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Matteo Boato alla VI Biennale Fida Trento|Bolzano – Di Daniela Larentis

Espone a Kósmos | Kairós | Ánthrōpos, la collettiva visitabile a Trento negli splendidi spazi di Torre Mirana – L’intervista

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Nella suggestiva ambientazione di Torre Mirana, in via Belenzani a Trento, è in corso Kósmos | Kairós | Ánthrōpos, la VI Biennale FIDA Trento|Bolzano visitabile dal 14 al 29 settembre 2019.
Ideatrice e organizzatrice dell’intera manifestazione, alla quale sono collegati una serie di altri eventi, è Barbara Cappello, Presidente dell’Associazione FIDA Trento.
Cogliamo l’occasione per ricordare il prossimo appuntamento in calendario, PHÁNES IN PROGRESS, la performance curata da Barbara Cappello, Luciano Olzer e Massimo Biasioni, fissato per domenica 29 settembre alle ore 18.00 nelle Cantine di Torre Mirana di via Belenzani.
Molti sono gli artisti che impreziosiscono con i loro lavori questa importante collettiva; fra le numerose opere esposte catturano la nostra attenzione alcuni quadri di Matteo Boato afferenti a «Il Cerchio», un ciclo meno noto del pittore trentino che affronta il tema della ricerca dell’identità in un mondo in continuo mutamento. 
 
Il contorcersi di un corpo, i gesti fluidi che accompagnano i movimenti che si fanno lenti, i colori accesi delle scene, tutto sembra richiamare la circolarità e il denso fluire del tempo in uno spazio non fisico.
Indugiamo di fronte a questi lavori, non siamo innanzi alle piazze medievali dentro le quali l’uomo transita sentendosi a casa, luoghi in cui era facile intessere relazioni, luoghi storici e identitari, potremmo dire (utilizzando alcune espressioni dell’antropologo e filosofo Augé), ai quali Matteo Boato ci ha da tempo abituati.
Questi sono quadri di fronte ai quali ci sembra nettamente di percepire lo spaesamento di chi è alla ricerca di una propria identità: è l’individuo contemporaneo il soggetto del dipinto, non importa se sia donna o uomo, centrale a noi pare quel suo muoversi all’interno di uno spazio mentale nel tentativo di definirne i contorni.
 

Matteo Boato, «Il cerchio A» - Polittico 120x120 cm - Collage su legno, 2001.
 
Il concetto di identità è diventato decisivo nella nostra società. Viviamo in un periodo che è stato definito in molti modi, «età del rischio», «società liquida», un’epoca in cui, come ha evidenziato in diverse celebri pubblicazioni Zygmunt Bauman, uno dei più noti e influenti intellettuali del secondo Novecento (scomparso nel 2017, è lui che spiegando il concetto di postmodernità usa la metafora di «società liquida»), c’è molta libertà individuale ma altrettanta solitudine e un preoccupante indebolimento dell’impegno collettivo.
Viviamo l’incertezza in ogni momento, quel contorcimento rappresentato pittoricamente da Boato con tanta efficacia giunge a noi come il pensiero di un ripiegamento dell’individuo su se stesso, un processo che si genera quotidianamente nonostante si viva nell’epoca delle grandi opportunità offerte dalla rete, in spazi molto diversi da quelli che hanno caratterizzato le comunità di un tempo. 
 
Bauman nei suoi scritti non auspica di ritornare anacronisticamente al passato, esorta invece al recupero di una dimensione collettiva, di uno spazio non unicamente pubblico né unicamente privato come quello dell’agorà nell’antica Grecia.
Quel richiudersi del corpo ritratto a noi sembra simbolicamente rimandare alla minaccia di tutto ciò che percepiamo come ignoto, scatena reazioni diverse, mentre l’aprirsi sembra rinviare a un dispiegamento delle proprie potenzialità, al desiderio di raggiungere le proprie mete in un’epoca in cui, dopotutto, è ancora possibile sperare (una possibilità che, a nostro avviso, trova una sottolineatura nell’uso delle cromie accese).
Abbiamo avuto il piacere di porgere a Matteo Boato alcune domande proprio riguardo all’interpretazione delle opere rispetto al tema proposto in mostra.
 

Matteo Boato, «Il cerchio B» - 130x120 cm - Olio su tela, 2004.
 
Qual è la genesi dell’opera intitolata «Il cerchio A»?
«Il ciclo originario titolato Il Cerchio del 2001 è costituito da 40 pannelli di medie dimensione, 60x60 cm, tecnica: pastelli ad olio - collage su legno.
«La tematica è un percorso interiore mio, personale, ma raccontato pittoricamente attraverso alcune persone al tempo a me vicine.
«In questa esposizione ho previsto di combinare quattro lavori come fosse un polittico unitario. La dimensione finale è 120x120 cm.»
 
L’opera intitolata «Il cerchio B» fa parte dello stesso ciclo?
«Il secondo lavoro, del 2004, fa parte della stessa tematica (ha anche lo stesso titolo infatti) e prende spunto dai collage per proiettarsi su tela con tecnica ad olio.
«In questa esposizione ho previsto di combinare quattro lavori come fosse un polittico unitario. La dimensione finale è 120x120 cm.»
 
Potrebbe condividere con noi alcuni spunti di carattere generale relativi al tema che sta alla base del ciclo di opere a cui entrambi i lavori esposti appartengono?
«Nel risponderle vorrei richiamare un testo scritto proprio al termine della prima serie di collage, nel 2001, che li accompagnava rivelandone il significato.
«Ciò che ho ritratto è una persona che ricerca la sua identità, girandosi, tirandosi, toccandosi, allungandosi, contorcendosi, fuggendo all’ovvietà, fondendo sogni e progetti, mescolando vorticosamente luoghi, amori, carezze; fino a compiere un intero giro su sé stessa, fino a ritrovarsi nel punto di partenza ma con la certezza del cammino percorso. Sembra tenti di fuggire dalle sue responsabilità, da se stessa, dalla sua vita, invece rincorre idee, confonde, sovrappone, scompone e ricompone speranze e principi.
«I colori sono le sensazioni, le sfere emotive, gli aspetti della sua personalità, gli istinti, gli organi del suo corpo, i rapporti interpersonali, l’ambiente bio e psicofisico che la circonda, che la avvolge, con il quale lei si trova in equilibrio dinamico. I colori sono musica. Il desiderio fa parte di questa ricerca, diviene punto di vista dal quale guardare il mondo, ma anche metro di misura delle emozioni, sogni, dipendenze.
«Vuole liberarsi di tutto ciò che sia esteriorità. Vuole liberarsi dei suoi gesti conformati, delle sue maschere socialmente compatibili, delle immagini virtuali e delle proiezioni che la ricoprono, che ne determinano i rapporti con l’esterno.
«Con il tempo tutto si è incrostato, cementificato, sporcando la mente e il corpo, rendendo impossibile il dialogo profondo con gli altri. Vuole liberarsi, divincolarsi, dal correre, dall’esasperare, dall’esagerare, dal delegare, dai profumi sintetici, dai suoni senz’anima, dalla non comunicazione, dalla standardizzazione delle idee e dei consumi. Così si denuda cercando di sviscerare il proprio io, di raggiungere quel calore che sta in pancia, quel nucleo di energia sotto l’ombelico. Quell’energia che fa muovere il fisico e la mente, il punto di contatto, il ponte tra anima e corpo, tra i vari livelli di consapevolezza, il maestro di vita che è in noi.»
 
Concludiamo ricordando che Matteo Boato sabato 28 settembre 2019 sarà presente alle ore 18.00 all’inaugurazione di una nuova esposizione dal titolo «I mesi», a Palazzo Libera a Villa Lagarina, Trento.
Il ciclo de «I Mesi» costituisce il dialogo pittorico con un cedro maestoso che collega chi guarda la tela, e chi la dipinge, al cielo. Le tele di grande formato sono il frutto in circa un anno di lavoro dell’artista.

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it

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