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«La Parola», 32ª mostra UCAI – Di Daniela Larentis

A Trento, inaugurata nella Cattedrale di San Vigilio la collettiva dell’Unione Cattolica Artisti Italiani, visitabile dal 1/10/21 al 14/11/21 – Intervista a Bruno Lucchi

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A Trento, nella splendida Cattedrale di San Vigilio, nell’Aula San Giovanni, è da poco stata inaugurata la mostra collettiva La Parola, organizzata dall’Unione Cattolica Artisti Italiani, sezione Trento, visitabile dal 1 ottobre al 14 novembre 2021.
L’esposizione, accompagnata da un esaustivo catalogo curato da Marlies Morelli, archivista Ucai, coinvolge 23 artisti trentini e precisamente: Anita Anibaldi; Marco Arman; Luigi Bevilacqua; Laura Bonfanti; Chiara Boratti; M.A. Marisa Brun; Carla Caldonazzi; Rita Cench; Mirta De Simoni Lasta; Tullia Fontana (Lula); Maurizio Frisinghelli; Bruno Lucchi; Silvio Magnini; Mastro7 (Settimo Tamanini); Daniela Minerbi; Marlies Morelli; Marco Morelli; Fabio Nones; Angelo Orlandi; Lina Pasqualetti Bezzi; Giuliana Pojer; Rita Savino; Camilla Tosetti.
 

 
Mons. Lodovico Maule, Decano del Capitolo della Cattedrale, nel suo intervento di benvenuto ricorda che la prima parola della Scrittura è stata In Principio Dio disse, e proprio perché lui ha detto, cioè ha parlato, lo si è potuto conoscere. E nel corso della storia Lui costantemente e pazientemente, nonostante il peccato e la perversione dell’uomo, non si è mai stancato di venire incontro e di parlare attraverso i Profeti, finché nella pienezza dei tempi il suo stesso Verbo è venuto in mezzo a noi, Parola fatta carne.»
 

 
Evidenzia Mirta De Simoni Lasta, Presidente dell’associazione: «La mostra racconta di questo tempo. L’angoscia vissuta durante la pandemia ha messo a nudo tutte le nostre fragilità e paure e ora più che mai l’arte diviene necessaria. La sua capacità di generare pensiero emozioni e sensazioni è infatti forza motrice che rivoluziona il modo di guardare la realtà. Una sola parola, detta o pensata, ha la capacità di far riscoprire la bellezza della vita e ogni artista sente l’urgenza interiore e comunicativa di darle immagine-forma-colore. Unita alla potenza dell’arte, essa traduce nel concreto il desiderio di trasformare il mondo attraverso l’amore per tutto ciò che ci sta attorno.»
 

Marlies Morelli, Dia-Logoi, 2021.
 
Molto si può dire sulla parola. Assumendo una prospettiva semiotica, possiamo dire che le parole servono per assegnare un significato all’esperienza, ogni linguaggio è una specifica forma convenzionale di rappresentazione del mondo; le parole sono classi, sono segni e come tali vengono utilizzati per condividere un senso comune delle cose.
Viene naturale spendere una riflessione sul modo di comunicare delle persone, mutato nel periodo che stiamo vivendo: l’uomo non si è mai percepito così separato dagli altri come durante la pandemia, in balia di un senso di vuoto e di solitudine amplificato dalle restrizioni imposte per far fronte all’emergenza sanitaria ancora in atto. Una situazione pesante per tutti, specie per le fasce deboli, per gli anziani in particolare.
 

Bruno Lucchi, Abbraccio, 2021.
 
A nostro avviso, uno fra gli artisti che meglio hanno saputo interpretare il bisogno di contatto e di relazione è lo scultore Bruno Lucchi, presente in mostra con due opere dal titolo Abbraccio e Bacio.
Abbiamo avuto il piacere di rivolgergli alcune domande.
 

Bruno Lucchi, Bacio, 2021.
 
Come hanno preso vita le sue due opere in mostra?
«Il tutto è nato dalla mancanza di contatto fisico fra le persone, in questo lungo periodo di pandemia. Quando il virus ha fatto irruzione nella vita di tutti noi, ha rivoluzionato il nostro stile di vita.
«Bacio e Abbraccio sono afferenti a un ciclo di opere nate in questo momento complicato, rimarcano attraverso immagini silenziose e intime l’importanza delle relazioni e del contatto fisico fra le persone.»
 

 
Come ha vissuto fino ad ora da artista il periodo della pandemia?
«La scultura è stata la mia salvezza, il mio rifugio, assieme alla musica. L’autore che in questo periodo mi ha accompagnato, mentre lavoravo, è Ezio Bosso, un musicista straordinario, oltre che un amico, che ci ha lasciati due anni fa.
«Il mio lavoro, la mia passione, è stata la mia luce. Mi reputo fortunato, anche se è stato un anno lungo e faticoso per tutti. Ce lo ricorderemo. Non ricordo di aver mai lavorato così intensamente. Disegni, progetti, sculture, idee: semi sparsi di stimoli artistici sorprendenti e inaspettati. Tutto bloccato, per fortuna non la creatività. È qualcosa di misterioso che ha meravigliato anche il sottoscritto…»
 

Marco Morelli, Illuminazioni convergenti, Socrate e Gesù, 2020.
 
Prossimi appuntamenti?
«Il 30 novembre verrà inaugurata Verso la luce, una mia personale a Passau, in Baviera, creata e costruita sul tema dell’Avvento, accompagnata da un prezioso catalogo.»
 
Che opere verranno esposte?
«In mostra saranno esposti disegni eseguiti a china di recente realizzazione, più o meno una ventina, che segnano un ritorno alla mia prima passione, quella per il disegno, più alcune sculture.»

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

Mirta De Simoni Lasta, Oltre la parola, 2021.

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