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Steve McCurry, Animals – Di Daniela Larentis

Ancora per pochi giorni è visitabile al MUDEC di Milano la splendida mostra che propone gli scatti del celebre fotografo statunitense, curata da Biba Giacchetti

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Steve McCurry, Al Ahmadi, Kuwait, anno 1991 - Credit: © Steve McCurry.

Il Comune di Milano-Cultura, MUDEC e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, in collaborazione con SUDEST57, hanno affidato al genio e alla sensibilità del grande fotografo americano Steve McCurry l’apertura di MUDEC PHOTO con la presentazione al pubblico di Animals, un progetto espositivo appositamente creato per il Museo delle Culture, a cura di Biba Giacchetti.
La splendida mostra, inaugurata lo scorso dicembre al MUDEC, è ancora visitabile a Milano, in via Tortona 56, per pochi giorni (fino al 14 aprile), nei seguenti orari di apertura:
lunedì 14.30 – 19.30; martedì - mercoledì - venerdì - domenica 9.30 – 19.30; giovedì - sabato 9.30 – 22.30.
 
Da oltre trent’anni Steve McCurry è considerato una delle voci più autorevoli della fotografia contemporanea.
Nato in un sobborgo di Philadelphia, McCurry studia cinema e storia alla Pennsylvania State University prima di lavorare in un giornale locale.
Dopo molti anni come freelance, compie un viaggio in India, il primo di una lunga serie.
 
Dopo molti mesi di viaggio, si ritrova a passare il confine con il Pakistan. Là, incontra un gruppo di rifugiati dell’Afghanistan, che lo aiutano a entrare clandestinamente nel loro Paese, proprio quando l’invasione russa stava chiudendo i confini a tutti i giornalisti occidentali.
Riemergendo in abiti tradizionali e con una folta barba, dopo avere trascorso settimane tra i Mujahidin, McCurry porta al mondo le prime immagini del conflitto in Afghanistan, dando finalmente un volto umano a ogni titolo di giornale.
Da allora McCurry ha continuato a scattare fotografie mozzafiato in tutti i sei continenti. I suoi lavori raccontano di conflitti, di culture che stanno scomparendo, di tradizioni antiche e di culture contemporanee.
 

Steve McCurry - Kabul, Afghanistan - Anno: 2002 - Credit: © Steve McCurry.
 
Scrive Biba Giacchetti, curatrice dell’evento, nel catalogo che accompagna la mostra «Steve McCurry Animals», edito da 24 ORE Cultura.
«Il progetto Animals di Steve McCurry, che debutta in anteprima mondiale con la mostra dedicatagli dal Mudec Photo in occasione della sua apertura, ha origine nel lontano 1991.
«Steve McCurry, nato nel 1950 a Filadelfia, negli anni Novanta è già un fotografo affermato, che ha già ottenuto numerosi premi prestigiosi, come la Robert Capa Gold Medal per il suo lavoro sulla guerra in Afghanistan, ha vinto per quattro volte il concorso World Press Photo e ha già fotografato l’icona più amata di tutti i tempi: Sharbat Gula, la celebre fanciulla afgana.
«Sul fronte editoriale ha all’attivo un primo libro, Monsoon, dedicato all’incidenza dei monsoni sulla popolazione nei territori del sud-est asiatico, e ha già sviluppato un importante corpo di lavoro che mette al centro dei suoi progetti la condizione umana, con un particolare sguardo ai più fragili, i rifugiati, i bambini, le etnie in via di estinzione.
«In questo contesto si accinge a effettuare la sua prima missione interamente dedicata agli animali. La storia che ha scelto di documentare riguarda gli accadimenti nei territori della prima Guerra del Golfo dopo la sconfitta di Saddam Hussein.
«È così che nel 1991 Steve McCurry entra in Kuwait, sul finire della guerra con le truppe americane; Saddam Hussein, ormai in ritirata, ordina al suo esercito di dare fuoco a più di seicento pozzi di petrolio disseminati nel Paese.
«Ha allora inizio la più grande catastrofe ecologica di tutti tempi, e Steve dedica la sua missione al racconto dell’impatto di questo disastro sul sistema ecologico e alle conseguenze di tanta umana scelleratezza sul genere animale.»
 

Steve McCurry - Mongolia - Anno: 2018 . Credit: © Steve McCurry.
 
Lungo il percorso espositivo indugiamo innanzi ai suoi meravigliosi scatti, fotografie che emozionano, narrando le mille storie di vita quotidiana che uniscono l’animale all’uomo e viceversa.
Sono immagini potenti che invitano a una profonda riflessione sul rapporto non solo fra l’uomo e gli animali ma fra l’uomo stesso e la natura, fra l’uomo e i propri simili, sollevando questioni di cui si parla molto, come l’inquinamento, l’effetto serra, i disastri ambientali, la desertificazione, l’assurdità delle guerre.
È sempre più difficile vivere in empatia con la natura, in un mondo dilaniato dai conflitti, un mondo dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Questa mostra rappresenta quindi anche un monito: quale mondo lasceremo ai nostri figli e ai figli dei nostri figli?
 
Ogni nostra scelta ricadrà sulle generazioni future, abbiamo quindi una responsabilità verso coloro che popoleranno il pianeta quando noi non ci saremo più. Innanzi agli scatti di McCurry una domanda sorge spontanea e cioè ci si chiede che senso abbia la guerra, dove ci porterà la sete di potere, l’egoismo, l’individualismo… domande a cui gli studiosi di molte discipline cercano di trovare una risposta, senza riuscirci, del resto le azioni dell’uomo sono complesse e quasi mai dettate da una sola causa.
Questa mostra, infine, invita anche il visitatore a meditare sul fatto che noi esseri umani abitiamo lo stesso pianeta degli animali e ne dobbiamo avere cura, essendo responsabili anche del loro destino.
Un destino che ci accomuna.

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it
 
Steve McCurry - Valle del fiume Omo, Etiopia - Anno: 2013 - Credit: © Steve McCurry.

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