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Lorenzo Menguzzato, l’artista del dialogo – Di Daniela Larentis

«LOME» espone alla collettiva «Artisti a Statuto Speciale» a Palazzo delle Albere, Trento – A breve, parteciperà a una Biennale a Monaco di Baviera – L’intervista

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Lome, all’anagrafe Lorenzo Menguzzato, è un noto pittore e scultore trentino molto apprezzato sia a livello nazionale che internazionale. Artista e curatore, agli inizi degli anni Ottanta ha frequentato la Scuola Internazionale di Grafica a Venezia con Riccardo Licata. Si è poi diplomato al corso di pittura aula Emilio Vedova, all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Con una borsa di studio del Comune di Trento si è specializzato nella stamperia/laboratorio di Giorgio Upiglio a Milano. Vive e lavora a Trento e al Bosco dei Poeti (Verona).
Lo si può certamente definire «l’artista del dialogo», infatti ha sempre, per mezzo della sua arte, sviluppato con forza un concetto: quello dell’importanza, in un mondo dominato dall’individualismo come quello dell’era della globalizzazione, delle relazioni interpersonali.
 
Cogliere il senso in cui, attraverso le sue opere, concepisce l’essere umano significa afferrare il significato della dignità e unicità di ogni individuo.
Nella profondità di questa dimensione nascono i suoi «volti», uniti da tratti comuni eppure così diversi gli uni dagli altri, volti che implicitamente testimoniano l’importanza del diritto alla differenza (detto ciclo di opere, sculture in ferro ma anche olii su carta e tecniche miste, può rimandare allo stesso motto dell’Unione Europea «uniti nella diversità», ribadendo il pensiero che, certo, siamo tutti uguali ma abbiamo anche diritto di essere tutti diversi, in quanto la diversità è sempre ricchezza). «Un popolo di volti» (Notte e Giorno) potrebbe esserne l’emblema. 
 
Ideatore del «Bosco dei Poeti», Lome ha dato vita a un luogo simbolo di una dimensione aperta che è quella dell’incontro, un bosco vero e proprio dove artisti, poeti, amanti dell’arte entrano in relazione dialogica.
Un luogo ben lontano da quelli che l’antropologo Marc Augé ha definito «nonluoghi», spazi in cui gli individui pur incrociandosi non entrano in relazione se non in maniera superficiale, spinti dal desiderio irrefrenabile di consumare (pensiamo ai grandi centri commerciali costruiti nelle periferie, tanto per fare un esempio).
 

Cantico - Sovrapittura a olio e smalto su carta.
 
Se, come ribadisce Jacques Ellul, oggi la paura e l’angoscia sono «tratti distintivi» dell’«uomo occidentale» (come ricorda Zygmunt Bauman nel saggio intitolato «Voglia di comunità», edito da Laterza), è anche vero che, possiamo certamente osservare, ci sono luoghi dove l’inquietudine si smorza e l’ansia di vivere si attenua fino a sparire; questo succede negli spazi del dialogo, quegli spazi ideali e fisici che ci pongono a stretto contatto con l’alterità e con la natura. 
 
Il Bosco dei Poeti è davvero un luogo unico nel suo genere, sempre aperto al pubblico, che si estende su di una superficie di circa 130 ettari. Un luogo spirituale ancor prima che fisico (all’entrata, si legge la preghiera incisa su pietra donata dal Papa Giovanni Paolo II Karol Wojtyła e un pensiero donato da Sua Serenità Altissima il Dalai Lama, affiancate da due grandi pietre realizzate dall’artista francese Ben Vautier).
 
Nasce da un progetto a cui l’artista ha dato vita una ventina di anni fa, ideando un percorso (12 chilometri di comodi sentieri) che ospita molti artisti (più di seicento per un totale di oltre mille opere).
Si trova a Dolcè, in provincia di Verona, al confine con il Trentino.
Lome al suo attivo conta oltre trecento mostre, fra personali e collettive, sia in sedi istituzionali che in prestigiose gallerie, in Italia e all’estero, ed è vincitore di importanti premi.
 

Cantico - Sovrapittura a olio e smalto su carta.
 
Da sempre ama la condivisione. Lo testimoniano i sodalizi artistici che intrattiene con altri grandi pittori, scultori, musicisti. Scrive lo stimato critico e storico dell’arte Maurizio Scudiero, nel prezioso libro oggetto che accompagnava la mostra-tour «DANGELOMELODIES» di Lome Lorenzo Menguzzato e Sergio Dangelo, riferendosi alle «affinità elettive» dei due noti artisti da cui era nato l’importante progetto:
«[…] Qui però siamo su un altro piano operativo dal momento che questa mostra non è costituita da una semplice addizione di opere dell’uno e dell’altro... Così…a fronteggiarsi nelle sale… ma vede anche un consistente corpus di «cose» fatte dai due artisti, assieme, a «due mani»… Non so se si possa parlare di «affinità elettive» meta-generazionali… Ma, guardando ai risultati, se non è questo… che altro può essere?».
 
Lome sta ora esponendo nell’ambito di una prestigiosa collettiva intitolata «Artisti a Statuto Speciale», organizzata negli splendidi spazi del Palazzo delle Albere a Trento, a cui partecipano per il Trentino anche Antonello Serra, Matteo Boato e Roberto Codroico (la direzione artistica dell’evento è affidata a Maurizio Scudiero).
Lo raggiungiamo prima dell’inaugurazione dell’evento per intervistarlo. Mentre lo aspettiamo, ci soffermiamo innanzi alle sue opere (esposti in una bacheca anche alcuni dei suoi famosi libri/oggetto). 
 
La suggestione dell’installazione, anteprima di un progetto ad ampio respiro dal titolo «Cantico», incanta (è proprio il caso di dirlo) gli osservatori, i quali indugiano di fronte a quelle gabbie aperte e alla poesia di quelle immagini, i cui colori, mescolandosi e sovrapponendosi, rappresentano migrazioni di uccelli: l’idea di libertà suggerita da quei voli potrebbe, a taluni, far pensare alla complessità di un altro tipo di mobilità, ad altri flussi, forse ai viaggi dei migranti, di coloro che partono non solo per sfuggire dalle guerre, dalle persecuzioni, dalla fame, ma anche spesso semplicemente per abbracciare un sogno, quello di vivere una vita diversa, migliore. È una possibilità.
 

Cantico - Sovrapittura a olio e smalto su carta.
 
Certamente, però, quelle gabbie aperte a noi sembrano rinviare a ciò che Zygmunt Bauman, il grande sociologo e filosofo polacco scomparso un paio di anni fa, scrisse a proposito della libertà, ovvero che «in un certo senso è come l’aria che respiriamo. Non ci chiediamo cosa sia, non perdiamo tempo ad analizzarla, a discuterne o a occuparcene. A meno che non siamo in una stanza gremita di persone e ci troviamo a respirare con difficoltà» (lo sottolinea in un libro intitolato La libertà, in cui questo concetto viene analizzato nella sua forma di relazione sociale). 
 
Secondo Bauman, come viene messo in luce nel saggio edito da Castelvecchi, «nella società attuale il progresso ha aumentato le potenzialità di scelta dell’uomo, ma lo ha ingabbiato in una concezione individualista dell’esistenza umana, rendendolo prigioniero del consumismo».
È un po’ come dire che siamo liberi. Liberi di consumare (e in questo agire scellerato che ci porta a pensare che l’avere conti più dell’essere ci «consumiamo» ogni giorno, spegnendo la parte migliore che è in noi…).
 
La libertà è un concetto polisemico e quelle stesse gabbie aperte possono assumere molteplici significati; Lome ci racconta che al Bosco dei Poeti è consuetudine da anni liberare gli uccelli feriti, un rito liberatorio che, verrebbe da dire, libera i liberatori ancor prima dei liberati.
Lome si sposta spesso anche oltreconfine, è sovente in fuga verso città italiane ed europee dove incontra altri artisti, getta ponti, tesse relazioni generative da cui nascono amicizie e nuovi progetti.
In luglio parteciperà all’importante evento che si terrà al Botanikum di Monaco di Baviera. Curiosi di saperne di più gli rivolgiamo alcune domande.
 

Installazione anteprima Cantico.
 
«Artisti a Statuto Speciale» è la collettiva inaugurata a Palazzo delle Albere, nell’ambito della quale lei ha presentato l’anteprima del ciclo «Cantico». Potrebbe raccontarci la genesi di questo importante progetto «in divenire»?
«La genesi è particolare, chi viene a vedere la mostra sicuramente si trova di fronte a qualcosa di diverso rispetto al mio lavoro abituale. Questo è un lavoro progettuale, che nasce dalla fascinazione delle migrazioni degli uccelli. Per qualche minuto si osservano in cielo comporre dei disegni straordinari, sono centinaia di migliaia. Sembra che abbiano un unico pensiero, il loro volo è un autentico processo di condivisione. Un tema importante.
«Quando sono stato per un lungo periodo sdraiato nel letto di un ospedale, l’unica cosa che riuscivo a fare era fotografare il video. Notando quei riflessi, una volta tornato a casa, in salute, ho provato a stampare quelle immagini; ho utilizzato vari elementi, solventi, olio, ecc., e ho visto scaturirne di nuove (immagini che io chiamo sovrapitture), nate da un procedimento lento; paradossalmente, quando noi le fissiamo per pochi secondi non ci dicono moltissimo, occorre guardarle in profondità per coglierne il vero fascino (cosa che non accade quando si è dinnanzi a un televisore o a un video, per esempio).
«Il titolo è emblematico. Come del resto sottolineava Georg Jappe, artista e famoso critico d’arte tedesco scomparso anni fa, con il termine Ornithopoesie da lui coniato per definire il suo lavoro, la poesia, o meglio il canto, è legato all’ornitologia (pensiamo al detto popolare cantare come un usignolo, pensiamo al Cantico delle creature, gli esempi sarebbero moltissimi).
«Questo Cantico è un progetto in divenire, nato in un’ottica di condivisione, un lavoro che voglio di volta in volta trasformare, andando in un museo, in una chiesa, o in altri luoghi, venendo via via affiancato da diversi artisti. L’installazione in mostra a Palazzo delle Albere ne è un’anteprima.»
 

Opera realizzata per la 5 Biennale del Libro d'artista di Napoli.
 
Da dove è nata l’idea di inserire le gabbie nell’installazione?
«Abbiamo costruito delle torri, dico abbiamo perché in questa impresa ho coinvolto un generale a riposo, l’amico Isidoro Furlan, il quale in trent’anni ha collezionato un numero impressionante di gabbie. Avendole notate a casa sua, ho pensato di utilizzarle.
«Queste gabbie, che qui vediamo aperte, hanno catturato la mia attenzione, del resto è un amore, quello per i volatili, che coltivo da molto tempo (al Bosco dei Poeti vengono organizzate da anni le liberazioni degli uccelli feriti, ogni volta il gesto di liberarli assume il significato di una liberazione in senso ampio).»
 
Con che tecniche sono state realizzate le opere?
«Le immagini sono tratte per lo più da video. La tecnica è particolare e prevede molti passaggi. Si tratta di una stratificazione di materia.»
 

Un popolo di volti - Notte.
 
In luglio parteciperà alla Biennale presso il Botanikum di Monaco di Baviera. Può darci qualche anticipazione a riguardo? Chi vi partecipa e come è nato questo importante evento?
«Si tratta di una importante Biennale che si svolgerà a Monaco di Baviera dal 14 al 16 luglio, presso il Botanikum; saranno una settantina i partecipanti, tra artisti, designer e architetti. Il proprietario invita solitamente 10 artisti di fama (questa sarà la mia terza partecipazione). Lì si respira davvero una bella atmosfera, c’è una grandissima considerazione per gli artisti invitati a partecipare, è un’esperienza davvero bellissima.»
 
Un’ultima domanda: che lavoro ha presentato in occasione della 5 Biennale del Libro d'artista a Napoli?
«È stato presentato un bellissimo lavoro collettivo, su progetto di Ruggero Maggi, che ha visto riunirsi una trentina di artisti per comporre le tavole di un noto libro d’opera napoletano.
«Ognuno di noi ne ha interpretato una pagina. È proprio il caso di dire una vera opera d’arte

Daniela Larentis – d.larenti@ladigetto.it

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