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Associazione Castelli del Trentino: Roberto Pancheri – Di Daniela Larentis

Intervista al funzionario della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia Autonoma di Trento, il 15 ottobre parlerà dell’immagine di Dante nell’arte trentina

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Stefano Zuech, Busto di Dante Alighieri, marmo di Lasa.

Prenderà il via giovedì 15 ottobre il ciclo di eventi culturali organizzati dall’Associazione Castelli del Trentino di Mezzolombardo, dal titolo Gli incontri del giovedì, curato dal presidente dell’associazione Bruno Kaisermann e dal vicepresidente Pietro Marsilli.
Quest’anno gli incontri si coordinano attorno ad un unico tema: Dante Alighieri, specificatamente nei suoi rapporti con il Trentino, a settecento anni dalla sua morte (1321-2021).
Il primo appuntamento, che si terrà come sempre a Mezzolombardo nella Sala Spaur di p.zza Erbe alle 20.30, avrà come protagonista lo storico dell’arte Roberto Pancheri, noto funzionario della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia Autonoma di Trento, il quale parlerà dell’immagine di Dante nell’arte trentina tra Otto e Novecento.

Lo storico dell’arte Roberto Pancheri.

Ricordiamo che tutti gli incontri fissati in agenda sono ad entrata libera senza prenotazione, nel rispetto delle disposizioni sanitarie in vigore. Da oltre trent’anni l’associazione è attiva nell’ambito culturale provinciale soprattutto attraverso pubblicazioni, convegni e cicli di conferenze su tematiche storiche e storico-artistiche che vengono seguiti con attenzione dal pubblico e dalla stampa.
A riprova della stima di cui è circondata, le iniziative godono del patrocinio, fra gli altri, della PAT, dell’Accademia roveretana degli Agiati, della Società di Studi trentini di Scienze storiche e quest’anno del Comitato nazionale per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri; sono inoltre riconosciute valide ai fini dell’aggiornamento del personale docente da parte dell’Iprase.
 
 Alcune brevi note biografiche sul relatore della serata prima di passare all’intervista 
Roberto Pancheri non ha certo bisogno di presentazioni, è uno storico dell’arte, massimo esperto mondiale di Giovanni Battista Lampi, sul quale ha curato esposizioni, scritto articoli e volumi prestigiosi (citiamo fra tutti la monografia «Giovanni Battista Lampi alla corte di Caterina II di Russia» (2011)); le sue preziosi indagini si sono allargate anche in altri ambiti.
Sul Concilio di Trento ha scritto «Il concilio a Trento. I luoghi e la memoria» (2009), con una prefazione di Iginio Rogger e fotografie di Gianni Zotta.
Nel 2012 ha dato alle stampe «Il concilio di Trento. Storia di un’immagine».
Conta peraltro al suo attivo diversi libri di narrativa, fra i quali ricordiamo: «Il giocatore di diabolo» ispirato al furto di un dipinto di Watteau avvenuto al Louvre nel 1939. Con il romanzo «La Venere di Hayez» ha vinto nel 2010 il primo premio Mario Soldati per la narrativa.
Nel 2013 è uscito con «Nel castello di Praga», la storia vera di un pittore della Controriforma; «I racconti del Concilio» (Curcu & Genovese 2015).
Abbiamo il piacere di rivolgergli alcune domande.
 

Stefano Zuech, L’incontro di Dante con Paolo e Francesca, 1910.
 
Il tema dell’incontro di giovedì 15 ottobre è l’immagine di Dante nell’arte trentina tra Otto e Novecento. Su quali aspetti focalizzerà maggiormente l’attenzione?
«Il tema dell’iconografia di Dante nel Trentino è ancora in gran parte da esplorare e in questi mesi ho provato a fare un censimento delle testimonianze note: sono moltissime e non mancano le sorprese.
«Nei limiti di tempo consentiti da una conferenza presenterò dunque il fenomeno nel suo complesso, al quale è sottesa la spinosa questione dell’identità nazionale del Trentino. Mi soffermerò poi su alcuni casi particolarmente significativi.»
 
Lei è uno stimato storico dell’arte, nell’incontro ragionerà sulle opere dedicate a Dante realizzate da diversi autori trentini: da Malfatti a Zuech, da Campestrini a Bonazza. Può darci qualche piccola anticipazione, per esempio commentando brevemente il gruppo scultoreo di Stefano Zuech, «L’incontro di Dante con Paolo e Francesca»?
«Zuech è un mio vecchio amore. Nel 2016 ebbi l’onore di curare, insieme ai colleghi Chiara Moser ed Elvio Mich, la mostra monografica allestita al Museo Civico di Rovereto e in quella occasione rintracciai in una collezione privata il bellissimo gesso raffigurante l’incontro di Dante con i due sfortunati amanti nel girone dei lussuriosi.
«È un’opera giovanile, realizzata nel 1910, quando lo scultore viveva a Vienna e lavorava sotto l’influsso di Edmund Hellmer e del grande Rodin, amico e sostenitore dei secessionisti. Il modellato con cui Zuech ha reso l’idea del vento infernale che trascina con sé i peccatori ricorda molto da vicino le opere coeve di Hellmer, per esempio il suo celebre monumento a Johann Strauss.»
 

Andrea Malfatti, busto di Dante Alighieri, Biblioteca comunale.
 
L’Italia è ancora alle prese con la gestione della pandemia di Covid-19. Per quanto riguarda gli investimenti da destinare sul territorio all’arte e alla cultura in generale, ci sono a suo avviso degli interventi prioritari che andrebbero realizzati una volta superata l’emergenza? Può condividere un pensiero a riguardo?
«La grande questione irrisolta di Trento è la destinazione d’uso di Palazzo delle Albere, alla quale si collega l’improrogabile recupero delle cosiddette barchesse. Sono intervenuto tante volte su questo tema e a distanza di dieci anni dallo smantellamento della Pinacoteca dell’Ottocento appare ormai chiaro che quella fu una scelta sbagliata.
«La città è stata privata di una sede museale di prestigio, che ospitò mostre raffinate e indimenticabili, e di un luogo fisico dove esporre in via permanente i nostri capolavori del XIX secolo, da Francesco Hayez a Bartolomeo Bezzi, da Andrea Malfatti a Eugenio Prati.
«Ripristinare quell’allestimento, con gli opportuni aggiornamenti, ci riporterebbe in linea con quanto è stato realizzato in molte città italiane per la valorizzazione delle collezioni pubbliche dell’Ottocento.»
 
Massimo esperto a livello mondiale di Giovanni Battista Lampi, sul quale Lei ha curato esposizioni, scritto articoli e libri di ricerca scientifica, conta al suo attivo innumerevoli prestigiose pubblicazioni, allargando le sue indagini anche in altri ambiti. Fra l’altro è autore di volumi di narrativa, ne citiamo uno per esemplificare: «La Venere di Hayez». Come è nata la passione per il romanzo storico e a che pubblici si rivolge?
«La storia dell’arte e la letteratura sono da sempre intrecciate. In fondo ricostruendo le vicende degli artisti e delle opere d’arte non facciamo che scrivere biografie: non solo di pittori e scultori ma anche di committenti, di collezionisti, di mercanti, talvolta anche di ladri e di falsari.
«Tutto ciò ha un grande potenziale narrativo e per me è stato naturale provare a raccontare con gli strumenti della narrativa alcune storie realmente accadute, come quella della misteriosa ballerina Chabert che posò senza veli per Hayez su richiesta del conte Malfatti di Trento.»
 
Progetti editoriali futuri?
«Sto lavorando a un libro interamente dedicato alle artiste trentine del Novecento, tra le quali figurano personalità di grande interesse oggi dimenticate dalla critica.
«Un nome fra tutte: Jole D’Agostin, di cui l’anno prossimo ricorreranno i cento anni dalla nascita.»

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

Luigi Bonazza, Dante Alighieri. L’acqua ch’io prendo giammai non si corse, 1926.

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