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«Il senso delle parole», collettiva – Di Daniela Larentis

È il titolo della mostra allestita al DAV di Soresina curata da Francesco Mutti, alla quale ha partecipato anche l’artista trentina Annalisa Lenzi – L’intervista

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«Il senso delle parole» è il titolo della mostra curata da Francesco Mutti, una collettiva che vede coinvolti sette artisti selezionati per rappresentare artisticamente la parola, un tema complesso indagato da diverse prospettive.
Inaugurata all’inizio del mese di dicembre presso il Dipartimento Arti Visive di Soresina (CR), sarà visitabile fino al 14 gennaio 2019.
È un argomento davvero interessante quello indagato, iniziamo col dire che le parole non si riferiscono direttamente alle cose ma le classificano. Attingendo al linguaggio della semiotica possiamo dire che le parole sono segni, «stanno per qualcos’altro».
 
Come tutti i segni sono classi, ovvero rappresentano l’insieme delle percezioni, delle cose che esse stesse denotano.
Per dirla «alla Prieto», la lingua si occupa della realtà, ne seleziona alcuni tratti in funzione delle pratiche (classico esempio: gli Eschimesi per necessità utilizzano molte parole per indicare la neve).
La lingua cambia di epoca in epoca, non esiste una lingua «pura»; essendo un codice, è quindi un sistema di regole collettivamente condiviso che consente di collegare dei significanti a dei significati e che ha valore differenziale.
 
Le parole possono essere vaghe, molto vaghe, tanto che c’è chi si intestardisce cercandone via di più precise per riuscire ad esprimerne il significato più profondo, pensiamo a Palomar, lo splendido romanzo di Italo Calvino.
Si potrebbe dire molto, a riguardo, aggiungiamo solo in sintesi che le parole danno un significato alle nostre esperienze del mondo.
Annalisa Lenzi è una degli artisti in mostra.
Abbiamo avuto il piacere di porgerle alcune domande.
 

Le parole possono essere l'arma più crudele, istantanea del video-Soresina.
 
«Il senso delle parole» è il titolo della collettiva allestita al DAV di Soresina. Come è nata l’idea di questo evento curato da Francesco Mutti e chi sono gli artisti in mostra?
«Ho conosciuto Francesco Mutti dopo la biennale di Soncino a cui ho partecipato due anni fa; dopo aver visto la mia installazione esposta in mostra mi ha contattata per propormi di partecipare a questo suo progetto.
«L’esposizione è la prima delle mostre che verranno ospitate nel nuovo DaV-dipartimento di Arti Visive di Soresina, quest’ultimo ha inaugurato la sua sede in concomitanza del vernissage della mostra.
«Il senso delle parole è un progetto che vede coinvolti sette artisti italiani selezionati dal curatore per l’occasione, i quali si sono confrontati su un tema complesso e dibattuto, e precisamente: Nicola Buttari di Livorno, Pierluigi Fresia di Torino, Marco Simone Galleni di Pietrasanta, Manuela Giorgia di Roma, Pamela Grigiante di Vicenza, Annalisa Lenzi di Trento e Luca Serasini.
«Involucro o contenuto, forma definita o ricordo, riflesso sociale e culturale oppure analisi asettica sulle capacità del linguaggio di essere concetto sonoro: attraverso le sette installazioni si vuole invitare il pubblico a riflettere sulla parola in quanto tale, sia essa scritta, pronunciata, ascoltata o semplicemente pensata.»
 
«Le parole possono essere l’arma più crudele» è il titolo di una delle sue opere esposte: potrebbe descriverla, svelandoci il messaggio che ha voluto trasmettere con questa installazione video?
«Nel video rappresento come certe frasi dette a qualcuno, magari anche superficialmente, senza dar loro il giusto peso, possano far male e, in certi casi, uccidere psicologicamente e fisicamente una persona, portandola magari anche al suicidio.
«Il video inizia con l’immagine dei particolari della pressa che sta scendendo. Lo spettatore non sa cosa sia fino a quando l'inquadratura cambia, svelandola nella sua interezza e mostrando l'omino disegnato su un foglio di legno.
«Il senso di angoscia e oppressione è in crescendo fino a raggiungere il picco nel momento della distruzione del personaggio, una scelta che invita lo spettatore a riflettere su come alle volte sia facile pronunciare frasi e parole senza realmente immaginare il dolore che possono provocare nel destinatario.
«La scena rimane sospesa, il non sapere cosa accade dopo penso possa esprimere al meglio questo concetto. Le frasi sono scritte con il carattere della macchina da scrivere, questo per comunicare una sorta di distacco emotivo e freddezza di chi dice\scrive, sensazione enfatizzata anche dal silenzio.
«Ho voluto inquadrare anche le mani che chiudono la pressa, in quanto esse rappresentano la persona che pronuncia queste frasi.»
 

Le parole fanno male - Particolare.
 
Che cosa ha voluto comunicare attraverso la seconda installazione interattiva, intitolata «Le parole fanno male»?
«L'installazione è composta da 12 sagome-bersaglio, simili a quelle che si usano nel tiro a segno, stilizzate ma con gli occhi dipinti in acrilico, di uomini, donne e bambini di diversa età e razza. Tutti uguali ma diversi.
«È visibile una freccia piantata a livello del cuore, che simboleggia il dolore della persona trafitta dalla parola. Una freccia soltanto per bersaglio: un colpo, un morto.
«Gli spettatori possono attaccare un biglietto ad ogni freccia, indicando la parola o la frase che li ha feriti nel corso della vita. Ognuno può leggere le frasi altrui provocando (lo spero) una riflessione. La parola, quindi, può essere l'arma più cruenta e allo stesso tempo quella che può essere utilizzata da tutti.»
 
Considerata la grande importanza delle parole e dei linguaggi verbali e non verbali per l’assegnazione di un significato condiviso alla nostra esperienza del mondo, è evidente che uno dei fattori evolutivi più significativi nella storia dell’uomo sia legato all’acquisizione della capacità di comunicarli. Cosa pensa, dal punto di vista comunicativo, del linguaggio della video-arte?
«In realtà nutro una sorta di amore/odio nei confronti di questa forma espressiva. Trovo in molte opere video più una ricerca estetica che il voler davvero raccontare un pensiero o trasmettere un concetto. Spesso si guardano aspettando il finale, un colpo di scena, qualcosa che ti faccia riflettere... e invece finisce tutto, lasciandoti l'amaro in bocca.
«Amo, comunque, anche questa forma d’arte perché molte volte ti dà la possibilità di rappresentare una storia o un concetto in maniera differente, partendo dall'inizio e arrivando fino in fondo, senza lasciare puntini di sospensione.
«Provo diverse emozioni contrastanti, anche una sorta di compassione nei confronti dell'opera video, in quanto non sempre viene compresa: quante volte si va a una mostra, ci si imbatte in un video e si passa oltre o non lo si guarda fino in fondo?»
 

Le parole possono essere l'arma più crudele - Soresina.
 
A cosa sta lavorando attualmente?
«Questo fine anno è stato molto intenso per me: ho partecipato a diversi eventi e realizzato varie opere. Sono molto felice dei risultati che ho ottenuto.
«Attualmente sto lavorando a un progetto artistico personale attraverso cui racconterò sentimenti delle persone, le nostre emozioni o azioni utilizzando una figura, o meglio un oggetto che ci rappresenta, un elemento che si trova ovunque, uguale ma diverso...proprio come la nostra umanità.
«Ma non voglio dire altro per non rovinare la sorpresa…»
 
Progetti futuri?
«Sicuramente nel 2019 il progetto a cui sto lavorando diventerà una mostra personale che racchiuderà lavori pittorici, installazioni ma anche delle creazioni nel campo della moda legati al tema.
«Poi, ogni anno riserva sorprese e nuovi impegni artistici... Lo scoprirò con voi.»
 
Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

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