi di realizzazione dipendono dalla dimensione dell’opera, sono comunque sempre lunghi.»
 
Progetti futuri?
«Ho tanti progetti, dopo questa mostra fra l’altro mi piacerebbe concretizzare un progetto con l’artista Annalisa Lenzi. Ambedue realizziamo lavori molto particolari, sarebbe bello esporre insieme.»

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

Cassia Raad, L'amore che salva, linoleografia su carta giapponese Tosa Shi, 24 X 30 cm.

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