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Associazione Castelli del Trentino – Di Daniela Larentis

«Gli incontri del giovedì»: Giulia Mori il 7 febbraio parlerà di monumenti e statue cimiteriali in Trentino – L’intervista

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Il ciclo di serate predisposte dall’Associazione Castelli del Trentino denominato Gli incontri del giovedì, organizzato dal presidente Bruno Kaisermann e dal vicepresidente, il giornalista, storico e critico d’arte Pietro Marsilli, prosegue con l’appuntamento del prossimo 7 febbraio 2019.
Si terrà come i precedenti alle 20.30 a Mezzolombardo in Sala Spaur, Piazza Erbe, e avrà come protagonista Giulia Mori, la quale parlerà di monumenti e statue cimiteriali in Trentino.
 
Due parole sulla relatrice dell’incontro prima di passare all’intervista.
Giulia Mori si è laureata con lode nel 2005 in Scienze dei Beni culturali, presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trento.
Titolo della tesi (premiata dalla Soprintendenza per i Beni storico-artistici della Provincia autonoma di Trento nel 2006): «Per una prima catalogazione della scultura funeraria del cimitero monumentale di Trento».
Relatore prof. Andrea Bacchi, correlatrice dott.ssa Luciana Giacomelli.
Ha poi conseguito con lode una laurea specialistica in Gestione e Conservazione dei Beni culturali, percorso in Storia e conservazione del patrimonio storico artistico, sempre presso lo stesso ateneo, con una tesi intitolata «Cesare Zocchi, scultore fiorentino tra celebrazione risorgimentale e aneddotica borghese» (Firenze, 1851 - Torino, 1922).
 
Relatore prof. Andrea Bacchi, correlatrice dott.ssa Giovanna Nicoletti (tesi premiata dalla Soprintendenza per i Beni storico-artistici della Provincia autonoma di Trento nel dicembre 2009).
Ha poi ottenuto nel 2010 il Diploma di Archivistica, Paleografia e Diplomatica alla Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica istituita presso l’Archivio di Stato di Bolzano.
Ha successivamente conseguito un dottorato di ricerca in Studi umanistici presso l’Università degli Studi di Trento, Dipartimento di Lettere e Filosofia, con una tesi dal titolo «La forma del fatato Achille».
La scultura di Innocenzo Fraccaroli (1805-1882).
Abbiamo avuto il piacere di porgerle alcune domande.
 

 
Nell’incontro di giovedì 7 febbraio, su quali aspetti verrà focalizzata maggiormente l’attenzione?
«Le riflessioni della serata saranno dedicate alla scultura funeraria in Trentino, sarà proposto un percorso volto alla scoperta di artisti, opere e modelli ricorrenti.
«Nel contempo, sarà affrontato il tema della progressiva edificazione dei cimiteri monumentali, offrendo spunti relativi allo stato degli studi e alla conoscenza del territorio. I cimiteri del Trentino sono dei veri e propri musei a cielo aperto, custodi di opere realizzate da valenti artisti, commissionate e dedicate a figure di spicco del panorama locale.»
 
Quando nascono i cimiteri monumentali e in particolare quando viene edificato quello di Trento?
«Sorsero in particolare nel corso dell'Ottocento, in connessione alla progressiva realizzazione dei cimiteri extraurbani, quale risultato di una riforma settecentesca di portata europea. Per motivi di pubblica salubrità, si impose l'esigenza di costruire i cimiteri extra moenia, lontano dai centri abitati.
«Il movimento di opinione si sviluppò soprattutto in Francia, ove si pervenne all'Editto napoleonico di Saint Cloud del 12 giugno 1804, esplicitamente collegato alla Déclaration royale del 1776.
«La riforma interessò anche l’impero asburgico e culminò nel decreto emanato da Giuseppe II il 23 agosto 1784.
«Fu il vescovo Pietro Vigilio Thun a occuparsi di porre in atto nella città di Trento il testo di legge, curando personalmente la realizzazione del primo recinto cimiteriale extraurbano.
«Il quadrante più antico del cimitero monumentale di Trento, posto a settentrione, fu realizzato su progetto di Giuseppe Pietro Dal Bosco (1798-1880) e inaugurato il 9 luglio 1827. Il raddoppio del complesso avverrà nel 1889.»
 
A quando si può far risalire la prima catalogazione dei monumenti funebri nel cimitero cittadino?
«Si può far risalire al 2008, lo studio è poi stato approfondito nel corso degli anni.
«Il censimento dei manufatti funebri del cimitero monumentale di Trento fu oggetto della mia tesi di laurea triennale in Scienze dei beni culturali discussa presso l'Università di Trento, relatore Prof. Andrea Bacchi, correlazione di Luciana Giacomelli.
«Risale, invece, agli anni 1986-87 un primo studio architettonico sul cimitero effettuato da Chiara San Giuseppe.
Il cimitero fu poi sottoposto a vincolo di tutela dalla Provincia autonoma di Trento.
«I visitatori possono oggi avvalersi di alcuni opuscoli posti all’ingresso della struttura, si tratta di brevi percorsi storico-artistici che ho curato grazie alla disponibilità di Carmelo Passalacqua, Dirigente dei servizi funerari da tempo sostenitore del valore culturale dei cimiteri.
«Il cimitero di Trento è stato oggetto, per la prima volta in regione, di visite guidate.»
 

 
Da un punto di vista metodologico come ha condotto lo studio delle fonti?
«Parliamo di fonti bibliografiche e archivistiche, ma anche materiali e iconografiche. È stata effettuata una ricerca di carattere storico attraverso lo studio di fonti edite e inedite, imprescindibili per l’impostazione di un lavoro di carattere scientifico.
«Tra le fonti bibliografiche si segnalano le guide ottocentesche dedicate alla città di Trento, che inserirono il cimitero tra gli itinerari da visitare fuori le mura, tra le fonti archivistiche spiccano documenti come progetti e disegni preparatori.
«L’approccio bibliografico e archivistico si affianca alle analisi storico-artistiche, le fonti per la storia dell’arte, va ricordato, sono le opere stesse.»
 
A proposito del cimitero monumentale di Trento, potrebbe brevemente anticiparci alcuni dettagli o curiosità su qualche monumento funebre di particolare rilievo?
«Molti gli aspetti interessanti, segnalo il monumento di Andrea Malfatti dedicato ai conti Salvetti Cloz: una figura femminile siede davanti ai battenti di una porta socchiusa, secondo un raffinato modello iconografico che rimanda a Canova e al varco prospettato nel monumento funerario viennese di Maria Cristina d’Austria.
«Il porticato è custode anche del monumento appartenente alla famiglia Thun, proveniente dalla cappella di famiglia dedicata a San Biagio nel palazzo di famiglia e ideato da Rodolfo Vantini, progettista del cimitero di Brescia, che funse da modello per quello trentino.
«Del tutto inaspettato, infine, il gesso colossale raffigurante la Deposizione dalla croce custodito al piano inferiore della cappella ossario nel quadrante sud, l’originale marmoreo è oggi nel cimitero di Trieste.»
 
Le sculture e i monumenti che lo popolano da chi erano commissionate?
«La committenza delle opere è di carattere pubblico e privato. Di committenza pubblica sono, per esempio, i busti posti all'interno del Famedio: l'edicola dedicata a personaggi illustri.
«La prevalenza dei monumenti risulta invece commissionata da famiglie appartenenti alla nobiltà e alla borghesia cittadina, al fine di eternare nel marmo la memoria dei propri cari, spesso protagonisti della storia politica, economica e sociale del capoluogo e più in generale, del territorio trentino.»
 
Chi erano i maggiori artisti coinvolti nella realizzazione delle sculture?
«Entro il perimetro del cimitero monumentale di Trento troviamo opere di alcuni degli artisti più rappresentativi della scultura in Trentino dell’Ottocento e del Novecento, come Stefano Varner (1811-1887), Andrea Malfatti (1832-1917), Remo Stringari (1879-1924), Stefano Zuech (1877-1968), Eraldo Fozzer (1908-1995) e Othmar Winkler (1907-1999)».
 

 
Nel prezioso volume «La Chiesa di San Pietro a Mezzolombardo» curato da Pietro Marsilli, lei descrive la storia del cimitero e dei suoi ampliamenti, presentando le sculture realizzate da diversi artisti. Quante opere, all’incirca, sono custodite entro il perimetro del camposanto?
«L'antico cimitero che attornia la Chiesa di S. Pietro conta circa una quarantina di opere, prevalentemente realizzate in marmo e in bronzo. Alcune si trovano entro il loggiato monumentale retto da volte a crociera, altre corrono lungo il muro perimetrale.
«Vi sono poi le sculture che interessano le tombe poste nei campi comuni di inumazione e nei terrazzamenti superiori del camposanto, ai quali si accede transitando accanto al monumento dedicato ai Caduti di Mezzolombardo, opera di Ermete Bonapace inaugurata il 14 novembre 1926.»
 
Da quali artisti sono state realizzate? Potrebbe fornirci qualche breve informazione a riguardo?
«I monumenti del cimitero di San Pietro, realizzato su progetto di Emilio Paor, sono stati eseguiti da artisti come Ermete Bonapace nato a Mezzolombardo nel 1887, frequentò studi tecnici, diplomandosi successivamente geometra presso l'Accademia di Vienna. Frequentò l'Accademia Albertina di Torino e infine, tornato in terra trentina, svolse l'attività di insegnante.
«Troviamo poi Eraldo Fozzer, scultore trentino nato nel 1905, autore, per esempio, dei cavalli che dal 1983 si trovano al centro della fontana di piazza Venezia a Trento, morì nel capoluogo nel 1995, lasciando una prolifica produzione scultorea.
«Carlo Fait, invece, nacque a Rovereto nel 1877. Iniziò il suo apprendistato presso la bottega dei marmisti Scanagatta e nel 1906 si trasferì a Torino, dove lavorò nello studio di Pietro Canonica, con cui collaborò nel 1912 alla realizzazione del Monumento equestre al granduca Nicola a San Pietroburgo, eseguendo altorilievi con scene di guerra. Alcune delle sue sculture sono tuttora visibili nella città natale, come il busto di Clementino Vannetti e di Riccardo Zandonai. Morì a Torino all'età di 91 anni.
«Vanno ricordati anche Davide Filippi nato a Faedo nel 1865, morì nel 1937, nonché Stefano Zuech (1877-1968), scultore della Campana dei Caduti di Rovereto e il fratello Fioravante, originari della Val di Non.»
 
A cosa sta attualmente lavorando?
«In particolare, a una ricognizione fotografica finalizzata a una mappatura iconografica della scultura funeraria in Trentino.»
 
Progetti futuri e sogni nel cassetto?
«Progetti futuri… molti, certamente mi piacerebbe dare alle stampe una guida dedicata, almeno, ai maggiori cimiteri del trentino: una guida del cimitero monumentale di Trento e perché no, una guida ai cimiteri della Vallagarina.
«Anche i più piccoli camposanti, tuttavia, riservano sorprese inaspettate, si tratta di luoghi in cui i monumenti più antichi sono esposti al rischio di essere rimossi e dimenticati.»
 
Ricordiamo che tutti gli incontri in programma godono del patrocinio della Regione Trentino Alto-Adige, della Provincia Autonoma Trento, della Comunità Rotaliana, del Comune di Mezzolombardo.
Inoltre, della collaborazione dell’Accademia degli Agiati di Rovereto, della Società di Studi Trentini di Scienze Storiche, del Museo degli Usi e Costumi della gente Trentina e della Fondazione Museo Storico del Trentino.
Sono riconosciuti da IPRASE e validi ai fini dell’aggiornamento del personale docente della Provincia Autonoma di Trento.
 
Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

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