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Fabrizio Contino Gravantes, «Fotogrammi di storie» – Di D. Larentis

Il fotografo conduce il programma in onda il lunedì su Radio Music Trento, un’immersione con tanti ospiti nel mondo della fotografia – L’intervista»

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Fabrizio Contino Gravantes con l'artista Barbara Cappello, presidente di FIDA Trento.
 
Fabrizio Contino Gravantes, fotografo siciliano di adozione trentina, ha dato vita con Vito Nomade, proprietario di Radio Music Trento, a «Fotogrammi di storie», seguitissimo programma radiofonico che conduce ogni lunedì alle 19, indagando il variegato mondo del linguaggio fotografico.
Quella che va in onda è la storia della fotografia come non l’avete mai sentita raccontare: ogni settimana gli ospiti della trasmissione, fotografi trentini professionisti o esperti di fotografia, condividono la loro esperienza, la loro storia, la loro visione del mondo attraverso l’obiettivo.
Negli anni Trenta del secolo scorso, il francese Henri Cartier-Bresson, uno dei fotografi più influenti del Novecento, iniziò a scattare con una Leica le sue prime foto.
Molte cose sono cambiate, tuttavia adesso come allora i fotografi non solo documentano la realtà che ci circonda, ma ne sono interpreti.
Il linguaggio comunicativo della fotografia è potente, immediato.
Certo, viviamo nell’era dell’eccesso, siamo bombardati dalle immagini disponibili sul web.

Tuttavia, tali immagini, che ci raggiungono per lo più tramite i social, emblema di una società dominata da un consumismo esasperato e da un atteggiamento mentale dell’usa e getta, nascono e muoiono nel tempo di un click e sono ben altra cosa rispetto agli scatti realizzati da chi conosce a fondo il linguaggio fotografico.
Questo non va dimenticato. Quest’urgenza di postare foto a ciclo continuo e di mostrarsi al mondo con un selfie dietro l’altro travolge e sgomenta, sottolinea peraltro un cambiamento epocale, un modo nuovo di comunicare sempre più veloce e alla portata di tutti, che può essere paragonato in un certo senso alla produzione di informazione «dal basso» offerta dalla rete tramite i vari blog e social; aprendo questa parentesi, c’è chi riconosce una complementarietà di giornalisti e blogger all’interno della nuova ecologia dei media, ritenendo il blogger e il giornalista figure non necessariamente in antitesi (un dibattito che resta acceso e che solleva interrogativi importanti, il blogging ha comunque rilevanti conseguenze sul giornalismo e conseguentemente implicazioni di varia natura).
 

Fabrizio Contino Gravantes con Vito Nomade e gli ospiti Paolo Benaglio e Norma Todeschi.
 
Tornando alla fotografia, siamo talmente abituati a questa sovrabbondanza di immagini da consumare in fretta e subito che spesso ci sfugge la bellezza dell’incontro sapientemente evidenziata da un professionista dello scatto. Perché la fotografia, come sottolinea fermamente Fabrizio Contino Gravantes, è soprattutto incontro, sia che si stia parlando di una persona o al contrario di un oggetto o un luogo.
Un concetto che ci richiama alla mente la visione del pedagogista Martin Buber, «il filosofo del dialogo», il quale individua due differenti tipi di relazione, quella «Io-Tu» e quella «Io-Esso».
Per descriverle, sintetizzando il suo pensiero, potremmo dire che tutto può dipendere dalla qualità della relazione con cui ci si pone di fronte a una persona e anche a un oggetto.
 
Ciò vuole dire che anche un essere umano può essere trattato da oggetto, così come un qualsiasi oggetto o un animale può assumere la dignità di un soggetto interlocutore, diventando un Tu e non restando un Esso.
Detto in altre parole, a nostro avviso la fotografia è vera fotografia quando crea una relazione autentica e profonda fra il fotografo e il suo interlocutore, uomo o oggetto che sia.
Ciò che percepiamo visivamente osservando una fotografia non è quella che banalmente definiamo realtà ma la sua interpretazione.
Fabrizio Contino Gravantes ama fotografare le persone che incontra, i paesaggi apparentemente vuoti ma che rivelano la «presenza nell’assenza» dell’uomo, il soggetto privilegiato dei suoi lavori. Tema dominante è l’incontro con l’alterità, centro delle sue indagini fotografiche.
La fotografia rappresenta per lui, quindi, un ponte tra sé stesso e l’umanità, tra il suo mondo interiore e il mondo in cui è immerso e di cui dà una lettura del tutto personale.
 
Abbiamo avuto il piacere di rivolgergli alcune domande.
 

Foto di Fabrizio Contino Gravantes ©.
 
Quando è nata la passione per la fotografia?
«È nata tanti anni fa, quando vivevo ancora a Palermo. Mio padre riparava macchine fotografiche, era molto ricercato da tutti i fotografi, in quel contesto si è sviluppato il mio amore per la fotografia, a quei tempi si trattava di fotografie per lo più di matrimoni, con il tempo il mio linguaggio fotografico si è naturalmente evoluto.
«Io nasco artisticamente con il disegno, la fotografia mi ha fornito un ulteriore input, mi piaceva l’idea di raccontare la mia città attraverso le persone che incontravo.»
 
Quali sono i soggetti o le situazioni da cui trae maggior ispirazione? Cosa le piace fotografare?
«Principalmente le varie tipologie di persone, i luoghi che rivelano la presenza dell’uomo, il tema ricorrente, per me fondamentale, è quello dell’incontro.»
 
Cosa la attrae della città rispetto a un paesaggio naturale?
«La città rivela la presenza dell’uomo, ogni semaforo, ogni edificio, ogni elemento che la costituisce rappresenta un pensiero umano, una necessità e una soluzione. Ogni vicolo nasconde storie di vita che non conosco e mai consocerò, implica sentimenti, paure, gioie, aspettative.
«Ogni città dice molto dei suoi abitanti, rivela un determinato contesto politico e sociale, in una strada troviamo movimento, caos, spazi, luoghi, persone, lotta, amore, luce, ombra. Anche il paesaggio naturale ha un grande fascino, soprattutto quando rivela tracce della presenza dell’uomo.»
 
Lavora più sull’impressione o sulla descrizione? Quale dei due approcci sente più vicino al suo modo di fare fotografia?
«In realtà ambedue, la mia fotografia è descrittiva ma io sono anche molto istintivo, vengo guidato dalle sensazioni che provo nei confronti del luogo o della persona che ritraggo, cerco di evidenziare attraverso lo scatto determinati aspetti. Le mie fotografie sono sempre da leggere come narrazioni che rivelano ciò che sento.»
 

Foto di Fabrizio Contino Gravantes ©.
 
Cosa rappresenta per lei la fotografia in termini emotivi?
«La fotografia per me è relazione, incontro tra chi fotografa e chi è fotografato. Quando fotografo una persona in realtà la sto fotografando in relazione a me stesso, mettendo a nudo le mie emozioni.»
 
Stiamo vivendo da molto tempo una situazione particolare per via della pandemia. Cosa ha voluto raccontare attraverso i suoi «ritratti afoni»?
«Durante il lockdown è accaduto qualcosa di strano, da fotografo ho cambiato il modo di osservare le persone che mi stanno accanto. Se prima si osservava il movimento delle labbra, la mimica facciale, facendo attenzione anche al timbro della voce, ora l’attenzione si è spostata nella parte alta del viso, quella non coperta dalla mascherina.
«Stiamo un po’ tutti, più o meno inconsapevolmente, imparando a decifrare gli sguardi della gente, sguardi che dicono molto più delle parole, talvolta. In alcune zone del mondo le donne sono abituate a comunicare con gli occhi, adesso ci siamo trovati un po’ tutti nella situazione di dover comunicare in maniera diversa, se dapprima è stato sconcertante, si è anche rivelata un’esperienza interessante e nuova.
«Stiamo imparando a osservarci meglio, stiamo imparando a leggere le emozioni in maniera differente da prima.»
 
«Fotogrammi di storie»: come è nata l’idea di questo programma radiofonico in onda su Radio Music Trento e come è stato pensato?
«L’idea è nata un paio di anni fa, poi si è sviluppata ulteriormente, io e Vito Nomade, proprietario di Radio Music Trento, abbiamo ragionato sul programma in un momento particolare, quello che stiamo vivendo legato all’emergenza sanitaria in atto. Il secolo scorso è stato raccontato dalla fotografia, quello in cui viviamo ora è un’epoca in cui si è bombardati quotidianamente dalle immagini che provengono dalla rete, dai social, dai media. Paradossalmente, siamo costantemente travolti dalle immagini ma si parla poco di fotografia.
«Attraverso il programma voglio parlare di fotografia, voglio condividere storie ed esperienze legate al mondo della fotografia. Voglio fare parlare gli autori, raccontare il loro punto di vista, il loro approccio, la loro esperienza.
«È una sorta di chiacchierata sulla loro visione fotografica, ognuno ha un proprio modo di raccontare la realtà in base alla propria storia personale.
«Gli ospiti non sono solo fotografi trentini professionisti, ma anche altre persone che conoscono comunque il linguaggio della fotografia e lo utilizzano come mezzo comunicativo, la fotografia è un vero e proprio linguaggio.
«Cito, a titolo esemplificativo, uno dei tanti ospiti della trasmissione, l’artista Barbara Cappello, lei utilizza il linguaggio fotografico per la realizzazione delle sue opere.»
 

Foto di Fabrizio Contino Gravantes ©.
 
Qual è, a suo avviso, il punto di forza del programma?
«Gli ospiti. Sono loro i veri protagonisti della trasmissione. Ognuno di loro è diverso, ha un diverso approccio, una diversa storia da raccontare, una diversa sensibilità fotografica. La trasmissione nasce con l’intenzione di far emergere il lato umano, cosa c’è dietro una fotografia.»
 
Può citare il nome di qualche ospite del programma? Quale sarà il prossimo?
«Norma Todeschi e Paolo Benaglio, la già citata Barbara Cappello, Andrea Maschio, Luca Chistè, Monica Condini, Alessio Coser e tanti altri. Sarà mia ospite a breve Laura Zinetti, la quale ha lavorato molto anche sul tema del lockdown legato alla pandemia.»
 
Progetti futuri?
«Prossimamente inviterò ospiti che affronteranno temi specifici, questa sarebbe l’intenzione.
«Il 1° febbraio, per esempio, dedicherò una puntata al territorio trentino, trovo interessante che possa essere raccontato attraverso la fotografia. Saranno miei ospiti Alessandro Gruzza e Silvia Gadotti.»

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

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