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Coronavirus. Cosa fare coi bambini – Di G. Maiolo, psicoanalista

Serve far capire che questa volta si tratta di un’influenza generata da un virus piccolo e invisibile che può essere evitata comportandoci in una certa maniera

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Mi colpisce molto in queste giornate recluse dal coronavirus il silenzio inusuale delle strade. Se metti fuori il naso, tranne le sirene delle autoambulanze e il passaggio delle poche macchine che girano, ti accorgi che non ci sono rumori.
In particolare è scomparso il vocio dei bambini che non ci sono più nei giardini e per le vie.
Tutti nelle loro case, spesso senza frastuono.
 
Anche loro però vivono una quota di paure e di ansie che nascono da questa situazione nuova e inattesa.
Molti possono essere impauriti e allo stesso tempo disorientati. Assorbono e fanno loro l’angoscia degli adulti ma anche faticano a comprendere quello che accade.
Soprattutto per i più piccoli è difficile comprendere perché le scuole sono chiuse, ma non è vacanza e non si può giocare al parco.
Gli spieghiamo che è colpa di un virus, ma non è detto che queste spiegazioni siano sufficienti.
Alcuni si fanno da soli fantasie strane e qualche volta si raccontano storie ancora più terrorizzanti.
 
Hanno bisogno invece di un adulto non impaurito e sfiduciato che sappia tranquillizzarli e, senza menzogne, dica parole chiare e semplici su quello che accade trasmettendo fiducia.
Non basta dire «Passerà, stai tranquillo», perché è necessario comunicare sicurezza con il nostro modo di fare.
Vogliamo spiegare il virus ai più piccoli? Partiamo dall’influenza stagionale e da quei sintomi fastidiosi come il mal di gola e la febbre che possono aver già sperimentato.
Serve però far capire che questa volta si tratta di un’influenza particolare e di un virus ancora poco conosciuto, piccolo e invisibile che però può far ammalare velocemente chi viene contagiato.
 
È fondamentale sottolineare che i sanitari stanno adoperandosi per curare e cercare i farmaci più adatti, così come è necessario insegnare più volte l’importanza delle regole per la prevenzione.
Magari giocando con loro mostrare la pratica del lavarsi le mani, del non toccarsi gli occhi e la bocca e dello starnutire coprendosi o del tossire nell’incavo del braccio.
Sarà per loro un divertimento inventare insieme all’adulto i modi di agire, perché i bambini imparano giocando e acquisiscono abitudini e comportamenti corretti imitando quello che fanno i grandi.
 
Vogliamo mantenerci informati sulla situazione? È giusto, ma facciamolo senza esagerare.
Abbiamo tutti bisogno di non essere travolti dalle infinite immagini di sofferenza che i media, per dovere d’informazione, mettono in evidenza.
A noi spetta il compito di dosare e contenere questo flusso di emozioni negative che ci giungono perché abbiamo la necessità di tenere rasserenata la mente e contenere l’angoscia sia per il nostro benessere che per quello dei bambini.
Così può essere utile scegliere un momento al giorno in cui ascoltare insieme a loro gli aggiornamenti accompagnati dalle nostre spiegazioni rassicuranti.
 
Permettiamo loro di fare in casa le loro attività di gioco e scolastiche, ma vigiliamo che non prevalga l’attività con i dispositivi digitali.
Serve moltissimo incoraggiarli a raccontare i pensieri e le loro preoccupazioni per condividerle in modo autentico.
Questo li aiuta e li rassicura in quanto capiscono che mamma e papà non negano né sminuiscono le loro emozioni.
 
E poi è di grande importanza mantenere uno spazio regolare e quotidiano in cui raccontare ai piccoli, in maniera animata e partecipata, storie fantastiche e fiabe.
Esse sono un’opportunità preziosa anche al tempo del coronavirus perché le «fantastorie» usano il linguaggio della fantasia per parlare di paure e terrori e offrono conforto e sicurezza senza dare spiegazioni.
La forza di queste narrazioni sta nel consueto lieto fine che ripaga di tutte le sofferenze e dà fiducia.

Giuseppe Maiolo
Psicoanalista - Università di Trento
www.officina-benessere.it

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