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Giovani artiste (e non solo) a «Rovereto In Rosa» – Di D. Larentis

Nell’ambito dell’evento curato dal «Consorzio Rovereto In Centro», Astrid Panizza ha presentato una selezione di giovani trentine unite da una grande determinazione

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La manifestazione inaugurata il 23 agosto 2019 nel centro storico roveretano denominata «La notte IN ROSA», curata dal Consorzio Rovereto in Centro, è una giornata dedicata al mondo femminile, in particolar modo alle giovani donne roveretane e trentine che in diversi ambiti stanno raggiungendo obiettivi e traguardi a livello nazionale e internazionale o che semplicemente si stanno distinguendo nei momenti di vita quotidiana.
È intervenuta all’evento Astrid Panizza, sempre attenta ai temi sociali (dopo aver girato il mondo da tempo è ritornata nel suo amato Trentino; da qualche anno è titolare per questa testata di una rubrica di successo dedicata ai giovani), presentando una selezione di ragazze da lei intervistate: artiste, sportive e non solo, giovani donne tutte accomunate da una grande determinazione ed entusiasmo per la vita, qui di seguito citate.

La cantautrice Isotta Tomazzoni con la sua splendida voce si è cimentata con canzoni e poesie che hanno ammaliato il pubblico, seguita dalle altre ragazze:  la fotografa Angelica Trinco, laureata in Graphic Design & Multimedia, negli ultimi quattro anni ha viaggiato molto (è stata in Australia e in Asia) maturando una profonda sensibilità artistica; Giorgia Pizzini, ragazza non vedente con la straordinaria capacità di cogliere la suggestione dei colori attraverso le sensazioni; Beatrice Pedrotti, atleta paralimpica della FISDIR (Federazione Italiana Sport paralimpici degli Intellettivo Razionali) che ha partecipare ai mondiali di tennis; la sportiva Yvette Valentini, una vera lottatrice nel senso letterale del termine, e Sara Fait, atleta del tiro a segno accompagnata dalla sorella con cui condivide la medesima passione; le due artiste Aurora Eccher e Ilaria Senter, la prima creatrice di gioielli e la seconda autrice del libro «Forest» (Sentirsi Straniero).

A seguire Mariele Giori, ostetrica dei cavalli, che ha iniziato a praticare questo particolare mestiere in Australia e poi è tornata nel suo Paese carica di esperienza ed entusiasmo.
Infine, Eleonora Iob, cervello in fuga (tuttora vive in Inghilterra dove sta facendo un dottorato di ricerca nell’ambito della medicina pubblica); la coppia Manuela Grigolli e Davide Moscatelli (unico ragazzo presente: lui e la Grigolli sono una coppia affermata a livello nazionale nella categoria dei balli standard) e un'altra sportiva, un’atleta affetta dalla sindrome di Down che pratica più sport a livello agonistico.
In chiusura, Mattea Gazzini, una giovane donna vigile del fuoco che vive la sua passione in mezzo agli uomini (segnaliamo che tutte le singole interviste sono visualizzabili nella rubrica «Giovani in azione» de l’Adigetto.it a questo link.
 
Sono storie estremamente positive, in quanto trasmettono un preciso messaggio, la voglia di rincorrere i propri sogni e l’importanza di porsi delle mete da raggiungere.
Queste ragazze danno il meglio di sé, attraverso la volontà si mettono in gioco quotidianamente, non sono certo affette da akrasia, un fenomeno particolarmente studiato oggi in psicologia (che potremmo tradurre con la tendenza a procrastinare qualsiasi cosa, una sorta di debolezza, di incapacità di agire e di rimandare a domani quello che si potrebbe e si dovrebbe fare oggi, detto in maniera davvero molto sintetica e imprecisa, giusto per far intuire un atteggiamento di grande interesse sia da un punto di vista sociale che, perché no, filosofico, il termine affonda infatti le sue radici nel pensiero filosofico greco).
  

Isotta Tomazzoni.

Tornando alle ragazze intervistate da Astrid Panizza, ospiti della Notte in ROSA, risulta assai difficile non essere colpiti dalla loro gioia di vivere, dalla loro creatività, dalla loro risolutezza, da quel voler lottare quotidianamente per far emergere la parte migliore di sé stesse, a dispetto di chi dipinge i giovani di oggi come individui senza passione per la vita e senza iniziativa. Tutt’altro.
Qualcuna di loro ha una qualche forma di disabilità; nel sottolineare che la disabilità sta unicamente negli occhi di chi guarda (con questo termine si identifica il carattere socialmente costruito, di fatto esistono le capacità e le diverse abilità che ognuno di noi coltiva nella vita, i limiti fisici e psicologici di cui tutti noi facciamo quotidianamente esperienza a vari livelli), desideriamo ricordare i principi di base della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità adottata nel 2006 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, un traguardo estremamente importante in quanto non c’era prima di allora uno strumento di diritto internazionale vincolante per gli Stati.
In estrema sintesi, detti principi si possono riassumere con poche parole: rispetto per la dignità, libertà di scelta e accettazione delle persone disabili (lo slogan del movimento mondiale delle persone con disabilità è «niente su di noi senza di noi»).
Non essendo questa l’occasione giusta per approfondire l’argomento, ci limitiamo a sottolineare quanto sia importante raccontare le storie di ragazze disabili che riescono a raggiungere i propri obiettivi e a vivere una vita piena e soddisfacente.
 
Questo evento rimanda nel suo complesso alla questione del genere, una nozione legata al pensiero femminista degli anni Settanta anche se non unicamente a questo periodo.
Non avendo ora il modo di analizzare il tema, ricordiamo che si sono fatti strada nella storia della sociologia, nell’antropologia (e non solo) approcci femministi ispirati a teorie di genere plurali e costruttiviste (citiamo a titolo di esempio un’autrice, emblema della svolta post-strutturalista, Judith Butlet).
Le differenze di genere affiorano in tutti gli ambiti, alle volte paradossalmente anche nelle istituzioni più vigili e più attente formalmente all’uguaglianza, quella del genere è a ogni modo un argomento spinoso che implica una gran quantità di pregiudizi, il genere è qualcosa che diamo per scontato, che crediamo naturale, senza renderci conto che in realtà è una costruzione sociale (nella sua accezione comune indica la differenza culturale tra uomini e donne basata sulla distinzione biologica tra maschio e femmina). 
 

 
Diciamo che il nostro pianeta è popolato da persone, ognuna con il suo modo unico di stare al mondo, e per quanto riguarda le donne purtroppo spesso sono state discriminate o pensate unicamente in funzione dell’uomo, e anche questa non è un’opinione personale ma un dato di fatto (chi non ne fosse convinto vada fra l’altro a leggersi il trattato sociologico del filosofo francese Auguste Comte, il padre del Positivismo, il quale certo sottolineava la funzione sociale della donna, ma come «amorevole assistente dell’uomo»).
Se fra i lettori ci fosse qualcuno particolarmente desideroso di approfondire il punto di vista di una delle femministe più famose occidentali, potrà leggere l’opera di Simone de Beauvoir «Il secondo sesso» (1949), forse il più celebre fra i testi femministi moderni (la scrittrice e saggista Beauvoir attinge dalla psicoanalisi e in parte anche dalla filosofia del suo compagno, il filosofo francese Jean Paul Sartre). 

Povere donne, nemmeno ci lasciano invecchiare in pace! «La vecchia indegna» di Bertolt Brecht, rimanendo nell’ambito letterario, ci ricorda come la vecchiaia sia un periodo della vita, presentando l’età anziana della donna come una delle fasi dell’esistenza (anche il cinema trasmette sovente questo messaggio positivo); peccato che in televisione, al contrario, passi sempre o quasi questa bizzarra idea che le donne debbano apparire sempre giovani, debbano essere tutte omologate: sembrano tutte uscite dallo studio dello stesso chirurgo plastico che le rigonfia qui e là a dovere, piallando e stirando, rimpolpando, cercando di appianare soprattutto le insicurezze che emergono in un contesto di mera apparenza.
Lasciamo, dunque, alle giovani il sogno! Quello di crescere e di vivere coltivando interessi e passioni, senza l’ansia di piacere (se non a sé stesse) e di compiacere (gli uomini), soprattutto lontane da giudizi e pregiudizi che le vorrebbero ingabbiate dentro un inautentico mondo di simulacri, quello in cui viviamo, fatto di immagini, o meglio, di maschere dietro alle quali sembrano esserci immancabilmente sempre altre maschere…

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it


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