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Gentile Polo, «Il Muro al muro» – Di Daniela Larentis

L’artista trentino, da sempre sensibile ai temi sociali, racconta l’esperienza di una mostra impegnativa che sta dando grandi soddisfazioni – L’intervista

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Gentile Polo - Foto di Günter Schaefer.

Gentile Polo è un artista poliedrico, da sempre si occupa di temi sociali, contando sulla sua grande sensibilità e capacità di instaurare relazioni positive con il prossimo.
La mostra «Il Muro al muro» da lui curata, da poco inaugurata e ancora visitabile presso Palazzo Thun, Trento, fino al 21 aprile, è nata proprio grazie a questa sua propensione, grazie a quel saper entrare in dialogo con altri apprezzati artisti che, come lui, hanno saputo interpretare efficacemente il tema proposto.
Un tema che ruota attorno a un fatto storico epocale, la caduta del Muro di Berlino, avvenuta il 9 novembre 1989.
 
All’esposizione, organizzata dall’Associazione culturale Event art in collaborazione con il Comune di Trento, hanno partecipato diversi artisti; oltre a lui, i berlinesi Fulvio Pinna e Günter Schaefer, che lo dipinsero per primi (Pinna fu il primo al mondo a dipingere il lato est del muro), fondatori della East Side Gallery, una galleria a cielo aperto nata per mantenerne vivo il ricordo; il triestino Sandro Ramani e poi Rita Demattio, Edgar Caracristi, Claudio Cavalieri e da ultimo, non certo per importanza, Antonello Serra, il quale è stato uno fra gli ideatori dell’evento (e al quale ci piacerebbe a breve dedicare un articolo).
 
Da sempre Gentile Polo dipinge e scrive, il suo talento creativo non ha confini, ha compiuto anche molti viaggi in varie zone del mondo (Ex Jugoslavia, Macedonia, Grecia, Albania, Africa).
Stimato pittore, è stato decoratore, docente Centrofor, fondatore dell’Associazione Piana Rotaliana, conta al suo attivo importanti personali e vari riconoscimenti, ha partecipato a mostre sia in Italia che all’estero, è inoltre presente in varie associazioni di volontariato.
In Etiopia, nel 2013 ha realizzato dei murales nell’ambito di un progetto di solidarietà. Anche in quel caso i protagonisti erano muri, muri che non dividono ma che uniscono.
Abbiamo avuto il piacere, in occasione della mostra, di porgergli alcune domande.
 

Gentile Polo e Lucia Martorelli - Foto di Günter Schaefer.
 
Come è nata l’idea di questo importante evento?
«Questa idea è nata a casa di Antonello Serra insieme a Fulvio Pinna, durante la collettiva Encuentro (un’altra mostra alla quale partecipavamo entrambi).
«In seguito, venne deciso insieme di realizzarla. Feci quindi richiesta allo spazio archeologico della Volksbank in P.zza Lodron, a Trento, la quale mi accordò lo spazio per l’autunno dell’anno scorso.
«L’impegno saltò in seguito alla caduta del muro di Castel Drena (dove Antonello Serra intendeva fare una personale accompagnato da una trentina di altri artisti, tra cui il sottoscritto), facendo slittare la data per i troppi impegni di entrambi.
«Gli eventi hanno poi voluto che mi occupassi io di tutta la gestione organizzativa.»
 
Chi è stato coinvolto e a che titolo?
«Successivamente, essendo passato del tempo, abbiamo chiesto a Claudio Cavalieri, dirigente dell’Event art, di attivarsi per poter esporre a Torre Mirana.
«Nel gennaio di quest’anno ho scritto all’artista Fulvio Pinna (il quale ha tenuto a sua volta i rapporti con gli artisti berlinesi), mettendolo al corrente della mia intenzione di voler realizzare la mostra «Il muro al Muro» insieme alla mia collaboratrice di studio Lucia Martorelli, che si è occupata di tutta la parte grafica.
«Mentre si procedeva nell’organizzazione dell’evento tenevo aggiornati sia Antonello che Claudio, anche per avere consigli in merito. Abbiamo inoltre chiesto il Patrocinio al Comune di Trento (che lo ha subito concesso, data l’importanza storica dell’evento artistico, considerando anche il gemellaggio con il comune di Charlottemburg in Berlino).
«Non da ultimo c’è stata anche la sponsorizzazione della cantina di Betta Luigino di Mezzocorona, che ci ha fornito generosamente i vini per l’inaugurazione della mostra.»
 

Gentile Polo, «Affacciandomi alla vita di una libertà conquistata» - Foto di Lucia Martorelli.
 
È stato difficile mettere insieme tanti artisti diversi, facendoli dialogare insieme? Quali sono stati i punti di forza e le difficoltà incontrate?
«Sicuramente la comunicazione con gli artisti tedeschi per me ha rappresentato un leggero ostacolo dovuto in realtà al fatto che non conosco la lingua, una difficoltà che è stata comunque superata, in quanto ho avuto la fortuna di avere al fianco Lucia, lei parla bene l’inglese. Tutti gli artisti hanno collaborato secondo le loro possibilità.»
 
Porterete questa mostra anche in altre città?
«Se ci fossero le condizioni e l’interesse da parte di qualche altra comunità verso l’argomento affrontato ne sarei felice. Forse, mai come adesso questo tema risulta attuale. Stimolare la riflessione, invitando a togliere muri, lo reputo personalmente un dovere civico.
«Quindi, accetterei volentieri i possibili inviti a trasferire la mostra in altre città. Già stiamo parlando di contraccambiare la visita e proporre l’esperienza a Berlino. Potremmo portare con noi la parte del muro rimasto (che ho costruito fisicamente in mostra); i mattoni contengono i nomi delle vittime che dal 1961 al 1989 persero la vita, a testimonianza delle nostre responsabilità.»
 

Il muro in mostra - Foto di Lucia Martorelli.
 
Potrebbe condividere con noi il significato dell’opera intitolata I gufi e la cultura?
«Ogni mio lavoro nasce con l’idea di stimolare la riflessione, non vuole essere solo critica. Ciò che leggiamo, i nostri pensieri in realtà sono influenzati da chi detiene il potere e si muove dietro le quinte, promuovendo idee e censurandone altre. Solo la cultura porta con sé sempre stimoli nuovi, aiutando ad allargare i propri orizzonti, superando queste limitazioni, andando oltre i confini che ognuno di noi spesso costruisce dentro di sé.»
 
Lei da molti anni è sensibile a temi sociali come quelli dell’emigrazione. Una decina di anni fa ha pubblicato il libro Movimenti di popolazione e parallelamente ha organizzato una mostra pittorica sul medesimo tema. In Africa ha realizzato dei murales, promuovendo contemporaneamente progetti di solidarietà. Può raccontarci qualcosa a riguardo?
«È stata una parte della mia vita che mi ha permesso di incontrare molte persone straordinarie, venendo a contatto con idee diverse, con esperienze di vita diverse, un impegno che continua, in quanto collaboro ancora con alcune associazioni che si dedicano a questo tema.
«Storie comuni di gente comune, persone che hanno raccontato le proprie vicissitudini, non sempre in modo scontato come potrebbe sembrare, esseri umani in cerca di speranza e di una vita migliore, in cerca del proprio benessere. La mostra ha raccontato attraverso il linguaggio dell’arte tutti questi aspetti.
«La seconda esperienza si è sviluppata in un arco temporale di sette anni; per tre mesi all’anno sono stato in una missione del centro sud dell’Ethiopia. In questi luoghi ho scoperto un’umanità che avevo perso e che mi fatto rivivere la mia fanciullezza, un periodo in cui la solidarietà era più diffusa e più facile da praticare. Luoghi dove ho potuto apprendere che il colore è una sostanza non sempre palpabile, dove ho capito che il mio dovere è comprendere che il linguaggio deve essere un linguaggio universale perché deve servire per comunicare con la gente.
«Ho capito che siamo noi per primi che dobbiamo andare incontro al nostro prossimo, fare il primo passo. Sia a Dubbo che a Whaka e alla diga della Gibe III, ma anche a Konto, ho potuto realizzare dei murales di vario genere. Mi sono anche occupato della formazione di persone in ambito pittorico-industriale e realizzato lavori come imbianchino, falegname, muratore ecc., collaborando con varie associazioni».
 

Gentile Polo, «Il ratto del'anima» - Foto di Lucia Martorelli.
 
Che cosa pensa delle divisioni e dei muri che oggi dividono l’umanità psicologicamente ancor prima che fisicamente?
«Mi sembra doveroso come artista essere impegnato in questa direzione, non fosse altro perché credo molto in quello che Martin Luther King ha affermato, mettendo in risalto che siamo tutti responsabili di ciò che ci circonda, dicendo: «Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza dei buoni». Io non voglio essere indifferente.
«Quindi, dove vedo delle difficoltà di vario genere se posso mi attivo, lo avverto come un dovere civico.»
 
Progetti futuri?
«Sono in fase di valutazione eventi significativi in previsione per l’anno prossimo, a breve andremo sicuramente a Berlino, come ho detto prima.»

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

Gentile Polo - «I gufi e la cultura» - Foto di Lucia Martorelli.

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