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Aldo Pancheri alla VI Biennale Fida Trento|Bolzano – Di Daniela Larentis

L’artista è presente a Kósmos | Kairós | Ánthrōpos, la collettiva inaugurata a Trento sabato 14 settembre 2019 negli splendidi spazi di Torre Mirana – L’intervista

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A Trento, negli splendidi spazi di Torre Mirana, è in corso Kósmos | Kairós | Ánthrōpos, la VI Biennale FIDA Trento|Bolzano visitabile dal 14 al 29 settembre 2019. Ideatrice e organizzatrice dell’intera manifestazione, alla quale sono collegati una serie di altri eventi, è Barbara Cappello, Presidente dell’Associazione FIDA Trento.
Fra i vari artisti che arricchiscono con i loro contributi questa importante collettiva (purtroppo in questa occasione non ci sarà possibile dare spazio a ognuno, anche se sarebbero tutti meritevoli di grande attenzione e di un approfondimento), abbiamo scelto di soffermarci sulle opere di Aldo Pancheri, reduce dal «Viaggio nel colore e nel segno», l’importante esposizione, da poco terminata, allestita a Trento a Palazzo delle Albere, curata dallo stimato giornalista e critico d’arte Waimer Perinelli, con intervento critico della poetessa e curatrice Annachiara Marangoni, una mostra dedicata in parte a lui e in parte al padre, il pittore Renato Pancheri, a dieci anni dalla sua scomparsa.
 
Aldo Pancheri non ha certo bisogno di presentazioni, brevemente ricordiamo che questo affermato artista trentino di adozione milanese, ideatore dell’Arte timbrica, una nuova forma espressiva che rende l’utilizzo del timbro un elemento centrale dell’esecuzione dell’opera, è sempre molto operoso e seguito sia in Italia che all’estero.
Dagli anni Cinquanta ad oggi conta al suo attivo numerosissime e prestigiose mostre, ne ricordiamo una fra le tante, quella tenutasi a Milano presso il Palazzo della Permanente nel 1990, dal titolo «Gino, Aldo, Renato Pancheri. Una casa di pittori».
È infatti nipote del noto pittore Gino, morto nel 1943 a seguito dell’esplosione causata dallo scoppio di una bomba nel quartiere della Portela a Trento, e figlio di Renato, altro stimato artista del panorama trentino, vissuto fino all’età di 98 anni, al quale ha dedicato la citata mostra alle Albere.
Le sue due opere esposte a Torre Mirana sono afferenti a un ciclo meno conosciuto che affronta il tema del corpo nel tempo e nello spazio e i vincoli emotivi che ne derivano, siano essi positivi che negativi.
 

Aldo Pancheri, L’attrazione del male, 2019 - Pastelli, pasta acrilica, acrilici e timbri su tela.

Il legame emotivo trova uno spazio privilegiato nella sessualità, un ambito indagato a fondo da varie discipline, anche dall’antropologia che mette in evidenza come le relazioni sessuali implichino rapporti fisici culturalmente costruiti.
Questo è un aspetto di grande attualità, le opere di questo ciclo sembrano suggerire il pensiero che la sessualità non possa essere ricondotta unicamente al modello dominante (che presuppone l’attrazione solo tra persone di genere diverso).
Un tema, questo, sicuramente spinoso e molto contemporaneo, che tuttavia affonda le radici nella grecità (nell’antica Grecia le relazioni sessuali fra uomini, fra uomini anziani e giovani, erano tollerate e considerate normali, lo stesso Socrate, il grandissimo filosofo greco condannato a morte nel 399 a.C., ebbe amanti uomini, oltre alle due mogli Mirto e Santippe, e non fu certo il solo).
 
Gilbert Herdt agli inizi degli anni Ottanta del Novecento, in una famosa etnografia descrisse la sessualità tra persone dello stesso genere come pratica rituale dei sambia, una popolazione in Papa Nuova Guinea (in «Guardians of the Flutes»), tanto per dire che qualsiasi pratica sociale implica un’interpretazione del mondo che si trasforma nel tempo e nello spazio.
In sociologia, come in altre discipline del resto, sesso e genere è stato ampliamente indagato (negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso le ricerche di ispirazione femminista si sono moltiplicate, negli anni Novanta e Duemila sono nati i «Gender studies», che includono tematiche lesbiche, gay e non solo).
Le opere di questo ciclo dipinte da Aldo Pancheri potrebbero rimandare a tutto questo e ad altro, mettendo a nudo una realtà che spesso passa sotto traccia; a ogni modo, è allo stesso artista che abbiamo chiesto di fornirci qualche delucidazione riguardo alla loro lettura in rapporto al tema proposto.
 

Aldo Pancheri, La fine di una strategia, 2019 - Pastelli, pasta acrilica, acrilici e timbri su tela.

Potrebbe condividere con noi il significato dell’opera intitolata «La fine di una strategia»?
«Quest’opera la possiamo iscrivere nell’orbita di Kronos in quanto è evidente che siamo ad un punto di arrivo in un percorso che non sappiamo se sia stato breve o lungo.
«Formalmente l’opera è suddivisa in due parti che presuppongono un percorso cronologico. In alto sulla destra due ragazze in buona parte svestite partecipano a delle carezze egualmente desiderate. La scena ritrae in primo piano anche un atto di sottomissione e di accettazione del castigo.
«Kronos è quindi tutto il percorso di un rapporto, che non sappiamo come finirà, ma che per ora è evidenziato da questi due precisi momenti di gioia e di sofferenza. Anche questa nel segno di Ánthrōpos in quanto le pulsioni fondamentali che hanno portato a questa situazione sono chiaramente il risultato di un desiderio che in certi momenti può far superare la realtà e una passione corrisposta.
«Le paste acriliche e i timbri sottolineano la dinamicità della scena in partenza apparentemente statica.»
 
E che significato possiamo attribuire all’opera intitolata «L’attrazione del male»?
«Quest’opera la possiamo invece iscrivere nell’orbita di Kairós in quanto è palese che il percorso visivo che si sta svolgendo è basato soprattutto sulla parte più profonda della psiche di ognuno di noi.
«Una ragazza è stata attirata all’interno di un’automobile. Il fattore psicologico è ancora più evidenziato dalla presenza di alcune figure viste di spalle che sembrano attratte da quanto sta accadendo. Una delle stesse si è avviata decisamente verso l’automobile e non sappiamo con quali intenti. Ánthrōpos è presente in quanto più o meno tutte le persone ritratte sembrano partecipare emotivamente o comunque sono ferme a osservare.
«Antrophos dice che in ciascuno di noi c’è una parte di bene e una parte di male.»

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

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