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Paolo Tomio, un artista poliedrico – Di Daniela Larentis

Apprezzato artista e architetto di successo, designer, grafico, pubblicista, ideatore e curatore della rivista d’arte online icsART – L’intervista

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Paolo Tomio - Trittico 2012 - Digital art su plexiglass - 60x180 - Primo al concorso del Comune di Calliano.
 
Paolo Tomio ha una personalità eclettica: è un architetto di successo, un apprezzato artista oltre che designer, grafico, pubblicista, ideatore e curatore di FIDAart, la splendida rivista online di arte e cultura che dal 2016 ha assunto il nuovo nome di icsART. 

Due parole sulla sua formazione. Diventa architetto agli inizi degli anni Settanta del secolo scorso, inizia ad esercitare l’attività di libero professionista a Trento come progettista, direttore dei lavori e responsabile per la sicurezza nell’edilizia privata e pubblica, realizzando opere private e pubbliche in tutta la provincia, tra cui l’arredo urbano del centro storico di Trento, la sede del Comprensorio di Pergine, le scuole elementari e medie e con il collega Roberto Ferrari il teatro comunale di Pergine Valsugana, tanto per citare qualche esempio. 

Progetta come designer innumerevoli arredi privati e pubblici con la realizzazione di oggetti prodotti in piccola serie.
Parallelamente all’attività di architetto coltiva l’interesse per il mondo artistico prendendo parte a numerosi concorsi per sculture o installazioni da collocare negli edifici pubblici prevedendo l’uso di materiali vari: marmo, mosaico, strutture in acciaio verniciato, cromato o Corten, cemento, ceramica, legno, ecc. Collabora come esperto con artisti locali e nazionali partecipando a interventi di restauro e a concorsi d’arte.
 

Paolo Tomio.
 
Paolo Tomio conta al suo attivo innumerevoli collettive e personali.
È riconducibile agli anni Ottanta l’opera intitolata «Frammenti di immagine, immagine in frammenti» (1982), che fa parte della raccolta presso il Museo Provinciale delle Albere - MART di Trento.
Da sempre produce opere grafiche che affrontano il mondo della geometria e della composizione di volumi in cui è leggibile un chiaro riferimento alle avanguardie storiche dell’architettura e dell’arte: appartengono a questo filone «Decostruzioni» e «Architekttony» Omaggio a Malevich.
 
Nel 2009 partecipa alla rifondazione della FIDA, trasformata in FIDA-Trento, Federazione Italiana degli Artisti (ne disegna anche il logo), diventandone poi Presidente nel triennio 2012-2015.
Negli ultimi anni si dedica allo sviluppo di un ciclo di opere di impegno civile nominato «Abachi».
Da anni esplora le potenzialità delle tecnologie digitali, dedicandosi alla digital art. 

Sviluppa una serie di composizioni astratte policrome con forme plastiche e organiche svincolate da riferimenti storici, definite «Forme morbide» e «Forme liquide», in cui la suggestione di un mondo cangiante di forme rarefatte e sinuose trascina l’osservatore in un vortice di emozioni, trasmettendo gioia e una sensualità avvolgente.
Sono pura poesia, forme astratte dal forte impatto visivo che fluttuano nello spazio, dando l’impressione di debordare imprevedibilmente.
 

Arcobaleno di colori - Primo al concorso del Comune di Dro, 2013 - Digital art su plexiglass, 75x225 cm.
 
Fra le innumerevoli mostre collettive a cui partecipa, ricordiamo quella intitolata «Ciao Giorgio», in memoria di Giorgio Gaber al Palazzo della Regione a Milano nel 2006; la mostra RenArt nelle sale di Torre Mirana a Trento nel 2010, «Appunti di viaggio» a Palazzo Lodron a Trento (2010); «Giardino Globale – il verde nel mondo contemporaneo» (2011); «Astrazioni 7» (2012); disORIENTAMENTI» (2013); «Metamorfosi» (2013); «Arte Timbrica» presso la Biblioteca Civica G. Tartarotti e Archivi Storici di Rovereto (2014), nel complesso del Mart di Rovereto; «Natura & Artificio» (2014); «Arte Timbrica In progress» (2015); «RenArt-2016»;«Nel respiro dell’arte» (2016).

Citiamo solo alcune delle numerose personali: «Morfologie luminose» (2010), «L’occhio sinfonico» allo Spazio Symposium XXI a Milano (2010), «Gli ospiti sono speciali» a Pinè, Trento, presso il Museo Trentino del Turismo (2011); «Lo stupore immaginario» (2011); «Nell’inconscio dell’uomo» (2012); «Forma Mentis» (2013); «Forme morbide» (2014) ecc.
Abbiamo avuto il piacere di porgergli alcune domande.


ABACO - Viaggio al centro del rombo, 2008 - Stampa su cartoncino, 80x80 cm.
DECOSTRUZIONI - Considerazioni sui rapporti, 2004 - Fine art, 50x50 cm.
 
Quando è nata la passione per l’arte?
«È nata da giovane, come per la maggior parte degli artisti. Chi ama il disegno solitamente lo ama fin da bambino, è quindi una passione che nasce dall’infanzia, un po’ come chi è portato per la musica, è un fatto del tutto naturale.»
 
Potrebbe delineare le tappe principali della sua evoluzione artistica?
«Da bambino, come ho detto, mi piaceva molto disegnare, il disegno è un linguaggio che serve per raccontare il proprio mondo, per esprimere le proprie emozioni, naturalmente si trattava di un disegno non strutturato.
«Crescendo, è nato l’interesse per tutto quello che si può progettare. Io non sono mai stato tanto interessato a disegnare persone, animali, paesaggi, piuttosto ho sempre trovato interessante inventare delle cose.
«La progettazione è la premessa per inventare. Il mio interesse era quindi verso una creazione inventiva piuttosto che una creazione rappresentativa. Mi interessava, già da ragazzo, inventare.
«Una mia passione giovanile era quella delle automobili, come molti ragazzi le disegnavo, passavo intere giornate a disegnarle, come disegnavo motociclette e oggetti vari. Ho di conseguenza deciso di indirizzare il mio interesse verso il design.
«Il design sarebbe la disciplina che si occupa della progettazione di tutti gli oggetti, a me interessava allora in particolare il disegno di oggetti industriali.
«Mi sono quindi iscritto a Firenze al corso superiore di Industrial Design e poi, avendo capito che in quel momento non ci sarebbe stato uno sbocco professionale, mi sono trasferito a Torino dove ho scelto Architettura.
«Fatta questa premessa posso dire che prima di tutto il mio disegno nasce come disegno geometrico.
«La prima fase della mia evoluzione artistica è stata logica, geometrica, razionale. In architettura il colore è molto controllato, quando lentamente mi sono staccato dalla mia professione di architetto, essendo andato in pensione, il mio interesse si è indirizzato verso la forma libera, non geometrica, e il colore. La terza fase è una fase puramente artistica.
«Mi sono divertito nel dedicarmi all’informale, a me piace spaziare, non sono un patito delle correnti, mi piace tutto quello che è forma, colore, tutto quello che è inaspettato e che dà delle emozioni.»
 

METAMORFOSI - Frutti proibiti, 2013 - Fine art su plexiglass, 90x90 cm
METAMORFOSI - The green green grass of home, 2013 - Fine art su plexiglass, 90x90 cm.
 
Dal 2009 inizia a sviluppare un ciclo di opere di impegno civile, gli «Abachi». Con che tecniche sono realizzate?
«Gli Abachi sono un ciclo di opere di impegno civile che utilizzano un libero assemblaggio di immagini grafiche, pittoriche e fotografiche di origine varia; sono dei collage digitali, non composti incollando fisicamente i singoli pezzi di carte, ma realizzati attingendo dal mio repertorio, dai miei quadri e dalla rete.
«Rappresentano la mia memoria, ognuno ha la propria, io ragiono per immagini, si tratta quindi di una memoria visiva, testimonianza di un’epoca e della mia storia.»
 
Conta al suo attivo numerose e importanti mostre, citiamo un esempio: FORMA MENTIS. La personale si riferisce a due concetti che le stanno a cuore, la «forma» e «la forma della mente». Potrebbe a grandi linee spiegarci cosa intende con queste espressioni?
«Il titolo della mostra era infatti un riferimento esplicito a questi due concetti, la forma, da sempre al centro e fondamento del mio lavoro e dei miei interessi, e la forma della mente, intendendo con questa espressione quella formazione e deformazione del pensiero che si crea nel corso del tempo e che determina uno specifico modo di interpretare il mondo.
«Si tratta di un approccio strutturale alla realtà, in parte conscio perché dipende dall’educazione, dagli studi e dagli interessi sviluppati e in parte inconscio, in quanto attinente alla personalità, all’amore per la natura e a una costante ricerca della bellezza, un termine considerato desueto, in quanto gli artisti moderni sono oggi generalmente più interessati all’aspetto più concettuale dell’opera che alla sua forma.»
 

FORME LIQUIDE - Verso gli abissi, 2014 - Fine art su plexiglass, 60x60 cm.
FORME MORBIDE - Battito di palpebre, 2014 - Fine art su plexiglass, 60x60 cm.
 
Lei nel corso degli anni ha dipinto preferendo alcuni colori piuttosto che altri: c’è qualche colore a cui non rinuncerebbe mai, che sente suo, e al contrario qualcuno che proprio non le piace? Quali sono i supporti su cui stampa le sue opere digitali?
«Ho dipinto quadri di colori diversi, alternando colori pacati a colori squillanti. Non mi piace il marrone, invece mi piacciono i rossi, per la forza che esprimono, e mi piacciono moltissimo gli azzurri.
«Io ho utilizzato molti colori, anche improbabili, come in Eros e Thanatos, dove il tema dell’Eros, la pulsione di vita, è rappresentato dal rosso e il tema del Thanatos, la pulsione di morte, dal color verde petrolio. In altri quadri ho utilizzato la tinta rosa carne.
«Il vantaggio del digitale è che si possono usare moltissimi colori che puoi variare se il risultato non ti soddisfa. Stampo le forme che io creo su plexiglas, anche su carta, su tela ecc. Il plexiglas ha il vantaggio che è luminoso, ha la forza della trasparenza.»
 
Quale significato attribuisce al ciclo di opere intitolato «Forme morbide e liquide»?
«Si tratta di opere che suggeriscono un mondo coloratissimo in movimento, in cui le superfici e i volumi abbandonano la logica cartesiana per esplorare un rapporto spazio-luce svincolato dalla geometria e in cui la casualità è solo apparente. Sono forme morbide o liquide in quanto si riferiscono alla sensazione che si prova di fronte all’opera.
«Tutte sono morbide, ma le tinte delle liquide sono più fredde e fanno riferimento alla componente dell’acqua, i titoli stessi sono legati alla luce, alla trasparenza, ai riflessi e alla profondità di questo elemento.
«Nascono tutte dal mio interesse per la natura, io da buon trentino vado in montagna da sempre. Credo che l’arte sia una pallida imitazione della natura, nel senso che la bellezza che la natura ci offre è in realtà irraggiungibile.
«Quello che a me interessa artisticamente, a ogni modo, non è tanto ritrarre la visione di insieme, per esempio un bel paesaggio, ma volgere l’attenzione ai dettagli: alcune opere ricordano i petali di un fiore, altre richiamano particolari che sembrano osservati attraverso una sorta di lente di ingrandimento, la natura tanto più la vedi da vicino e tanto più risulta interessante, a mio avviso, quindi è un mondo nel mondo, potremmo dire, una continua scoperta e un continuo entrare in profondità delle cose.»
 

GRAFFIATI - Acrilico Blu-Nero-Bianco, 2017 - Dettaglio pannello, 50x50 cm.
GRAFFIATI - Acrilico Rosso-Giallo-Bianco, 2017 - Dettaglio pannello 50x50 cm.
GRAFFIATI - Acrilico Viola-Oro-Bianco, 2017 - Dettaglio pannello 50x50 cm.
 
Lei è anche un esponente dell’«arte timbrica». Qual è il punto di forza di questa forma espressiva?
«La paternità dell’arte timbrica è da attribuire ad Aldo Pancheri, l’idea che aveva avuto era quella di usare il timbro sui propri dipinti. Io ho sposato questa forma espressiva perché la trovo molto interessante, il doversi servire di tale strumento in un’opera d’arte a prima vista può sembrare limitativo, in realtà il limite è anche un vantaggio.
«Il punto di forza dell’arte timbrica è l’aggregazione di artisti di diversa estrazione e diverse regioni del mondo, le cui opere hanno in comune la loro unicità.
«L’artista stesso non potrebbe, nemmeno volendo, ripetere la stessa opera, basta una pressione più forte o più leggera, un diverso angolo di incidenza e il timbro non risulterà mai uguale. Ogni artista se ne serve restando quindi se stesso, anzi evidenziando forse ancora di più la propria personalità. I miei timbri sono formali, io sono formalista, non sono rigidi e sono usati in modo decorativo.
«Il timbro è un segno e ognuno lascia il segno che vuole, anche il più banale è sempre personale.»
 
Secondo lei quale dovrebbe essere la funzione dell’arte nella nostra società contemporanea?
«L’arte ha due funzioni fondamentali: quella storica di produrre bellezza, anche se non si sa bene cosa sia la bellezza. È un concetto che cambia nel tempo e che ha a che vedere con il fatto di suscitare emozioni. Pensiamo a Burri, tanto per fare un esempio, ai suoi tempi non piaceva e ora è considerato un Maestro.
«L’altro ruolo è di critica della società, l’artista non può essere al servizio però di Tizio o Caio, perché in quel caso è un pessimo intellettuale.
«L’intellettuale che vede il mondo per quello che è nelle sue ingiustizie e nelle sue contraddizioni non può esimersi dal criticarlo; lo può fare in molti modi, anche servendosi della bellezza si riesce a criticare il mondo, proponendo qualcosa che vale la pena di essere visto.»
 

LE FORME DEL DESIDERIO - Ninfa del lago, 2015 - Fine art su tela, 145x110 cm.
LE FORME DEL SOGNO - La Sindrome di Stendhal-Il Sogno, 2014 - Fine art su plexiglass, 109x72 cm.
STRINGHE L'Uomo + Natura, 2011 - Digital art su tela, 120x80 cm.
 
Come è nata l’idea di FIDAart, la rivista online di arte e cultura che lei ha ideato e curato mensilmente a partire dal 2012, la quale ha poi assunto il nome di icsART, ottenendo grandi consensi dal parte del pubblico interessato all’arte?
«È una rivista online, democratica in quanto fruibile da tutti, che mette a disposizione immagini e concetti che tutti possono utilizzare, accessibile a chiunque.
«Questa rivista è nata casualmente come bollettino agli iscritti, io amando la grafica ho realizzato il primo bollettino della Fida a cui è seguito il secondo, proponendo ad Aldo Pancheri un’intervista dedicata al padre Renato, il quale è stato Presidente della FIDA.
«Successivamente è uscito un numero dedicato a Pietro Verdini, poi via via l’idea si è evoluta e ho messo a punto una formula che sembra funzionare: viene proposto l’artista del mese, editoriali di carattere culturale e un artista di fama internazionale; l’idea era quella di mettere in discussione il concetto di mercato, il mercato mondiale è davvero demenziale.
«La struttura di icsART è rimasta pressoché la stessa.»
 
Cosa ci proporrà il prossimo numero di icsART, può darci qualche piccola anticipazione relativa all’artista del mese?
«L’artista che verrà proposto è Nerio Fontana».
 
Progetti futuri?
«Dovrei impormi di fare una personale, ma non so se ho voglia di farla. A me piace molto la parte che riguarda la creatività, la progettazione, la realizzazione dell’opera, la promozione, al contrario, è una fase che affronto con fatica. Vedremo…»
 
Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it 
 
FORME MORBIDE - L'origine del mondo, 2013 - Digital art su plexiglass, cm 60x60.
FORME MORBIDE - Rivincite, 2013 - Digital art su plexiglass, cm 60x60.

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