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Associazione Castelli del Trentino, «Torniamo a tavola!» – Di Daniela Larentis

Mercoledì 3 movembre i prof. Montanari e Albertoni parleranno di Storia agraria, di alimentazione e di gastronomia nelle Alpi e in Trentino – Intervista a G. Albertoni

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Il prof. Giuseppe Albertoni.

Il ciclo di incontri «TORNIAMO A TAVOLA!» a cura dell’Associazione Castelli del Trentino di Mezzolombardo, in collaborazione con l’Associazione Rosmini di Trento, prosegue tutti i mercoledì dalle 17 alle 18.30 in modalità webinar fino al 24 novembre 2021.
Saranno due professori i protagonisti della conferenza del prossimo 3 novembre: Massimo Montanari, Professore di Storia dell’alimentazione e fondatore del Master Storia e cultura dell’alimentazione presso l’Università di Bologna, e Giuseppe Albertoni, Professore ordinario di Storia medievale, nonché Coordinatore del Dottorato di ricerca Culture d’Europa presso l’Università di Trento.
I due relatori parleranno di Storia agraria, dell’alimentazione e della gastronomia nelle Alpi e in Trentino.
Segnaliamo il link per accedere alla stanza virtuale: https://us02web.zoom.us/j/86939877870 (è accessibile anche attraverso il sito della Associazione, www.associazionecastellideltrentino.com).
 
Da oltre trent’anni l’associazione è attiva nell’ambito culturale provinciale soprattutto attraverso pubblicazioni, convegni e cicli di conferenze su tematiche storiche e storico-artistiche che vengono seguiti con attenzione dal pubblico e dalla stampa.
A riprova della stima di cui è circondata, le iniziative godono del patrocinio, fra gli altri, della PAT, dell’Accademia roveretana degli Agiati e della Società di Studi trentini di Scienze storiche e sono riconosciute valide ai fini dell’aggiornamento del personale docente da parte dell’Iprase.
Abbiamo avuto occasione di rivolgere al professor Giuseppe Albertoni alcune domande.


Il prof. Massimo Montanari.
 
Nell’incontro di mercoledì 3 novembre su quali aspetti verrà focalizzata maggiormente l’attenzione?
«L’incontro di mercoledì prossimo sarà a due voci. Infatti sarò affiancato dal professor Massimo Montanari, uno dei maggiori esperti a livello internazionale di storia dell’alimentazione medievale.
«Sarà proprio il professor Montanari a tessere le fila dell’incontro, proponendo delle considerazioni a livello generale sull’agricoltura e l’alimentazione medievale, che io poi integrerò facendo riferimento alle fonti di ambito trentino.
«In tal modo, a partire da alcune immagini particolarmente significative tratte dal ciclo dei mesi di Torre Aquila, affronteremo aspetti legati al ruolo dei cereali e al ciclo del grano; alla funzione degli orti, dell’allevamento e dell’incolto; a quella della caccia e della pesca, per concludere col ciclo del vino e con alcune considerazioni sul valore simbolico del cibo.»
 
La cucina esprime la cultura di chi la pratica: che importanza assume il cibo nella cultura di un territorio?
«Purtroppo le fonti medievali a nostra disposizione ci permettono di dire poco su chi praticava la cucina nel Trentino medievale, anche se proporremo alcune considerazioni sul ruolo sociale e non solo culinario dei cuochi.
«Altrimenti con la nostra relazione cercheremo di capire soprattutto quali furono i principali modelli alimentari e agrari del Medioevo e proveremo a verificare come possano essere approfonditi per l’attuale Trentino, un compito spesso difficile a causa della reticenza o tipologia delle fonti a noi giunte.
«Più che soffermarci sull’importanza del cibo nella cultura del territorio trentino cercheremo quindi di capire quali furono i prodotti maggiormente coltivati in età medievale, a partire dai cereali, un tempo assai diffusi in varietà oggi spesso dimenticate, come il miglio o il panico.»

Esiste uno «stile culinario» alpino?
«Per il Medioevo non possiamo parlare di uno stile culinario, ma sicuramente di un modello alimentare alpino molto diverso da quello odierno, che era basato su farinate di cereali, pane, legumi, rape e carne o prodotti caseari collegati in primo luogo all’allevamento di ovini e suini, con integrazioni grazie alla caccia e alla pesca.»
 
I piatti della tradizione trentina sembrano testimoniare una cucina più povera rispetto a quella di altre regioni. Può condividere qualche pensiero a riguardo?
«La tradizione culinaria trentina odierna si è sviluppata soprattutto in età moderna. Per il Medioevo più che di «regionalità» possiamo parlare di pratiche alimentari collegate al ceto o al ruolo sociale. In questa prospettiva, è soprattutto l’alimentazione contadina a riflettere la territorialità, con prodotti quali quelli poco sopra ricordati, in ogni caso più vari rispetto alla cucina povera che si affermò nei secoli XVII o XVIII.»
 
In estrema sintesi, può anticipare qualche concetto legato alla storia dell’alimentazione e della gastronomia nelle Alpi e in Trentino nel periodo preso in considerazione?
«Possiamo ribadire in primo luogo la centralità della cerealicoltura, testimoniata indirettamente dalla grande diffusione dei mulini ad acqua e dei diritti signorili a essi collegati. Un’altra coltura ampiamente diffusa era quella della vite, che raggiungeva valli oggi raramente dedite alla viticoltura.
«Una specificità trentina in questo contesto sembra essere offerta dalla centralità in età Medievale del vino bianco, più volte attestato esplicitamente nelle fonti.
«Inaspettata per chi conosce il Trentino odierno era, poi, l’ampia diffusione di orti, non solo nelle campagne ma anche nelle città, e un allevamento che, come già accennato, era basato in primo luogo sugli ovini, con una presenza molto ridotta dei bovini, oggi considerati quasi parte del paesaggio alpino, non solo trentino.»

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

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