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Al Mart una nuova imperdibile mostra – Di Daniela Larentis

«Danzare la rivoluzione, Isadora Duncan e le arti figurative in Italia tra Ottocento e avanguardia» ora al Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

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Splendida la mostra al Mart di Rovereto dedicata a Isadora Duncan (1877-1927), vera e propria icona e pioniera della danza moderna americana, una danzatrice che ha influenzato generazioni di intellettuali e artisti.
Presentata giovedì alla stampa al Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto dal presidente Vittorio Sgarbi e dal direttore Gianfranco Maraniello, sarà visitabile a partire da sabato 19/10/2019 fino al 01/03/2020.

Auguste Rodin - Eve au rocher, 1905-1910.

«Danzare la rivoluzione, Isadora Duncan e le arti figurative in Italia tra Ottocento e avanguardia», curata da Maria Flora Giubilei e Carlo Sisi (in collaborazione con Rossella Campana, Eleonora Barbara Nomellini e Patrizia Veroli), attraversa la vita culturale del primo Novecento ed è frutto di un ampio lavoro di ricerca e dell’incontro tra il Mart e la Fondazione CR Firenze.
Dopo la prima tappa in Toscana, nello splendido museo di Villa Bardini a Firenze, la mostra è ora visitabile a Rovereto dove sono esposte più di 170 opere. Ad accompagnarla una preziosa ed esaustiva pubblicazione.


 
Sottolinea Sgarbi nel suo intervento: «Ho fortemente voluto questa mostra al Mart per onorare, attraverso le arti figurative e la indispensabile fotografia, fra emozione e documento, la prima delle arti, la più immediata, la più diretta, espressa dal corpo, senza mediazioni: la danza.
«E le opere danzano intorno a una persona, «grande maestra di scultura», attraverso le movenze del suo corpo: Isadora Duncan, alla quale direttamente si ispirano Libero Andreotti, Romano Romanelli, Plinio Nomellini. […].»
 

Libero Andreotti, Pleureuse, 1911.

Provenienti da prestigiose collezioni italiane e internazionali, sono esposte opere di grandi artisti del Novecento che hanno trovato in Isadora Duncan, donna libera e innovatrice, un’ispirazione fortissima: Auguste Rodin, Franz von Stuck, Umberto Boccioni, Fortunato Depero, Felice Casorati, Giò Ponti, Antoine Bourdelle, Eugène Carrière, Ferdinand Hodler, Edward Gordon Craig, Leonardo Bistolfi, Edoardo Rubino, Adolfo De Carolis, Gaetano Previati, Giulio Aristide Sartorio, Plinio Nomellini, Romano Romanelli, Ercole Drei, Domenico Baccarini, Galileo Chini, Dario Viterbo, Hendrik Christian Andersen, Francesco Messina, Francesco Nonni, Antonio Maraini, Amleto Cataldi, Libero Andreotti, Giuseppe Cominetti, Thayaht, Gino Severini, Mario Sironi, Amedeo Bocchi, Antonietta Raphaël, Pericle Fazzini, Massimo Campigli, Adolfo Wildt.
Dipinti, sculture, documenti, fra i quali molte fotografie inedite: sono tante le tracce che testimoniano il forte legame della danzatrice con l’Italia e i suoi artisti.
 

Libero Andreotti, Genio musicale (Suonatore di piatti), 1910.
 
Come spiega la curatrice Maria Flora Giubilei (ringraziando per la preziosa collaborazione la curatrice del Mart Alessandra Tiddia), Isadora Duncan influenza i gusti del primo Novecento divenendo un’icona senza tempo; nel 1902 si esibisce al Teatro Armonia di Trieste e al Circolo degli Artisti di Firenze, città nella quale lascia la sua firma nel Libro dei Soci del Gabinetto Viesseux.
Nel salotto berlinese di Giulietta Gordigiani Mendelssohn, la danzatrice instaura un rapporto di profonda amicizia con Eleonora Duse e conosce lo scenografo e artista Edward Gordon Craig, suo compagno tra il 1905 e il 1907, con cui vive a lungo nel capoluogo toscano.
 

 
Il 1913 è una data fondamentale per comprendere il rapporto della danzatrice con l’Italia.
Dopo la tragica morte dei suoi bambini, Deirdre e Patrick, annegati nella Senna a causa di un incidente automobilistico, Isadora viene accolta dall’amica Eleonora Duse a Fossa dell’Abate, vicino a Viareggio.
In Versilia, gli artisti Plinio Nomellini e Romano Romanelli rimangono affascinati dalle sue movenze e dalla sua danza. Nomellini le dedica gli studi per la tela Gioia tirrena, esposta alla Secessione romana nel 1914.
Romanelli, con il quale ha un legame sentimentale, si ispira all’interpretazione di Isadora nel Sigfried per Il risveglio di Brunilde e per due ritratti presenti in mostra, conservati rispettivamente allo Studio Romanelli e al Museo del Novecento di Firenze.
 

Plinio Nomellini, Gioia tirrena, 1913, parte destra, Collezione Silvio Berlusconi.
 
Affascinati dal suo carisma e da una danza senza paragoni, sono molti gli artisti a eleggere Isadora Duncan musa ispiratrice, come il francese Auguste Rodin che la evoca con lo splendido marmo «Ève au rocher», proveniente da una prestigiosa collezione privata di Hong Kong.
Numerosi gli artisti italiani presenti che, ispirati dalla sua danza, l’hanno ritratta dal vero, come Libero Andreotti; pura poesia la scultura in bronzo a cera persa «Pleureuse, 1911» e straordinarie anche le due opere dello stesso artista, «Genio musicale (Suonatore di piatti), 1910» e «Genio Musicale (Suonatrice di lira), 1910», che accolgono il visitatore all’inizio del percorso espositivo, anticipandone la meraviglia.
 

 
L’esposizione rinnova l’eredità di Isadora Duncan attraverso le opere di alcuni importanti artisti attivi negli anni Trenta come Antonietta Raphaël, Massimo Campigli, Marcello Mascherini, Amleto Cataldi e pone particolare attenzione al fascino che la danzatrice ebbe sulla maggiore avanguardia italiana: il Futurismo.
Una mostra completa, esaustiva, assolutamente da vedere.

Daniela Larentis – d.larentis@ladigetto.it


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