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L’amicizia al tempo di Facebook – Di G. Maiolo, psicoanalista

I nuovi adolescenti, nonostante il grande bisogno di relazioni affettive, possono percepire l’amicizia come importante ma per la quale non serva impegnarsi molto

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I social hanno di fatto cambiato le nostre relazioni amicali in rete e nella vita reale.
Di certo hanno reso insignificante la distanza tra le persone legate da un vincolo di amicizia. Ma ancora di più hanno alterato il tempo della frequentazione che una volta era intermittente e ora è diffuso, continuato, intersecato da immagini e parole che giungono ad ogni ora del giorno e della notte.
La sensazione è che pur a distanza non ci lasciamo mai. Si è persa la pausa e il distacco che caratterizza le relazioni amicali dove i sentimenti affettivi alimentano il desiderio dell’altro e la voglia di incontrarlo e di raccontargli di noi.
Si è così modificato il concetto stesso di amicizia.
 
Fino a poco tempo fa, avere un amico o un’amica voleva dire sentirsi legati in uno scambio emotivo dove quello che univa era la «corrispondenza di amorosi sensi» come una corrente affettiva capace di tenere insieme il rapporto, anche quando la frequentazione fisica era alternata da lunghi periodi di sospensione.
Da lontano e attraverso contatti epistolari o telefonici, l’amicizia viveva grazie alla pazienza dell’attesa e al desiderio di ritrovarsi.
La diffusione dei social invece rende vicini gli amici anche se alle estremità del globo e li compensa delle frustrazioni relative alla distanza e all’assenza.
 
Ma in parte deforma e altera il concetto stesso di amicizia che oggi sembra passare quasi esclusivamente attraverso immagini intrecciate ai messaggi frantumati di WhatsApp e a quelli sincopati di Twitter.
Così le amicizie sembrano avere meno spessore. Anche se non vi è dubbio che in rete possano nascere amicizie con la A maiuscola, a dispetto di quanti credono che il web abbia reso superficiali i rapporti tra gli individui.
Tuttavia la liquidità odierna delle nostre interazioni ha reso più sottile e fragile il sentimento dell’amicizia. Di certo poco robusto.
 
I nuovi adolescenti, in particolare, nonostante il grande bisogno di relazioni affettive da avviare e sperimentare, possono percepire l’amicizia come un rapporto importante ma per il quale non serve impegnarsi più di tanto.
Perché in rete se una relazione amicale non funziona, si sospende facilmente cancellando il contatto.
Se si entra in conflitto con l’amico o l’amica non ci si sforza di risolvere le controversie e non si approfondiscono i motivi che hanno prodotto disagio.
Si chiude con un semplice click e si pone fine alla questione e al rapporto. Basta un niente per bannare colui o colei che era in lista tra i nostri amici.
Basta il semplice gesto di un dito sul display per annullare una storia e far scomparire un rapporto senza doversi confrontare con i sentimenti di perdita e di lutto. 
 
Il sospetto è che dietro un po’ a tutte le amicizie virtuali vi sia il bisogno di relazioni sostitutive di altri rapporti mancanti e una crescente paura degli affetti perché in genere percepiti come troppo impegnativi.
Rabbia e insoddisfazione, paura e gelosia, amore e odio nella quotidianità sono sentimenti che si vivono ma da modulare e trasformare continuamente.
Nella realtà virtuale, invece, si percepiscono allo stato puro e si manifestano con forza e virulenza senza la mediazione della coscienza, data la mancanza del corpo fisico e l’impossibilità di uno sguardo empatico.
In particolare quando l’amicizia diventa critica, l’aggressività verbale, le offese o le devastanti calunnie sono espressioni facili da mettere in campo per risolvere un rapporto e avere la meglio in un conflitto. 
 
Strategie che non richiedono alcuno sforzo di chiarimento e nemmeno il bisogno di un confronto diretto.
È allora che l’amicizia, povera di significati affettivi, scompare dalla scena senza lasciare traccia.
 
Giuseppe Maiolo
Università di Trento
www.officina-benessere.it

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