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Tempo di riflessioni e di progetti – Di G. Maiolo, psicoanalista

Giornata per la sicurezza in Internet. Il problema non è il social di per sé, è ben altro...

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Sui social ormai ci siamo tutti. Ma nella grande piazza virtuale affollano tanti adolescenti e anche molti bambini. Forse troppi.
Postano, si incontrano, si divertono o giocano per lo più senza il controllo dell’adulto.
Pochi pensano all’importanza di accompagnarli a vedere cos’è Snapchat o il tristemente famoso Tik Tok.

Ci si allarma solo quando una bambina di 10 anni a Palermo perde la vita facendo una delle tante challenge pericolose o un bambino di 9 muore soffocato dopo aver postato un suo video su YouTube.
Allora ce la prendiamo con i social di turno a cui addossiamo tutte le colpe e non ci soffermiamo a riflettere sul fatto che chi li frequenta spesso ha meno di 13 anni, quando l’età minima è di 14.
Pochi sanno che tra i 13 e i 14, anche per Whatsapp (che è un social), il profilo può essere fatto solo con l’approvazione e il controllo dei genitori.
Invece madri e padri spesso neanche non si preoccupano che il Whatsapp del gruppo classe sia gestito dai bambini.
Conoscono per sentito dire Tik Tok ma non sanno cosa attira ragazzi e ragazzini che offre grandi stimoli alla creatività quotidiana e all’inventiva fatta con poche cose.
 
Il problema, dunque non è il social di per sé, è altro.
Una ricerca di «Osservare Oltre» fatta un paio di anni fa, rivelava che l’84% dei ragazzini tra i 10 e i 14 anni ha attivato da solo il proprio profilo, falsificando l’età.
Ma poi aggiunge che il 22% dei teenager dichiara di essersi iscritto in presenza di genitori consenzienti.
Su questo gli adulti dovrebbero riflettere.
Magari approfittando delle giornate del SAFER INTERNET DAY, che da anni si svolgono nei primi giorni di febbraio e dovrebbero servire a far prendere coscienza dei comportamenti e delle responsabilità che abbiamo nella tutela dei minori.
 
È giusto che l’Autorità garante della Privacy richieda a Tik Tok di mettere in atto tutte le misure per la verifica dell’età di chi si iscrive, ma non credo basti.
Forse non è sufficiente nemmeno riempire il buco normativo che disciplina l’accesso alle piattaforme, perché quello che conta di più è la competenza e il controllo degli adulti di riferimento.
A che serve vietare Tik Tok se nessuno ne insegna l’uso e educa alla digitalità.
C’è bisogno di genitori con maggiori competenze in questa nuova materia educativa che dovrebbe essere coniugata a scuola con l’educazione civica.
 
Genitori e insegnanti dovrebbero sviluppare competenze educative nuove o rinnovate soprattutto relative alla comunicazione che è sempre più complessa e «liquida» e dove servono abilità specifiche come il saper ascoltare e condividere emozioni.
Insomma urgono programmi per sostenere col dialogo la crescita dei minori e tutelare la loro sicurezza.
Altrimenti è sempre più pericoloso il fatto che il 91% dei minori navighi a tutte le ore senza l’approvazione degli adulti e 9 su 10 non chiedano consiglio ai genitori quando si trovano in difficoltà, sono bullizzati o ricevono materiale pedopornografico.
Non si rivolgono a loro perché non vogliono farli preoccupare ma anche perché non li ritengono interlocutori affidabili.

Personalmente ho verificato più volte l’assenza di comunicazione tra grandi e piccoli, incontrando i bambini della Scuola primaria dove con il Centro Il Germoglio dell’Ass. la Strada-Der Weg di Bolzano, si porta avanti da anni un progetto di prevenzione chiamato SAFE INTERNET volto a sensibilizzare minori e adulti sulle potenzialità della rete e sui possibili rischi.
Risulta sempre più chiaro che oggi per far crescere i figli autonomi, serve dar loro precocemente precisi strumenti di conoscenza della tecnologia digitale ma ancor potenziare di più le capacità critiche, la loro consapevolezza e il senso di responsabilità.

Giuseppe Maiolo - psicoanalista
Università di Trento - www.officina-benessere.it

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