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Flavio Pedrotti Móser, elogio al dialetto – Di Daniela Larentis

«Dizionario sintetico Italiano-Trentino» è uno strumento utile ai turisti di passaggio (e non solo) desiderosi di conoscere meglio il nostro territorio – L’intervista

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Flavio Pedrotti Móser.
 
«Dizionario sintetico ITALIANO-TRENTINO e altre storie» (Reverdito Editore 2021), di Flavio Pedrotti Móser, è uno strumento prezioso che può essere consultato da tutti coloro che desiderano imparare il nostro dialetto: non solo i turisti di passaggio o gli studenti universitari fuori sede, ma anche chi sceglie di rimanere nel nostro territorio più a lungo per svariate ragioni, magari per motivi di lavoro.
Il volume raccoglie parole usate frequentemente, frasi bizzarre e modi di dire dialettali, un sapere che è importante trasmettere anche alle future generazioni.
Il dialetto rimanda infatti alla storia, alle radici, alla cultura locale, rappresenta una ricchezza da preservare con orgoglio.
Ogni termine dialettale consente di mettere in comune un pensiero, un’emozione, una sensazione legata a uno specifico luogo. Il dialetto è un codice, è uno strumento culturale dal valore collettivo che permette alle persone che lo parlano di condividere una visione comune delle cose.

Spiega l’autore: «I dialetti sono anch’essi lingua, linguaggio radicato in ogni angolo del globo, sono identità inviolabili di una popolazione che si identifica e ritrova le proprie radici in quella particolare tipologia linguistica.
«È il linguaggio della quotidianità, quel linguaggio che, nel nostro caso, turisti e studenti fuori sede presumibilmente gradirebbero conoscere e quindi poter consultare un dizionario che faciliti la comunicazione e aiuti a conoscere meglio un territorio, agevoli la reciprocità.»
 
Alcune brevi note biografiche prima di passare all’intervista.
Flavio Pedrotti Móser, trentino-tirolese, ha firmato la regia di numerosi programmi di Rai Uno, Rai Due e Rai Tre, ha curato, realizzato e condotto per la Sede Rai di Trento numerosi programmi radiotelevisivi.
Laureato in Pedagogia con indirizzo degli studi in Arte Musica e Spettacolo, negli anni ’80 è tra i promotori del teatro Out Off di Milano e realizza performance nella interdisciplinarità delle tecniche artistiche.
Frequenta Ipotesi Cinema, la scuola di Ermanno Olmi e realizza vari cortometraggi partecipando ad alcuni Festival di Nanni Moretti.
 
Realizza docu-film per un programma televisivo di Pupi Avati a SAT 2000; spot per la prevenzione incendi; documentari sull’arte e l’artigianato in Italia; filmati per Linea Verde Orizzonti e mini-fiction per Uno Mattina Estate.
Pubblica Microonde vegetariano (Erba Voglio-Demetra), La Cucina dell’Eros (Erba Voglio-Demetra) e Cityscape (Firenze Libri). Nel 2003 riceve l’onorificenza a Ufficiale Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferita dal Presidente della Repubblica Azeglio Ciampi.
Curiosi di saperne di più lo abbiamo incontrato e abbiamo avuto il piacere di rivolgergli alcune domande.
 

 
Come è nata l’idea di scrivere un dizionario Italiano-Trentino?
«Anzitutto, quando vivevo e lavoravo a Roma, alcuni miei colleghi, che amavano molto venire in Trentino per le vacanze, in procinto di partire mi chiedevano ogni volta di spiegare loro qualche modo di dire, qualche vocabolo dialettale.
«Inoltre, avevo notato che non esistevano dizionari Italiano - Trentino, ma solo Trentino-Italiano, meno utili alle persone che provenivano da altre regioni; sarebbe stato quindi interessante scrivere un dizionario per i turisti o gli studenti fuori sede desiderosi di conoscere meglio il nostro territorio, imparando il linguaggio della quotidianità.
«Cercare una parola dialettale partendo dall’italiano è infatti un’operazione più immediata.»
 
Come è stato pensato?
«Inizialmente era stato pensato come un dizionario sintetico, quindi una raccolta di parole e locuzioni comuni e un po’ di grammatica, poi ho deciso di ampliarlo; rientravo in Trentino dopo trent’anni di vita romana, ho quindi immaginato di visitare la casa dei miei genitori, in un paesino vicino a Trento, descrivendone gli ambienti, alla ricerca di arnesi, suppellettili, arredi legati alla tradizione, evocando attraverso le parole sensazioni, stati d’animo, emozioni.
«Ma intorno alla casa c’erano anche luoghi da visitare, spazi e territori della memoria, ricette popolari da tramandare. Una sezione è inoltre dedicata alle parole trentine di derivazione tedesca. La seconda parte è il dizionario vero e proprio Italiano-Trentino.»
 
Qual è l’obiettivo che si è posto scrivendolo?
«Quello di dare la possibilità ai Trentini di non dimenticare il loro dialetto e le loro radici, la loro identità culturale, e di offrire uno strumento di consultazione utile anche ai turisti, agli studenti fuori sede, a coloro che vengono da altre regioni per lavorare qui, al fine di potersi relazionare in contesti meno formali, legati alla quotidianità.»
 
Il dialetto, a seconda dei luoghi presi in esame, può presentare delle sfumature, delle variazioni: quale zona geografica è stata scelta come riferimento?
«È stato preso principalmente in considerazione il dialetto della città di Trento e dintorni, evitando le numerose ramificazioni delle valli.»
 
I dialetti sono delle vere e proprie lingue, sono un patrimonio linguistico da salvaguardare, soprattutto nell’era della globalizzazione, poiché rinviano alle radici culturali delle comunità…
«Le nostre radici rappresentano la nostra storia. Il dialetto non sostituisce la lingua nazionale, ma la affianca, è importante mantenerlo vivo. È curioso osservare come nella nostra epoca della cosiddetta globalizzazione si possa mangiare qualsiasi frutto in qualsiasi stagione dell’anno: poter scegliere può essere un’opportunità che nasconde però un pericolo, quello di non saper più assaporare la bellezza dell’attesa…»
 
La lingua dialettale richiama con forza le nostre tradizioni, è importante mantenerle vive anche per le future generazioni, anche se, chiaramente, siamo legati con le altre realtà territoriali da rapporti di interdipendenza. Può condividere un pensiero a riguardo?
«Ogni lingua ha il suo dialetto, all’interno del territorio in cui è parlato, ha diverse sfumature, diverse terminologie e pronunce, simili ma non uguali.
«La lingua ufficiale naturalmente è importante, però lo sono anche i dialetti, per questo occorre tenerli vivi, come ho detto prima non dobbiamo perdere la nostra identità, le nostre radici.
«Molte sono le sfumature del dialetto di una Provincia e di una Regione, soprattutto in una Regione come il Welschtirol Trentino – Südtirol, dove si parlano cinque lingue (tedesco, ladino, mòcheno, cimbro e italiano) con i rispettivi dialetti.
«Tre di queste lingue (ladino, mòcheno, cimbro) sono considerate lingue di minoranze linguistiche ma essendo radicate fortemente nel loro territorio hanno un’importanza culturale ed esistenziale di notevole impatto sociale, come spiego nel volume.»
 
Ci sono espressioni dialettali che esprimono stati d’animo e concetti che tradotti in altra lingua perdono la loro potenza comunicativa. Nel capitolo dedicato alle locuzioni lei ne cita un lungo elenco. Potrebbe fare qualche esempio fra quelli da lei proposti, spiegandone il significato?
«Me trago én schéna che non può essere tradotto letteralmente, significa essere talmente sbalorditi da cadere all’indietro, di schiena; màt come na bèna, matto come una cesta, usato probabilmente perché la bena è un cestone di vimini posto sul carro in modo da sembrare instabile…»
 
Progetti editoriali futuri?
«Ho ultimato un volume di prossima uscita, pubblicato da Reverdito, il cui titolo è Eros e cucina, una rielaborazione di un libro che ebbe molto successo, scritto nel 1996, all’epoca vivevo a Parigi.
«Sto poi lavorando a un libro che parlerà della storia del nostro territorio; inserirò testimonianze importanti, interviste a personaggi noti. Alla fine ci sarà un’intervista immaginaria a mio padre, scomparso molti anni fa, scriverò ciò che lui mi ha realmente raccontato a proposito di una vicenda dolorosa realmente accaduta.
«Non ho ancora deciso il titolo, il sottotitolo invece sarà probabilmente Breve storia del Tirolo del Sud e del Südtirol

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

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