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Associazione Castelli del Trentino – Di Daniela Larentis

«Gli incontri del giovedì»: Mirko Saltori, storico e archivista della Fondazione Museo storico del Trentino, il 16 maggio parlerà di Francesco Filos

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Il ciclo di serate predisposte dall’Associazione Castelli del Trentino denominato «Gli incontri del giovedì», organizzato dal presidente Bruno Kaisermann e dal vicepresidente, il giornalista, storico e critico d’arte Pietro Marsilli, prosegue con l’ultimo appuntamento in calendario, quello di giovedì 16 maggio 2019.
L’incontro si terrà come sempre alle 20.30 a Mezzolombardo in Sala Spaur, Piazza Erbe, e avrà come protagonista Mirko Saltori. Titolo della conferenza: «Francesco Filos: una vita avventurosa nel turbine delle rivoluzioni».
 
Laureato in lettere moderne, storico e archivista presso la Fondazione Museo storico del Trentino, Mirko Saltori è membro del Consiglio direttivo della Società di Studi Trentini di Scienze Storiche, di cui è vicepresidente dal 2013, e socio dell’Accademia roveretana degli Agiati.
I suoi interessi principali ruotano attorno alla storia politico-sociale del Trentino nel contesto della fine dell’Impero austriaco: in particolare, alla storia del socialismo trentino, a cui si collega l’interesse per il socialismo italiano d’Austria nel suo complesso e per alcuni esiti del socialismo dentro l’antifascismo trentino.
 
Con Paola Antolini ha curato per la Fondazione Museo storico del Trentino una ricerca sui caratteri del fascismo trentino e con Fabrizio Rasera sta curando, sempre per il Museo storico, l’edizione degli scritti e delle lettere di Cesare Battisti.
Abbiamo avuto il piacere di porgergli alcune domande, in vista dell’incontro di giovedì prossimo.


 
Chi fu brevemente Francesco Filos, questo personaggio poliedrico, scrittore e rivoluzionario, che fra l'altro ricoprì per alcuni anni anche la carica di presidente dell'Accademia Roveretana degli Agiati?
«La vita di Francesco Filos, nato a Mezzolombardo nel 1772, si può, pur con una certa inevitabile schematicità, suddividere in due parti. Nella prima parte (siamo agli sgoccioli dell'Antico Regime) Filos è studente e partecipa alla fondazione, a Innsbruck, nel 1793, di un club giacobino rivoluzionario, per il quale sarà condannato l'anno successivo a 4 mesi di carcere; quindi, all'arrivo delle truppe rivoluzionarie francesi, le segue partecipando, avventurosamente, alla rivoluzione bresciana del 1797: a Brescia trascorrerà con vari ruoli i successivi 13 anni, fatto salvo un periodo nel 1799-1800 (durante il quale si recherà in altri centri lombardi, a Genova, in Francia, in Svizzera) e poi nel 1801 (Francia e Svizzera); rientrerà stabilmente in territorio trentino solo all'avvento, nel 1810, del Regno italico (napoleonico), quando sarà viceprefetto di Cles e poi (1812) di Bolzano; quindi, dopo il ritorno nell'ottobre del 1813 delle truppe austriache in territorio trentino, sarà viceprefetto a Pavia.
«Con l'arrivo delle truppe austriache in Lombardia nel 1814 e la cessazione del periodo di transizione tra i due governi (1816), inizia la seconda fase della vita di Filos, che ha a questo punto 44 anni: sarà, questa, una fase assai lunga che potremmo dire di quiescenza politica; certo, Filos continuerà a mantenere sentimenti in qualche modo liberali (sarebbe interessante capire maggiormente il suo eventuale accostamento al pensiero di figure di liberali moderni e autonomisti quali l'abate Giovanni a Prato), ma non sarà più protagonista politico.
«Proscritto dall'imperatore Francesco I, più per il suo passato giacobino che per quello massonico (che fu comune a tutti i funzionari del Regno italico), riuscirà comunque ad essere assunto nel 1825 a Rovereto come Cassiere Circolare, impiego che ricoprirà per 30 anni. Eserciterà a ogni modo un certo magistero come figura di riferimento culturale, in quanto socio (dal 1831), vicepresidente (dal 1848) e poi presidente (dal 1852 sino al 1855) dell'Accademia roveretana degli Agiati: in tale contesto darà alle stampe diversi discorsi (ad esempio quelli “Sulle relazioni dei viaggi e sulle opere di statistica” e “Sulla ricchezza delle lingue francese, tedesca e italiana comparativamente esaminata” nel 1836 e quello “Sopra qualche punto della storia trentina” nel 1839), mentre i suoi due lavori più importanti, ossia le Notizie storiche di Mezolombardo (terminate nel 1830) e soprattutto le “Memorie e confessioni di me stesso” (terminate nel 1842), verranno pubblicate postume, rispettivamente nel 1912 e nel 1927.
«Questa sua tarda attività di studioso è stata analizzata nel 2002 da Maria Garbari. Filos morirà vecchissimo (per l'epoca!), nel 1864, a 92 anni, in tutt'altro contesto politico.»
 
Su quali aspetti verrà maggiormente focalizzata l’attenzione durante l’incontro di giovedì 16 maggio?
«Nell'incontro passerò un po' su tutta la vicenda biografica di Filos, concentrandomi però maggiormente sulla sua attività nel club giacobino e sulle vicende collettive di questa associazione (che vide fra i soci fondatori altri trentini, originari della Lagarina – Baroni Cavalcabò, Eccaro, Abriani – e della Valle di Non – Tevini e Giannini): è questa, a mio avviso, la parte più importante della sua biografia, più importante ancora, da un punto di vista per così dire oggettivo e non interno alla vicenda biografica del Filos, degli avvenimenti bresciani: non a caso, al club giacobino di Innsbruck (che pure non giunse ad esplicare grande attività) hanno fatto cenno anche alcuni manuali di storia moderna (come quello di Carlo Capra) o libri dedicati al giacobinismo in generale (Michel Vovelle)».
 
Si racconta che, sul finire del Settecento, dopo essere andato via da Innsbruck, unendosi all’esercito francese, Filos abbia convinto Napoleone a risparmiare il paese di Lavis dal saccheggio. Cosa accadde precisamente?
«È questo un accadimento narrato da Filos medesimo nelle sue memorie. Filos non s'era ancora unito all'esercito francese. Si trovava a Lavis il 5 settembre 1796 quando, dopo la battaglia e la ritirata degli Austriaci, entrarono in paese le truppe francesi comandate da Napoleone.
«Questi voleva dar fuoco al borgo perché gli abitanti avevano opposto resistenza sparando dalle finestre; ciò, narra Filos, non rispondeva al vero: i cittadini se n'erano fuggiti, ed erano stati invece i soldati austriaci appostati nelle case a sparare.
«Napoleone credette al Filos, che parlava per altro la lingua francese e poteva vantare a questo punto la carcerazione a Innsbruck come giacobino, e risparmiò il paese; inoltre fece sì che gran parte degli oggetti e delle suppellettili asportate dai soldati dalle case fossero restituite agli abitanti.
«Ciononostante, nella zona di Loreto alcuni soldati francesi ubriachi uccisero un oste e diedero fuoco a quelle case. Fu comunque da questo momento che il Filos si unì ai Francesi.»
 
Carboneria e massoneria avevano una struttura simile? Che finalità avevano, in cosa si assomigliavano e in cosa, invece, si differenziavano sostanzialmente?
«Non è semplice in poco spazio affrontare il complesso mondo massonico, anche limitandosi al ruolo da esso assunto nel periodo fra fine '700 e inizio '800. La massoneria si strutturò, prima di tutto in Inghilterra, nel corso del '700, e divenne sempre più un luogo (cosmopolita!) di formazione (e anche di pressione) politica.
«Essa comprendeva diversissimi gruppi associativi, da quelli più esoterici (come i Rosacroce, i Templari, la Massoneria egiziana, ecc.) a quelli, per me maggiormente interessanti, più politici e progressisti, come gli Illuminati di Baviera, la cui influenza si fece sentire anche nel nostro territorio, e che tanta parte (lo intuì, oltre al nostro Antonio Zieger, uno storico come Renato Sòriga, e oggi lo sostiene anche quello che è il maggior studioso italiano di massoneria sette-ottocentesca, Gian Mario Cazzaniga) ebbero anche alle scaturigini di quello che venne poi chiamato Risorgimento.
«Utilizzerei proprio una definizione di Sòriga del 1919, che affermava che la massoneria era “un istituto preromantico paludato da forme cristiane, inteso ad instaurare il culto dell'Uomo integrale sulle rovine di una società in dissolvimento", e quindi rappresentava "una setta a tipo mistico sociale rampollata dal gran tronco dell'umanesimo germanico, che ovunque trovò insperata fortuna per l'appoggio consapevole che le venne offerto dallo stato laico nella lotta spogliatrice da esso ingaggiata contro il feudalismo ecclesiastico".
«Negli anni successivi alla Rivoluzione francese, quelli del cosiddetto triennio giacobino italiano (1796-1799), essa si collegò a precisi gruppi politici d'azione (trasformandosi in realtà in un nuovo sodalizio, quella Società dei Raggi che traeva origine proprio dagli Illuminati). La massoneria divenne però poi, con l'instaurarsi dei regimi napoleonici, un vero e proprio organismo statale, senza più velleità rivoluzionarie, che mirava anzi alla conservazione.
«La carboneria italiana va considerata certamente una filiazione della massoneria per quanto riguarda la struttura, ed anche certe forme di ritualità esoterica. Ma certo è da dire che, nata all'inizio dell'800, essa si configura ben presto proprio come opposizione al bonapartismo, sia per volontà di nuovi indipendentismi, sia per il ritorno di vecchie suggestioni giacobine antinapoleoniche: la carboneria è infatti (riprendo una definizione del 1930 del solito Sòriga) prima di tutto un'organizzazione antifrancese, di solito repubblicano-democratica o monarchico-liberale, con fisionomia cristiana (anche se la Chiesa la proscrisse, associandola alla massoneria), costituita per lo più da piccolo borghesi e da basso clero; ebbe maggior sviluppo nell'Italia meridionale, ove si legò anche a settori borbonici.
«In Italia settentrionale fu invece attiva la setta dei Federati, equivalente della carboneria (ma dal carattere più radicale, derivante dal suo rapporto con la radicalissima e protocomunista Società dei sublimi maestri perfetti di Filippo Buonarroti), che dall'antibonapartismo passò poi, in nome sempre dell'indipendentismo, all'azione antiaustriaca, con le ben note vicende di Pellico e Maroncelli, e di Federico Confalonieri.
«Mentre la massoneria italiana, come detto, ha goduto e gode tuttora di fortuna storiografica, gli studi sulla carboneria sono ormai lontani, fatta salva qualche cosa, anche qui, di Cazzaniga, e un volume di ormai un quindicennio fa pubblicato dall'Associazione Minelliana di Rovigo (e non considerando tutto il sudiciume editoriale di marca esoterico-complottista).»
 
La massoneria ebbe un ruolo anche dopo il 1800, Filos pare sia stato fra i fondatori della loggia massonica Amalia Augusta di Brescia. Potrebbe condividere qualche considerazione a riguardo, delineando le tappe principali di quel periodo?
«Filos nel novembre 1806 fu uno dei sette fondatori della loggia Amalia Augusta, una delle tante che sorsero in quel lasso di tempo. Sono vicende narrate da Filos stesso e poi ricostruite da Antonio Zieger nel suo testo sulla massoneria trentina del 1925.
«Era naturalmente, come detto sopra, un altro tipo di massoneria, non più legata a club rivoluzionari, tollerata, anzi incentivata, dal regime francese; tutti gli impiegati, nel periodo italico, si può dire fossero massoni. Va però anche tenuto presente che già faceva capolino una massoneria segretamente antinapoleonica che subiva l'influsso inglese, operante anche nel Trentino italico per mezzo addirittura del prefetto Agucchi (ciò fu studiato dallo storico Renato Monteleone, scomparso qualche anno fa). Tornando a Filos, nella loggia fu secondo dignitario e divenne Il Sorvegliante: vi tenne diversi discorsi, alcuni per il ricevimento di neofiti.
«Ma nelle sue memorie Filos dice che fino ad allora nulla di ciò che aveva letto sulla massoneria l'aveva ispirato ad entrare in tal società, "curioso miscuglio", dice lui, "di pretesi misteri e di pubblicità, di riti ridicoli, e di plausibile fine, quale è quello della carità e del mutuo soccorso". Interessante, fra l'altro, come Filos, da quanto si arguisce, non colleghi a questa massoneria il club giacobino da lui fondato 13 anni prima.»
 
Scrisse la sua autobiografia, «Memorie e confessioni di me stesso», condusse una vita «movimentata», usando un eufemismo. Secondo lei, quale fu il più suo grande merito?
«Non so dire quali siano stati i suoi meriti, e a dire il vero è una considerazione che si pone al di fuori del mio tipo di approccio. Posso dire che il suo fu un ruolo certamente di parte, in un momento in cui le parti tendevano ad essere ben distinte e schierate.
«Fece capo a un ampio moto (politico, ma anche culturale) che potremmo chiamare comunque progressista, e che si estrinsecò, durante le sue attività di viceprefetto, anche in alcune opere pubbliche, tipiche peraltro del momento napoleonico (ad esempio la costruzione, riparazione, ammodernamento del sistema stradale della Valle di Non).»
 
A cosa sta lavorando attualmente?
«Principalmente sto curando con Fabrizio Rasera l'edizione di tutti gli scritti e tutte le lettere di Cesare Battisti, per la Fondazione Museo storico del Trentino, ove lavoro: è un impegno di particolare difficoltà e complessità, che porterà a breve, finalmente, ad un primo volume che coprirà gli anni 1891-1900.
«Oltre a ciò sto predisponendo la biografia di un altro grande protagonista del socialismo trentino, Augusto Avancini (1868-1939), che è a buon punto. Tutto ciò in prospettiva di una (non vicina) ricostruzione generale delle vicende del socialismo italiano d'Austria (quello trentino, quello triestino, quello istriano), dentro il contesto della socialdemocrazia austriaca. Riguardo invece al periodo toccato da questa conferenza, mi sto occupando – molto lentamente – delle vicende del rivoluzionario trentino (ma attivo in tutta Europa) Gioacchino Prati, attorno al quale ho raccolto una discreta mole di documentazione.»
 
Ricordiamo che tutti gli incontri in programma godono del patrocinio della Regione Trentino Alto-Adige, della Provincia Autonoma Trento, della Comunità Rotaliana, del Comune di Mezzolombardo; inoltre, della collaborazione dell’Accademia degli Agiati di Rovereto, della Società di Studi Trentini di Scienze Storiche, del Museo degli Usi e Costumi della gente Trentina e della Fondazione Museo Storico del Trentino.
Sono riconosciuti da IPRASE e validi ai fini dell’aggiornamento del personale docente della Provincia Autonoma di Trento.
 
Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

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