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«Othmar Winkler e il Sessantotto» – Di Daniela Larentis

Alcuni disegni dell’artista dedicati al Sessantotto sono esposti a Trento in una sede non istituzionale, il «Soul Bar», fino al 9 dicembre 2018

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Ivo Winkler, curatore dell’opera del padre Othmar, sta esponendo a Trento, presso il Soul bar di via S. Croce, una piccola parte dei disegni del padre dedicati al Sessantotto.
L’inaugurazione della mostra si è tenuta lo scorso 9 novembre innanzi a un folto pubblico, alla presenza dell’ex Assessore comunale alla Cultura Andrea Robol, di Renato Villotti, presidente di Confesercenti del Trentino, e di Alessandro Franceschini, giornalista e direttore responsabile della rivista «Sentieri Urbani | Urban Tracks» e del mensile «UCT - Uomo, Città, Territorio», nonché direttore editoriale dell’editrice «ListLab –Laboratorio editoriale internazionale».
La mostra è visitabile tutti i giorni fino al 9 dicembre 2018 (tranne la domenica).
 
Ed è stato proprio l’intervento critico di Franceschini ad impreziosire l’evento, il quale fra il resto conta al suo attivo non solo una laurea in architettura (attualmente è vicepresidente dell’Ordine degli Architetti PPC della provincia di Trento), ma anche una in filosofia e un dottorato di ricerca in urbanistica presso l’Università di Pisa; è inoltre docente presso l’Università di Trento, titolare del corso di tecnica urbanistica, e docente di «Landscape Design» presso la Trentino Art Academy, l’accademia di belle arti di Trento.
È lui a sottolineare quanto il Sessantotto abbia rappresentato un momento cruciale per la storia culturale della nostra città, trasformatasi fin sa subito in una avanguardia del movimento studentesco.
 
Spiega Franceschini: «In questo contesto Winkler fa quello che ogni grande artista dovrebbe sempre fare: racconta il proprio tempo. E lo narra attraverso un’originale modalità che rappresenta un unicum tra le tante produzioni fatte dagli artisti durante gli anni della Contestazione.
«Lo fa grazie alla carta e alla penna, schizzando quello che avveniva dentro il teatro della città. Lungo le strade, nelle piazze, nelle osterie, nei luoghi di ritrovo dei giovani: l’artista diventa flâneur, per usare una bella immagine del poeta francese Charles Baudelaire, e vagabonda per la città provando emozioni nell’osservare quello che lo circonda. Una sorta di cronista che, in presa diretta, racconta quanto si straordinario stava avvenendo a Trento.
 

 
«I disegni di Othmar Winkler dedicati al Sessantotto - che in questa mostra rappresentano una piccola parte - costituiscono un corpus di circa seicento fogli e si affianca ad altri due album tematici eseguiti dall’artista nella sua carriera: uno dedicato al corpo degli Schützen e un altro focalizzato sulla figura del rivoluzionario austriaco Michael Gaismair.
«Nel caso del Sessantotto si tratta di opere di grande semplicità tecnica (fogli di carta normali disegnati con penna a sfera) che però risultano estremamente complessi e articolati nei temi che affrontano: gli schizzi di Winkler sono dei saggi di antropologia, di moda, di psicologia: nel disegnare il modo di vestire di quei giovani, la loro maniera di stare assieme, i luoghi in cui si ritrovano l’artista descrive tutta una società, tutto un ambiente, tutto un mondo.»
 
Ed è proprio questo sguardo sulla società di allora ad affascinare e incuriosire non solo coloro che quel tempo lo hanno vissuto ma anche i giovani dei giorni nostri, i nativi digitali nati dopo un’altra rivoluzione, quella digitale, i ragazzi e le ragazze dell’epoca della globalizzazione.
Gli studenti della allora neonata Facoltà di Sociologia chiedevano un rinnovamento e una più ampia partecipazione democratica alla vita dell’Università, erano lontani in realtà dallo stereotipo dello studente sessantottino poco interessato allo studio.
Il Movimento studentesco, caratterizzato da una voglia di cambiamento e da uno spirito gioioso, nacque nella nostra città ma si diffuse in tutto il mondo, fu un fenomeno globale.
I disegni di Winkler rappresentano una preziosa testimonianza dell’atmosfera di quegli anni, giunta fino a noi grazie alla sensibilità di un artista che sapeva osservare e cogliere i mutamenti del suo tempo.
 

 
«Othmar Winkler – ci ha confidato qualche tempo fa il figlio Ivo – non raccontava la storia dei grandi. Gli interessava la gente comune, il popolo lavoratore con i suoi tumulti interiori, con la forza di superare le fatiche della vita, capace di atti ammirevoli come anche di immani bassezze. La sua infanzia travagliata lo aveva portato ad essere un ottimo conoscitore dell’animo umano, delle sue ombre e dei suoi segreti.»
La sua infanzia lo segnò infatti profondamente; all’età di soli sette anni, a causa dell’abbandono del padre emigrato in America, venne affidato all’Orfanatrofio di Bressanone e poi venne mandato dai contadini come servo agricolo a Velturno, presso una famiglia di parenti acquisiti, come era prassi a quei tempi.
Allo scoppio della I Guerra Mondiale passò di famiglia in famiglia, contando sulla solidarietà del paese. Successivamente, frequentò la scuola di scultura in val Gardena, recandosi poi appena poco più che ventenne a Roma, dove frequentò l’Accademia di Belle Arti. Andò poi a Vienna, Berlino e successivamente a Oslo.
Trascorse alcuni anni in Norvegia, prima di ritornare in Italia. Sul finire degli anni Trenta del secolo scorso, infatti, da Roma si trasferì ad Oslo; là imparò presto la lingua e conobbe il pittore Edvard Munch.
 
Fu un grande viaggiatore, aveva il dono di assorbire con estrema facilità le lingue dei paesi in cui si trovava a vivere. Nel periodo norvegese eseguì diversi importanti lavori, ritrasse personaggi famosi e strinse amicizie.
 
Un’ultima considerazione riguardo all’esposizione; fa piacere osservare quanto la nostra città sia vivace culturalmente, presentando al pubblico interessanti e prestigiose mostre non solo in spazi istituzionali.
Quella di Othmar Winkler e il Sessantotto è a nostro avviso da vedere, in quanto assume una valenza non solo artistica ma storica e culturale per lo sguardo che getta su una stagione tanto tumultuosa quanto affascinante del nostro passato più recente.
 
Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

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