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«Non c’è più tempo!» – Di Daniela Larentis

È il titolo del libro di Luca Mercalli, il quale spiega come quella climatica e ambientale sia un’emergenza di cui tutti dobbiamo preoccuparci

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La natura è stata per lungo tempo considerata una riserva inesauribile di risorse a nostra completa disposizione, nonostante i ripetuti allarmi provenienti dal mondo scientifico.
Già negli anni 60 del Novecento alcuni scienziati avevano messo in guardia dal deterioramento ambientale, come per esempio la biologa americana Rachel Carson, la quale fu una delle prime a denunciare le conseguenze dell’uso massiccio dei pesticidi.
 
Le problematiche relative all’inquinamento e al surriscaldamento del pianeta, nonché le altre questioni legate a come l’uomo si rapporta alla natura e alle relative conseguenze, come la deforestazione - la desertificazione ecc. - sono argomenti affrontati in molti libri scritti da diversi studiosi.
Fra le varie pubblicazioni in tema di ambiente e clima ne segnaliamo una particolarmente interessante, scritta da un noto meteorologo e divulgatore scientifico.
 
In «Non c’è più tempo – come reagire agli allarmi ambientali» edito da Einaudi (2018), Luca Mercalli invita il lettore a una profonda riflessione in merito all’emergenza climatica e ambientale.
Egli indaga l’argomento da diverse prospettive, indicando anche alcuni modi per risparmiare energia, al fine di non aggravare l’inquinamento atmosferico ed evitare inutili sprechi di preziose risorse naturali.
 

 
Due parole sull’autore di questo importante libro, anche se non ha certo bisogno di presentazioni.
Luca Mercalli ha studiato scienze agrarie all’Università di Torino e scienze della montagna all’Università de Savoie.
Presiede la Società meteorologica italiana, associazione costituita nel 1865.
Fondatore della rivista «Nimbus», ha pubblicato diversi lavori scientifici e migliaia di articoli divulgativi su Repubblica, La Stampa, Il fatto Quotidiano e altre note testate giornalistiche.
 
Dal 2003 al 2014 ha partecipato a «Che tempo che fa» (RAI 3) e poi a «TG Montagne» (RAI 2), «Scala Mercalli» (RAI 3) e «Pillole di Mercalli» (Rainews24).
Ha spiegato la crisi climatica ed energetica in oltre 1.900 conferenze, attualmente insegna sostenibilità ambientale all’Università di Torino (SSST) e all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
Fra le sue numerose pubblicazioni, ricordiamo «Filosofia delle nuvole» (Rizzoli, 2008); «Che tempo che farà» (Rizzoli, 2009); «Viaggi nel tempo che fa» (Einaudi, 2010); «Prepariamoci» (Chiarelettere, 2011); «Il mio orto tra cielo e terra» (Aboca, 2016).
 

 
Iniziamo col dire che gli scienziati che si riunirono nel 1992, in occasione della conferenza di Rio de Janeiro sul tema dell’ambiente (fra i quali, come sottolinea Luca Mercalli la maggior parte dei premi Nobel in discipline scientifiche), sottoscrissero il primo allarme rivolto all’Umanità sul degrado ambientale.
Allora gli studiosi fecero presente quanto fosse necessaria una stabilizzazione demografica, sottolineando come il crescente numero di esseri umani stesse esercitando una forte pressione sul pianeta, tale da rendere poco efficace qualsiasi altro sforzo per permettere un futuro sostenibile; invitarono, inoltre, a ridurre le emissioni di gas climalteranti, ad abbandonare l’utilizzo di combustibili fossili, a frenare la deforestazione e altro ancora.
 
A venticinque anni di distanza, per iniziativa di William Ripple, docente di Ecologia all’Università dell’Oregon, è uscito il secondo Scientist’ Warning to Humanity, firmato da ben oltre 15.300 ricercatori e docenti, fra cui lo stesso Mercalli (come sottolinea nel libro, nel 2018 sono diventati 20.000).
Scrive a tal proposito: «Da questo sintetico ma fondamentale studio risulta che dal 1992, se si esclude la stabilizzazione dell’ozono stratosferico per effetto del protocollo di Montréal, l’umanità ha fallito nel risolvere le criticità ambientali ampiamente previste da decenni e, dato ancora più allarmante, molti problemi rilevanti stanno peggiorando enormemente.
«Particolarmente preoccupante è la traiettoria attuale dei cambiamenti climatici potenzialmente catastrofici a causa dell’aumento di emissioni climalteranti dovute allo sfruttamento dei combustibili fossili, la deforestazione e la produzione agricola – specialmente per quanto riguarda l’allevamento dei ruminanti.
«Inoltre – continua – abbiamo scatenato una vera e propria estinzione di massa, la sesta in circa 540 milioni di anni, nella quale molte forme di vita potrebbero essere destinate all’estinzione entro la fine del secolo.»
 

 
Stiamo compromettendo il futuro dell’umanità, i consumi aumentano a dismisura, senza tener presente che l’aumento demografico è una delle principali cause di problemi sociali ed ecologici, spiega Mercalli, rimarcando con forza.
«Se non ci impegniamo a limitare adeguatamente l’aumento della popolazione, ridiscutere il ruolo di un’economia basata sulla crescita, ridurre le emissioni climalteranti, incentivare l’utilizzo di energie rinnovabili, proteggere gli habitat, ricostituire ecosistemi, frenare l’inquinamento, l’umanità non intraprenderà i passi urgenti necessari a salvaguardare la nostra biosfera minacciata.»
 
È anche arrivato il momento di rivedere i propri comportamenti individuali, osserva, del resto è proprio vero che ognuno di noi può contribuire al benessere del nostro pianeta, alle volte basta davvero poco, solo un po’ di buona volontà.
Nella sezione dedicata all’ecologia domestica, fra i vari consigli ce n’è uno che riguarda l’acqua in bottiglia. Riferendosi a uno studio condotto sulle acque da bere, l’autore fa presente che in Europa una bottiglia di acqua in plastica da 1,5 litri emette complessivamente 163 grammi di CO₂ fossile, derivanti in massima parte dal polietilene del contenitore (per il 37 per cento) e dal trasporto (per il 39 per cento), calcolato in media sui 400 chilometri. 
Scrive Mercalli: «Per visualizzare queste emissioni è come se in ogni bottiglia vedeste galleggiare sull’acqua 50 grammi di petrolio!»
 

 
Ogni volta che si beve l’acqua si decidono un po’ anche le sorti del pianeta, come viene ben evidenziato, per cui, quando non si è a casa meglio comunque preferire bottiglie d’acqua che abbiano viaggiato il meno possibile.
Il libro è molto esaustivo, affronta vari argomenti in maniera accattivante, riportando infine anche un pensiero del fisico Carlo Rovelli, il quale nel suo libro intitolato «Sette brevi lezioni di fisica» (Ed. Adelphi, 2014), così afferma: «Penso che la nostra specie non durerà a lungo […]. I cambiamenti climatici e ambientali che abbiamo innescato sono stati brutali e difficilmente ci risparmieranno.
«Per la Terra sarà un piccolo blip irrilevante, ma non credo che noi li passeremo indenni; tanto più dato che l’opinione pubblica e la politica preferiscono ignorare i pericoli che stiamo correndo e mettere la testa sotto la sabbia.
«Siamo forse la sola specie sulla Terra consapevole dell’inevitabilità della nostra morte individuale: temo che presto dovremmo diventare anche la specie che vedrà consapevolmente arrivare la propria fine, o quanto meno la fine della propria civiltà.»
 
Questo volume è quindi un invito ad abbandonare l’indifferenza, è ora di capire tutti che il problema ambientale riguarda ognuno di noi, riguarda le nostre scelte quotidiane, riguarda l’umanità intera, proprio per questo dovrebbe essere inserito nelle agende politiche come assoluta priorità, sperando davvero che non sia troppo tardi.

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it


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